Rischiosa intervista a Uri Geller

In questo momento sono al telefono con il sensitivo e piegatore di cucchiai israeliano famoso in tutto il mondo, il grande Uri Geller. Mi dice: "Ciao Simon! Mi hai scritto chiedendomi di rilasciarti un'intervista: vieni pure a trovarmi". Sono passati solo pochi giorni dalla mia richiesta ed eccomi già qui sulla veranda della sua spaziosa casa a Sonning-on-Thames ad intervistarlo. L'inossidabile Mr. Geller è qui di fronte a me che pedala sulla sua cyclette (mi confida di fare 80 miglia al giorno, nonostante i 50 dichiarati ai giornali). Segue una dieta vegetariana rigorosa da 17 anni, e nonostante i suoi 49 anni ha un aspetto particolarmente giovanile. Sotto la sua esile corporatura si cela una notevole forza fisica: quando mi sono presentato, con la sua mano lunga e scarna mi ha dato una stretta che pareva una morsa.

Alla mia domanda su come trascorre il tempo, adesso che non è più oggetto di venerazione collettiva, risponde: "Ho fatto un grosso spettacolo in tivù con Sir David Frost; lo show si chiama Beyond Belief ed è stato seguito da 13 milioni di spettatori. Ci ha molto stupito il fatto che dopo il mio esperimento sulla telepatia due milioni e seicentomila persone ci abbiano chiamato da casa per raccontarci le loro esperienze. Poi scrivo libri, mi esibisco nelle televisioni di tutto il mondo e faccio delle cose molto particolari, quasi paranormali".

"Me ne può dire una?"

"Sono tutte molto segrete. Ho ideato un telefono... veramente, la compagnia telefonica ha ideato per me un telefono molto singolare". Geller indica un apparecchio piuttosto comune che sta sopra ad un tavolino dietro di noi. "È un prototipo, in effetti non avresti dovuto vederlo. Farà delle cose del tutto straordinarie - non dirlo a nessuno".

"Maledizione, ormai l'ho visto, così non sarà più una sorpresa per me".

"Inoltre ho in progetto una linea di abbigliamento con impressi dei messaggi positivi. Ma l'idea più ambiziosa che ho in mente, a parte il film Mindbender diretto da Ken Russell, è un viaggio in automobile attraverso i paesi del Medio Oriente che non hanno ancora firmato i trattati di pace con Israele. Credo perciò che sarò molto impegnato".

 

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Il sedicente sensitivo Uri Geller

La varietà di poteri che Geller si attribuisce già di per sé costituisce un mistero, in ogni caso questa varietà di trovate è una delle astuzie che gli hanno permesso di fare un sacco di soldi. Se lui fosse davvero un sensitivo gli basterebbe giocare d'azzardo per guadagnare senza problemi tutti i miliardi che vuole. Allora gli chiedo se fa pronostici, ad esempio sulla lotteria nazionale.

"I miei figli sì, ma io personalmente sto alla larga da queste cose. Scommettere vorrebbe dire mettermi alla prova nell'indovinare dei numeri, non credo che ci riuscirei, non sono mica un giocatore d'azzardo". Questa sì che è bella. Lo stesso Geller che ha affermato di essere stato pagato dalle compagnie d'estrazione mineraria per cercare i minerali col pensiero si tirerebbe indietro di fronte ad una somma come quella della lotteria! Peggio ancora, continua a rifiutare qualsiasi sfida a dimostrare, dietro ricompensa, i suoi 'poteri' in condizioni di controllo atte ad escludere l'inganno. È successo, ad esempio, nel 1988, quando il magnate inglese Gerald Flemming offrì un premio di 250.000 sterline da devolvere in beneficenza se Uri Geller fosse riuscito a piegare un cucchiaio alle condizioni descritte. Gli chiedo come mai quella volta non si fece vivo. "Non ho mai sentito parlare di questo Flemming, né m'interessa", taglia corto. Allora insisto nel fargli notare che i soldi sarebbero andati in beneficenza. Geller fa finta di non aver sentito: "Digli pure che può offrire anche un miliardo di dollari, non m'interessa; che si trovi qualcuno interessato alla sfida, di sensitivi poveri in canna ce ne sono tanti."

"Ma è per B-E-N-E-F-I-C-E-N-Z-A, Uri!"

"In ogni caso non mi interessano le sfide. Né mi sono mai interessate. Hai capito?"

No, spiacente, ma non riesco a capire. Geller ha sempre colto le sfide quando le condizioni erano a lui 'favorevoli'. Non era forse una sfida la sua partecipazione ai test dell'Istituto di Ricerca di Stanford (SRI), nel 1972, quando fu chiamato a piegare dei cucchiai? Questi esperimenti (pubblicati nel 1974 dai fisici Russell Targ ed Harold Puthoff sulla rivista scientifica Nature) hanno dato dei risultati inattendibili. Quando glielo faccio notare, Uri si giustifica così: "Beh, ti dirò... quella volta, certo, c'è stata un po' di preparazione, comunque i cucchiai li ho piegati. Purtroppo a loro non è bastato. Gli scienziati esigono le prove analizzabili in laboratorio. II motivo dei miei insuccessi è molto semplice: quando vengo messo alle strette i miei poteri non funzionano. Questo vale anche per il fenomeno che mi ha reso famoso. AI contrario, sul palcoscenico, o in altri luoghi importanti dove non sono sotto pressione, ecco che i miei poteri emergono. In laboratorio, invece, mi risulta estremamente difficile, e pensare che è proprio qui che vorrei far vedere le mie doti paranormali."

Ultimamente Geller sembra meno propenso a piegare cucchiai, e questo dipende probabilmente dai molteplici incidenti fatali: degli spettatori rivelarono di averlo visto piegare degli oggetti fisicamente, con le sue stesse mani. I 90 minuti di esibizione all'Exagone a Reading nel 1987 furono recensiti dal quotidiano Reading Evening Post in un articolo titolato "Uri smascherato in uno show"; uno scettico, Mike Hutchinson, aveva rivelato al giornalista del Post le tecniche usate dal paragnosta. Sconfitto il suo cavallo di battaglia, Geller comunque non molla, sfoggiando degli altri poteri. "Diciamo che in qualche modo ho voluto sbarazzarmi dell'etichetta di piegatore di cucchiai", mi dice, "forse ne avevo abbastanza di dovermi mettere continuamente alla prova di fronte al pubblico con il numero dei cucchiai. Forse era finito col diventare una banalità priva di importanza - sebbene molti scienziati, non riuscendo a spiegare il fenomeno, continuino ad esserne interessati. Certo, ci sono dei prestigiatori che possono piegare il metallo con dei trucchi, ma per il fenomeno autentico non esiste alcuna spiegazione".

 

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L'abitazione di Uri Geller

Pietre filosofali e altre meraviglie

Molte delle pretese del sensitivo sono eccessive. Ad esempio, prendiamo l'asserzione secondo cui Geller avrebbe acquisito la pietra filosofale che gli avrebbe permesso di mutare del metallo qualsiasi in oro. Al riguardo mi racconta: "Ho detto questo, è vero. Innanzitutto ho impiegato cinque ore a trasformare il metallo. Anche se non ho ancora la prova che fosse diventato oro, so che qualcosa è diventato giallo, perciò non ho dubbi che si trattasse veramente di oro. In seguito ho acquistato delle spranghe di piombo e ho ripetuto l'esperimento, aspettando per ore... Poi mi sono reso conto che quello che stavo facendo era stupido e ridicolo". Davvero ridicolo, come lo è del resto l'ostentazione con cui cerca di attribuirsi il merito di ogni sorta d'avvenimento che fa notizia. Un esempio recente è una sua dichiarazione secondo cui la scorsa stagione egli aiutò la squadra di calcio del Reading durante gli spareggi del campionato con l'intervento dei suoi poteri psichici. Ecco come commenta questo episodio: "Certo che li ho aiutati: dopo 124 anni continuano quasi puntualmente ad accaparrarsi il titolo... Quell'anno ho iniziato ad aiutare seriamente John Madejski, il presidente del club calcistico del Reading. Non faccio altro che sedermi e concentrarmi. Sì, certo, credo di trasmettere un certo entusiasmo ai tifosi".

"Però non ce l'hanno fatta a vincere, eh?"

"Beh, c'est la vie. Secondo la numerologia è probabile che quest'anno ce la facciano perché il 125 è un numero speciale. In ogni caso si sono classificati molto bene ed ora sto facendo del mio meglio per riuscire a far qualcosa per la squadra, visto che partecipo a tutte le partite in casa".

L'egocentrismo di Geller, d'altra parte, non si ferma qui. Ha affermato che se potesse mettersi in contatto con tutta l'umanità in occasione delle olimpiadi di Sydney nel 2000, sarebbe in grado di realizzare la pace nel mondo telepaticamente.

"Sto facendo del mio meglio", mi racconta, "non è necessario che sia io ad avere questo compito, chiunque potrebbe farlo, purché riesca a trasmettere il messaggio. Oggigiorno persino presidenti, vicepresidenti e capi di grandi agenzie accettano i fenomeni psichici senza pregiudizi, perché sanno che funzionano".

Come se i fenomeni psichici non fossero abbastanza, Geller afferma anche di essere stato in contatto con gli alieni. Secondo lui un essere chiamato 'IS' (Intelligenza Spaziale) proveniente dal pianeta 'Hoova' lasciò previdentemente dei messaggi sul suo registratore.

"Questa entità, o qualunque cosa fosse, usava delle parole stranissime, come Hoova e Spectra", dice Uri. "Questi nomi li ho trovati registrati nella cassetta del mio registratore. Ora, io sono certo che la cassetta fosse vuota - voglio dire, io stesso l'ho controllata. Allora cos'è successo? Di chi erano quelle voci?"

"L'ha incontrato questo alieno?"

"No... ho visto delle luci nel cielo, ho avvistato degli UFO, ho anche visto qualcosa sul terreno che non riesco a spiegare, ma un essere, in effetti, non l'ho mai visto. Magari".

Sembra che Geller abbia un sacco di credenze: fenomeni psichici, UFO, alieni spaziali, numerologia, astrologia e panteismo sono solo alcune delle cose che fanno di lui un gran credulone. Gli chiedo: "Crede che i suoi 'poteri' siano un dono di Dio?"

"Come ho ripetuto molte volte, mentirei a me stesso se dicessi: "No, non è un dono di Dio, è energia che viene da dentro". Davvero, riflettendoci seriamente, devo dire che tutto viene da Dio".

Negli ultimi cinque anni Geller ha intentato diverse azioni giudiziarie (o ha minacciato di farlo) nei confronti di coloro che hanno osato criticarlo per mezzo della stampa. Geller ha ritirato quasi tutte queste querele. Nel 1993 un tribunale della Florida l'ha condannato ad un risarcimento di 20.000 dollari in favore dello CSICOP, il Comitato per l'Indagine Scientifica del Presunto Paranormale, dopo una causa durata quattro anni in cui venne coinvolto anche James Randi.

"II tribunale respinse la mia istanza e mi fu imposto il pagamento di una certa somma" mi spiega Uri, "non è stata colpa mia, ho perso la causa per vizio di procedura. C'era qualcosa che il mio avvocato non aveva fatto in tempo a verbalizzare. Non credo si trattasse di una grave omissione".

"Questa causa le ha lasciato del rammarico?"

"Non ho nessun rammarico, ti sto solo raccontando come la penso. Ho l'impressione che, tutto sommato, al di là di chi fa causa, solo gli avvocati ci guadagnino. Ecco tutto."

Molla il registratore!

A questo punto Geller dice: "C'è una cosa che non voglio finisca lì dentro!" e mi prende il registratore. Poi comincia a giocherellare con i tasti. Preoccupato per questa manovra, mi alzo di scatto (il registratore era stato nascosto alla mia vista dal fianco di Geller) e mi precipito ad indicargli qual è il pulsante per spegnerlo. Lui controlla l'apparecchio minuziosamente per assicurarsi che io non riprenda la registrazione. Contro la mia volontà gli lascio il registratore e torno al mio posto. Ora mi aspetto che Geller dica qualcosa, o di sentire il rumore del nastro che si riavvolge, oppure i rumori provocati dalla manomissione del sensitivo. Non succede nulla di tutto questo, eppure non riesco a stare tranquillo mentre tiene il registratore. Le mie preoccupazioni vengono confermate qualche minuto dopo: mi rimprovera il fatto che la mia intervista ha un taglio troppo scettico per i suoi gusti. Mi agito sulla sedia con imbarazzo, pur cercando di non cedere di fronte allo sguardo penetrante e ormai anche minaccioso di Geller. A registratore spento, il mio interlocutore continua menzionando ciò che hanno detto di lui certi libri, compreso The Truth about Uri Geller di James Randi e Physics and Psychics di Victor Stenger. Citando i passi di questi libri che secondo lui sarebbero diffamanti, si lamenta di come questi commenti l'abbiano offeso, gli abbiano rovinato la reputazione e via dicendo. Resta comunque il fatto che durante i vari processi legali non si è mai chiesto al sensitivo di dimostrare l'autenticità dei suoi 'poteri' e sembra che egli non abbia nessuna intenzione di querelare chi lo accusa di usare dei semplici trucchi. Dopo essersi sfogato, Geller sorride e mi dice che possiamo continuare. Mi accorgo all'improvviso che si sta beffando di me, commettendo un'infrazione al protocollo dell'intervista, perciò balzo in piedi in segno di disapprovazione: senza che riuscissi a vedere, Geller ha fatto in tempo a riavvolgere il nastro (e non per sbaglio) e adesso preme il tasto di registrazione minacciando di cancellare gran parte dell'intervista. Allora afferro il registratore da una parte e gli dico in modo risoluto di restituirmelo. Per qualche secondo c'è questo grottesco braccio di ferro fra me e Geller per accaparrarsi l'apparecchio. È evidente che Geller sta cercando di impedirmi di svelare il suo spudorato tentativo di sabotaggio. Alla fine strappo il registratore dalla sua stretta e scopro indignato che ha veramente cancellato il nastro un bel po' (perché non è riuscito a cancellare la cassetta col pensiero? Dopotutto è stato proprio lui a dichiarare alla stampa di aver cancellato delle cassette magnetiche per computer con il pensiero). A questo punto Uri appare molto irascibile, ed io faccio del mio meglio per continuare la discussione, nonostante abbia il battito del cuore quasi udibile.

Ad intervista conclusa, Geller scende dalla sua cyclette e bisbiglia: "Voglio che tu sia sincero con me: da chi hai avuto certe informazioni sul mio conto?" Rispondo che il materiale di consultazione proviene da un serie di fonti diverse, tra cui l'articolo pro-Geller pubblicato da Puthoff e Targ. Non mi crede e mi riprende con insolenza: "Fammelo vedere allora". Allora frugo nella mia borsa ed estraggo l'articolo. Cogliendo il momento giusto per placarlo, gli ricordo l'intervista al Fortean Times (Dicembre 1994/Gennaio 1995), benché fossi convinto che fosse tutta una montatura. "Ah, compri il Fortean Times!" esclama soddisfatto.

E vai col cucchiaino

Come rituale spettacolo di commiato, Geller acconsente di piegare il mio cucchiaio, a condizione che non sia troppo impegnativo. Ecco cosa succede: dopo aver consegnato il cucchiaio a Geller, mi metto a raccogliere i miei articoli. Lui si allontana verso il termosifone, sostenendo che l'effetto "funziona meglio vicino al metallo". Osservo molto attentamente, ed il cucchiaio sembra avere un lieve piegamento sulla giuntura fra il manico e la cavità mentre continua ad essere mosso a piccoli scatti intermittenti. Poi, soddisfatto, tiene fermo i I cucchiaio che ha un'evidente piegatura di circa 10 gradi. Certo non è un granché, ma poi si gira e va verso il tavolo che sta dietro di lui e non appena vado a vedere, il cucchiaio sembra essersi piegato ulteriormente. Mentre usciamo all'aperto per fare delle fotografie, il cucchiaio ha quasi raggiunto l'inclinatura di un angolo retto. Quindi mi autografa il cucchiaio e lo spettacolo finisce qui.

Dunque cos'è successo veramente? Nonostante fossi convinto di aver sempre tenuto lo sguardo fisso sul cucchiaio, mi sono reso conto a posteriori che Geller poteva sfruttare diversi istanti in cui ero distratto. Considerando il suo particolare talento nell'imbrogliare il pubblico, sono certo di esserci cascato anch'io. I movimenti che facevano oscillare il cucchiaio possono avermi dato l'impressione che si stesse piegando mentre lo guardavo: era il continuo movimento a distrarmi. Come dice James Randi: "Se Uri Geller piega cucchiai scomodando i poteri divini, allora usa decisamente il metodo più complicato".

Geller si mette in posa per la foto, mostrando il cucchiaio piegato, poi mi invita a tenermi in contatto con lui. Dopo l'iniziale velenosa ostilità, ho riacquistato la sua fiducia.

Sentimento non corrisposto, Uri.

Simon Jones

sta conseguendo il suo dottorato presso l'Università di Reading, in Inghilterra, ed è redattore del giornale dell'università: Spark.

Traduzione a cura di Romina Bisato