I segreti di una sensitiva russa

Una sorprendente spiegazione per un fenomeno di psicocinesi diventa un'occasione per sollecitare maggiore collaborazione tra scettici e parapsicologi

Per anni la ricerca parapsicologica in Russia, soprattutto a causa del clima da "cortina di ferro" che la circondava, è stata spesso descritta in termini fantascientifici. È stato detto, per esempio, che i russi erano molto avanti nelle scoperte parapsicologiche e che l'occidente avrebbe fatto meglio a investire un bel po' di quattrini nel settore per evitare uno psi-gap: il rischio, cioè, di restare indietro nella corsa agli "armamenti psichici"! Le poche informazioni che raggiungevano l'occidente lasciavano intendere che alcuni incredibili sensitivi avevano dimostrato scientificamente di possedere capacità straordinarie. Durante i primi anni sessanta, l'interesse nelle affermazioni della parapsicologia sovietica venne sollevato per la prima volta da articoli di giornale che descrivevano gli incredibili poteri di Rosa Kuleshova, una ventiduenne russa che apparentemente poteva leggere bendata (Time, 25 gennaio 1963; Life, 12 giugno 1964). Tuttavia, le condizioni in cui Rosa operava le lasciavano enorme libertà d'azione e alcuni critici individuarono subito difetti metodologici negli esperimenti tali da permettere l'utilizzo di semplici metodi d'inganno (Gardner 1981; Polidoro 1998).
Nel 1968 vennero proiettati alla Prima Conferenza Internazionale di Parapsicologia a Mosca alcuni filmati in cui la sensitiva di Leningrado Nina Kulagina sembrava muovere degli oggetti col pensiero; i filmati vennero in seguito visti anche da scienziati occidentali. Infine, il pubblico occidentale venne a conoscenza dei vari lavori in parapsicologia portati avanti nell'URSS grazie alla pubblicazione nel 1970 del libro Psychic Discoveries Behind the Iron Curtain (Scoperte psichiche dietro la cortina di ferro), di Sheila Ostrander e Lynn Schroeder, e di altri lavori simili.
Molti filmati di sensitivi russi al lavoro sono ormai stati visti in varie trasmissioni televisive e documentari. I più noti mostrano della presunta psicocinesi in azione. Abbiamo visto così Nina Kulagina muovere aghi di bussola e oggetti leggeri, Boris Ermolaev "levitare" piccoli oggetti e Alla Vinogradova far rotolare oggetti rotondi sopra superfici piatte.

Le stelle russe della PK


Riguardo a Nina Kulagina, le condizioni in cui operava erano ben lontane dagli standard scientifici. Le prove spesso si svolgevano a casa sua o in stanze di albergo; non venivano mai applicati dei controlli stretti, in parte perché una dimostrazione poteva richiedere anche parecchie ore di preparazione (cioè, di concentrazione da parte di Nina) che, ovviamente, non garantivano comunque il successo. Inoltre, guardando questi filmati chiunque abbia una preparazione di base nell'illusionismo non può non provare la sensazione che lei stia usando delle tecniche standard: calamite nascoste sul corpo per muovere gli aghi della bussola; piccoli specchi nascosti in mano per leggere dei cartelli con lettere e numeri che venivano esposti dietro di lei, fili invisibili per spostare gli oggetti. Sfortunatamente, nessun esperto di illusionismo fu mai presente alle dimostrazioni della Kulagina (Polidoro, 1998).
Boris Ermolaev, un regista russo, divenne relativamente famoso negli anni settanta per l'apparente capacità di far levitare oggetti a mezz'aria semplicemente concentrandosi. Ermolaev non si esibiva in pubblico ma eseguiva le sue dimostrazioni "solo di fronte a seri scienziati di sua scelta o ad amici intimi" (Gris e Dick, 1986). Lui e altri vennero controllati dal professor Venyamin Pushkin che affermò: "Gli esperimenti sono stati condotti sotto i controlli più stretti e nessun dispositivo di qualsiasi tipo è stato usato" (Ibid.). Comunque, in un documentario della serie World of Discovery della NBC (1992), intitolato "Segreti dei sensitivi russi", il metodo di Ermolaev fu svelato. Egli soleva stare seduto su una sedia e quindi piazzare gli oggetti da sospendere tra le ginocchia; sfortunatamente per lui, le condizioni di luce approntate dai tecnici del documentario erano diverse da quelle a cui era abituato. Fu così che gli operatori riuscirono a vedere e ad afferrare un filo sottile, attaccato tra le sue ginocchia, cui lui appendeva gli oggetti da far levitare! L'intero smascheramento fu filmato e mostrato durante il documentario (Polidoro, 1998). Le dimostrazioni psichiche di Alla Vinogradova, invece, sono tutta un'altra storia.

Gli oggetti mobili della Vinogradova


Psicologa infantile e insegnante, moglie (oggi ex) del parapsicologo russo Victor Adamenko, Alla Vinogradova vide nel 1969 un film della Kulagina in azione e immaginò che anche lei avrebbe potuto muovere oggetti senza toccarli. Infatti, allenata da Adamenko, scoprì di poter veramente spostare degli oggetti poggiati su superfici di plexiglas. Nei primi anni settanta furono girati vari filmati delle sue dimostrazioni e, più recentemente, il documentario della NBC sui sensitivi russi, precedentemente citato, conteneva un'interessante sezione a lei dedicata. Qui Alla veniva presentata com'è ora e dimostrò le abituali capacità per la telecamera. Prese degli oggetti come sigarette, tubi da sigaro di alluminio e penne e li pose su una lastra di plexiglas sospesa tra due sedie; in tali condizioni riusciva a far ruotare, rotolare e muovere gli oggetti semplicemente avvicinando le mani, ma senza mai toccare niente. I suoi movimenti sembravano molto naturali, la dimostrazione appariva ripetibile e sembrava che i classici trucchi (come soffiare sull'oggetto e farlo muovere grazie alla corrente d'aria) potessero essere esclusi.
Qualche tempo fa, mi trovavo in visita da James Randi, in Florida. Randi era tornato da poco dalla Russia, dove aveva preso parte ad alcune riprese da includere nel documentario che il programma NOVA gli avrebbe dedicato (Secrets of the Psychics, 1993). Randi mi disse che, durante la sua permanenza in Russia, l'equipe del programma aveva contattato la Vinogradova e le aveva chiesto se sarebbe stata disposta a dimostrare le sue abilità per la telecamera. Lei si era detta d'accordo; tuttavia aveva preteso che Randi non fosse presente nella stanza in cui le riprese dovevano essere effettuate. Si trattava di una richiesta quanto mai fuori luogo, considerando che il documentario era dedicato alle indagini di Randi. Malgrado ciò, Randi accettò questo veto: in questo modo, lei avrebbe effettuato la sua dimostrazione nelle sue condizioni abituali (cioè non controllate). Tuttavia, si trattava comunque di un'occasione per filmarla da varie angolazioni e per avere buon materiale video da studiare.
I segmenti filmati con la Vinogradova non furono poi inclusi nel documentario finale; Randi, tuttavia, aveva delle copie del nastro originale non montato da mostrarmi. Nel video si vede Alla Vinogradova mentre parla, in russo, con gli operatori; quindi, cammina avanti e indietro sullo spesso tappeto, si sistema i capelli e pulisce con un asciugamano la superficie di una lastra di Plexiglas posata in cima a quattro bicchieri piazzati a testa in giù su un tavolo. Per prima cosa comincia a dimostrare le sue capacità con oggetti di vario tipo: sigarette, penne, anelli di plastica, una bambolina di legno, una bomboletta di lacca per capelli, un bicchiere. Tutti gli oggetti rotolano molto liberamente, allo stesso modo visto in altri filmati; solo la bomboletta spray e il bicchiere, essendo gli oggetti più pesanti, si muovono poco, oppure si limitano a oscillare avanti e indietro quando lei ci passa sopra le mani. All'improvviso, mentre la bambolina si muove, si vede muoversi e seguirla anche un filo bianco che era sul tavolo, sotto il Plexiglas. Lo feci notare a Randi e lui mi disse che il cameraman, dopo aver ripreso il filmato, gli aveva detto in effetti di aver visto quel filo muoversi ma non si era reso conto di averlo inquadrato e messo a fuoco in modo che si vedesse anche nella registrazione. Randi stesso vedeva la registrazione per la prima volta ed era quindi molto interessato. "Quel filo", mi disse, "viene da un'estremità strappata di un nastro di stoffa usato per fissare dei piccoli microfoni al bordo del Plexiglas. I microfoni erano lì per rivelare se la Vinogradova soffiasse per muovere gli oggetti. Il filo non era lì di proposito, era semplicemente una sfilacciatura del nastro. Ma evidentemente si è rilevato l'indicatore che ci serviva".

Una spiegazione trascurata?

Randi e io discutemmo della possibilità che il fenomeno si potesse spiegare semplicemente con l'elettricità statica. Nel documentario di World of Discovery questa era una possibile spiegazione proposta dagli scettici, ma era stata immediatamente scartata quando la Vinogradova aveva detto che poteva muovere oggetti pesanti fino a duecento grammi. La sensitiva aveva anche affermato che era impossibile fare ciò usando solo l'elettricità statica. Pensammo che avremmo dovuto provare a riprodurre la sua performance con una lastra di Plexiglas ma, visto che in quel periodo ci stavamo occupando d'altro, non potemmo effettuare la prova prima della mia partenza.
Una volta tornato in Italia, discussi della cosa con Luigi Garlaschelli e Franco Ramaccini, e presto mettemmo alla prova la teoria dell'elettricità statica. Ramaccini procurò una lastra di Plexiglas a ci mostrò quanto fosse facile muovere un qualsiasi oggetto posto sopra di essa, facendo uso soltanto delle forze repulsive dell'elettricità statica. Naturalmente, l'effetto era molto migliore se la superficie era stata caricata elettricamente passandoci sopra uno straccio. Anche gli oggetti più pesanti, come bicchieri e bombolette spray, potevano essere mossi facilmente. Tutto quello che era stato mostrato nel film di Alla Vinogradova sembrava ora avere una spiegazione semplice e razionale.
Ci domandammo se altri avessero già trovato la spiegazione di questo fenomeno interessante e controintuitivo. Nessuna traccia o citazione delle capacità della Vinogradova appariva nella letteratura scettica sul paranormale o sui libri di giochi scientifici, e alcuni dei più famosi critici della parapsicologia non sapevano nemmeno chi fosse.
Mi misi così in contatto con i principali parapsicologi odierni e fui assai contento di scoprire che avevano moltissime informazioni sulla Vinogradova e, soprattutto, avevano già risolto il mistero anni fa.

L'aiuto dei parapsicologi


Stanley Krippner, psicologo al Saybrook Institute a San Francisco ed ex-presidente della Parapsychological Association, mi disse che si era occupato della Vinogradova nel suo libro Human Possibilities (1980), che mi fece immediatamente avere. Lì scrive che, quando era in Russia, aveva osservato la Vinogradova in azione con un tubo di alluminio: "Lo prese e lo strofinò per qualche secondo - il che mi suggerì che stesse semplicemente producendo una carica elettrostatica per far sì che la sua mano respingesse il tubo. Come mi aspettavo, l'oggetto si mosse lungo il tavolo". (Krippner 1980, p. 20). Riuscì poi, tornato negli Stati Uniti, a riprodurre l'effetto. Nel suo libro, Krippner cita anche un parapsicologo canadese, A. R. G. Owen, che ancora nel 1976 scriveva: "Chiunque può produrre quest'effetto... ed è interamente dovuto all'elettricità statica" (Ibid., p. 46). Richard Broughton, direttore del Rhine Research Center a Durham, Carolina del Nord, mi spiegò che "Adamenko riteneva di poter addestrare le persone a produrre degli effetti come quelli di Nina Kulagina facendo prima muovere loro degli oggetti per mezzo dell'elettricità statica, e poi facendoli passare gradualmente a oggetti che non fossero soggetti agli effetti elettrostatici" (Broughton, 1996).

Una lezione da non trascurare


Sebbene la più impressionante dimostrazione di muovere oggetti non soggetti all'elettricità statica non sia ancora stata svolta pubblicamente dalla Vinogradova o da altri, penso che da questa vicenda si possa trarre un'importante lezione. Gli scettici seri e i parapsicologi seri dovrebbero stabilire più occasioni di mutua cooperazione. Gli scettici non dovrebbero guardare ai parapsicologi in generale come a ricercatori più creduloni degli altri (sebbene ci siano molti esempi in tal senso) semplicemente perché essi hanno talvolta un atteggiamento più possibilista verso l'esistenza di poteri mentali. Alcune delle migliori indagini scettiche nelle prime fasi della ricerca parapsicologica sono state svolte da membri della Society for Psychical Research. Più importante, comunque, è il fatto che i parapsicologi di oggi sono ben coscienti dei pericoli insiti nello sperimentare con sedicenti sensitivi, e si avvalgono della collaborazione di esperti nelle frodi; oppure, come nel caso di Richard Wiseman, della Perrot-Warrick Research Unit dell'Università di Hertfordshire, Inghilterra, hanno essi stessi una preparazione specifica in questo campo.
La mia speranza è che l'era degli scontri tra propositori e critici della parapsicologia sia finita. È giunto il momento per un'epoca di collaborazione, in cui sia possibile trovarsi d'accordo su alcuni punti fondamentali, come per esempio il fatto che è nell'interesse di entrambe le parti fare piazza pulita di superstizione e ciarlatani, e anche che è più importante esaminare le affermazioni anziché stare semplicemente a discutere su di esse. Non sto dicendo che davvero ci siano dei poteri paranormali da scoprire (anche se confesso che mi piacerebbe), ma se non altro ci potrebbe essere qualcosa di interessante da scoprire sulla psicologia umana.


Vorrei ringraziare le seguenti persone per il loro aiuto e colla-borazione nella realizzazione di questa ricerca: Carlos S. Alvarado, Richard S. Broughton, Luigi Garlaschelli, Stanley Krippner, Franco Ramaccini, James Randi e Nancy L. Zingrone. Grazie anche, per i pre-ziosi suggerimenti, a: Eberhard Bauer, John Beloff, Susan Blackmore, Ray Hyman, Lewis Jones, Robert L. Morris e Marcello Truzzi.

Questo articolo è stato pubblicato in origine su The Skeptical Inquirer, Vol. 21, No. 24, July/August 1997, pp. 44-47. Ha collaborato alla versione italiana Patrizia Mattiazzo.

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