Il mese nero dell’informazione scientifica

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  • 30-04-2011
  • di Piero Bianucci
A memoria di giornalista (faccio questo lavoro da più di quarant’anni) il gennaio 2011 è stato probabilmente il mese peggiore per l’informazione scientifica. Senza entrare nei particolari, mi accontenterò di un rapido elenco.

La serie nera inizia il 9 gennaio con la notizia di aerei che smarriscono la rotta a causa dello spostamento del Polo Nord magnetico. Nella vicenda si inseriscono improvvise morie di uccelli in volo: precipitano a centinaia nell’Arkansas, in Svezia e in Italia vicino a Faenza. Tra le varie ipotesi, qualcuno attribuisce l’inedito fenomeno all’anomalia magnetica. Per inciso, dopo tanto clamore, di uccelli caduti dal cielo come mele mature non si è più sentito parlare.

Arriva poi la rivoluzionaria scoperta che l’asse della Terra si è mosso e ha generato un tredicesimo segno zodiacale (per fortuna così l’avranno saputo finalmente anche gli astrologi e staranno correndo ai ripari).

È seguito l’annuncio ancora più allarmante che pure l’orbita della Terra avrebbe subito un cambiamento tale da far ricomparire il Sole in Groenlandia con due giorni di anticipo dopo la lunga notte polare (15 gennaio). Nella stessa pagina un titolo, forse per dimostrare che succede nonostante tutto qualcosa di buono, annunciava: “Astrofili in festa. La Luna è super-illuminata”. Ecco l’incredibile testo: «Tutti a osservare la Luna: in questi giorni la luce solare, colpendo il satellite da particolari angolazioni, lo illuminerà perfettamente, regalando uno spettacolo unico agli appassionati. Molti crateri, ora, sono visibili con una straordinaria ricchezza di dettagli».

Passa una settimana, e il 24 gennaio tornano le prefiche ad annunciare imminenti sciagure: la stella gigante rossa Betelgeuse potrebbe esplodere nel 2012. In questo caso avremmo due Soli e la Terra investita da radiazioni che a stento l’atmosfera riuscirebbe a schermare.

Ultima arrivata, il 26 gennaio, ecco una nuova scienza, l’“archeoacustica”, a rivelarci che le pietre di Stonehenge rimandano i suoni in modo particolarmente efficiente, risuonano meglio della sala del Lingotto progettata da Renzo Piano per concerti di musica classica.

Bufale e ignoranza come al solito viaggiano di pari passo e l’una alimenta l’altra. Nel caso dello spostamento del Polo Nord magnetico (che è reale ma ben noto da secoli, mentre già da vari decenni i geofisici registrano la lenta diminuzione dell’intensità del campo magnetico terrestre) si è detto che un aeroporto americano ha chiuso una pista perché i piloti avevano perso il loro punto di riferimento, come se non esistessero i 24 satelliti di navigazione GPS e le bussole giroscopiche, che hanno anche il vantaggio di indicare il solido nord geografico e non quello magnetico, così poco affidabile. Ma la cosa più divertente è che, nel copiare gli articoli dei giornali statunitensi, sui nostri giornali si è letto che i piloti guidano i loro aerei con il compasso... Ma la parola inglese compass significa bussola. La parola inglese è un “falso amico”, tradurre compass con compasso è un po’ come tradurre “of course” con “di corsa”.

La Luna super-luminosa? Semplicemente è passata nel punto della sua orbita più vicino alla Terra (perigeo) intorno alla fase di plenilunio. Succede spesso!

Due parole, infine, sull’annunciata esplosione di Betelgeuse. Incautamente ne ha parlato il fisico australiano Brad Carter e il Daily Telegraph (quotidiano del Regno Unito) ne ha riferito scrivendo che «potrebbe accadere a breve”. Rossella Burattino sul Corriere della sera ha pensato di completare l’informazione aggiungendo di suo «potrebbe accadere anche nel 2012».

È quasi superfluo ricordare che quando un astronomo parlando di una stella usa l’espressione “a breve” (ammesso che Brad Carter l’abbia fatto), si pone in una scala dei tempi astronomica: può trattarsi di migliaia o anche di milioni di anni. Certo, per un improbabilissimo caso Betelgeuse può esplodere anche domani mattina, ma nessuno è in grado di predire o di escludere l’evento.

In ogni caso rassicuratevi. Facendo un po’ di calcoli, gli astrofisici sono giunti alla conclusione che una supernova sarebbe pericolosa per la Terra se esplodesse a meno di 30 anni luce da noi, ma nessuna stella supergigante è così vicina. Il primo pericolo è a 100 anni luce ed è la stella IK Pegasi.