Allan Karderc e il "libro degli spririti"

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  • 24-08-2002
  • di Roberto Grassi

1848. I genitori delle sorelle Margaret e Kate Fox sentono dei rumori nella notte provenire dalla camera delle loro bambine. Appena giunti nella stanza riescono a parlare con l'entità che produce i colpi e capiscono che si tratta di uno spirito che cerca di comunicare.

Quarant'anni più tardi, Margaret Fox rivela che quello che avevano portato avanti per tanto tempo era solo uno scherzo (molto ben riuscito, peraltro) ideato per spaventare la loro mamma facilmente impressionabile.

Nel frattempo, la loro "scoperta" aveva generato una serie di credenze nella possibilità di dialogo con gli spiriti giunte quasi intatte fino ai giorni nostri.

Attualmente, lo spiritismo, inteso come la religione che crede non solo nella possibilità della sopravvivenza della personalità umana (spirito) dopo la morte corporea ma anche nella sua capacità di comunicare con noi, viene comunemente diviso in due grandi branche: a) la prima (spiritualism) tenta di provare in modo scientifico l'esistenza degli spiriti attraverso fenomeni ed è tuttora prevalente nei paesi di lingua inglese. Non ha ancora dato risultati significativi; b) la seconda (spiritism) dà per scontata l'esistenza degli spiriti ed è più interessata al messaggio filosofico o religioso che essi intenderebbero darci. È oggigiorno diffusa in America Latina ed è praticata da milioni di seguaci. Il suo fondatore fu il francese Allan Kardec.

Allan Kardec

Hyppolite Léon Denizard Rivail (1803-1869), era medico e aveva una certa propensione nel campo letterario, in cui lasciò alcuni scritti. In seguito all'ondata di spiritismo proveniente dagli Stati Uniti si interessò al fenomeno medianico e spiritico divenendo egli stesso medium delle sedute che compiva. Nel 1857, firmandolo con lo pseudonimo di Allan Kardec suggeritogli da uno spirito nel corso di una seduta, scrisse Il Libro degli Spiriti, considerato un vero e proprio testo sacro dello spiritismo. Nel 1858 fondò La Revue Spinte e al trionfo del primo libro fece seguire Il Libro dei Medium e Il Vangelo secondo gli Spiriti. Alla sua morte fu sepolto nel cimitero parigino di Père-Lachaise e la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi.

Il Libro degli Spiriti

Si compone di 1019 risposte che gli spiriti avrebbero fornito ad altrettante domande formulate dai partecipanti alle sedute di Kardec. Gli argomenti spaziano dalla metafisica all'etica, dalla religione al naturalismo (quando si trattano argomenti circa le differenze e le analogie fra l'uomo e gli animali).

Kardec riceve e successivamente suddivide questi messaggi in quattro capitoli che partono dai messaggi spiritici riguardanti le Cause Prime e il mondo Spiritico fino a quelli riguardanti le Leggi Morali per chiudere con il capitolo Speranze e Conforti.

Al di là dei messaggi degli spiriti (e dunque della quasi totalità del libro) ciò che realmente può interessare il critico sono l'introduzione alla filosofia spiritica e la conclusione in calce al libro scritte dallo stesso Kardec.

La curiosità risiede in due fattori. Il primo è che Kardec cerca di dimostrare l'esistenza del fenomeno spiritico tentando di darne un fondamento scientifico; il secondo è che le obiezioni portate al metodo scientifico sono le stesse contro cui comunemente si batte lo scettico desideroso di far comprendere appieno la sua posizione.

Introduzione allo studio della dottrina spiritica

Si tratta senz'altro della parte più interessante del libro, in cui Kardec descrive il modo in cui si è accostato allo spiritismo, i motivi per cui si debba credere come veri i fenomeni spiritici e una serie di altre considerazioni interessanti sulla impossibilità del metodo scientifico nell'analisi dello spiritismo.

Nelle prime due sezioni Kardec dibatte sulla necessità di dare alle parole che si utilizzano un significato preciso. Anzitutto distingue lo spiritismo dallo spiritualismo e poi sente la necessità di chiarire il concetto che si deve avere dell'anima qualora si voglia seguire la dottrina spiritica. In base alla definizione che dà della parola anima egli divide il mondo in materialisti, panteisti e spiritualisti, che chiamano: "Anima l'essere incorporeo e cosciente di sé, che risiede in noi e sopravvive al corpo", tenendo ben separato il concetto di anima e principio vitale che sarebbe la causa della vita materiale e organica, assimilabile in toto al concetto di fluido elettrico animalizzato mutuato molto probabilmente dalle teorie di Mesmer.

Interessante anche la successiva divisione in anima vitale (presente in tutti gli esseri viventi), anima intellettiva (di cui sono dotati solo uomini e animali) e anima spiritica (pertinente agli uomini).

Finalmente, dopo queste opportune chiarificazioni, Kardec arriva a chiarire i fondamenti della dottrina spiritica:

Noi ci indirizziamo agli uomini di buona fede, che non hanno idee preconcette e immutabili, e sono sinceramente desiderosi di istruirsi, e dimostreremo loro come la più gran parte delle obiezioni contro questa dottrina, provengono da una DIFETTOSA OSSERVAZIONE DE! FATTI, e da giudizio pronunziato con troppa leggerezza o precipitazione.

Dunque Kardec vuole partire dai fatti. Seguiamolo:

Il primo fatto che attirò l'attenzione di molti, fu quello di oggetti messi in movimento, fatto che venne volgarmente designato con la denominazione di tavole semoventi. Questo fenomeno [...]si produsse accompagnato da circostanze singolari, come rumori insoliti e colpi battuti da forza occulta e misteriosa.

Questi, dunque, sono i fatti. Nel resto dell'introduzione Kardec non menziona altri fenomeni degni di nota che possano giustificare un accostamento allo spiritismo:

Se i fenomeni di cui ci occupiamo si fossero limitati al movimento di oggetti, avrebbero potuto avere spiegazione dalle scienze fisiche; ma non fu così: dovevano poco a poco rivelarsi FATTI veramente straordinari. Si avvertì che l'impulso dato agli oggetti non era effetto di una cieca forza meccanica, ma palesava l'INTERVENTO DI UNA CAUSA INTELLIGENTE. Aperta che fu questa via, si trovò un campo di osservazioni del tutto nuovo, e si tolse il velo a molti misteri.

È evidente che in questo passaggio Kardec confonde una considerazione o la volontà di molti come un fenomeno provato; un po' come quella strana sindrome per cui se molti credono, o vogliono che una cosa sia vera, essa lo diventa automaticamente (vedi le leggende metropolitane, per esempio).

L'intervento della causa intelligente consisteva nella credenza che il tavolo si muovesse in base a una forza "occulta" per rispondere alle domande con un codice intelligente (A=1 colpo, B=2 colpi e così via.).

Kardec (che crede ciecamente alla forza "occulta") si meraviglia della giustezza delle risposte e della loro perfetta correlazione con le domande. Poco più avanti, lo "spirito", stanco di quel metodo (pensate al povero medium che deve alzare il tavolo 21 volte per scrivere una Z e immaginate uno spirito zuzzurellone particolarmente pigro e avrete il motivo di questo messaggio spiritico) suggerisce di adattare una matita a un canestrino creando così una primitiva ouija per mezzo della quale comunicare i propri pensieri.

Voilà, il gioco è fatto. Lo spirito parla, il medium scrive con il canestrino e la matita (in seguito, dice lo stesso Kardec, il medium prenderà addirittura in mano la matita così verrà sveltito e facilitato il lavoro di trascrizione), e tutto ciò che ne viene fuori (i messaggi spiritici veri e propri) esula ormai da una spiegazione più o meno razionale.

Semmai i problemi logici e di metodo sono a monte e alla facilità con cui una persona possa scambiare i raps (colpi, solitamente schioccati dai medium con le dita dei piedi) per rumori di natura occulta, e trucchi da illusionismo per fenomeni paranormali.

Kardec ci tiene però a sottolineare che lui ha preso in considerazione anche questa ipotesi. Ecco cosa dice a questo proposito:

Alcuni obiettano che in questi fenomeni si sono spesso scoperti dei trucchi. In primo luogo domanderemo a costoro se siano proprio sicuri di quanto affermano, o se forse non abbiano scambiato per trucco qualunque effetto di cui non sapevano darsi ragione pressappoco come quel villano che prendeva un dottissimo fisico in atto di fare le sue esperienze per un abile giocoliere. Ma poi anche ammesso che realmente qualche volta ci sia dell'inganno, sarebbe questo un motivo per negare tutti i fatti? Bisogna dunque rinnegare la fisica, perché alcuni prestigiatori abusarono del suo nome?

Qui Kardec distingue bene la confutazione de re da quella de persona, mirabilmente formalizzata in seguito da Schopenauer, ma cade nell'errore contrario, quello in cui se una persona appare degna di fede sia responsabile di pari azioni, come se un fisico di fama mondiale sostenesse da un giorno all'altro di materializzare oggetti con la forza del pensiero.

È evidente che l'unico sistema per tutelarsi da questo meccanismo del "principio di autorità" (ipse dixit) consiste nel basarsi esclusivamente sulla affermazione che viene compiuta e sulla sua confutazione, indipendentemente da chi venga detta, proprio ciò che il CICAP compie ogni giorno.

Visita alla tomba di Kardec

di Massimo Polidoro

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Nel maggio del 1989 mi trovavo a Parigi in compagnia di James Randi, il famoso investigatore del paranormale, con cui avevo appena cominciato a lavorare. Un giorno ci trovavamo a visitare il cimitero di Père-Lachaise, dove riposano le spoglie di artisti come Frederick Chopin, Amedeo Modigliani, Oscar Wilde, Edith Piaff e Jim Morrison. Tra le tombe dell'enorme cimitero, scoprimmo anche quella di Allan Kardec. La cosa non avrebbe suscitato eccessiva meraviglia se non fosse stato per il fatto che, a differenza dei sepolcri delle altre celebrità del passato, per la maggior parte spogli e abbandonati all'erosione del tempo, quello dello spiritista non solo era pulito e lucido, ma era letteralmente coperto di fiori freschi (vedi foto a lato).

Solo due settimane dopo quella visita, lessi con stupore che alcuni vandali ignoti avevano fatto saltare in aria la tomba. Tutto ciò non può che dimostrare come, nonostante siano passati 120 anni dalla sua morte, il ricordo di Kardec fosse ancora vivo nella memoria dei suoi fedeli e dei suoi nemici.

Il motivo per cui sono stato spinto a scrivere questo breve articolo su Kardec consiste nel fatto che leggendo le affermazioni che egli portava per dimostrare la solidità della sua "disciplina" mi è sembrato di ritrovare argomentazioni classiche e abusate anche ai giorni nostri dai sostenitori dei fenomeni paranormali.

La mia impressione è che i seguaci dello spiritismo siano fermi a questa introduzione di quasi 150 anni fa.

Ad esempio, il paragone (purtroppo ancora attuale) fra le scoperte della scienza derise dalle comunità scientifiche e gli attuali sostenitori del paranormale si basa su un sostegno alquanto labile.

Come la gravità, o come l'elettricità si starebbe qui parlando di una forza invisibile di cui vediamo gli effetti ma non riusciamo a capire la causa. In cosa è differente il fluido elettrico animalizzato dalla gravità? Sono invisibili entrambi eppure il primo è stato accettato dagli scienziati, il secondo ancora no "perché la scienza è cieca".

La differenza sostanziale è che mentre la mela che cade (effetto) è un fenomeno osservabile e ripetibile, gli effetti del fluido elettrico animalizzato sono tutti da dimostrare come esistenti. A Kardec bastavano un tavolo che si muoveva e i colpi provenienti da una forza occulta (nel suo libro non viene citato altro). Per lui, ciò era un effetto sufficiente ad abbisognare di una causa come l'esistenza degli spiriti e della loro possibilità di comunicare con noi.

E ancora, il secondo appunto mosso alla scienza: "Come può la scienza, visto che dispone di un metodo che non dà la certezza, avere la risposta definitiva?" E anche qui la risposta viene facile.

La scienza e il suo metodo non hanno la presunzione di dimostrare che l'effetto osservabile dipenda sicuramente da una causa ben specifica, ma è in grado di affermare se quell'effetto sicuramente non dipenda da una causa ben specifica (principio di esclusione).

Nel caso in questione, gli effetti osservabili empiricamente erano il tavolo semovente e i colpi "occulti". Le cause potevano essere (in prima approssimazione) due: a) trucchi del medium; b) fluido elettrico animalizzato.

Il metodo scientifico avrebbe esaminato in primis la prima causa e solo dopo avrebbe ipotizzato se la seconda non potesse davvero essere quella responsabile dell'effetto citato, a patto che il fenomeno fosse stato ripetibile (la mela cade sempre dall'albero, mica decide di non cadere quando è in prossimità di uno scettico con "vibrazioni negative").

Purtroppo per noi, e per i milioni di seguaci in America Latina, Kardec ha scelto la seconda senza curarsi della prima (in barba al rasoio di Occam). Per fortuna che anche lui scriveva: "I fatti: ecco l'unico vero criterio dei nostri giudizi, il solo argomento senza replica. Qualora essi manchino, il dubbio è la opinione del sapiente".

Roberto Grassi

geologo,

fa parte del Gruppo Lombardia del CICAP