La conoscenza imperfetta

I limiti della scienza nell'opera di uno dei più grandi filosofi del XX secolo

  • In Articoli
  • 10-01-2003
  • di Alberto Viotto
La "Guida per i collaboratori di Scienza e Paranormale" (che potete trovare sul sito web del CICAP) ricorda che uno dei criteri da osservare esaminando le affermazioni sul paranormale è il "principio della carità". È importante mantenere il rispetto anche nei confronti di maghi, astrologi e occultisti; se vi sono dubbi o ambiguità a proposito di un'affermazione sul paranormale, essi vanno risolti a favore di chi fa l'affermazione. Anche se siamo estremamente sicuri del nostro punto di vista, è bene tenere presente che le nostre competenze sono comunque limitate. La posizione del CICAP a proposito del ruolo della scienza (vedi ad esempio l'articolo di Paola De Gobbi su S&P numero 40) è molto chiara: non si pensa che la scienza possa spiegare qualsiasi cosa, né si vuole imporre il paradigma scientifico attuale, che è comunque in continua evoluzione.

La nostra conoscenza è limitata, e da questa affermazione non può non derivare un maggior grado di attenzione e di rispetto verso tutto ciò che non rientra nel nostro modo di pensare, persino verso il paranormale. Molte affermazioni illuminanti sui confini di ciò che possiamo sapere si possono trovare nell'opera di uno dei più grandi filosofi del XX secolo: Ludwig Wittgenstein.

Una vita fuori dall'ordinario


Ludwig Wittgenstein nacque nel 1889 a Vienna, ultimo di otto fratelli. Il padre era uno degli uomini più ricchi dell'Austria e la sua casa era frequentata da musicisti come Brahms e Mahler. Quando il fratello Paul, che suonava il piano, perse il braccio destro sul fronte russo, numerosi musicisti, tra cui Ravel, Prokofiev e Richard Strauss gli dedicarono composizioni pianistiche per la mano sinistra. Wittgenstein studiò ingegneria meccanica a Berlino e successivamente a Manchester. Dopo un incontro con Gottlob Frege, considerato il padre della logica moderna, nel 1911 si trasferì a Cambridge per studiare logica con Bertrand Russell. Durante la guerra del 1914-1918 prestò servizio militare come volontario nell'esercito austriaco ottenendo diverse menzioni per il suo coraggio. La sua prima opera, il Tractatus logico-philosophicus, fu terminata durante una licenza nell'estate del 1918. Nel 1919, al termine della guerra, ereditò dal padre una cospicua fortuna, ma decise di commettere "suicidio finanziario", secondo l'espressione di uno dei suoi legali, rinunciando a ogni proprietà. Da allora considerò sempre il dover lavorare per vivere come una condizione indispensabile per dare senso alla propria vita.

Wittgenstein riteneva di avere risolto con il Tractatus tutti i problemi filosofici e coerentemente si dedicò ad altre attività. Dal 1920 al 1926 insegnò come maestro elementare in alcuni paesi della Bassa Austria. Nel 1926 lavorò per qualche tempo come giardiniere in un convento, con l'intenzione di dedicarsi alla vita monastica. Dal 1927 al 1928 si dedicò a progettare e a dirigere i lavori di costruzione della casa della sorella Margaret a Vienna.

Il 1928 costituì una svolta decisiva nella sua vita. Dopo avere assistito a una conferenza sui fondamenti della matematica, ripensò ad alcune delle tesi del Tractatus e decise di dedicarsi nuovamente alla filosofia. Nel 1929 ritornò a Cambridge come insegnante e continuò a lavorare ai suoi scritti fino alla morte, avvenuta nel 1951, senza però pubblicare più nulla. L'opera più importante di questo periodo, Ricerche filosofiche, apparve postuma nel 1953.

Il Tractatus logico-philosophicus


Il Tractatus logico-philosophicus è un libro criptico e di difficile lettura ma che contiene un gran numero di osservazioni di folgorante profondità. È composto da 526 proposizioni, tutte numerate e ordinate gerarchicamente. Le proposizioni di ordine più elevato hanno un numero di una sola cifra, variante da uno a sette; le proposizioni con un numero di due cifre sono un commento a una delle proposizioni di ordine più elevato, e così via (ad esempio la proposizione 1.2 è un commento alla proposizione 1, la proposizione 1.21 è un commento alla proposizione 1.2, eccetera).

Il tema principale del libro riguarda la struttura logica delle proposizioni, ma spazia anche in altri campi, come i principi della fisica, l'etica, la mistica e, soprattutto, i confini di ciò che possiamo conoscere:
Gli eventi del futuro non possiamo arguirli dagli eventi presenti. La credenza nel nesso causale è la superstizione. [5.1361]

Che il sole sorgerà domani è un'ipotesi; e ciò vuol dire: Noi non sappiamo se esso sorgerà. [6.36311]
'' Tutta la moderna concezione del mondo si fonda sull'illusione che le cosiddette leggi naturali siano la spiegazione dei fenomeni naturali. [6.371]

Persino le leggi naturali non rappresentano dei paradigmi assoluti; esse sono inadeguate a spiegare la realtà e possono fallire nel prevedere gli eventi futuri. Non possono quindi essere usate come armi contro chi non condivide il nostro modo di pensare.

Il tacere


La settima e ultima sezione del Tractatus è composta da una sola, famosissima, proposizione:

Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. [7]

Questa proposizione, coerentemente con il proprio enunciato, non ha alcuna subordinata. Con questa proposizione Wittgenstein si riferisce principalmente alle problematiche del senso della vita e del mistico, di cui trattano le proposizioni immediatamente precedenti:

Noi sentiamo che, persino nell'ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati. Certo, allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta.

(6.52)

La risoluzione del problema della vita si scorge allo sparire di esso.

(6.521)

Ma v'è dell'ineffabile, esso mostra sé, è il Mistico.

(6.522)

La proposizione 7, però, può essere interpretata in molteplici modi e applicata a molti altri contesti. Essa rappresenta la raccomandazione di non andare mai al di là delle proprie competenze, di parlare solo se effettivamente si ha qualcosa di significativo da dire.


Alberto Viotto

Laureato in Fisica, lavora come consulente informatico e si occupa di divulgazione scientifica

Nota


Le citazioni sono tratte da Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Biblioteca Einaudi, 1995. Traduzione di Amedeo G. Conte.