Problemi di filosofia della scienza

Leggendo la vostra rivista si rimane colpiti dalla semplicità, chiarezza e coerente armonia - senza mai contrasti che finiscono in dibattito - con cui vengono trattati e risolti i diversi problemi affrontati. Sembra quasi di seguire uno dei tanti articoli di scienza pubblicato sui giornali quotidiani e no o una delle tante trasmissioni televisive di cultura dove tutto è descritto in maniera coerente, armonica, semplice, conchiusa e colorata, quando invece ad ogni passo del percorso si dovrebbero aprire svariati interrogativi. Se "Imparare è risolvere problemi", da queste comunicazioni, a mio avviso, si impara ben poco. Per queste ragioni vorrei esprimere sulla scienza e la non scienza il mio pensiero, anche se spesso forzato lungo un ramo di iperbole, per provocare l'interlocutore e far sorgere qua e là interrogativi. Il mio intervento, di cui mi scuso in anticipo se qualcuno dovesse prendersela, si articolerà sinteticamente nei quattro punti seguenti:

1 - Se l'Universo è disseminato di "turbolenze", una piccolissima variazione delle condizioni iniziali, al tempo considerata insignificante, ovvero all'interno delle soglie dell'errore, potrà provocare soluzioni impreviste e imprevedibili con incidenza non trascurabile sul mondo fenomenico. Una esatta prevedibilità in questi sistemi caotici (sensibili a minime differenze iniziali) presupporrebbe poter assegnare numeri reali alle misure delle grandezze che figurano nelle condizioni iniziali. Allora fattori sconosciuti di entità non misurabile, pur non potendo essere scoperti dai ricercatori, potrebbero causare grosse modifiche sui fenomeni. E ancora, onde elettromagnetiche di energia inferiore alle soglie del misurabile potrebbero produrre lo stesso effetti vistosi. Così il mondo delle nostre misure a decimali finiti (cifre significative limitate) riguarderebbe una sezione estremamente piccola, semplice e addomesticata dell'Universo, anche se efficace nell'ambito della sopravvivenza umana (anche troppo!), perché come affermava Vico (Verum Ipsum Factum), abbiamo "inventato" leggi per costruire un marchingegno che, in quelle particolari circostanze e in quei casi, estremamente ammaestrati nel tempo e nello spazio, della realtà, funzionasse, cioè fosse "vero" per noi (e spesso accade che neppure funzioni in quelli): si tratta di uno degli infiniti percorsi in un "reale" estremamente complesso (e disordinato?).

Quando Galileo diceva di voler cogliere nella inesorabile complessità dell'esperienza solo percorsi semplici, le cui grandezze fossero esprimibili con numeri a decimali limitati, voleva certamente affermare l'ambito estremamente limitato del mondo della "quantità", unico mondo che la parte razionale della mente può capire e gestire, non essendo adatta ad affrontare l'oggetto nella sua complessità, oggetto certamente poco ordinato. E quando Galileo costruiva e interpretava gli oroscopi (e plausibilmente ci credeva, come tutti i suoi contemporanei, visto che sapeva "leggere" le influenze del cielo sulla vita) voleva significare appunto l'esistenza di una parte complementare al "semplice", cioè la maggior parte del mondo, che poteva venir colta in altri modi. È facile che Galileo non fosse un ingegnere-empirista, dedito continuamente a prove sperimentali, ma più plausibilmente un fisico teorico che quasi mai ripiegava sull'esperimento, e che usava invece il teorema e il suo "principio di continuità" come prassi scientifica usuale.

Sulla stessa linea di pensiero, per il grande logico L. Wittgenstein esiste un immenso mare del mistico-magico che circonda oscuro e tempestoso la piccola isola del razionale, anche se poi di questo mare non se ne può parlare (indicibile), usando i linguaggi della ragione (]O Wittgenstein) e degli altri "giochi linguistici" possibili (isola), nessuno è plausibile, perché non c'è realtà "là fuori" (2° Wittgenstein).

2 - I fatti, le prove, l'esperienza scientifica "costruita" in laboratorio in base a precisi presupposti teorici (esperimento), non sono termini di confronto neutrali. La falsificazione diventa impossibile non riuscendo a individuare ciò che viene di fatto negato. Si perdono così i riscontri oggettivi della razionalità e sparisce il criterio di demarcazione fra sapere razionale e gli altri (arte, metafisica, religione, magia, etc.) In altre parole sono le teorie a costruire i "fatti" e a fornire le prove. Quando una teoria così diventa abbastanza organizzata tende ad autodiffondersi dall'eliminazione, prevedendo, attraverso la mente intrappolata del ricercatore, solo esperimenti favorevoli.

Accettare una teoria scientifica invece di un'altra, allo stesso modo di accettare o no gli Dei, è solo funzione delle idiosincrasie della storia e non di qualche metodo razionale coniugato a prove empiriche. Scienza, religione, arte, magia, etc., sono tutte favole che sono "vere" in senso vichiano all'interno dei loro mondi.

3 - Altri popoli e razze da sempre hanno costruito altri mondi, diversi da quello artificiale e amorale dell'uomo bianco occidentale, su altri valori, princìpi, credenze e uniformità e queste strutture, non necessariamente razionali (dove il magico e il rituale giocano più che la logica e l'argomentazione critica), hanno funzionato da sempre, funzionano e se non interverranno aliene interferenze, continueranno a funzionare (secondo i loro ritmi e il loro senso della felicità (vivere 80 anni invece di 35, non significa un bene in assoluto!). Guarda caso il progresso operato dalla scienza è misurato con i valori interni allo stesso mondo in cui si dice che la scienza opera progresso!

Ci sono pregevoli culture umane, modelli di visione del mondo non derivate dalla scienza che, non solo sono capaci di far sopravvivere la specie riuscendo a controllare l'ambiente in massima armonia, ma costruiscono, a differenza della cultura occidentale, un uomo più completo all'interno, con un Io più evoluto, consapevole e vigoroso, a fronte di una mera amplificazione sensoriale e percettiva sul piano simbolico, amorale nei confronti del resto dell'Universo. In ognuno di questi mondi, senza onde né codici, avvengono "miracoli" non dissimili, per quei popoli, a quelli basati sulla scienza per il nostro popolo.

Gli spiriti, i Mani delle cose e gli stregoni o gli sciamani che li controllano, hanno potere effettivo sugli oggetti dell'Universo anche se solo all'interno di questo cielo chiuso, come potere ebbe Afrodite sulle cose e sui cuori degli uomini, quando i Greci credevano negli dei! Nello stesso modo funziona per noi il nostro mondo artificiale, disarmonico e sovrapposto alla Natura che, divenuto meno vincolato e più potente dal succhiare continuamente la vita alle altre specie ed energia all'ambiente, spinge fino ai limiti dell'Universo conosciuto il proprio rumore assordante e la propria spazzatura. Se il nostro mondo interferisce su uno degli altri, il fragile meccanismo proprio dei mondi in armonia con la Natura si rompe, i riti si inquinano, gli spiriti si nascondono, i Mani abbandonano le cose, i miracoli cessano e la struttura culturale non funziona più; l'unica via è affidarsi allora alle mani dell'invasore, perdendo la propria identità e i propri dei, divenendo in pratica una sottospecie. Pionieri, colonizzatori, missionari, eroi, scopritori, civilizzatori, antropologi e altra "ciurma" di questa sorta, se ne stiano a casa loro! È inutile: le loro tecniche non saranno in grado di arginare i danni da esse provocati! La foresta amazzonica si salva nel regno dell"empatia", del rispetto incondizionato, com'è nei costumi "totemici" delle popolazioni indie che l'abitano e non nel regno della "scienza" e del "calcolo", dell'uso interessato com'è nei propositi "occidentali" di finalizzarlo alla sopravvivenza ad oltranza della nostra specie! Voler giudicare e misurare con idee e strumenti del nostro mondo,

valori e grandezze di un altro è mera utopia, presunzione e irresponsabilità: la furba Afrodite non si farà mai scoprire dagli strumenti dell'uomo razionale!

4 - Dalle nostre parti la tradizione dominante per eccellenza è quella razionale che sostiene oggi più che mai i gruppi di potere. Dopo 50 anni di sufficiente libertà un po' per tutti, oggi c'è la tendenza a realizzare una società fortemente ordinata e programmata, dove tutto sia previsto e ogni azione vagliata e se non conforme punita. Fra poco nessuno potrà più permettersi di oscillare intorno alla norma, e qualche volta calpestare un'aiuola o fare una fotocopia di un articolo. L'uomo occidentale ormai disarmonico con la Natura, impegnato in migliaia di vincoli esosi, potrà percorrere solo pochissimi sentieri e il suo desiderio di libertà sarà fortemente frustrato. Se a questo aggiungiamo che sta perdendo legami anche con i suoi simili e si sente solo in mezzo agli altri, ben vengano maghi, psicologi, cartomanti, psichiatri, fattucchiere, preti di diverse religioni e pranoterapeuti, pronti, a pagamento, ad ascoltare i problemi di vita di noi poveri diavoli. Non importa se le cose non funzionano (forse perché tradizioni incomplete, parziali, aperte), ma certamente serviranno a recuperare qualche momento di pace e speranza, completamente sconosciute in questa società del profitto, del cemento e del lungo tempo di vita. È giusto denunciare i profittatori (maghi o psicologi che siano), ma pagare il giusto prezzo per curatori di anime, mi sembra un fatto accettabile.

Concludendo, se non fosse possibile alimentare le più svariate tradizioni (scienza, arte, magia, religione..) nella stessa testa, è necessario farlo nella società (relativismo democratico), perché ogni tradizione porta con sé una sua visione dell'oggetto, anche se parziale, incompleta, inventata e falsa; ma l'insieme di tutti i punti di vista creerà un invariante di vita per l'uomo, il migliore possibile. Anche le tradizioni più squalificate e giudicate negative e non degne di credibilità, vanno lasciate, perché nessuno è in grado di dire quanto bene ci sia ancora nel male e in che misura l'esistenza del bene sia stata legata ai crimini più atroci. L'oggetto della conoscenza si fa analogo ad una pozzanghera di fango, dove sono cadute alcune gemme razionali e a intervalli si aprono e si richiudono bolle oscure indicibili attraverso le quali è possibile gettare un rapido sguardo nelle zone profonde. Non ho aggiunto alcuna bibliografia, credendo che il lettore senz'altro sarà in grado di scoprire dietro lo scritto i nomi degli autori attuali a cui si fa tacitamente riferimento.

Dott. Piero Pistoia, Pomarance - Pisa

Risponde il Prof. Adalberto Piazzoli

Rispondere e dissentire dalla Sua lettera, così dotta e ben argomentata com'è, è proprio un piacere. Mi proverò a farlo e separatamente per i quattro punti in cui è suddivisa.

Punto 1 - Condivido solo che Galileo sia un fisico teorico più che un "ingegnere-empirista". Tutte le altre considerazioni sono inaccettabili a causa di un vizio di fondo: sono condotte con argomentazioni fornite proprio dalla ricerca scientifica. "Caos", "impredicibilità", "indeterminismo", secondo Lei vanificano la scienza? Può anche essere, ma sono tre concetti cui solo la scienza è pervenuta. Nessuno può dire: l'avevo detto prima io! Converrà con me che la fisica atomica non è stata fondata da Democrito.

Noi dobbiamo assumere che la realtà esista e che non sia una proiezione della mente, altrimenti non potremmo fare scienza e dimostrare eventualmente che l'assunzione è sbagliata. Dopo la prova di Gödel, anche la matematica è forse diventata una religione, ma è comunque l'unica religione a poter dimostrare di esser tale.

La concezione dell'isoletta di razionalità circondata dall'oceano tempestoso di Wittgenstein sembra proprio smentita dalla scienza moderna. L'universo nella sua globalità sembra essere miracolosamente comprensibile o, se si vuole, la nostra mente sembra miracolosamente adatta a comprendere l'universo da cui è emersa (non sto dicendo che l'abbiamo già compreso).

Comunque, a confermare o smentire la realtà dell'intuizione poetica di Wittgenstein sarà la scienza stessa;

Punto 2 - È vero che non sempre la ricerca scientifica procede con l'etica ufficiale "ipotesi-verifica-ipotesi-verifica...". Tanto è vero che si danno persino casi di frodi o di beffe scientifiche, oltre che di errori clamorosi.

Lei però mi insegna che se in qualunque campo confondiamo la normalità con l'inevitabile patologia, possiamo sostenere qualunque tesi e anche il suo contrario. Che poi la scienza abbia proceduto e proceda con il sistematico autoinganno di eseguire solo esperimenti a scontato esito favorevole, non è neanche lontanamente pensabile. E per una ragione semplicissima: ogni ricercatore potrebbe desiderare ancora di più smentire le ipotesi altrui: se non altro per evidenti ragioni di carriera. Il "vero vichiano" poi ... io proprio non lo capisco: in che senso e in che contesto sarebbe "vera" l'affermazione che la terra è piatta? E non mi dica che la terra è stata piatta fin quando l'uomo l'ha ritenuta piatta, perché nessuno aveva ancora pensato che fosse tonda.

Punto 3 - La validità e la dignità della scienza non si misurano con i valori e le utilità sociali che essa produce. Questi sono se mai esiti collaterali che potranno influire sull'entità dei finanziamenti alla ricerca scientifica.

Non è però accettabile la Sua affermazione che "vivere 80 anni invece che 35, non significa un bene assoluto" in riferimento a uno dei più clamorosi risultati della medicina. Anche dal seguito della Sua lettera si evince chiaramente che con questa affermazione Lei non intende affatto privilegiare la qualità della vita rispetto alla sua quantità. Lei non considera valori né l'una, né l'altra. Io non Le voglio augurare, dr. Pistoia, di doversi togliere un dente del giudizio, o amputare una gamba, senza quel banale ritrovato della ricerca scientifica che si chiama "anestesia", pur in seno a qualche società in armonia con la natura. Guardi poi che natura non si scrive con la maiuscola perché non è un nome proprio, non ha nulla di sacro, di divino, di personale. Anche perché Lei la intende come sinonimo di ambiente. Vivere in disarmonia con la natura forse non si può, perché l'uomo fa parte della natura e allora anche una guerra nucleare è 'in un certo senso... naturale. Con l'ambiente invece.., viverci in armonia non si può e non si deve. È diritto e dovere dell'uomo dominare l'ambiente e trasformarlo a suo vantaggio: pena l'estinzione! Ma per Lei neppure la sopravvivenza della specie sarà un bene assoluto. Qui allora bisogna prendere posizioni chiare e io lo faccio: in caso di conflitto nucleare tra uomini e... fagiani, io parteggerei senza esitazione per gli uomini. E Lei? È stata la sapienza a evidenziare le gravi controindicazioni dell'abbattimento della foresta amazzonica a danno degli indios e di tutti gli abitanti del pianeta. Salvarla o distruggerla, è ora un problema politico: la scienza non c'entra più.

Punto 4 e conclusione - E abbastanza buona l'idea del cocktail che costituisce la moderna cultura occidentale e che va conservato così com'è in tutte le sue componenti; l'astrofisica e l'astrologia, la medicina e la pranoterapia, la meccanica quantistica e lo spiritismo. Anche se mi aspettavo che Lei non desiderasse affatto salvare la cultura "dell'uomo bianco occidentale". Comunque l'argomento non regge, nemmeno logicamente. Perché è anche vero che l'umanità è fatta di santi, di eroi e d'assassini, ma da questa considerazione non emerge affatto l'imperativo morale a difendere la categoria degli assassinii, magari incentivandola nei periodi di scarse vocazioni. Noi sappiamo benissimo che Babbo Natale ha dato più felicità che non la meccanica quantistica e non proponiamo crociate contro Babbo Natale. Ma a chi avesse un cancro e intendesse ricorrere ai guaritori filippini invece che a una chemioterapia, noi diciamo che i guaritori filippini sono degli indegni imbroglioni. Noi, certe componenti del cocktail le vorremmo proprio estirpare, a costo di cambiargli il sapore. Consideriamo per esempio quella credenza, discretamente diffusa, che un test infallibile per la velenosità dei funghi sarebbe una moneta d'argento nella padella: se la moneta diventa scura i funghi sono velenosi, altrimenti possono essere tranquillamente mangiati. Cos'è questa proposizione? È un "vero vichiano"? E vera per chi ci crede e falsa per chi non ci crede, in omaggio al relativismo culturale? È vera in campagna e falsa in città?

Noi non ci crediamo, ma lasciamo che altri ci credano, perché sono felici così? Dimenticavo: il test della moneta è assolutamente infondato!

Veda dr. Pistoia, chi la pensa come Lei non ha compreso il valore intrinseco della scienza (ma quello dell'arte l'avrà capito?), né le sue metodologie, né la sua logica interna, applicabile tra l'altro anche in campi non scientifici. Cosa significa invocare meno scienza, meno metodo scientifico, o auspicare alternative? Quali sarebbero le alternative alla ragione e al rigore logico? E la scienza non è neppure l'unica utente di queste categorie.

Le usano, per esempio, anche la polizia e la magistratura. Quale alternativa consiglierebbe loro in un processo indiziario per omicidio? Dar credito a veggenti, rabdomanti, sogni, apparizioni, "giudizi di Dio"?

L'hanno già fatto! Ma nel Medioevo, quando la terra stava al centro dell'universo.

Essere nemici della scienza costituisce un grottesco autogol, perché significa essere nemici della ragione e quindi dell'uomo. E i nemici della scienza non si meritano la scienza e nemmeno le sue ricadute tecnologiche.

Ma Lei da chi attende il rimedio per l'AIDS, per la sclerosi multipla, per la distrofia muscolare?

Io l'aspetto da un istituto di ricerca. E Lei? da quale fattucchiera? Da quale sciamano? A meno che non intenda stringere un patto di non aggressione con l'astutissimo retrovirus dell'AIDS che la natura ci ha regalato.

Lei dovrebbe viaggiare col mulo, rifiutare farmaci e antibiotici nonché la vaccinazione dei figli e ringraziare madre Natura qualora il Vesuvio dovesse spianare Napoli e dintorni.

Distinti Saluti.

Prof. Adalberto Piazzoli

(Fisico all'Università di Pavia)