Quanti strafalcioni in TV

"Bloopers" e papere al cinema e in TV non aiutano il pubblico a capire come funziona veramente la scienza

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  • 10-06-2002
  • di Romolo G. Capuano

Il 30 gennaio 2001 un ragazzo del Connecticut si da fuoco dopo aver visto un programma in televisione. Jackass - questo il titolo del programma - era stato trasmesso da MTV e mostrava il presentatore, Johnny Knoxville, che, indossando un giubbotto ignifugo, si dava fuoco. Il ragazzo è stato ricoverato allo Shriner's Hospital for Children di Boston con ustioni di secondo e terzo grado.

Questo episodio - uno tra tanti - testimonia del fatto che i media sono ormai diventati tra i principali produttori e diffusori di conoscenza, una delle fonti più importanti di informazioni e nozioni sul mondo che ci circonda: non rappresentano soltanto una finestra sulla realtà, uno strumento per riflettere su essa, ma la realtà stessa, la base su cui edifichiamo buona parte della nostra conoscenza del mondo. In particolare, l'informazione, intesa come ambito specifico della produzione mediale, costituisce nell'odierna società la chiave d'accesso immediata a un universo estremamente vasto, variegato e soprattutto fisicamente distante; rappresenta inoltre un elemento fondamentale nel processo di acquisizione della conoscenza sociale.

Soprattutto: "I media hanno un impatto particolarmente forte quando presentano conoscenze che esorbitano dall'esperienza diretta dello spettatore o lettore"!

Le conoscenze della chimica, della fisica e della scienza in genere, che dovrebbero essere trasmesse da agenzie di socializzazione quali la scuola, rimangono spesso trascurate soprattutto per le modalità accademiche con cui vengono comunicate. Ciò favorisce forme di apprendimento "altre" legate, ad esempio, al mondo dei media e ai modi accattivanti e suggestivi attraverso cui questi operano. Apprendere la fisica diviene così più attraente se guardiamo un episodio di X-Files o di Star Trek piuttosto che se partecipiamo alla lezione di un docente universitario. Il problema è che programmi come X-Files o Star Trek non sono prodotti in nome della verità scientifica, ma in nome dell'audience. Ciò che interessa non è il contenuto scientificamente accurato, ma la diffusione di sensazioni e di intrattenimento.

Due teorie, sorte nell'ambito degli studi massmediologici, sottolineano, in modo particolare, il potere dei media nel plasmare la nostra conoscenza: la "Teoria dell'Agenda Setting" e la "Teoria della Coltivazione".

La prima teoria sostiene che: "In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include un'importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi, alle persone"2.

La Teoria della Coltivazione, invece,"attribuisce al mezzo televisivo la funzione di agente di socializzazione, di principale costruttore di immagini e rappresentazioni mentali della realtà sociale. Più ore un soggetto trascorre nel mondo della televisione, più assorbe concezioni della realtà sociale coincidenti con le rappresentazioni televisive di essa. I forti consumatori di televisione interpretano il mondo in maniera diversa da chi la guarda poco. Il processo di coltivazione prevede almeno due momenti:

1. Gli spettatori di fiction televisiva osservano un mondo che differisce sostanzialmente dal mondo reale, sia in termini di contenuti degli eventi, sia in termini di ruoli sociali;

2. I forti consumatori di televisione fanno esperienza di uno "spostamento di realtà", cioè risultano influenzati nella loro percezione della realtà sociale dai contenuti televisivi".3

Queste due teorie, che negli ultimi anni hanno riproposto il tema del potere forte dei media, sostengono, quindi, che:

1. I media possono non dirci cosa pensare ma ci dicono quali sono i temi sui quali pensare e riflettere;

2. I media socializzano gli individui a determinate visioni del mondo e a determinate conoscenze della realtà.

Applicando i contenuti delle due teorie, che hanno ricevuto buone conferme sperimentali, all'apprendimento di conoscenze scientifiche, si può affermare che:

1. La scienza non è usualmente indicata dai media come uno degli argomenti intorno a cui pensare qualcosa;

2. I fruitori dei media sono spesso socializzati a mondi simbolici incongrui rispetto ai fatti di cui parla la scienza.

La prima affermazione è immediatamente evidente se si pensa al poco spazio che i programmi scientifici hanno in un qualsiasi palinsesto televisivo, spesso anche nella presunzione che gli spettatori percepiscano la scienza come noiosa e pesante. Il cosiddetto prime time, ad esempio, cioè il periodo di massimo ascolto televisivo, è dominato dalla fiction, ritenuta più leggera e meno impegnativa.

La seconda affermazione è, invece, meno evidente. I mondi presentati dai media sono, spesso, fantastici, onirici, irreali, anche quando introducono situazioni che dovrebbero essere quotidiane e reali. A volte, la ricerca della realtà sfocia nella produzione dell'iperrealtà in cui "tutto è più vero del vero", con effetti spesso paradossali. Le leggi della chimica, della fisica e delle altre scienze sono, così, costantemente manipolate, distorte, virtualizzate a favore di dimensioni fantastiche che privilegiano l'improbabile al possibile. Tutto ciò fa sì che gli spettatori della televisione crescano in un "brodo simbolico" che, se non è filtrato dal senso critico, predispone all'accettazione dei contenuti più inverosimili "perchè l'ha detto la televisione".

C8 da tener presente che gli effetti forti contemplati dalle due teorie non sono fenomeni omogenei e monolitici. In altre parole, l'effettiva incidenza dei messaggi non dipende esclusivamente dall'esposizione ai media, ma dall'interazione dinamica tra messaggi e contesti in cui intervengono numerose variabili come età, sesso, appartenenza sociale, contesto familiare e personale degli individui. Ciò detto, è, però, evidente che i media hanno un ruolo importante nel plasmare le rappresentazioni sociali dei fenomeni e, quindi, le rappresentazioni sociali della scienza.

Il caso dei "bloopers"

Un modo divertente di fare i conti con l'"inferma scienza" dei media è quello di considerare i cosiddetti bloopers. Il termine blooper (in italiano: errore grossolano, papera) descrive gli strafalcioni commessi durante la direzione di un film, che spesso rappresentano e diffondono violazioni, più o meno evidenti, delle leggi della scienza. Si tratta di situazioni in cui, ad esempio, un'invenzione del XX secolo compare in un film ambientato nel XVI secolo o dei tecnici di scena entrano nelle inquadrature, o, ancora, un personaggio appare completamente asciutto dopo che nella sequenza temporalmente precedente era bagnato. I bloopers sono, per lo più, dovuti a distrazioni, problemi di montaggio, anomalie tecniche, ma, a volte, sono imputabili a vera e propria ignoranza. Ogni film ha almeno una decina di bloopers. Spesso, sono talmente sistematici da comunicare un'impressione di inevitabilità come se le cose non potessero che essere così.

Carl Sagan fornisce l'esempio di Star Trek dove "...l'idea che Spock possa essere un incrocio fra un essere umano e una forma di vita evolutasi indipendentemente sul pianeta vulcano è geneticamente molto meno probabile di un incrocio fra un essere umano e un carciofo"4, ma, nonostante ciò, è presentata come estremamente naturale. Determinati generi, come la fantascienza, sembrano particolarmente inclini al blooper e lo coltivano per rappresentare situazioni futuribili in cui la realtà è stravolta dall'avvento di tecnologie innovative. Altre volte, infine, i bloopers sono creati intenzionalmente per ottenere precisi effetti di realtà. In questo caso, abbiamo il paradosso di una o più violazioni pianificate per rendere un evento più credibile e reale del reale!

I bloopers, soprattutto se presentati in maniera sistematica e reiterata in serie di grosso impatto in termini di audience, finiscono con il "colonizzare" l'immaginario comune, diffondendo come reali conoscenze false, ciò anche in virtù dell'effetto ripetizione per cui se una notizia è costantemente ripetuta nei media, viene ad essere accettata come vera. Il risultato finale è che oggi gran parte dei fruitori dei media danno per scontata l'esistenza di fatti scientifici che scientifici non sono.

Il sito www.bloopers.it rende pubblico e aggiorna costantemente un lungo elenco di strafalcioni compiuti in film famosi. Molti di questi sono clichè a cui la realtà televisiva attinge abbondantemente e concedono l'opportunità di descrivere alcuni dei fatti più ricorrentemente distorti. Pochi esempi permetteranno di avere un'idea di quanto siano diffusi e pervasivi i bloopers 6:

Scoppi sfalsati. Spesso, nei film, si possono vedere scene di fulmini o fuochi d'artificio in cui la luce è in sincronia con il suono. In realtà, la luce viaggia molto più velocemente del suono e, quindi, dovrebbe esserci un intervallo tra la visione di un fulmine e il suo scoppio. Paradossalmente, però, questo effetto, che di per sè è un fatto naturale, viene falsato e prodotto sincronicamente proprio per rendere la scena più vera! Le scene in cui compaiono questi errori sono le scene di fulmini, di fuochi d'artificio, di incidenti, di esplosioni. Persino in una partita di calcio, quando c'è silenzio, è sufficiente una distanza di dieci metri per udire il calcio dopo aver visto la scena.

Fantasie nello spazio. Nei film ambientati nello spazio accadono errori di illuminazione delle navicelle spaziali. Nel cosmo non vi è aria e la luce non si rifrange. Di conseguenza, un veicolo spaziale non è mai interamente visibile, ma lo è solo il lato rivolto verso il sole. Per lo stesso motivo, non vi è rumore nello spazio, anche se accade spesso di udire fragori straordinari. Inoltre, durante la visione di un film, si è spesso testimoni di violazioni di principi elementari dell'astronomia come i seguenti:

1)su nessun pianeta e su nessuna navicella vi è la stessa gravità della terra e, quindi, non si può camminare;

2) in nessuna condizione, se si escludono le stazioni artificiali, vi è aria respirabile e bisogna sempre avere almeno il casco;

3) i "parsec" sono menzionati come unità di velocità anzichè di distanza in film come Guerre stellari6;

4)infine, non essendoci aria, la polvere e i detriti non volano qua e là soavemente, ma vengono sparati in ogni direzione.

Intatti dopo il salto. Nei film accade di vedere corpi che, pur cadendo da grattacieli, rimangono interi; cosa molto difficile secondo la medicina, dato che precipitare da una distanza di trenta metri o dieci piani dal suolo, provoca un'esplosione dei tessuti interni del corpo. Il fenomeno del "corpo precipitato ma integro" non è impossibile: è altamente improbabile. Eppure, nei film appare come la regola piuttosto che l'eccezione. Inoltre, capita che, dopo essersi sfracellato al suolo, il personaggio sia ancora vivo e in grado di girare la testa prima di morire, cosa, questa, del tutto impossibile. Un urto così distruggerebbe, infatti, cuore, gabbia toracica e spina dorsale, causando una morte quasi istantanea.

Sgommate fasulle. Nei film d'azione, le automobili sgommano e stridono quasi sempre, accelerando o prendendo una curva ad alta velocità. Se non che, nella realtà, le ruote non stridono quando la strada è bagnata per la pioggia o la macchina corre sullo sterrato. Anche in questo caso, lo stridio delle ruote ha la funzione di creare un effetto di iperrealtà che contraddice la realtà. Inoltre, controllare la sbandata di un'automobile è molto più difficile di quello che si vede nei film, dove talvolta un semplice personaggio, sprovvisto di esperienza, si mette alla guida per inseguire qualcuno e si esibisce in una spettacolare serie di sbandate delle ruote posteriori.

Telefoni spia. In molti film si consiglia di far parlare qualcuno al telefono per rintracciarne la provenienza. In realtà, da molto tempo esistono strumenti in grado di dire da dove provenga la telefonata ancor prima di rispondere: un esempio pratico sono i cellulari GSM.

Pilota per caso. In alcuni film (Air Force One, ad esempio) un jet di linea viene fatto atterrare da un passeggero qualsiasi, istruito il più delle volte via radio dalla torre di controllo o da semplici manuali di volo presenti nelle cabine di pilotaggio. In realtà, non è possibile che qualcuno faccia atterrare un jet alla prima esperienza di volo, persino se si è abbastanza preparati sugli aerei leggeri. In questo caso, viene interamente sottovalutato il processo di apprendimento che non può essere improvvisato. Del resto si sa che, nei film, i problemi devono essere risolti entro tempi prestabiliti a scapito della fatica dell'apprendere.

Non sparate alla serratura. Un'altra scena usuale è quella che vede buoni o cattivi sparare su una serratura per aprire la porta, o servirsi di chiavi universali. Entrambe le cose sono false: nel primo caso è più probabile che la serratura si rompa, fondendosi e bloccando il meccanismo che fa scorrere il perno che chiude la porta. Nel secondo caso è vero che esistono le chiavi universali, ma servono solo per vecchi tipi di serrature molto semplici.

Quanto pesa l'oro! Nei film come Die Hard l'oro è sempre mostrato in lingotti accatastati uno sull'altro in grandi pile: in realtà, l'oro è molto malleabile e quindi i lingotti alla base sarebbero deformati da quelli soprastanti. In più, l'oro è denso: un lingotto pesa poco meno di dodici chili: è molto difficile, quindi, che due intere casse di lingotti siano sollevate con estrema disinvoltura o che Sean Connery in Missione Goldfinger giochi una partita a golf tenendo un lingotto in tasca.

Assassini a bordo? Nei film di suspense è dato vedere l'assassino che si apposta dietro il sedile del guidatore in una automobile, per sbucare fuori all'improvviso e uccidere la vittima. Considerando che lo spazio tra il sedile anteriore e quello posteriore è di circa 100x30x45 cm e che una persona in media è alta 1.70 metri, nascondersi in quella posizione è molto scomodo, ed è impossibile saltare fuori di colpo.

L'auto non esplode. Sempre a proposito di automobili, è a tutti noto che, nei film, quelle che cadono nei burroni o lungo le scarpate esplodono sempre, spesso addirittura mentre sono in volo. In realtà, ciò succede molto raramente: infatti, affinchè la benzina bruci, c'è bisogno di una certa miscela di aria e vapori di combustibile, nonchè di una scintilla. E' molto più facile che un'auto si limiti ad accartocciarsi, a meno che l'autista non viaggi con taniche di benzina sulle ginocchia!

Guai ad assaggiare la droga!Quando la droga è protagonista, i film mostrano, quasi invariabilmente, alcuni poliziotti che, per sapere cosa contiene un involucro di plastica, vi intingono il dito e assaggiano il contenuto. La conclusione è sempre cocaina, o eroina. Ma nessun poliziotto si sognerebbe di assaggiare una possibile prova incriminante, non solo perchè il solo contatto altera la purezza della sostanza, ma anche perchè la polvere potrebbe essere altro (come veleno per topi).

Niente morti stecchiti. Nei film d'azione, quando qualcuno, che non sia l'eroe, viene colpito da un proiettile, muore all'istante; chi viene strangolato, lotta brevemente per poi cadere; le persone avvelenate dai gas si stringono la gola ed emettono dei gorgoglii. Tutto questo è errato! Nemmeno un proiettile al cuore uccide istantaneamente: se attraversa il ventricolo destro, il ferito può percorrere diversi metri prima di morire; e se qualcuno viene strangolato, in genere defeca. In quanto ai gas, quello iprite brucia le interiora e provoca vesciche sulla pelle molto peggiori di quelle che si vedono nei film. Con i gas nervini invece si cade a terra fulminati e non c'è nemmeno il tempo di iniettarsi l'atropina nel cuore se si viene a contatto con più di 5-6 milligrammi di gas.

Dove va il proiettile?Nelle sparatorie cinematografiche, i proiettili sembrano dissolversi dopo aver colpito il primo ostacolo, anche se questo è forato da parte a parte. Ciò avviene soprattutto nelle scene degli inseguimenti, quando i colpi vanno a perforare il lunotto posteriore o il parabrezza ma poi non infrangono ciò che sta oltre. Una fucilata al parabrezza per esempio, se non va a colpire il conducente deve andare contro il sedile del passeggero o contro quelli posteriori oppure sfondare anche il lunotto e il danno dovrebbe essere vistoso. Invece non si nota niente di anomalo all'interno del veicolo. Un altro esempio, evidente in film come Atto di forza, sono i colpi allo specchietto retrovisore che fracassano solo il vetro ma lasciano il supporto illeso. Lo stesso si nota quando i bersagli sono persone. Il regista può curarsi di mostrare gli schizzi di sangue sparati sulla parete dietro alla persona a cui si è sparato, ma il danno causato dal proiettile non è quasi mai visibile.

Ceffoni sonori. Altro blooper molto noto riguarda gli scontri fisici. Schiaffi e pugni non fanno il rumore che si sente nei film e, se lo facessero, sarebbero colpi che disintegrerebbero il viso dell'avversario. Un esempio per tutti: i film con Bud Spencer e Terence Hill dove, però, lo scopo del film è il mero divertimento.

Spari senza eco. Infine, il rumore delle armi da fuoco non produce quell'effetto eco presente in molti film. Nella realtà, uno sparo ha un rumore molto secco, simile a quello di un petardo.

Conclusioni

I media rappresentano, dunque, veicoli di conoscenze di-storte e false nel nome della sensazione a buon mercato e dell'intrattenimento fine a se stesso. Nel momento in cui coltivano gli spettatori, i media inoculano un ambiente simbolico non corrispondente alla realtà con conseguenze di ampia portata sul bagaglio conoscitivo scientifico che ognuno di noi possiede. Notizie periodiche di bambini che si gettano dalla finestra, credendosi in grado di volare, o di adolescenti che uccidono perchè non credevano "facesse così male" testimoniano della rilevanza di questo tema. Tali effetti sono resi più efficaci dalla ingannevole disinvoltura con la quale i media presentano i loro contenuti. La naturalezza, la familiarità data dalla ripetizione continua della mediatica" ottundono il senso critico, legittimando subdolamente il falso come vero. Molto si potrebbe, poi, dire sugli stereotipi sociali diffusi dai media: basta pensare alla rappresentazione mediatica delle donne o di gruppi sociali minoritari. A chi ha cuore la diffusione della conoscenza scientifica non possono non essere a cuore anche le sorti della scienza nei media. Come insegna il caso dei bloopers, la scienza è troppo importante perchè i media continuino a proporne una facile versione di intrattenimento.

Note

1. Wolf, M., 1992, pag. 55.

2. Wolf, M., 1991, pag. 143.

3. Wolf, M., 1992, pp. 99-100.

4. Sagan, C., 2001, pag. 434.

5. Tutti gli esempi menzionati, tranne uno, provengono dal sito www.bloopers.it.

6. Sagan, C., pag. 434.

 

Bibliografia

Cazeneuve, Jean. 1981. I poteri della televisione. Roma: Armando.

Losito, Gianni. 1994. Il potere dei media. Firenze: Carocci.

Sagan, Carl. 2001. Il mondo infestato dai demoni. Milano: Baldini & Castoldi.

Wolf, Mauro. 1991. Teorie delle comunicazioni di massa. Milano: Bompiani.

Wolf, Mauro. 1992. Gli effetti sociali dei media. Milano: Bompiani

Siti Internet consigliati

www.bloopers.it/

www.moviebloopers.com/

www.moviecliches.com/

www.movie-mistakes.com/

www.slipups.com/

www.snopes.com/

 

Romolo G. Capuano

Sociologo presso il comune

di Sorrento (NA) e Criminologo presso la Casa Circondariale

di Sala Consilina (SA)