Possiamo aggiungere che la separazione tra scienza e politica non è netta, ma include un’ampia zona intermedia che è oggetto di controversie sempre più accese. Nella letteratura specialistica quest’area intermedia viene chiamata “scienza normativa” oppure “trans-scienza”, a partire dalla definizione introdotta in un influente articolo del 1972 dal fisico nucleare americano Alvin Weinberg.
Nell'articolo, Weinberg definì “trans-scienza” l’insieme delle domande che possono essere poste alla scienza, ma alle quali la scienza non è in grado di rispondere. Un apparente paradosso che si scioglie considerando le questioni che in linea di principio rientrano nel campo di indagine della scienza ma alle quali in pratica non è possibile dare una risposta scientifica soddisfacente, per esempio perché l’ampiezza del campione statistico necessario o i tempi richiesti per portare a compimento lo studio sarebbero al di fuori delle possibilità umane. Uno degli esempi che fa Weinberg è la valutazione degli effetti biologici di livelli molto bassi di radiazioni: per rispondere con un alto livello di confidenza sarebbe necessario fare esperimenti su otto miliardi di topi!
Con grande lungimiranza, Weinberg identifica un problema che diventerà sempre più rilevante nei decenni successivi, quello di confrontare i benefici di una nuova tecnologia con i suoi rischi. Per esempio, continua Weinberg, la scienza può determinare se sia possibile costruire un veicolo spaziale che porti astronauti sulla Luna ? oggi diremmo su Marte ? ma non può stabilire se sia opportuno dare priorità a quel progetto, con gli enormi investimenti che comporta, oppure ad altri. Ciò che può fare la scienza è esplicitare le possibili alternative a una decisione e le conseguenze di ogni eventuale scelta, in modo da rendere i decisori politici più consapevoli dei valori impliciti nelle loro scelte.
Dall’epoca di Weinberg a oggi l’area di intersezione tra politica e scienza non ha fatto che espandersi ed è chiamata in causa ogni volta che la politica interviene per regolamentare le applicazioni della scienza. In un articolo del 2019 il sociologo della scienza americano Gil Eyal osserva infatti che la trans-scienza riguarda spesso questioni su come agire: dovremmo permettere l’esposizione a bassi livelli di radiazioni? Se sì, quale livello dovremmo accettare? Dovremmo costruire nuove centrali nucleari o no? Oggi potremmo aggiungere: dovremmo regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale? Se sì, come?
Eyal osserva che esistono differenti modelli per gestire il dominio della trans-scienza. Quello più tradizionale è tecnocratico e consiste nell’affidarsi a comitati specialistici incaricati di esercitare il proprio giudizio secondo l’etica professionale e con neutralità politica, senza che i cittadini possano né prendere parte alle loro consultazioni né averne completa visibilità. Storicamente rientrano in questo modello la Food and Drug Administration negli Stati Uniti e l’Agenzia Europea dei Medicinali nell’Unione Europea. Un modello differente, che ha guadagnato credito in anni recenti nel tentativo di fronteggiare la crisi di legittimità della scienza normativa, è quello inclusivo, che impone la consultazione dei cittadini nelle deliberazioni dei comitati di esperti. Rientrano in questa categoria le varie strategie di coinvolgimento della popolazione previste dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma, e le sempre più frequenti iniziative che coinvolgono i rappresentanti dei pazienti nell’approvazione dei farmaci. Una terza strategia individuata da Eyal consiste nell’affidarsi non ad assemblee variamente costituite ma a test standardizzati che nelle intenzioni dovrebbero prescindere il più possibile dal giudizio umano: è il caso degli studi randomizzati controllati per la valutazione dei farmaci.
Tali modelli possono essere combinati fra loro in vari modi, ma ognuno di essi ha i propri punti deboli. Come osserva Eyal, il campo della trans-scienza è intrinsecamente controverso, perché mette a contatto il mondo della politica e del diritto, che ha bisogno di decisioni certe in tempi ristretti, con quello della ricerca scientifica, che non può fare a meno dell’incertezza e rivede continuamente le proprie conclusioni in una prospettiva di lungo termine. A queste esigenze contrastanti si aggiungono i fenomeni della disintermediazione della comunicazione scientifica e della disinformazione, che alimentano ancora di più le controversie. Finora nessuno dei diversi modelli di gestione della scienza normativa, nelle loro varie combinazioni, ha permesso di superare l’attuale crisi di fiducia verso le istituzioni scientifiche. Come esempio del rapporto sempre più difficile tra elettori ed esperti si può citare la recente nomina del prossimo segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy, noto per aver promosso teorie del complotto, tra l’altro, sul Covid, sul rapporto tra vaccini e autismo e sul legame tra HIV e AIDS; un annuncio che ha gettato nello sconforto le associazioni scientifiche, ma che è stato accolto con favore da una parte dei cittadini, come una rivincita nei confronti dell’arroganza degli esperti e delle case farmaceutiche.
Le difficoltà della scienza normativa sono un problema di notevole complessità e in continua evoluzione, che travalica i limiti di questa rubrica. Ci limitiamo a citare alcune osservazioni di Alvin Weinberg, che a distanza di oltre mezzo secolo possono ancora essere di ispirazione. Quando si esce dal dominio della ricerca scientifica per entrare in quello della trans-scienza, gli scienziati non hanno più né il monopolio della competenza né un’autorità esclusiva sulle decisioni da prendere; possono però stimolare il rigore intellettuale della discussione, illuminando i confini tra le questioni scientifiche e quelle trans-scientifiche e illustrando le conseguenze di ogni decisione, in modo che emergano maggiormente i diversi valori in conflitto. In questo impegno di chiarezza intellettuale possono forse dare un piccolo contributo anche le associazioni come il CICAP.
Bibliografia
- Weinberg, A., 1972. “Science and Trans-Science”, in Minerva, vol. 10, n. 2
- Eyal, G., 2019. “Trans-science as a vocation”. In Journal of Classical Sociology, vol 10, n.3
- Nichols, T., 2017. The Death of Expertise. Oxford University Press
- Eyal, G., 2019. The crisis of expertise, Polity Press