Sullo spiritismo

di Dimitrij Ivanovic Mendeleev<br>con un saggio di silvano tagliabue<br>Bollati boringhieri, 1992<br>pp. 174 &euro; 15,49

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  • 01-11-2006
  • di Giuseppe Ardito
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Questo piacevole libretto comprende un saggio introduttivo di Silvano Tagliagambe che ci illustra in modo sintetico ma efficace il rapporto che lo scopritore della legge periodica degli elementi ebbe con la città di San Pietroburgo, a cui segue il testo delle tre celebri conferenze che Mendeleev tenne, nel 1875 e 1876, in questa città sul tema "Spiritismo". In queste conferenze, Mendeleev illustra i risultati a cui era pervenuta la Commissione di studio sui fenomeni spiritici da lui presieduta.

Docente di chimica organica all'Università, sosteneva fermamente che la Russia dovesse porsi come obiettivo quello di accelerare il cammino e raggiungere gli altri stati europei.

Da buon illuminista, egli riteneva che per conseguire questo scopo occorresse incrementare sensibilmente le risorse destinate all'istruzione e alla ricerca scientifica perché il progresso scientifico aveva sì un valore in se stesso, ma era anche condizione imprescindibile per un progresso culturale, economico e sociale. Considerazione, quest'ultima, più che mai valida anche al giorno d'oggi, ma che la maggior parte dei nostri governanti sembra ignorare del tutto.

Nel 1869 Mendeleev conseguì il risultato al quale è da allora legato il suo nome e che consolidò la sua fama ed il suo prestigio a livello internazionale: la scoperta della legge della periodicità e l'elaborazione del sistema periodico degli elementi. Si poteva presumere che, con questi risultati alle spalle, nessuno avrebbe più potuto negargli il riconoscimento a cui teneva moltissimo: l'ammissione all'Accademia delle Scienze di Pietroburgo. Nel 1880 infatti era morto l'accademico Zinin e si era messo in moto il meccanismo per la nomina di un nuovo membro. Contrariamente alle aspettative, al suo posto venne nominato un certo Beilstein, il cui merito principale era stato quello di illustrare ai colleghi europei, peraltro in modo neppure del tutto corretto, proprio le teorie di Mendeleev (segno che le famigerate mafie accademiche funzionavano anche allora...). La scelta scatenò l'indignazione di tutti gli scienziati, sia russi che di tutta Europa, ma non ci fu nulla da fare: in nome di una mal interpretata indipendenza, i cattedratici non tornarono sulla propria decisione. Ciò non impedì a Mendeleev di ricoprire, anni più tardi, prestigiosi incarichi ministeriali (presso il Ministero della Marina, quello della Difesa e, soprattutto, la direzione della Camera dei pesi e delle misure che si occupava del riassetto delle unità di misura).

Ma cosa c'entra Mendeleev con lo spiritismo? Per comprenderlo dobbiamo far riferimento al fatto che, nella seconda metà del 1800, i fenomeni spiritici erano di gran moda in tutta Europa, non c'era infatti grande città nei cui teatri non si esibissero medium, maghi e magnetizzatori. A questo proposito, Tagliagambe fa notare come anche Dostoevskij, nel suo Diario di uno scrittore (1876), faccia riferimento all'ampia diffusione dello spiritismo, in Russia come altrove, e avanzi, tra il serio ed il faceto, una sua opinione in merito. La sua idea era che la prova migliore dell'esistenza dei "diavoli" e della loro interferenza negli eventi del nostro mondo non era costituita tanto dai fenomeni spiritici, che pure si attribuivano al loro diretto intervento, ma piuttosto dalla discordia che l'accertamento e la valutazione di questi fenomeni introduceva nella società. Il riferimento ai litigi che avvenivano nella commissione fortemente voluta da Mendeleev e costituita per iniziativa della Società di Fisica dell'Università di Pietroburgo è più che palese.

Accanto ai numerosi professori universitari, per garantire una assoluta imparzialità nell'osservazione dei fenomeni, partecipavano alle sedute anche i cosiddetti "garanti", ovvero il chimico Butlerov (sulla cui competenza scientifica non potevano esistere dubbi), il biologo e divulgatore scientifico Nicolaij Vagner e il letterato A.N. Aksakov, tutti e tre accesi sostenitori della realtà dei fenomeni spiritici.

Tre ragioni spinsero Mendeleev a partecipare ai lavori della Commissione: in primo luogo, l'amicizia che lo legava a Butlerov, il quale l'aveva personalmente sollecitato; in secondo luogo, perché, da scienziato, era mosso da una sana curiosità di poter valutare la reale consistenza di un fenomeno che andava diffondendosi sempre più nella popolazione e, terzo, proprio perché andava diffondendosi così rapidamente, c'era più di un motivo di preoccupazione per il dilagare di un irrazionalismo che, anziché far progredire spiritualmente il popolo, lo avrebbe ricacciato nell'oscurantismo che aveva caratterizzato i tempi più bui del Medioevo, con i suoi diavoli, i processi alle streghe e le più bieche superstizioni.

Le tre conferenze che dovevano illustrare i risultati della Commissione si tennero a Pietroburgo rispettivamente il 15 aprile 1875 nell'auditorium della Società Russa della Tecnica, il 24 aprile e il 25 aprile 1876 nell'auditorium della Città del Sole.

Se nella prima conferenza Mendeleev mantenne il "fair play", trattando delle varie ipotesi avanzate per spiegare i fenomeni spiritici (ipotesi organica, meccanica, magnetica, spiritica, nonché pura e semplice frode), e come si sarebbe proceduto nello studio nei mesi successivi, nelle altre due si mostrò piuttosto seccato perché alcuni membri (tra cui Butlerov e Aksakov) non solo non avevano mantenuto l'impegno di non pubblicare niente prima della diffusione dei verbali delle sedute, ma addirittura andavano sostenendo che i fenomeni spiritici si erano dimostrati veri e che i medium osservati erano stati in grado di spostare tavolini (mentre, come si vedrà, avevano spostato sì i tavolini, ma soltanto i loro e non quelli portati dalla commissione).

Tra i medium "ingaggiati" vi erano i famosi fratelli Petty: dopo alcune sedute "spiritiche", la commissione potè dimostrare, senza ombra di dubbio, che utilizzavano nient'altro che trucchi, riconosciuti peraltro anche da Butlerov e soci; si decise allora di convocare una nuova medium: la signora Clyre, inglese, la quale per dimostrare le sue capacità faceva ballare tavoli... ma, posta davanti al tavolo manometrico allestito dalla commissione (tavolo che poggiava su un sistema di tubicini che dovevano rilevare spinte dall'alto al basso o laterali), non riuscì mai a smuoverlo di un centimetro e in seguito si rifiutò di provarci ancora (mentre continuava a spostare tavoli che sceglieva lei...). Anche un altro tavolo, con le gambe divergenti in modo da impedire di toccare con le proprie gambe quelle del tavolo stesso, non fu fatto sollevare dalla medium come invece aveva richiesto la commissione. In compenso riuscì a far levitare un tavolino portato da Aksakov (ma un membro della commissione vide chiaramente un piede della Clyre sotto una delle gambe del tavolo!).

Nella terza e ultima conferenza, Mendeleev illustrò infine i risultati circa le sedute in cui doveva prodursi la materializzazione di spiriti (fenomeni già verificatisi secondo il racconto di attendibili testimoni), ma, una volta predisposta un'apposita stanza, senza altre entrate o nicchie nascoste da tendaggi... non si ebbe alcuna apparizione di fantasmi. Per spiegare il fallimento degli esperimenti, i medium avanzarono le loro proteste in quanto la troppo elevata fiscalità imposta dagli sperimentatori non permetteva loro di esprimersi al meglio!

In conclusione: questo grande personaggio riuscì a dimostrare con grande anticipo quella che, al giorno d'oggi, è ormai una regola consolidata, ovvero: controllo scientifico = 0, fenomeno spiritico = 100; controllo scientifico = 100, fenomeno spiritico = 0.