Lo scienziato immaginario

L'incredibile vicenda di Dmitry Kuznetsov: paladino della Sindone e protagonista di un singolare caso di frode scientifica

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  • 24-08-2002
  • di Gian Marco Rinaldi

Nell'autunno 2000, mentre stavo conducendo un esame critico degli studi sulla Sindone di Torino, mi misi in contatto per posta con Dmitry Kuznetsov, un biochimico moscovita che negli scorsi anni è stato un campione della causa dei "sindonologi" (i sostenitori dell'autenticità della reliquia, il supposto telo sepolcrale di Gesù). Dopo che il tessuto della Sindone era stato radiodatato nel 1988 e assegnato al medioevo, egli aveva sperimentalmente dimostrato, a suo dire, che la datazione era sbagliata e che la reliquia poteva essere in realtà più antica, ossia poteva risalire all'epoca di Cristo. Si distinse, fra gli altri sindonologi, per avere pubblicato i suoi resoconti sperimentali, fra il 1994 e il 1996, nella letteratura scientifica al più alto livello.

Ero interessato alla sua biografia, che è stata alquanto movimentata, come si vedrà, e gli chiedevo alcune notizie. Mi rispose gentilmente, inviandomi subito un grosso plico (ornato con 176 francobolli!) contenente un dettagliato curriculum, una serie di fotografie, i suoi tre diplomi di laurea o dottorato, vari altri documenti e le copie di suoi articoli recenti. Uno di questi, apparso poco prima su una rivista inglese, destò subito le mie perplessità. Kuznetsov diceva di avere sperimentato su antichi tessuti provenienti dall'Irlanda. Dai particolari che forniva, mi sembrava del tutto inverosimile che potesse davvero avere ottenuto quei campioni di tessuto. Provai a indagare. Con la collaborazione di numerosi corrispondenti in Irlanda, raccolsi quella che sembra essere sufficiente evidenza di una frode scientifica: stando alle informazioni pervenute, Kuznetsov non aveva mai avuto quei campioni a disposizione, e quindi il resoconto sperimentale era stato da lui inventato. Nel frattempo, man mano che accumulavo indizi, gli scrivevo chiedendo spiegazioni, ma lui non rispondeva.

Visti i risultati irlandesi, passai a considerare la serie di lavori pubblicati nel 1994-96, quelli che gli avevano dato fama fra i sindonologi. In alcuni di questi articoli, Kuznetsov diceva di avere sperimentato su campioni di antichi tessuti provenienti da vari musei di Mosca e di altre città. Per prima cosa, cercai di mettermi in contatto con quei musei per avere conferma che i tessuti erano stati forniti. Alla fine, quello che trovai fu che non solo non c'erano i tessuti ma non c'erano neanche i musei. A questo punto, dubitando di tutto, cercai di verificare se due istituzioni scientifiche in Russia, a Krasnodar e a Protvino, dove parte degli esperimenti erano stati condotti, esistevano o no. Per quel che ho trovato, non risulta che le istituzioni esistano. Mancando quei musei e quelle istituzioni, Kuznetsov non poteva aver condotto gli esperimenti dichiarati.

Il nostro eroe non era nuovo a simili imprese. Già nel 1994 fu al centro di uno scandalo che pose fine alla brillante carriera che aveva intrapreso in tutt'altro campo. Anche di questo riparleremo.

Cominciamo col raccontare le avventurose vicende della sua biografia. Poi, nel dossier che segue, presentiamo la documentazione delle prove raccolte a suo carico.

Topolini e dinosauri

Dmitry Anatolievich Kuznetsov1 (n. 1955) si laurea in medicina a Mosca nel 1978. Conseguirà poi entrambi i gradi di dottorato che ci sono in Russia, "candidato" e "dottore", in biologia e biochimica.

A metà degli anni Ottanta, trentenne, sposato con prole, lavora nel laboratorio di tossicologia della Stazione sanitaria di Mosca (qualcosa di simile a una nostra USL). Inizia a pubblicare una nutrita serie di articoli e sembra avviato a una normale carriera di ricerca medica. Ma ha qualcosa di insolito per un sovietico: si professa creazionista2 e aderisce alla religione battista.

Nella Russia dell'epoca, non era consigliabile per uno scienziato, ai fini della sua carriera, aderire al cristianesimo, specialmente se si trattava di una variante tutta americana. Essere creazionisti, poi, non è un vantaggio per uno scienziato in nessun posto al mondo. A un russo intraprendente, però, poteva presentarsi qualche occasione conveniente. Certe organizzazioni protestanti americane consideravano da tempo la Russia, assieme agli altri paesi comunisti, come un territorio di missione. In quel periodo di disgelo gorbacioviano, si apriva loro la possibilità di una più attiva opera di proselitismo. Pur di convertire le generazioni cresciute nell'ateismo di Stato, quegli americani erano disposti a investire qualche somma in denaro. Quindi, uno scienziato russo, se intenzionato a prestarsi alla causa, poteva sperare in finanziamenti per condurre ricerca in linea con le tesi creazioniste, per organizzare e diffondere il creazionismo in patria, e, come meta più ambita, per uscire dalla Russia e approdare in America. A quanto sembra, Kuznetsov seppe vedere le occasioni che gli si offrivano.

Con i contatti che stabilì con gli americani, il nostro si fece finanziare una ricerca che doveva portare acqua al mulino dei creazionisti. Sperimentando su cellule di topolini di campagna, disse di avere trovato prove contro l'evoluzione darwiniana. Un simile lavoro sembrava destinato alla pubblicazione su qualcuna delle riviste che i creazionisti si stampano a proprio uso esclusivo, ma Kuznetsov riuscì a pubblicarlo su una rivista qualificata, l'International Journal of Neuroscience. Sfruttò una situazione privilegiata in cui si era venuto a trovare, come vedremo nel Dossier: godeva della stima di Sidney Weinstein, il direttore della rivista (benché costui, va precisato, non fosse un creazionista). Fu Weinstein a procurargli il primo soggiorno in America, accogliendolo come ospite nel suo laboratorio di Danbury (poco a nord di New York, nello stato del Connecticut).

L'articolo dei topolini uscì verso la fine del 1989, mentre cadeva il muro di Berlino. Anche per la vita di Kuznetsov fu una data storica, con un cambiamento totale. Un lavoro come quello, apparso, caso unico, su una "vera" rivista scientifica, gli procurò tanto prestigio fra i creazionisti da servirgli come immediato trampolino di lancio. Lasciò la Stazione sanitaria e si avviò a una carriera internazionale di propagandista creazionista.

Negli anni successivi, Kuznetsov pubblicò alcuni articoli nella letteratura creazionista (su questi non ho indagato). Viaggiò in America per conferenze, congressi e seminari. Fu nominato professore aggiunto presso l'Institute for Creation Research, forse la più nota associazione nel suo genere, con sede presso San Diego in California. Arrivò fino in Australia per un giro di conferenze presso alcune università. In patria fu attivo nel promuovere la diffusione del creazionismo, potendo presto approfittare, con la caduta definitiva del regime nel 1991, di una piena libertà e di una ritrovata passione dei suoi connazionali per tutte le religioni, anche esotiche. Fondò a Mosca una piccola associazione di creazionisti. Prese l'iniziativa per la pubblicazione di libri cristiani (americani) in traduzione russa, collaborò con la Protestant Christian Publishers di Mosca, tenne una rubrica su una rivista dei protestanti stampata in russo a San Pietroburgo.

A questo periodo risale l'inizio della sua collaborazione con l'amico Andrey A. Ivanov, un fisico che ha lavorato anche lui presso la Stazione sanitaria di Mosca. I due si guadagnarono ulteriore riconoscenza presso i creazionisti quando riuscirono a ringiovanire l'età dei dinosauri. Secondo i creazionisti, naturalmente, i dinosauri vissero assieme agli uomini dal giorno della creazione fino al giorno del diluvio, cioè, secondo il calendario biblico, fino a poche migliaia di anni fa. Ma i paleontologi collocano i dinosauri nel mesozoico, come dire, in cifra tonda, cento milioni di anni fa. Ecco allora che Ivanov e Kuznetsov si inventano un nuovo metodo per datare i fossili. Lo applicano a ossi di dinosauro e trovano un'età di venti o trentamila anni ("al massimo", come precisa Kuznetsov, che capisce che anche così l'età è un po' troppo vecchia per il metro cronologico dei creazionisti).

Incidente bibliografico

Nel 1993, troviamo Kuznetsov a un congresso a Roma. Qui non ci sono religioni protestanti, ma vedremo che questa è la sua prima sortita al servizio di una reliquia cattolica, la Sindone di Torino. Va anche nell'Oregon per un congresso di creazionisti, poi si prepara ad arrivare in Svezia per un giro di conferenze. La trasferta svedese sarà fatale per la sua carriera di creazionista.

Nell'imminenza del suo arrivo, i creazionisti svedesi si attivarono per reclamizzare il loro campione. Ci fu persino un parlamentare che sollecitò il governo a trattare con più favore il creazionismo nei programmi scolastici, e a sostegno della sua perorazione citava lo scienziato russo che aveva portato prove sperimentali contro l'evoluzione. Ciò richiamò l'attenzione di Dan Larhammar, esponente dell'organizzazione degli scettici svedesi nonché professore di biologia all'università di Uppsala. Un locale creazionista gli fornì l'articolo dei topolini del 1989. Larhammar lo esaminò, e fu la fine per il Kuznetsov creazionista.

Il professore trovò varie e gravi manchevolezze nel contenuto dell'articolo, di cui qui non ci occupiamo, ma ciò, di per sé, non sarebbe bastato per mettere in crisi Kuznetsov presso i creazionisti. Larhammar trovò qualcosa di peggio, di fronte alla quale i creazionisti non potevano rimanere insensibili. Nell'articolo, in relazione a importanti aspetti delle procedure sperimentali, c'erano rimandi a lavori pubblicati nella letteratura. Ogni volta che Larhammar provò a procurarsi gli articoli citati, si accorse che essi erano introvabili e le stesse riviste sembravano non esistere.3 Come dire che Kuznetsov aveva condotto certi esperimenti seguendo procedure descritte in articoli mai pubblicati.

Larhammar cercò di mettersi in contatto con Kuznetsov per chiedere spiegazioni. Non ci riuscì. Il nostro era introvabile. Nemmeno Weinstein, il direttore della rivista, quando informato della situazione, riuscì a rintracciarlo. Allora Larhammar preparò un breve articolo esponendo le sue critiche. Era il marzo 1994. Weinstein pubblicò subito la nota di Larhammar.4 Da Kuznetsov non arrivò mai una controreplica.

Larhammar non aveva svolto una ricerca sistematica su tutte le voci della bibliografia dell'articolo. Si era limitato a una verifica dei riferimenti più importanti e aveva denunciato la non esistenza di otto riviste, quanto bastava per screditare irrimediabilmente l'autore. Un creazionista americano, Paul Nelson, ne individuò altre tre, portando il numero a undici. Come vedremo nella prima parte del "Dossier", il numero è molto più alto ancora.

Kuznetsov era stato imprudente nel riempire la bibliografia con tanti riferimenti fasulli. I creazionisti non glielo perdonarono. Per qualche mese rimasero in silenzio, sperando forse che la denuncia di Larhammar, apparsa su una rivista specialistica, passasse inosservata. La primavera successiva, però, Larhammar uscì anche con un articolo sullo Skeptical Inquirer (marzo-aprile 1995), dove riassumeva la vicenda. La notizia si diffuse. Kuznetsov fu licenziato dal suo posto di professore aggiunto all'ICR, nessuno lo chiamò più per conferenze, e qualcuna delle associazioni creazioniste si dissociò pubblicamente da lui.5

La nostra storia dovrebbe finire qui: dopo un simile smacco, non poteva esserci un futuro per Kuznetsov come scienziato e nemmeno come esponente di una pseudoscienza. Invece, la storia non è finita: siamo solo all'inizio.

Gli antichi lini

Nel 1988, l'allora vescovo di Torino consegnò un frammento del tessuto della "Santa Sindone" a tre laboratori specializzati nella datazione al radiocarbonio (C14), che ne assegnarono la data di nascita a circa il 1300, in accordo con le conoscenze storiche sulla prima comparsa della reliquia, ma in contrasto con il desiderio di quanti vorrebbero vederci il telo in cui fu avvolto Gesù nel sepolcro. I "sindonologi", unanimi, si rifiutarono di accettare il verdetto del radiocarbonio, ma per qualche anno furono disorientati e incerti sulla motivazione da offrire per spiegare il risultato dei tre laboratori.6

Fra le varie spiegazioni che furono proposte, ce n'era una, singolare, di Marie-Claire van Oosterwyck-Gastuche, una studiosa belga trasferitasi in Francia. Dato che la Sindone era stata coinvolta in un incendio nel 1532, la Gastuche ha avanzato l'ipotesi che l'alta temperatura avesse alterato la composizione isotopica del carbonio nel tessuto, producendo un arricchimento nell'isotopo 14 e per conseguenza la data "sbagliata" trovata nella datazione. La Gastuche fa parte di un piccolo gruppo di cattolici fondamentalisti francesi che predicano la "inerranza" della Bibbia, come dire che la Bibbia non può sbagliare. Nello stesso gruppo milita un noto creazionista, Guy Berthault. È un facoltoso uomo d'affari che presiede una fondazione a Meulan, presso Parigi, tramite la quale finanzia ricerche qua e là per il mondo. In particolare, Berthault è famoso presso i creazionisti per aver fatto realizzare una sorta di simulazione del diluvio universale: spargendo sabbia in grandi vasche, percorse da correnti d'acqua, ha concluso che non è vero che gli strati geologici che stanno più in basso debbano essere più antichi degli strati che stanno al di sopra, liberando così da ogni vincolo stratigrafico i creazionisti geologi.

Berthault incontrò Kuznetsov per la prima volta nel 1992 a un congresso di creazionisti in Inghilterra. Era quello il periodo in cui la Gastuche elaborava la sua teoria dell'incendio, ma lei non era in grado di eseguire esperimenti per comprovare l'ipotesi, e allora Berthault pensò di incaricare qualcuno che lo facesse. Alla fine del 1992, andò a Mosca assieme a qualche americano per promuovere le sorti del creazionismo in Russia, e là ritrovò Kuznetsov assieme all'amico Ivanov. Si accordò con loro perché tentassero una verifica sperimentale.

I due russi si misero subito all'opera. Possiamo immaginare che, se erano riusciti a spostare l'età dei dinosauri di cento milioni di anni, per loro fu un gioco spostare l'età della Sindone di un migliaio di anni soltanto. Detto e fatto, già a un congresso di sindonologi svoltosi a Roma nel giugno 1993, Kuznetsov lesse una relazione (firmata da Ivanov e da lui stesso) dove riferiva su certi esperimenti che avevano condotto, in base ai quali poteva assicurare che la sindone è in realtà più vecchia di quanto trovato dai laboratori del radiocarbonio, cioè che può ben risalire all'epoca di Cristo.

La relazione apparve poi nel volume degli atti del congresso, ma a Kuznetsov non bastava una presenza nelle quasi sconosciute pubblicazioni dei sindonologi. Come aveva fatto nel 1989, voleva pubblicare su importanti riviste scientifiche, ciò che gli avrebbe assicurato un salto di qualità nel prestigio presso i sindonologi. Per di più, non limitò i suoi interessi al mero problema della datazione della reliquia: inserì i lavori in un contesto più generale, costruendosi una patente di esperto di antichi tessuti e cercando di guadagnarsi un posto nella comunità scientifica dei chimici archeologici.

Nel corso del 1994, nel giro di pochi mesi, Kuznetsov preparò tre complessi resoconti sperimentali (assieme a Ivanov e a un terzo autore). Non solo dimostrava, in vari modi, che la Sindone poteva essere più vecchia di come era stata datata dal radiocarbonio, ma dava sfoggio di inventiva nell'aprire nuove strade nello studio della cellulosa degli antichi tessuti. Spedì gli articoli a riviste scientifiche di tutto rispetto (i primi furono spediti nel marzo, proprio mentre Larhammar consegnava la sua nota critica per l'Int. J. Neurosc.). Spedì ciascun articolo, contemporaneamente, a più di una rivista. Ottenne sette pubblicazioni, che comparvero tra la fine del 1994 e l'inizio del '96. L'anno dopo, nell'aprile del '95 (mentre usciva l'articolo di Larhammar sullo Skeptical Inquirer), si presentò a un importante congresso di chimica archeologica, in California, con due delle stesse relazioni, e riuscì ad averle entrambe pubblicate nel volume degli atti. Così si trovò a contare, con tre lavori, ben nove articoli pubblicati. A un'analisi di questi articoli è dedicata la seconda parte del "Dossier". Come vedremo, ci sono motivi per sospettare che Kuznetsov e colleghi non abbiano mai condotto gli esperimenti descritti. Dato che in tutti gli articoli ci sono i ringraziamenti per finanziatori privati, si potrebbe supporre, qualora i nostri sospetti si dimostrassero fondati, che gli autori abbiano scelto il modo più economico per eseguire gli esperimenti, cioè non li abbiano affatto eseguiti e abbiano impiegato altrimenti il denaro dei finanziatori.

Durante gli stessi mesi in cui le riviste di chimica e di archeologia accettavano gli articoli per la pubblicazione, Kuznetsov era nell'occhio del ciclone, fra i creazionisti, per lo scandalo, allora emerso, della bibliografia nell'articolo del 1989. Lui si guardò dal raccontarlo in giro, e, a quanto sembra, nessuno dei suoi nuovi colleghi, nell'ambiente della chimica archeologica come in quello della sindonologia, si rese conto del suo poco onorevole curriculum. Il suo nome e il suo cognome sono molto comuni in Russia e i casi di omonimia sono possibili. Se qualcuno si accorgeva che c'era un Dmitry Kuznetsov accusato per un finto lavoro sui topolini, come avrebbe potuto immaginare che si trattasse dello stesso Dmitry Kuznetsov che lavorava sugli antichi lini? L'uno biologo, l'altro chimico archeologico; l'uno creazionista e protestante, l'altro interessato a una reliquia cattolica. Le due carriere erano troppo diverse per appartenere a un solo uomo!

Kuznetsov diventò subito un campione della causa dei sindonologi, che usarono i suoi risultati per sostenere la loro tesi che la datazione medievale fosse sbagliata. Così passò senza interruzione, nella sua attività di propagandista e conferenziere, dal creazionismo alla Sindone. Continuò a fare viaggi in America, dove in particolare ebbe il sostegno (almeno all'inizio) di un sindonologo del Colorado, John Jackson, molto noto nell'ambiente fin da quando, nel 1978, capitanò un gruppo di scienziati americani che vennero a Torino per condurre indagini direttamente sul lenzuolo. Trovò un altro amico in Alan Adler, anche lui reduce da quella spedizione. Adler era biochimico alla Western Connecticut State University, che ha sede a Danbury, la stessa città dove Weinstein ha il suo laboratorio.

Se le sue fortune nell'ambiente dei sindonologi erano prevedibili, sorprende che riuscisse ad avere successo anche in ambienti accademici come esperto di chimica dei tessuti. Nel 1995 partecipò, come sappiamo, a un importante congresso di chimica archeologica in California, poi a un convegno sulla datazione e conservazione di antichi tessuti in un'università del North Carolina. In quel periodo fu chiamato per seminari alla University of North Texas a Denton, poi tenne anche un paio di lezioni in una università importante come la Yale. Nel suo curriculum è fra l'altro riportato, per il 1997, un seminario tenuto alla università di Al Aim negli Emirati Arabi.

Visitò anche l'Italia con grande successo. Leggo su una rivista di sindonologia (Collegamento pro Sindone, marzo-aprile 1996) il resoconto di un giro di conferenze nel febbraio di quell'anno. Due conferenze a Roma, per cominciare, poi a Varese, Torino, Livorno, Pisa, Firenze, per finire con un congresso a San Marino. L'articolo parla di sale affollate "all'inverosimile". A Varese, in particolare, la sala non riesce a contenere i 600 intervenuti e molti devono seguire la conferenza stando in piedi nell'atrio. Ci furono anche "innumerevoli servizi giornalistici" dedicati a lui in quel periodo.

Anche in Italia, Sindone a parte, riuscì a presentarsi come chimico archeologico in ambienti accademici. Secondo il suo curriculum, fu ospitato nel 1995 e 1997 per seminari alla facoltà di Chimica della Sapienza, Roma, e nel 1996 fu al Politecnico di Torino e all'Università di Firenze. Nel '96 fu ancora a Roma a un seminario internazionale dedicato a "Materiali e proprietà termiche nel patrimonio culturale". Inoltre dice di essere membro, e coordinatore per la Russia, del Musis, il museo della scienza romano. Infine, nella sua bibliografia cita due relazioni presentate a Villa Gualino, Torino. Non ho verificato tutte queste presenze, ma sembra che, dopo l'America, la sua meta preferita in quel periodo fosse l'Italia.7

Il successo fra i sindonologi non fu dappertutto pari a quello ottenuto in Italia o in America. Ci fu anche qualcuno che si espresse criticamente, per esempio in Francia. Per di più, Kuznetsov suscitò malcontento nell'ambiente con qualche disinvolta manovra finanziaria. Ian Wilson, autore ben noto e direttore della rivista dell'associazione dei sindonologi britannici (BSTS Newsletter), pubblicò una nota in proposito nel 1996.8 Era successo che Kuznetsov si era mostrato interessato a pubblicare, in traduzione russa, un libro di Wilson sulla Sindone. Si fece rilasciare un permesso di copyright e lo usò per farsi anticipare denaro da diversi finanziatori americani, promettendo lauti ritorni dalle vendite del libro. Il libro non fu stampato e i soldi non tornarono indietro.

A mettere fine alle sue fortune come sindonologo, fu una vicenda non scientifica ma giudiziaria. Successe a Danbury: la sua parabola americana si concludeva nella stessa città dove era sbarcato, arrivando per la prima volta, una decina di anni prima.

Disavventura in Connecticut

Verso la fine dell'estate del 1997, Kuznetsov si recò a Danbury, a quanto sembra con l'intenzione di stabilirvisi. Poteva avere due motivi per scegliere quel luogo. Forse sperava di essere assunto nella locale università, dove professore di biochimica era il suo amico Adler. Oppure contava di lavorare presso il laboratorio privato di Weinstein.9 Nel dicembre fu arrestato per furto e falsificazione di assegni bancari. A quanto riportato dal giornale locale, il News-Times,10 era successo che in ottobre, in tre diverse occasioni, Kuznetsov si era presentato a una banca incassando tre assegni (per un totale di circa 23.000 dollari), usando le firme false di Ruth e Warren Wilson, una coppia di Virginia Beach a cui gli assegni erano stati sottratti tempo prima. La notizia si sparse fra i sindonologi, che si sentirono imbarazzati nel sapere che il salvatore della Sindone era finito in galera per truffa. Le sue fortune declinarono e un po' alla volta il suo nome uscì dalla ribalta.

Kuznetsov restò in carcere per diversi mesi in attesa del processo: non aveva i centomila dollari richiesti come cauzione. Verso la fine di maggio del 1998, poco prima della data fissata per il processo, fu infine scarcerato. Si giovò di una possibilità che hanno in America quelli che commettono un reato per la prima volta. Fu ammesso a un "programma accelerato di riabilitazione", cioè a una sorta di periodo di prova, o di libertà condizionale, di sei mesi, entro i quali doveva restituire la somma di cui si era appropriato, oltre a prestare 150 ore di lavoro gratuito al servizio della società (il giudice, trattandosi di uno scienziato, gli ordinò di tenere lezioni in scuole o università). Per chi porta a termine correttamente il periodo di prova, il reato viene depenalizzato. Kuznetsov, però, non adempì alle prescrizioni della corte. Convocato nuovamente per rendere conto ai giudici, non si presentò all'udienza. Allora venne emesso nei suoi confronti un nuovo ordine di cattura, con una cauzione di 65.000 dollari. Le ultime notizie che ho sulla vicenda, risalgono a fine giugno 2001. A quella data, secondo quanto riportato dalla stampa, Kuznetsov era ancora ricercato come latitante dalla polizia del Connecticut.11

Un giornalista del News-Times, Michael McKinney, ha raccolto notizie presso l'avvocato che difese Kuznetsov, Rosemarie Chapdelaine.12 Verso la fine del 1998, rientrato in Russia, Kuznetsov scriveva alla Chapdelaine promettendo che avrebbe onorato gli adempimenti. In una lettera del 6 ottobre, assicurava che sarebbe tornato in America per effettuare le 150 ore di lezioni e per provvedere "in qualche modo" al pagamento della somma da restituire. Diceva però che aveva difficoltà nel trasferire denaro all'estero dalle banche russe, e che sperava di percepire, direttamente in America, certe somme dai suoi editori (non so quali) in Grecia e in Italia.

In una lettera del 12 novembre, scriveva che sapeva di doversi ripresentare davanti alla corte ma che "sfortunatamente, le condizioni imposte dal giudice non sono completate". Lamentava che il suo passaporto era scaduto e che i ritardi burocratici gli avevano impedito di venire in America per le 150 ore, ma aggiungeva che aveva finito di scrivere un libro e che aveva tenuto più di 40 ore di lezioni gratuite in Italia e in Russia, notando che "forse questo sarà di qualche aiuto". Ancora diceva che, a causa della crisi del sistema bancario in Russia, il suo conto era stato congelato, ma che sperava di ricevere gli onorari che attendeva dai suoi editori in Grecia e in Francia.

Da queste lettere emerge la figura un po' patetica di un Kuznetsov disarmato e incapace di far fronte ai suoi impegni. Le disavventure giudiziarie, tuttavia, non domarono l'intraprendenza del nostro, che non si perse d'animo e si diede da fare, fra l'altro, cercando di rimettersi in luce fra i sindonologi, un'impresa che a quel punto poteva sembrare impossibile.

Ci riprova

Per rilanciare la sua immagine, Kuznetsov trova ancora ascolto in Italia e pubblica un articolo sulla rivista Kos13 (gennaio/febbraio 1999, pp. 14-16), con il titolo "Due nuovi elementi nella datazione della Sindone". Il sottotitolo spiega: "Un biochimico russo, specialista nell'analisi dei tessuti antichi, ha identificato i limiti delle normali tecniche per la datazione col radiocarbonio quando sono applicate a prodotti contenenti cellulosa".

Nell'articolo, Kuznetsov riassume i suoi precedenti lavori relativi alla Sindone e passa poi a dare un'importante anticipazione: ha inventato un nuovo metodo di datazione che non richiede che si distrugga un frammento del tessuto: "Qualche mese fa abbiamo brevettato in America un nuovo sistema di datazione dei tessuti non distruttivo. Questa è una grossa novità e un grosso vantaggio rispetto a tutti i metodi, compreso il nostro, usati finora... non occorre sottolineare l'importanza della cosa, trattandosi spesso di tele antiche o antichissime". Un simile metodo, non sfugge l'implicazione, sarebbe l'ideale per datare la Sindone. Kuznetsov mette le mani avanti: "Se oggi mi chiedessero di studiare direttamente la Sindone non accetterei perché avrei bisogno almeno di altri quattro anni per mettere a punto il metodo". Non vorrei insinuare, ma questo poteva essere un modo per farsi finanziare quattro anni di lavoro prima di dover rendere conto. Concludeva dicendo che le sue ricerche "ci danno sufficiente certezza per poter dire che la Sindone è notevolmente più antica del Medioevo".

Che fosse o no sua intenzione candidarsi per diventare responsabile della datazione della Sindone, così fu inteso dal quotidiano cattolico Avvenire, che subito, il 9 febbraio 1999, pubblicava un articolo di Pier Giorgio Liverani col titolo: "Sindone: la rivincita del Carbonio 14". Il sottotitolo: "Un esperto russo avrebbe scoperto un metodo non distruttivo per datare il Sacro Lino". L'articolo si apre così: "Tra qualche anno si potrebbe finalmente datare con sicurezza la Sindone di Torino, adoperando - questa è la novità singolare - lo stesso metodo, ora però assai perfezionato, del radiocarbonio (il famoso "C14"), che, usato in modo improprio, generò il grosso equivoco del "falso medievale". Questa è la prospettiva aperta da uno scienziato russo, Dmitrij Kuznetsov". E conclude: "La strada per la correzione di un clamoroso errore scientifico è aperta".

La promessa del nuovo metodo poteva sembrare solo un vano tentativo di tornare nelle grazie dei cultori della Sindone, ma l'inarrestabile Kuznetsov uscì davvero l'anno dopo, il 2000, con un resoconto scientifico, su una rivista inglese, dove presentava la sua novità. Di questo ci occuperemo nella terza parte del dossier, e vedremo che anche qui ci sono indizi per ritenere che il resoconto descriva sperimentazioni mai realizzate.

All'epoca, Kuznetsov era anche indaffarato in altri progetti. Scriveva articoli di filosofia della scienza. Aveva pubblicato due libri in russo, uno su Estetica delle convenzioni scientifiche e un altro, col titolo Biochimica della bellezza, sulle tecniche biochimiche applicate alle opere d'arte. Faceva anche il consulente per case d'aste e musei.

Non so quali sarebbero state per lui le prospettive se io non avessi iniziato a indagare, a partire dall'autunno 2000, sugli indizi di possibili frodi scientifiche nei suoi articoli. Fin dai primi mesi, man mano che accumulavo crescente evidenza, potevo avere occasione o necessità di parlarne nelle lettere che scambiavo con i tanti corrispondenti. Fra loro c'erano numerosi scienziati, poteva esserci qualcuno in contatto con creazionisti o sindonologi, e c'erano persone nell'ambiente dei musei di Mosca. Suppongo che le notizie circolassero in qualche misura. Ritengo che la situazione di Kuznetsov cominciasse a farsi difficile, nel corso del 2001, ma non ho più avuto alcuna notizia su di lui, da allora, a parte l'imprevista vicenda che ci resta da raccontare.

Come mettere in crisi

i servizi segreti ...

Gennaio 2001 a Voronez, città della Russia centrale. John Tobin, studente americano, viene fermato dalla polizia all'uscita da un night club14. Lo perquisiscono e gli trovano una minima quantità di marihuana. Forse l'aveva davvero, oppure, come lui sosterrà, gli era stata infilata in tasca dagli agenti. Arrestato, è condannato a tre anni e un mese per droga. La pena viene poi ridotta a un anno. Dopo sei mesi di prigione, ai primi di agosto, Tobin viene rilasciato per buona condotta. Rientra in America e viene accolto in trionfo nella sua cittadina del Connecticut. La diplomazia americana si era mossa fino al massimo livello: Powell ne aveva parlato col collega russo Ivanov, e infine lo stesso presidente Bush, in luglio, sollevò il caso nel suo incontro con Putin a Genova.15

Fin qui, sembrerebbe trattarsi di un banale incidente occorso a un giovane sprovveduto, se non fosse che, a torto o a ragione, il controspionaggio russo, l'FSB (sigla per "Servizio di sicurezza federale", in parte erede del KGB), nutriva su Tobin dei sospetti che potevano costargli una pena ben più grave. Alla fine di febbraio, infatti, mentre Tobin era in carcere in attesa di processo, il portavoce dell'FSB a Voronez, Pavel Bolshunov, dichiarò pubblicamente che il giovane era sospettato di essere un agente dei servizi segreti americani, inviato in Russia con la scusa di motivi di studio, ma in realtà come tappa del suo apprendistato per "studiare" da spia. Al momento, però, l'FSB sembrava non disporre di prove concrete a suo carico.

Intervenne una svolta verso la fine di giugno. Bolshunov comunicò alla stampa e alla televisione che era spuntato un testimone in grado di confermare i sospetti dell'FSB, cioè di provare che Tobin era un agente dell'FBI americano. Tutti i giornali americani uscirono con titoli allarmati, paventando la messa sotto accusa di Tobin per spionaggio.

Chi era quel testimone così pericoloso per Tobin? Sì, rieccolo, era il nostro Kuznetsov. Si era ricordato, così sosteneva, che mentre era in carcere nel Connecticut nel 1998, aveva ricevuto la visita di un giovane agente dell'FBI il quale gli promise dei favori in cambio della collaborazione con i servizi americani. Kuznetsov aveva rifiutato e in seguito era tornato in Russia. Ora, nel maggio 2001, aveva visto in televisione un servizio sul caso Tobin e aveva riconosciuto in lui l'agente dell'FBI. Si era quindi rivolto all'FSB raccontando la storia. Quelli dei servizi segreti lo presero abbastanza sul serio da condurlo a Voronez (quasi 500 km a sud di Mosca) per un confronto con Tobin. L'americano negò di avere mai visto Kuznetsov, ma questi confermò che era sicuro al cento per cento che si trattasse dello stesso uomo che aveva cercato di reclutarlo tre anni prima.Mi sono procurato la traduzione di un articolo-intervista apparso su un giornale di Mosca, il Moskovsky Komsomolets del 26 giugno 2001, col titolo "Veleno per Mr Tobin", dove lo stesso Kuznetsov fornisce la sua versione della storia. Viene presentato dal giornale come uno dei maggiori specialisti di tossicologia, conosciuto in tutto il mondo, che si trovava in America, all'epoca del suo arresto, come professore di biochimica alla Western Connecticut University. Egli racconta che era stato arrestato ingiustamente con l'accusa di brogli finanziari e che in seguito fu rilasciato perché le accuse risultarono infondate. I suoi conti correnti bancari erano stati bloccati e quindi non poteva pagare la cauzione per tornare in libertà, né poteva permettersi di assumere un avvocato di fiducia. Un giorno, poco dopo l'arresto, le guardie lo svegliarono alle sette di mattina e lo condussero nell'ufficio di un funzionario del carcere, dove stava seduto un giovane in giacca e cravatta, Tobin appunto, anche se sotto falso nome. Il funzionario glielo presentò come un agente dell'FBI interessato al suo caso. Tobin mostrò un distintivo. I due furono lasciati soli e parlarono, in russo, per due ore. Tobin tornò a fargli visita anche in seguito. Che cosa voleva da lui? Gli chiedeva di fornire informazioni su altri scienziati suoi colleghi, quelli in Russia o quelli emigrati in America, e sulle loro ricerche (in un campo come la tossicologia che potrebbe avere implicazioni militari). In cambio gli veniva promesso che i suoi conti correnti sarebbero stati sbloccati, così da potersi pagare la cauzione e gli avvocati. Lui rifiutò. Gli venne anche offerto di guadagnare denaro mentre era in carcere se compilava recensioni di articoli di tossicologia. Questo lo accettò. Gli fu recapitato un plico di articoli, ciascuno dei quali faceva riferimento alle sue ricerche, e lui scrisse delle recensioni che gli vennero pagate cento dollari l'una. Fin qui il Moskovsky Komsomolets.

Quanto è credibile questa storia? Come minimo, contiene delle esagerazioni. Kuznetsov non è mai stato un tossicologo di fama mondiale, e comunque nel 1998 aveva già cambiato mestiere da parecchi anni. È improbabile che sia mai stato professore in una università statale americana, o lo avrebbe scritto nel suo curriculum. Non si direbbe che le accuse contro di lui risultassero infondate, se, come abbiamo visto, un giudice del Connecticut ha di nuovo emesso un mandato di arresto. Si può dubitare che in banca avesse tanto denaro da potersi pagare la cauzione (150 mila dollari, a suo dire), oltre ai servizi di un buon avvocato. Sarebbe difficile trovare un plico di articoli di tossicologia che tutti contengano riferimenti alle sue ricerche. Va aggiunto che Tobin, nel 1998, aveva solo 21 anni, un'età troppo giovane per assumere incarichi operativi nell'FBI. È poi inutile aggiungere che gli uffici dell'FBI, come riportato da tutti i giornali, smentirono immediatamente di avere mai avuto Tobin al loro servizio.

Sono possibili tre alternative. La prima è che, sorvolando sulle esagerazioni di contorno, la sostanza del racconto sia vera. Tobin, in realtà, non era uno studente qualsiasi e l'FSB aveva qualche motivo per rivolgergli le sue attenzioni. Iniziò giovanissimo l'addestramento nelle più prestigiose istituzioni militari americane. Dal 1994 al '97 è passato dall'una all'altra di quattro sedi. Ha seguito, fra l'altro, un corso su come condurre interrogatori per il controspionaggio. Ha seguito, sempre in una scuola militare, un corso intensivo di russo e lo parla molto bene. È riservista di una unità di intelligence dell'esercito. Poi si è iscritto a un college del Vermont per una laurea in Affari internazionali e ha trascorso un primo periodo in Russia. Nel 2000, dopo la laurea, ha vinto una borsa di studio della fondazione Fulbright e si è trasferito all'università di Voronez per un dottorato in Scienze politiche con una tesi sulla transizione della Russia alla democrazia.

Tobin vive a Ridgefield, a due passi da Bridgeport dove Kuznetsov era incarcerato. Si può pensare, come ipotesi, che avendo saputo che c'era uno scienziato russo in prigione, in una situazione precaria e quindi potenzialmente ricattabile, Tobin sia stato ansioso di mettere alla prova la sua abilità nel parlare il russo e nel raccogliere informazioni. L'ipotesi appare comunque molto improbabile.

Una seconda alternativa è che Kuznetsov si sia inventato tutto e si sia presentato di sua iniziativa a quelli dell'FSB, offrendo un racconto che poteva fruttargli un momento di popolarità e forse ricompense in denaro o qualche favore. Come terza alternativa, infine, fu l'FSB a voler fabbricare prove contro Tobin, per qualsiasi motivo, e si servì di Kuznetsov istruendolo sulla versione che doveva fornire. Non sapremo mai come siano andate realmente le cose.

Il 26 giugno 2001, come abbiamo detto, uscì l'articolo sul Moskovsky Komsomolets. Anche un'agenzia di stampa russa, Interfax, riportò analoghe dichiarazioni di Kuznetsov. Subito ci furono giornalisti americani che provarono a mettersi in contatto con lui, per avere maggiori notizie, ma il nostro risultò "introvabile", ciò che non sorprende. Allora cercarono notizie su di lui per altre vie. Nell'intervista, Kuznetsov aveva commesso un'imprudenza. Aveva citato per nome un paio degli scienziati, suoi amici, sui quali Tobin voleva informazioni. Qualche giornale trovò utile, per converso, contattare quegli scienziati per chiedere informazioni sul testimone dell'FSB. Lo fece in particolare il Moscow Times, un giornale in inglese che si pubblica a Mosca. Dalla redazione telefonarono in America a due scienziati. In un articolo apparso il 27 giugno, il giorno successivo a quello dell'intervista, la giornalista Ana Uzelac, in base alle informazioni raccolte in America, forniva un pessimo ritratto di Kuznetsov.16

Uno degli intervistati era Ted Sarafian, di origine russa, professore all'Università di California a Los Angeles. Disse che negli anni Ottanta lavorava in tossicologia e aveva avuto il sospetto che Kuznetsov avesse copiato qualche passaggio dai suoi articoli.17

Più grave fu la scelta di Kuznetsov di nominare Sidney Weinstein, il direttore dell'Intern. J. Neurosc., quello che gli aveva aperto le porte dell'America molti anni prima. Quando da Mosca gli telefonarono, ebbero un quadro disastroso. Weinstein si ricordava dell'imbroglio dell'articolo del 1989 sulla sua rivista, naturalmente, e in più era stato recentemente da me informato sui risultati della mia inchiesta.

Come la Uzelac riporta nel suo articolo,16 Weinstein definì Kuznetsov "un mentitore e un ladro". Disse che si era trasformato da promettente scienziato ad "abile imbroglione". Spiegò che aveva diverse volte violato l'etica scientifica, aveva pubblicato articoli basati su dati inventati e aveva citato riviste inesistenti. "Avrei seri dubbi su qualunque cosa Kuznetsov abbia detto su qualsiasi argomento", commentò Weinstein, "quest'uomo è un bugiardo e un sociopatico". Weinstein diede anche una notizia che fino ad allora non conoscevo. Disse che aveva ospitato il russo a casa sua e lui "se ne andò all'improvviso senza restituire i 36.000 dollari che gli avevo prestato".

Se alla redazione del Moscow Times erano bastate poche ore per reperire notizie così rovinose per l'attendibilità del testimone, ci si chiede come l'FSB potesse ignorarle: non una bella figura per un servizio di controspionaggio! I responsabili dell'FSB avevano pubblicamente diffuso le accuse di Kuznetsov, rischiando un aggravamento nei rapporti diplomatici fra America e Russia, sulla base della sua sola parola, senza verificare quanto fosse attendibile. Dai servizi segreti ci si aspetta che, prima di tutto, siano in grado di raccogliere informazioni sui loro informatori.

Il giorno appresso, 28 giugno, il Moscow Times usciva con un editoriale dal titolo: "Il testimone dell'FSB dovrebbe fare arrossire Putin".18 Il presidente russo, come si sa, fece carriera nel KGB, e in seguito, prima di accedere alla massima carica, era stato a capo dell'FSB. Ora il giornale diceva che Putin dovrebbe vergognarsi per il comportamento dei suoi "colleghi" di Voronez. "Invece di investigare riservatamente su queste apparentemente improbabili asserzioni [di Kuznetsov] e procurarsi la testimonianza dei colleghi americani di Kuznetsov secondo i quali egli è un mentitore, un plagiario, uno scienziato disonesto e un ladro, l'FSB di Voronez ha reso immediatamente pubblica la sua "evidenza"".

L'editoriale conclude: "Viviamo in una nazione dove il presidente, il ministro della difesa e altri importanti funzionari sono gli orgogliosi prodotti del KGB e dell'FSB. Anche se una così imbarazzante mancanza di professionalità da parte dei loro colleghi di provincia non è sufficiente per farli agire, si penserebbe che sia sufficiente almeno a farli arrossire".

A Voronez, gli agenti dell'FSB devono aver letto questi articoli, o hanno tardivamente raccolto informazioni sul loro testimone, perché da allora, che io sappia, non hanno mai più fatto cenno alle parole di Kuznetsov né hanno avanzato altre accuse di spionaggio contro Tobin. Non sappiamo se il presidente Putin sia diventato rosso, di vergogna o di rabbia, o se si sia ricordato degli articoli del Moscow Times, un mese dopo, quando Bush gli ha sollevato il caso Tobin. Sta di fatto che, di lì a pochi giorni, Tobin veniva liberato e la vicenda si concludeva. Se Tobin, non si sa mai, era davvero una spia, deve forse la sua salvezza al fatto che ha avuto come accusatore un uomo così poco credibile.

Forse possiamo aggiungere una quarta alternativa a quelle elencate: Kuznetsov fu pagato dai servizi americani per rendere una testimonianza che avrebbe reso inoffensivi i servizi russi! n

Note

1) Lui si firma, quando scrive in alfabeto latino, Dmitri Kouznetsov. Ci sono numerose altre varianti (per esempio, all'italiana, Dmitrij Kuznecov). Oggi, nell'era di Internet, è auspicabile che si arrivi a una standardizzazione dei nomi cirillici, o altrimenti diventa impraticabile l'uso dei motori di ricerca. Qui ho adottato la forma più frequente nei testi inglesi, Dmitry Kuznetsov.

2) Parlando di creazionismo, in questo contesto, ci riferiamo al braccio "scientifico" di certe sette religiose protestanti, diffuse prevalentemente negli Stati Uniti, che hanno posizioni fondamentaliste e pretendono che il testo della Bibbia vada preso tutto per vero, alla lettera. In particolare, prendono alla lettera il racconto biblico dei sei giorni della creazione. Cercano di dimostrare che il testo della Genesi non solo è da credere per fede, ma è dimostrabile con metodi scientifici. Ci sono varie forme di creazionismo, ma le associazioni e i personaggi con cui Kuznetsov fu coinvolto adottano la versione più radicale e "letteralista": l'universo è nato poche migliaia di anni fa e si è formato nel giro di una settimana; Dio ha creato una per una tutte le specie vegetali e animali; non c'è stata evoluzione delle specie in senso darwiniano; i resti fossili sono quelli degli animali periti nel diluvio biblico; il Gran Canyon è stato scavato nel giro di qualche mese dal deflusso delle acque del diluvio e così via. È un totale ribaltamento di tutta la scienza, dall'astrofisica alla geologia e alla biologia.

3) Kuznetsov non era stato fortunato nella scelta dei titoli che aveva inventato per le riviste, una delle quali era indicata come Upsala University Research Reports. Larhammar poteva perdonare l'errore nello scrivere il nome della sua città, ma non il fatto che, come poteva facilmente controllare, nella sua università non si era mai pubblicata una tale rivista. Né conosceva gli Scandinavian Archives of Molecular Pathology, dove doveva esserci un articolo del suo collega Holger Hyden, un noto scienziato. Larhammar gli chiese lumi, e lui disse che non aveva mai pubblicato quell'articolo e nemmeno conosceva la rivista. (A Kuznetsov deve piacere il rischio, perché questo Hyden era nel comitato di direzione proprio dell'Intern. J. Neurosc., e poteva ben capitargli di sfogliare quel fascicolo e di dare uno sguardo alla bibliografia).

4) D. Larhammar: "Lack of experimental support for Kuznetsov's criticism of biological evolution". Intern. J. Neuroscience, 77 (1994), 199-201.

5) Una associazione australiana, la Creation Science Foundation, si dissociò da Kuznetsov pubblicando poche righe sul suo periodico Prayer News (maggio 1995). Venivano forniti due motivi per la decisione di dissociarsi: oltre all'episodio della falsa bibliografia, ci si riferiva, senza scendere in dettagli, a "questioni finanziarie": "Abbiamo dato ampia opportunità al Dr Kuznetsov di discolparsi. Nonostante le sue ripetute assicurazioni (a noi e ad altri creazionisti coinvolti) che disponeva dell'evidenza per discolparsi, ha ripetutamente mancato di fornirla". Ho cercato di sapere qualcosa di più. Ho ricevuto due lettere, da un creazionista australiano e da uno inglese, che mi hanno raccontato analoghi episodi in cui ciascuno di loro fu coinvolto. Dato che questi episodi non sono stati finora resi pubblici, mi astengo dal fornire particolari.

6) Sulla Sindone e i suoi cultori, vedi il n. 19 di S&P.

7) È vero che ha partecipato al congresso e ha tenuto seminari a Roma. Non ho verificato per Torino e Firenze. Il direttore del Musis, Luigi Campanella, mi dice che Kuznetsov non ha incarichi ufficiali presso il museo ma è vero che in passato ha collaborato. Quanto a Villa Gualino, questa sede torinese ospita normalmente numerosi convegni e non è facile eseguire un controllo. Kuznetsov cita due relazioni, nel 1997 e 1998, in una serie di congressi su "Biotechnology and the preservation of cultural artifacts". Presso la Villa infatti esiste una "Fondazione per le biotecnologie" che tiene congressi. Ho scritto alla segreteria (Elena Spoldi ed Emanuela Massa), ma mi hanno telefonato che non conoscono il nome di Kuznetsov né hanno trovato sue pubblicazioni negli atti dei congressi.

8) I. Wilson: "Russia's Dr. Dmitri Kouznetsov: Can he any longer be believed?" BSTS Newsletter, novembre/dicembre 1996. (BSTS sta per British Society for the Turin Shroud.) L'editoriale di Wilson si può leggere in www.shroud.com/bsts4405.htm.

9) In una intervista del 2001 a un giornale russo (il Moskovsky Komsomolets, citato più avanti nel testo), al tempo dell'affare di spionaggio, Kuznetsov raccontò che nel 1997, all'epoca del suo arresto, era professore di biochimica alla Western Connecticut. Si riferì anche a Weinstein come al suo direttore. Non ho trovato conferme. Adler è morto nel 2000 e non ho potuto interpellarlo, ma suppongo che, qualora Kuznetsov avesse avuto un posto all'università, lo avrebbe riferito nel suo curriculum. Quanto a Weinstein (che ora risiede nel North Carolina), mi scrive che nel '97 Kuznetsov non ebbe incarichi nel suo laboratorio (il NeuroCommunication Research Laboratories di Danbury). Qualche motivo l'avrà comunque avuto per fermarsi là per mesi, mentre la sua famiglia era in Russia.

10) The News-Times copre, con le sue cronache locali, l'area del Connecticut occidentale (dove si trovano sia Danbury che Bridgeport, la città dove Kuznetsov scontò il carcere). Ho preso da questo giornale le notizie sulla vicenda giudiziaria. Nel suo sito Internet, www.newstimes.com, il giornale dispone di un archivio (gratuito) con un comodo motore interno di ricerca. Vedere al 25 maggio 1998 l'articolo di Karen Ali, " Man could have bad-check charges erased", e al 28 giugno 2001 l'articolo di Michael McKinney, "Tobin accuser linked to area". Una breve nota dell'11 dicembre 1997, "Arrest made in bad-check scheme", con la notizia dell'arresto, non è più disponibile nell'archivio ma fu riportata da Ian Wilson (BSTS Newsletter, maggio/luglio 1998) e si può leggere su www.shroud.com/bsts4702.htm. Vi si dice che altri assegni, sottratti agli stessi intestatari, emersero nei vicini stati di New York e New Jersey, ma la polizia del Connecticut non indagò fuori dallo stato.

11) Vedere l'articolo del 28 giugno 2001, citato alla nota precedente. Alla stessa epoca, la notizia che Kuznetsov era ricercato per violazione dei termini della libertà condizionale fu anche riportata, al di là della stampa locale, da un dispaccio dell'Associated Press, "Tobin accuser is wanted as a fugitive in Connecticut", che si può ancora leggere su www.boston.com/news/ daily/28/tobin_28.htm (il servizio elettronico del Boston Globe).

12) Vedere lo stesso articolo di McKinney citato nelle ultime due note.

13) Kos, "rivista di medicina, cultura e scienze umane", è un mensile divulgativo di alto livello, pubblicato presso il San Raffaele, ospedale e importante centro di ricerca medica milanese. La rivista vanta un comitato scientifico internazionale con nomi di tutto rispetto nel campo della scienza e della cultura.

14) La stampa americana si occupò diffusamente del caso Tobin. Durante quei mesi, nel 2001, accedendo ai siti dei giornali americani si trovavano moltissimi articoli. Ancora oggi sono reperibili numerosi articoli, ma ci sono giornali che non danno accesso ai loro archivi elettronici se non dopo registrazione (a pagamento).

Tobin era originario del Connecticut e il già citato giornale locale, The News-Times, gli diede ampio spazio nelle sue cronache. Fortunatamente, l'archivio del suo sito Internet, www.newstimes.com, ha l'accesso gratuito. Inserendo il nome Tobin nel motore di ricerca interno al sito, per l'annata 2001, si ottengono tutti gli articoli, in numero di circa settanta, che coprono in dettaglio l'intera vicenda. Tutte le notizie che riporto (a parte le notizie riprese da giornali di Mosca che cito più sotto) si ritrovano in questa serie di articoli (oltre che nei tanti articoli degli altri giornali che, di volta in volta, uscivano tutti con cronache analoghe). In particolare, per quanto attiene a Kuznetsov, si possono vedere sul News-Times gli articoli di Michael McKinney: quello del 27 giugno, "Tobin accused again", quello già più volte citato del 28 giugno, e una intervista a Tobin dopo il suo ritorno a casa, "The final word", del 19 agosto. Tobin descrive la visita nella sua cella di Kuznetsov, accompagnato da due agenti dell'FSB, come "il momento più nero" della sua prigionia.

Un lungo articolo di Matthew Brzezinski, "John Tobin's road from Middlebury to a Russian prison", con un riepilogo generale della vicenda (fin quasi alla sua conclusione), apparve il 29 luglio 2001 sul New York Times (sezione Magazine). Per accedere all'archivio di questo giornale occorre la registrazione, ma l'articolo fu riportato integralmente su un altro sito dove è ancora reperibile: www.mapinc.org/ drugnews/v01/n1372/a04.html?182.

15) Per quanto riguarda l'interessamento di Bush, i giornali riportarono la dichiarazione che fu rilasciata da James Maloney, un parlamentare, deputato per il Connecticut al Congresso di Washington, che fu molto attivo nel cercare di ottenere la liberazione di Tobin. Vedere, dal News-Times, l'articolo del solito McKinney per il 24 luglio 2001: "Bush asked Putin to free Tobin, Maloney says".

16) Ana Uzelac: " FSB may slap spy charges on Tobin", The Moscow Times, 27 giugno 2001. L'articolo si può ancora leggere nel sito Internet del giornale: www.themoscowtimes.com/ stories/2001/06/27/001-print.html. Il sito ha un archivio, con motore di ricerca interno, dal quale si possono ricavare parecchi articoli sul caso Tobin. L'accesso all'archivio, per gli articoli meno recenti, è a pagamento, ma ho scoperto un piccolo trucco (finché funziona) che permette di entrare gratis. È sufficiente chiedere, di ciascun articolo, la versione per la stampante (cioè priva di figure e colori), ciò che si ottiene inserendo un "print" alla fine dell'indirizzo Internet, come nell'esempio qui sopra.

17) Va detto, però, che, in una lettera che mi ha scritto, Sarafian non sembra dar peso ai sospetti di plagio. Anche un articolo del News-Times, quello già citato del 28 giugno 2001, riporta una dichiarazione di Sarafian dove non traspaiono accuse verso Kuznetsov.

18) "FSB Witness Must Make Putin Blush" (Editorial). The Moscow Times, 28 giugno 2001. Si può leggere sul sito: www.themoscowtimes.com/ stories/2001/06/28/005.html.

Gian Marco Rinaldi

e-mail: zzpuy@tiscalinet.it