Falsi "Misteri" in TV

Misteri: si cambia o si chiude? Alcuni se lo sono chiesto dopo che Lorenza Foschini ha annunciato che il prossimo anno non condurrà più il programma di Raitre dedicato al mondo del paranormale. Noi abbiamo voluto tracciare per i lettori di S&P un bilancio di questa trasmissione che, soprattutto in questa edizione, si è attirata critiche numerose e spesso molto severe.

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Una prima notazione si impone. Se l'ambizione del programma era quella di far conoscere al grande pubblico fenomeni e capacità sinora ignote, va riconosciuto che il risultato ottenuto è davvero deludente. In tre anni di trasmissioni, infatti, nessuno dei tanti partecipanti è riuscito a produrre alcuna prova dei suoi presunti poteri paranormali. Dei tanti articoli e studi che, secondo i diversi ospiti della Foschini, sarebbero stati presto pubblicati per offrire anche ai più scettici una prova definitiva e certa dell'esistenza di un qualsiasi potere paranormale, non uno è uscito. E anche le molte ricerche annunciate come prossime alla conclusione si devono essere perse per strada, perché non se ne è vista traccia su alcuna rivista scientifica seria. Quel che vi è di certo, dunque, è solo che Misteri è stato un ottimo trampolino pubblicitario per questi signori e per le loro attività. Quel che, ancora una volta, non si è visto è la prova reale di così clamorosi poteri e capacità.

Nelle pagine seguenti leggerete alcuni articoli sulla trasmissione pubblicati da diversi quotidiani e riviste. Come vedrete si tratta nella totalità dei casi di giudizi molto duri, ma anche, a nostro parere, estremamente motivati. E' infatti chiaro che i giornalisti e gli scienziati che si sono espressi non lo hanno fatto per snobismo intellettuale, ma per denunciare una reale incapacità della trasmissione di offrire al grande pubblico della televisione un approfondimento serio sul cosiddetto paranormale.

Misteri ha avuto almeno tre fasi. Primo anno: la fiera del paranormale. Le affermazioni più strabilianti, i fenomeni più incredibili presentati senza alcun criterio, se non quello di impressionare i telespettatori, e senza un contraddittorio serio. Secondo anno: il pentimento. Gli autori della trasmissione fanno pubblica ammenda e dichiarano: d'ora in avanti guarderemo tutto con l'occhio della scienza. Viene annunciata come determinante la consulenza di esponenti del CICAP che, purtroppo, però, nella gran parte dei casi, significa solo una presenza più o meno tollerata di qualcuno di noi in studio. Terzo anno: di tutto un po'. Abbandonati veggenti e maghi, la trasmissione si occupa di volta in volta delle piramidi in Egitto o del cosiddetto paranormale religioso, senza però offrire, come fanno notare molti, un'informazione qualificata, capace anche di sviluppare nel pubblico l'indispensabile spirito critico.

Quanto a noi del CICAP. pur tra molti dubbi espressi anche su queste pagine, abbiamo continuato a partecipare a Misteri, quando invitati, nella convinzione che la nostra presenza potesse servire a far sapere al pubblico che non esiste un unico modo di guardare ai presunti fenomeni paranormali. Abbiamo anche chiesto a Lorenza Foschini di venire a discutere del rapporto tra mezzi di comunicazione e paranormale al Congresso del CICAP di Macerata perché il nostro obiettivo non è quello di contestare il lavoro di singole persone, quanto piuttosto quello di porre il problema di un modo diverso di intendere la funzione sociale della tv. Quella che critichiamo è, infatti, una visione riduttiva del pubblico, considerato incapace di ragionare in maniera seria sui problemi.

L'approfondimento viene allora sostituito da un "bombardamento" di affermazioni e immagini strabilianti che hanno il solo scopo, vista I 'inesistenza di una vera analisi e di un e contraddittorio paritetico, di colpire emotivamente i telespettatori. Proprio perché mirate esclusivamente a produrre emozioni, queste trasmissioni non sviluppano la riflessione, ma servono solo a determinare o rafforzare nel pubblico una delle convinzioni più diffuse a livello di senso comune: forse non è tutto vero quel che è stato detto in tv, ma qualcosa di reale ci sarà.

Tutto questo processo si basa su una sorta di finta neutralità: non è nostro compito, dicono i curatori, stabilire se c'è qualcosa di vero in questi fenomeni, noi vogliamo che sia il pubblico a giudicare. Dimenticando, o fingendo di dimenticare, due questioni fondamentali. La prima è che, in quanto operatori culturali, il loro compito è proprio quello di offrire agli spettatori tutti gli elementi e gli strumenti per giudicare. La seconda è che, poiché ogni trasmissione televisiva è il risultato di una scelta operata da chi la realizza, è fondamentale definire con precisione i criteri su cui si basa tale scelta, relativa tra l'altro agli argomenti da affrontare e agli ospiti da invitare. Tale criterio infatti, non può essere quello che si sente ripetere spesso: "al pubblico piacciono queste cose". Al di là del disprezzo che sottende, infatti, questa è la scusa di chi produce tv spazzatura o cinema di serie C, non può essere la giustificazione per chi lavora a un programma di informazione.

Il problema è, dunque, se la tv debba essere uno strumento che produce cultura e divertimento o, semplicemente, il ricettacolo dei personaggi più ridicoli e delle affermazioni più stupide. Voglio continuare a credere di più alla prima ipotesi, convinto come sono che curiosità, fantasia e sete di conoscere e di divertirsi non debbano per forza passare dalle quartine di Nostradamus.