Il Genio incompreso

Federico Di Trocchio<br>Mondadori Oscar Saggi, 1997<br>pp.290, L.15.000

  • In Articoli
  • 21-12-2000
  • di Gianni Comoretto

Dopo Le bugie della scienza, in cui ha esaminato casi di scienziati che imbrogliano, Di Trocchio affronta in questo libro i casi dei cosiddetti crank, dilettanti o anche scienziati affermati che presentano teorie eretiche. La tesi del libro, enunciata chiaramente fin dall'introduzione, è che il rifiuto delle teorie devianti è dovuto a una scarsa attitudine dell'accademia a considerare idee diverse da quelle comunemente accettate, soprattutto se presentate da persone con carattere difficile. Spesso però le idee di maggiore valore scientifico sono proposte proprio da persone di questo tipo, e anche nelle tesi più strampalate può racchiudersi un briciolo di verità. Vero, ma è possibile leggere molti degli esempi citati nel libro in chiave opposta a quella dell'autore.
Ad esempio, Keplero è mostrato come un mistico pazzo, che ha ipotizzato le teorie più strampalate sulle armonie celesti, trovando più per caso che per altro le tre famose leggi che portano il suo nome. Questo però è un buon esempio per le idee di Popper sulle "ipotesi selvagge" e sulla falsificabilità. Il valore di Keplero, assente in tutti i crank, è nella capacità di autocritica rigorosa, che lo spinse a scartare una dopo l'altra tutte le sue fantasticherie mistiche, conservando solo quelle che reggevano ai fatti. Quindi Keplero, se è distante dall'immagine canonica dello scienziato razionale che formula ipotesi in modo lineare e logico, è invece vicino a quella della scienza vera, fatta di tentativi anche folli, di cui solo una piccola parte sopravvive al confronto con l'osservazione.
Un caso paradigmatico di eretico interno al mondo scientifico è quello di Alton Arp, grande astronomo osservativo che ha utilizzato per vent'anni il telescopio di Monte Palomar per cercare di dimostrare che l'Universo non è in espansione, pubblicando una quantità impressionante di lavori scientifici, e legando il suo nome, oltre che ai suoi lavori "ortodossi", alle apparenti anomalie di redshift. Oggi Arp si ritiene vittima delle idee cosmologiche dominanti, e chiede che una rilevante fetta dei fondi di ricerca pubblici venga dedicato alle teorie non ortodosse. Di Trocchio sposa la tesi di Arp sulla censura, e la motiva con la considerazione che la comunità scientifica statunitense non poteva permettersi di apparire incerta su una questione fondamentale come la cosmologia. Ma è difficile parlare di censura nei confronti di uno scienziato che ha potuto utilizzare il telescopio di Monte Palomar per decenni, o di mancanza di dibattito in un campo aperto come la cosmologia.
Il libro passa quindi in rassegna numerosissimi casi di crank ufficiali, scienziati dissidenti all'interno dell'accademia, che "la scienza non ha capito". Tante ricerche che sono state replicate senza successo, come per Benveniste o Piccardi, sono viste come idee semplicemente troppo "eretiche" per essere capite, non semplicemente poco dimostrate o sbagliate. Il libro da questo punto di vista potrebbe essere considerato un buon campionario che mostra come la maggior parte delle teorie devianti siano semplicemente false piste, se non autoillusioni di ricercatori senza il rigore autocritico di un Keplero, con qualche interessante eccezione di intuizioni osteggiate e rivelatesi corrette, che però Di Trocchio non è in grado apparentemente di separare dal resto.
Infine ci sono i dilettanti con idee folli. Persino le teorie di Immanuel Velikovsky, un medico ebreo che propose strampalate ipotesi di collisioni planetarie con una gigantesca cometa come giustificazione "scientifica" alle piaghe bibliche, vengono viste con una vena di possibilismo, e le critiche mossegli come intolleranza. In fondo Velikovsky ha previsto correttamente che Venere è molto calda. Senz'altro una reazione anche rabbiosa di molti scienziati a queste teorie ha fatto più danni della tolleranza benevola di Einstein, che sembra discorresse ogni tanto con lui, ma ciò non rende queste idee meno folli. E Di Trocchio, pur rimarcando la necessità di un metodo e distinguendo chi utilizza la scienza in modo anomalo da chi propugna l'antiscienza, il rifiuto di ogni metodo, arriva a sostenere che qualsiasi teoria può in fondo essere valida, in un universo parallelo o in un'altra bolla inflazionaria con leggi fisiche differenti.
Il libro propone quindi una revisione del sistema di referee (cioè di verifica attraverso esperti) per la pubblicazione di lavori scientifici e l'assegnazione di fondi alla ricerca. Idea interessante, se non fosse smentita proprio dagli esempi citati nel libro. Arp ha goduto di finanziamenti e visibilità scientifica che pochi altri astronomi hanno avuto. E risulta molto difficile stabilire un "comitato di valutazione delle eresie scientifiche" per l'assegnazione di questi fondi, visto che ogni crank ritiene la propria teoria evidentemente seria, al contrario di quelle, folli, dei concorrenti.
Il libro rappresenta un interessante stimolo per riflettere sui limiti del sistema scientifico attuale, sui rischi di dogmatismo, sulle difficoltà, anche per gli scienziati, di liberarsi da preconcetti, sul problema pratico di valutare correttamente intuizioni in anticipo rispetto alle attuali conoscenze. Purtroppo, per quanto alcuni degli esempi citati evidenziano i rischi dell'attuale sistema di referee, non riesce a proporre alternative credibili.