Dica pure, avvocato

Tante strane storie, sempre le stesse fonti

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© dbraaten/Flickr
“È morta da 10 anni ma il Comune le chiede l’ICI”, “67 anni, condannato a mantenere due figlie bamboccione”, “Anziana fa testamento. Lascia 10 milioni al gatto”.

Ecco tre storie a modo loro sorprendenti, che probabilmente ricorderete di aver letto sui giornali o ascoltato in qualche notiziario televisivo.

Queste storie hanno almeno una cosa in comune: la loro fonte. In tutti e tre i casi, e come vedremo in molti altri, queste notizie sono state passate ai mass media da due avvocati: Giacinto Canzona e Anna Orecchioni. Qualcuno potrebbe sospettare che i due cognomi rivelino la natura immaginaria dei racconti, ma lasciamo in sospeso la questione e proviamo a seguire le avventure mediatiche dei due avvocati.

Lo possiamo fare grazie a un sito molto interessante www.malainformazione.it che ha seguito le loro gesta e che le racconta in un dossier di quattro puntate.

La prima apparizione che il sito registra è datata marzo 2009: “Multato da tre autovelox in 12 minuti fa ricorso: non erano segnalati” titola La Repubblica raccontando le vicende di uno sfortunato guidatore che, viaggiando sull’Aurelia, perde 30 punti dalla patente e colleziona 980 euro di multa. Per fortuna ad assisterlo c’è l’avvocato Canzona, il quale lo convince a fare ricorso al giudice di pace e nel frattempo invia il suo bravo comunicato alle agenzie di stampa.

Visto il successo mediatico del tema multe, ecco che qualche mese dopo, il 13 giugno 2009, possiamo leggere la storia di un operario accusato dalla polizia di guida in stato di ebbrezza. L’uomo, il cui ricorso è seguito ovviamente dall’avvocato Canzona e dalla sua collega, si difende affermando che la macchina che ha eseguito il test alcolico ha sicuramente sbagliato dal momento che lui è un imam e che la sua religione gli vieta di bere.

Due settimane dopo, per una sorta di par condicio religiosa, a far notizia è il caso di un sacerdote cui viene ritirata la patente causa un tasso alcolico troppo alto nel sangue. Questa volta nel ricorso i due celebri avvocati spiegano che l’unica colpa del prete è quella di aver celebrato quattro messe in un sol giorno, bevendo ogni volta il vino per l’Eucarestia.

Ancora a sfondo religioso la storia successiva: il 15 luglio 2009 sul Corriere della Sera ecco la notizia di una novizia sarda che sta per diventare suora e scopre che un suo ex-fidanzato ha messo su facebook delle foto in cui compare in topless. Si tratta di foto scattate durante un vacanza in Sicilia quando la donna ancora non pensava a prendere i voti ma solo il sole e che sono state messe in rete per vendetta. A raccontare tutta la storia ai giornalisti è l’avvocato Orecchioni, la quale dichiara che la sua cliente vuol mantenere segreta la propria identità. È chiaro che questo impedisce ogni controllo da parte dei giornalisti, per cui non resta che fidarsi delle parole dell’avvocatessa.

Anche la storia successiva ha per protagoniste delle suore la cui identità non viene rivelata dall’avvocato Canzona che le assiste: sono state fermate dalla polizia stradale sulla strada tra Torino e Aosta mentre andavano a 180 all’ora e si sono giustificate dicendo che erano preoccupate per la salute del Papa, di cui si sapeva che aveva avuto un malore mentre si trovava in vacanza in montagna, e che quindi correvano da lui. Forse un po’ insospettiti da tutti questi casi di religiosi in cronaca nera, i giornalisti di Avvenire hanno provato a cercare qualche riscontro alla notizia che le agenzie di stampa avevano lanciato e nel giro di “un minuto e mezzo” hanno scoperto che non ve ne era: la polizia stradale non sapeva nulla di questa presunta multa. A questo punto hanno contattato i due avvocati per sentirsi dire che in effetti di verbali loro non ne avevano visti e che il tutto si basava su una telefonata che sostenevano di aver ricevuto dalle suore spaventate dalla multa. L’articolo di Avvenire evidenzia come anche il caso delle foto della suora su facebook desti qualche sospetto dal momento che di queste immagini non vi è alcuna traccia e rileva che il presunto prete ubriaco per eccesso di messe non risulta esistere per la curia di Milano di cui dovrebbe far parte.

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© Kevin Ballantine
Queste osservazioni, che dovrebbero quantomeno spingere a dubitare circa la credibilità delle notizia lanciate dai due avvocati, passano evidentemente inosservate nelle redazioni della altre testate, dal momento che nel giro di un mese, il 19 agosto ritroviamo sui media un’altra vicenda quantomeno strana.

La storia è quella di una coppia che rinuncia a partire per le vacanze per assistere il gatto che si è ammalato la sera precedente la partenza. I due chiedono il rimborso del soggiorno, ma si sentono rispondere dal tour operator che la restituzione del denaro è prevista solo nei casi in cui si debba assistere un cane con pedigree. Segue ovviamente ricorso, con l’assistenza dei due avvocati.

Per restare in tema di viaggi, due giorni dopo compare la storia di una signora grassa che si presenta all’Aeroporto di Bari per salire su un volo per Roma. A causa del suo peso la hostess pretende di farle pagare un biglietto doppio. La signora se ne va furibonda e contatta prontamente l’avvocatessa Orecchioni, che subito racconta la vicenda all’agenzia giornalistica Ansa. A differenza di altre volte, però, la legale indica sia il nome della compagnia aerea, che le iniziali della presunta passeggera, M.P. Easy Jet, la compagnia aerea incriminata, invia subito un comunicato stampa in cui presenta le sue scuse alla cliente, un dato che sembra confermare l’autenticità della storia. Ma, come osserva il sito malainformazione.it, spunta “un intoppo, che la coppia Orecchioni-Canzona non conosceva: la competenza degli imbarchi (cioè delle hostess di terra) non è delle compagnie aeree, ma degli aeroporti. E l’aeroporto di Bari è diretto dal dg Marco Franchini, il quale, appena interpellato dall’Ansa, avvia subito un’indagine interna. Franchini interpella tutto il personale che poteva essere presente. Indaga sugli imbarchi. Fa analizzare il video della sicurezza. Niente. È tutto falso”.

Il risultato è che, calcolano quelli di malainformazione.it, circa la metà delle testate che avevano pubblicato la prima notizia danno poi conto della sua smentita. Al di là di questo dato, è evidente che nelle redazioni giornalistiche i dubbi sui due avvocati cominciano a serpeggiare. Lo dimostra il fatto che le notizie bomba che loro diffondono a ritmo notevole, “Anziano diffama la nuora su facebook e il figlio divorzia”, “Marito vince al superenalotto e ex moglie chiede 500mila euro”, “Anziana signora di Chieti denuncia una coppia rea di fare sesso con eccessiva intensità”, trovano accoglienza solo su testate minori e qualche volta sono addirittura presentate con tono dubitativo.

Passano però solo pochi mesi e già nel dicembre 2009 i nostri ritrovano l’onore della cronaca nazionale: su molti quotidiani campeggia la notizia “Fa voto di castità, il marito non ci sta e chiede la separazione con addebito”.

Il successo mediatico ritrovato giustifica il rinnovato attivismo dei due avvocati che nei mesi successivi inondano le redazioni con le loro storie improbabili, tutte regolarmente pubblicate: “Non la lasciano laureare per mancata firma su un verbale”, “Giudice insulta cancelliere in latino, rinviato a giudizio”, “85 anni, ruba formaggio: condannato”, “Processo dura 40 anni, querelante muore a 90 anni” solo per citarne alcune.

La quantità di queste presunte notizie, tutte regolarmente pubblicate, è desolante e rende persino vano commentare circa l’assoluta assenza di verifiche da parte delle testate giornalistiche, ma aiuta perlomeno a capire perché le notizia a tema paranormale e le bufale in genere trovino così facile e immediata accoglienza sui nostri media.