Sfida agli omeopati

L'uso di terapie alternative va aumentando anche in Italia. Dal 1991 a oggi[1] la percentuale di italiani che hanno utilizzato agopuntura, omeopatia e fitoterapia è passata dal sette al 15 per cento circa. In particolare, l'omeopatia è passata dal 2,5 all'8,2 per cento. Tra chi non ha mai provato una terapia alternativa, quattro su dieci dichiarano di considerarle comunque positivamente; i contrari sono il 23 per cento, e i non informati il 34 per cento.

L'omeopatia è quella che registra un aumento maggiore, e si conferma la terapia più degna di attenzione. Attenzione critica, s'intende, poiché il vero problema di fondo di tutte le terapie cosiddette alternative è uno solo, per definizione: la mancanza di prove convincenti circa la loro reale efficacia. Il dibattito su questo punto essenziale si va facendo acceso, e vede da un lato i sostenitori, minoritari ma sempre più agguerriti, dall'altro vari settori della scienza, maggioritari ma poco reattivi, che iniziano forse ora a produrre alcuni deboli "anticorpi culturali".

Segnalo di seguito alcuni avvenimenti di qualche interesse per il CICAP.

- Dopo la pubblicazione su La Chimica e l'Industria [2] (rivista della Società Chimica Italiana) dell'articolo riportato in questo opuscolo, lo inoltrai ( in veste di ricercatore universitario, non di membro del CICAP) alle seguenti persone e società, con un invito a volere collaborare per una sperimentazione volta a verificare l'efficacia di un preparato omeopatico.

Prof. U. Bartocci (Dipartimento Matematica Università di Perugia) Prof. P. Bellavite e Prof. M. Zatti (Ospedale Policlinico, Verona) CISDO, Segrate (MI)

prof. V. Elia, Università di Napoli

Dott. F. Fenoglio (Genova) Fondazione Omeopatica Italiana, Napoli Dott. M. Marotta (Pres. AIO, Ass. It. Omeopatia, Roma) Dott. P. Mattoli (FIAMO, Perugia)

Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica Rita Zanchi (Cortona , AR)

Dott. F. Tonello (Genova)


Le reazioni sono state le seguenti:

La Fondazione Omeopatica Italiana, la Scuola Superiore Internazionale di Medicina Veterinaria Omeopatica, il dott. Tonello e il dott. Fenoglio non hanno mai risposto. (Gli ultimi due si erano detti disponibili a sperimentazioni in occasione di incontri col dott. Silvano Fuso del CICAP Liguria.)

Né il prof. Mario Zatti, né il prof. Paolo Bellavite (la figura più di spicco dell'omeopatia italiana) hanno risposto. Interpellato telefonicamente in seguito, Bellavite si è detto non interessato a sperimentazioni. Bellavite ha in seguito dato una risposta pubblica che inzia con le parole: "Le motivazioni, i metodi e gli obiettivi del dibattito sull'omeopatia così come sollevato dal CICAP sono scientificamente inaccettabili e comunque non rappresentano niente di nuovo su una querelle che si trascina da duecento e più anni..." e termina con le parole." ... per me parlano le pubblicazioni scientifiche, di cui con chi è seriamente interessato sono sempre disposto a discutere".

Il prof. Elia non mi ha mai risposto direttamente. La Chimica e l'Industria mi passò una sua lettera di precisazioni (inviata alla redazione) per avere una mia risposta, ma poi l'intero carteggio non proseguì sulle pagine della rivista ed è perciò doveroso ignorarlo e non commentare (ma sarebbe istruttivo poterlo fare).

Il dott. Marotta ha risposto telefonicamente, affermando che lui si occupa solo dell'aspetto legislativo. Mi ha invitato a un incontro che si teneva alla Fiera di Milano, ivi presentandomi a un rappresentante del CISDO. Costui si è detto non interessato a sperimentazioni, ma mi ha in seguito fatto pervenire un opuscolo [3] edito a cura della società francese Boiron, che elenca lo stato dell'arte delle sperimentazioni cliniche e di laboratorio.

In questo opuscolo si descrive [4] l'esperimento definitivo e migliore di tutti, che dimostrerebbe senza alcuna possibilità di errore che un preparato omeopatico ha un'efficacia diversa da quella della semplice acqua. Si tratta di una ripetizione del famoso esperimento di Benveniste del 1988, eseguito pero' in doppio cieco e con procedure automatizzate. L'esperimento è stato condotto presso laboratori italiani, francesi, inglesi e olandesi. Nei Paesi Bassi non si sarebbero viste differenze tra preparati e controllo, mentre negli altri laboratori sì. In Italia l'esperimento è stato eseguito presso il Dipartimento di Farmacologia di Firenze dal prof. Mannaioni, un allergologo di fama che non si è mai occupato di omeopatia. Gli ho inviato una richiesta per una copia del lavoro, ma non ho avuto risposta; ne ho poi ottenuto una fotocopia da altre biblioteche. Questo fondamentale articolo consta di appena due pagine, senza parte sperimentale, ed è stato pubblicato su un supplemento della rivista ( possibile che fosse soltanto una comunicazione a un congresso?). Su questo filone siamo in attesa di sviluppi.

Nel frattempo, ha risposto anche il prof. Bartocci di Perugia, un matematico sempre interessato a tutte le anomalie scientifiche e organizzatore di congressi sulla "Scienza eretica". Bartocci già da tempo si era fatto portavoce di un altro esperimento che comproverebbe l'efficacia di un preparato omeopatico a base di fosforo per prevenire tumori indotti chimicamente su dei topi, eseguito dal dott. Mattoli e altri presso un laboratorio di Perugia nel 1991-92. Immediatamente dopo, Bartocci aveva contattato il Comitato di Henri Broch, in Francia, invocando la ripetizione dell'esperimento per concorrere alla "sfida" di Broch e Theodore, simile a quella di Randi, e lo aveva reso noto al prof. Piazzoli, vicepresidente del CICAP.

Il lungo carteggio con i francesi ( undici lettere, dal settembre 1992 al marzo 1994) è stato integralmente pubblicato nel 2001 [5] sui Quaderni di Parapsicologia del Centro Studi Parapsicologici di Bologna, e si trova anche su Internet all'indirizzo www.dipmat.unipg.it/~bartocci/broch.html .

Dopo vari scambi di posta elettronica tra Bartocci, Mattoli e me, affermai

- che mi spiaceva che non si fosse arrivati a una ripetizione dell'esperimento con i Francesi, ma che questo riguarda il CICAP solo marginalmente.

- Che gli scambi Bartocci-CICAP , dal 1992 in poi, erano precedenti alla decisione del CICAP stesso di diventare rappresentanti per l'Italia della "sfida " di Randi.

- Che comunque il CICAP non ha alcun obbligo di intraprendere sperimentazioni o collaborazioni proposte da terzi, e che dunque il problema era ancora trattato più che altro in modo accademico.

- Che invece ora, chi desidera effettuare un esperimento può accettare il bando della "Sfida", facendosi carico di ogni problema logistico, organizzativo e di spese, talché il CICAP sia ciò che deve essere, ovvero un comitato di "controllo" , o verifica, col quale dovranno essere discussi e messi a punto di comune accordo i protocolli sperimentali.

I termini di questo test, semplificando il discorso, sono molto semplici: si prepareranno 50 boccettini di preparato omeopatico e 50 identici di placebo. Essi saranno siglati e mescolati - e i codici tenuti segreti . Lo sperimentatore dovrà distinguere almeno 40 boccettini di preparato su 50, utilizzando qualunque metodo: chimico fisico, biologico, clinico, ecc.

Il prof. Mattoli, con molta gentilezza e pragmatismo, ritiene a questo punto di potersi impegnare a ripetere il suo probante esperimento (finora eseguito una sola volta) accettando anche formalmente le condizioni della Sfida di James Randi. Ho provveduto a inviargli il bando il 17 settembre 2001.

Va riconosciuto al dott. Mattoli il merito del coraggio e della coerenza con le idee che sostiene. Fino ad ora è il solo tra tutti i suoi colleghi ad aver deciso di uscire dal terreno delle discussioni per lasciare parlare i fatti e gli esperimenti.

(si veda anche il box Piero Angela querelato )

Note


1) vedi Tempo Medico, 19 aprile 2001, p. 16; Corriere della Sera, 19 aprile 2001, p. 17
2) La Chimica e l'Industria 81, 1023 (1999)
3) Ricerca in Omeopatia. Ed. Boiron, Francia, 1999
4) Belon, P, Cumps J., Ennis M., Mannaioni P. F., Sainte-Laudy J., Roberfroid M., Wiegant F. A. C. Inflammation Research 1999; Res 48, Supplément 1: 17-18.
5) Quaderni di Parapsicologia XXXII, 1, 29-50 (2001)