Dove volano le bufale

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  • 17-07-2018
  • di Sofia Lincos
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Cʼè un dato interessante che emerge dal Digital News Report 2018[1] appena pubblicato dal Reuters Institute for the Study of Journalism e dall’Università di Oxford, con la collaborazione di YouGov: stanno cambiando a poco a poco i luoghi dove i lettori commentano e condividono le notizie. In particolare, si usano sempre meno social network come Facebook e sempre più sistemi di messaggistica privata come Whatsapp.

Il sondaggio della Reuters è ormai arrivato alla sua settima edizione; l’ultimo rapporto ha coinvolto 74mila persone di 37 Paesi, tra cui l’Italia. Un dato che emerge è sicuramente la crescente preoccupazione per le fake news, specialmente in Paesi come Brasile (85%), Spagna (69%) e Stati Uniti (64%), dove le bufale sono state al centro del dibattito pubblico nel corso di elezioni e di eventi politici rilevanti. In generale, circa il 54% degli intervistati si dice preoccupato dalla proliferazione delle notizie false (l’Italia è abbastanza in media, con circa il 51%). Spiega il report: “«I nostri dati mostrano che la fiducia nell’informazione rimane bassa, in modo preoccupante in molti Paesi, ed è spesso legata agli alti livelli della polarizzazione dei media e alla percezione di un’indebita influenza della politica”».

Ma un altro dato che emerge è, appunto, lo spostamento dai social network a sistemi di messaggistica privata.

Se da un lato questo è piuttosto comprensibile per Paesi come la Turchia e la Malesia, in cui il timore per il controllo da parte delle autorità è giustificabile, dall’altro questa tendenza risulta evidente anche in Paesi europei e americani con una forte tradizione democratica. Negli Stati Uniti, ad esempio, la condivisione di notizie sui social network è diminuita di sei punti percentuali; se si guarda solamente Facebook, il calo rispetto all’anno scorso è stato del 9%.

Le ragioni di questo spostamento sono in parte tecniche, in parte psicologiche. Sicuramente in parte ha pesato la modifica, nel luglio 2017, degli algoritmi di Facebook, che attualmente tendono a penalizzare la visualizzazione di post che contengano link esterni al social network, rispetto ai contenuti creati direttamente dagli utenti. Ma parte del successo di Whatsapp è dovuta anche al fatto che sia percepita come "più intima", un modo per connettersi solo con amici selezionati rispetto alla marea dei conoscenti di Facebook. E con cui condividere notizie di attualità in maniera più mirata, mandandolie a persone di cui si condividono interessi e orientamenti politici, senza trovarsi a discutere con persone di cui si ha una conoscenza solo superficiale.

Si tratta di un dato particolarmente interessante per chi si occupa di fake news: la diffusione di notizie viene relegata a un ambito “più privato”, in cui spesso prevale la volontà di condividere qualcosa con persone che hanno il nostro stesso punto di vista piuttosto che confrontarsi con chi ne ha uno opposto. Insomma, una tendenza che aumenta la polarizzazione delle idee, e che può diventare un terreno ancora più fertile per la proliferazione delle bufale rispetto a quanto non fossero iquello costituito dai social network.

E in cui diventa ancora più difficile inserirsi con il debunking.

Note

1) Digital News Report 2018, Reuters Institute for the Study of Journalism. Disponibile al linK: https://agency.reuters.com/content/dam/openweb/documents/pdf/news-agency/report/dnr-18.pdf