La sindrome dei falsi ricordi

Quando una pseudoscienza si trasforma in una tragedia di famiglia

  • In Articoli
  • 05-03-2003
  • di Mark Pendergrast
"Non ci posso credere", disse Alice.

"Sul serio?" rispose la Regina in tono di commiserazione. "Provaci ancora: respira a lungo e poi chiudi gli occhi".

Alice scoppiò a ridere. "Non serve a niente", disse. "Non si possono credere delle cose impossibili".

"Scommetto che non ti sei esercitata abbastanza", insisté la Regina. "Quando avevo la tua età, lo facevo regolarmente per mezz'ora al giorno. Ebbene, a volte, ancor prima di fare colazione, mi riusciva già di credere a sei cose impossibili".

Lewis Carroll
Alice nel paese delle meraviglie


Qualche decennio fa alcuni illustri agronomi importarono in Georgia, la mia terra natale, una qualità di vigna giapponese chiamata kudzu, nel tentativo di arginare l'erosione della montagna, fornendo allo stesso tempo del foraggio economico per i bovini. L'insidioso kudzu con le sue foglie larghe di un verde brillante ora si è propagato per intere foreste, inghiottendo completamente le altre piante. Suppongo che poche delle mucche che avrebbero potuto nutrirsene siano state lasciate al pascolo a brucare la vite giapponese. Il sospetto di incesto alimentato dal movimento dei "ricordi repressi" è paragonabile, a mio avviso, a una sorta di seme di kudzu mentale: una sorta di analogia, seppure cattiva, con la parabola evangelica del seminatore.

I falsi ricordi attecchiscono facilmente, al pari della semente che cadde sul terreno buono e che fruttò il centuplo. Basta un piccolo seme piantato in una mente fertile attraverso un programma televisivo, un libro, un amico o un terapeuta ed ecco che probabilmente, solo probabilmente, la causa di tutti i vostri problemi risale a un incesto subito nell'infanzia, un'esperienza che forse avete rimosso. Forse è questo il motivo per cui vi sentite a disagio durante i ritrovi in famiglia. Può essere. No, non può essere, è una follia. Lasciamo perdere. Il papà, la mamma… impossibile! Cercate di rifiutare l'idea, ma questa non vi abbandona: si aggrappa a voi, si consolida e vi assilla. Presto il kudzu mentale vi ronza all'orecchio, si propaga nello stomaco, si impadronisce dei vostri pensieri. Allora è vero, le vostre paure erano giustificate!

Per quanto si possa accettare che la memoria tragga in inganno tutti noi, resta comunque difficile comprendere perché e come alcune persone riescono a convincersi di essere state vittime di abusi orrendi commessi dai genitori. Per costruire e "dimostrare" la realtà che si presume repressa, vengono addotte diverse "prove", come la regressione ipnotica, il sodio Amytal, i sogni, gli esercizi di immaginazione guidata, i dolori fisici o alcuni segni sul corpo, gli attacchi di panico o un semplice malessere generale. Una volta che il seme del sospetto è stato impiantato e che l'idea si è consolidata, il metodo per recuperare il ricordo passa in secondo piano. I risultati sono quasi automatici e questo credo di saperlo abbastanza bene, in quanto vittima in prima persona del movimento dei "ricordi repressi". Sono stato accusato dalle mie figlie.

Figlie perdute


"Stacey" e "Christina" (sono le mie due figlie, che hanno cambiato cognome e alle quali cambio qui i nomi per proteggere la loro riservatezza) sono molto attraenti, intelligenti, creative, impegnate nel sociale. Entrambe si sono diplomate con voti alti alla rinomata Ivy League School. Recentemente, attraverso una terapia, hanno "ricordato" di essere state violentate da me. Non so che cosa avrei fatto di preciso, perché non me lo dicono. Veramente le mie figlie non comunicano per niente con me: mi hanno perfino vietato di chiamarle e di scrivere loro.

È iniziato tutto cinque anni fa, quando Christina, la più piccola, frequentava il college. In quel periodo si rivolse d un consigliere spirituale. Durante le sedute "ricordò" una molestia sessuale subita a nove anni, di cui sarebbe stata responsabile la persona con cui dividevo la mia abitazione. L'anno successivo, senza tuttavia avermi accusato, tagliò ogni rapporto con me. Poi, nell'inverno del 1992, si "ricordò" di fatti terribili compiuti da me, ma non mi disse mai niente. Ne parlò invece con sua sorella, Stacey, che a sua volta iniziò una terapia. Stacey mi scrisse una lettera, che cominciava così: "Mi dispiace che tu non sia pronto per questa lettera, ma era necessario scriverla. Recentemente mi sono riaffiorati dei ricordi su di te…"

La lettera era intrisa di termini che soltanto ora riconosco appartenere al gergo dei falsi ricordi. Avevo violato i suoi "confini", facendo di lei e di Christina le mie "mogli surrogate". Ero un "despota", ero "falso" e da bambino io stesso dovevo aver subito abusi sessuali. "So che cosa hai fatto a mia sorella. - scrisse - Devi ricordare e scontare da solo quanto è successo". Terminò la lettera imponendomi il divieto di contattarla.

Non sento le mie figlie ormai da più di due anni. Questo mi spezza il cuore e da allora sono sempre in pena per loro, specialmente dopo la ricerca che ho condotto per il mio libro, Victims of Memory. È chiaro: i genitori accusati soffrono terribilmente; ma sono convinto che le vere vittime della memoria siano i figli, risucchiati da un sistema di credenze distruttivo che li strappa alla loro identità, al loro passato e alla loro famiglia.

In questo articolo parlerò in modo particolare di alcuni metodi usati da certi "terapeuti" per instillare tali sistemi di credenze nei loro pazienti.

Ipnosi: stimola la memoria o la crea dal nulla?


Dopo che Stacey mi ebbe scritto quella lettera sconvolgente, pensai che potevo veramente aver fatto qualcosa di orribile alle mie figlie e che forse anch'io come loro ne avevo rimosso il ricordo. Allora mi rivolsi ad un'ipnotista. Come la maggior parte della gente, credevo che sprofondando nella trance ipnotica si potesse magicamente bussare alla soglia dell'inconscio assopito e schiudere i ricordi a lungo dimenticati. Fortunatamente l'ipnotista era una persona seria e non mi indusse a credere di aver commesso l'incesto sulle mie bambine. La dottoressa comunque non mi disse quanto affidabili potevano essere i ricordi fatti riemergere con l'ipnosi - cosa che scoprii in seguito grazie alla mia ricerca.

Sin dai sui albori, l'ipnosi è stata oggetto di molteplici controversie e su di essa si sono diffusi innumerevoli miti. Un fatto sul quale concordano gli esperti, ad ogni modo, è che i ricordi riaffiorati con l'ipnosi sono spesso un misto di fantasia e di realtà. In molti casi, poi, si ottiene una completa confabulazione (in psicologia, manifestazione di alcune forme psichiatriche caratterizzata da lacune di memoria che il paziente colma con racconti fantastici e incoerenti, N.d.T.).

Per comprendere perché si ritiene che i ricordi riemersi sotto ipnosi non siano affidabili, si deve innanzitutto capire l'effetto della suggestione che sta alla base del processo ipnotico. Clark Hull e A. M. Weilzenhoffer definirono l'ipnosi semplicemente come "uno stato di aumentata suggestionabilità". Quando un soggetto accetta di essere ipnotizzato si abbandona in maniera tacita alla suggestione dell'ipnotizzatore. Questo stato di aumentata suggestionabilità può essere efficace se gli obiettivi da raggiungere sono smettere di fumare, perdere peso, aumentare l'autostima, ridurre la percezione del dolore o migliorare la vita sessuale. Non è invece un metodo appropriato per far riemergere i ricordi repressi, come sottolineano da sempre lo psichiatra Martin Orne e la psicologa Elizabeth Loftus nelle aule dei tribunali.

Il soggetto ipnotizzato non è il solo ad essere imbrogliato. L'ipnotista che crede di scavare alla ricerca di ricordi sepolti ha un ruolo attivo nell'impiantare la credenza condivisa dal paziente. L'ipnotista e il paziente sono entrambi coinvolti in una commedia che recitano tacitamente interpretando dei ruoli prestabiliti.

Con questo non intendo dire che l'ipnosi - sia essa uno stato reale o meno - non abbia un effetto profondo. L'immaginazione umana è capace di credere a cose incredibili e proprio questo potrebbe essere il problema. Analogamente, gli esercizi di immaginazione guidata impiegati dai terapeuti per far riemergere i ricordi rimossi nei pazienti che hanno subito dei traumi, possono essere molto convincenti, che si tratti di ipnosi o di terapie con altri nomi. Nel momento in cui una persona si rilassa e desidera sospendere il giudizio critico utilizzando l'immaginazione e si abbandona completamente ad una figura autoritaria che svolge un rituale, è facile che sia indotta ad accettare come vere delle situazioni della sua vita passata suggerite dal terapeuta.

L'ipnotismo è intriso di leggenda. Proprio come i "posseduti" dal diavolo credono nel rito dell'esorcismo, la maggior parte degli americani oggi crede che durante la trance ipnotica si possa entrare magicamente nel proprio subconscio, dove giacciono i ricordi dimenticati, pronti a riemergere a comando. Il cinema holliwoodiano ha contribuito a ingigantire questo mito a partire dagli anni quaranta con delle storie di amnesia, come in Spellbound (Io ti salverò) di Hitchcock. Un buon soggetto ipnotico deve possedere i requisiti che gli psicologi definiscono "social demand characteristics". Come dice lo psicologo Robert Baker "il soggetto ha un forte desiderio di fornire l'informazione richiesta dall'ipnotista". La stessa cosa, ma in maniera più pittoresca, viene detta dallo psichiatra Herbert Spiegel: "un buon soggetto ipnotico è colui che sputa fuori tutto quello che l'ipnotista vuole sentirsi dire".

L'ipnotista spesso è del tutto inconsapevole di esercitare la sua influenza sull'ipnotizzato e molte volte suggerisce involontariamente le risposte al paziente, ad esempio attraverso il timbro di voce. "È incredibile", scrisse lo psicologo francese Hyppolite Bernheim nel 1888, "con quanto acume certi soggetti ipnotizzati percepiscono le cose che vengono loro richieste. Una parola, un gesto o un tipo particolare di intonazione riescono a mettere i pazienti sulla strada giusta". Semplicemente ordinando al soggetto di "andare avanti" in un determinato momento, oppure chiedendogli "cosa ti sembra?" il terapeuta può suggerire la risposta che desidera ottenere dal paziente. Chi accetta di essere ipnotizzato è ovviamente motivato a credere in quel ruolo, di conseguenza farà del suo meglio per recitarlo bene. Questo vale a maggior ragione per i pazienti in psicoterapia che cercano disperatamente la causa della loro infelicità. Se il terapeuta avverte il paziente, in maniera più o meno diretta, del fatto che sotto ipnosi può aspettarsi di rivivere delle scene di abusi sessuali, molto probabilmente il soggetto vedrà scene di questo tipo.

Una caratteristica dei falsi ricordi emersi sotto ipnosi è che vengono raccontati con estrema convinzione. Inoltre i racconti di falsi ricordi solitamente sono densi di dettagli minuziosi e più vengono raccontati, più il protagonista di queste esperienze immaginarie si convince della loro realtà oggettiva. Martin Orne sostiene che maggiore è la frequenza con cui il soggetto racconta l'evento, più stabile tenderà a diventare lo pseudoricordo. Nei suoi scritti Orne constata che "psicologi e psichiatri non sono particolarmente adatti a riconoscere l'inganno", e che "un semplice capo contabile d'albergo dimostrerebbe maggior perspicacia".

Lavoro sul sonno


Fin dai tempi in cui Joseph salvò l'Egitto interpretando i sogni del Faraone - e probabilmente anche molto tempo prima - gli esseri umani hanno cercato di dare un significato alle strane immagini che compaiono nei sogni. Nei sogni è possibile qualsiasi cosa. Possiamo volare, viaggiare nel tempo, leggere il pensiero della gente. Gli animali possono parlare, gli oggetti possono comparire e scomparire in un baleno, un oggetto può trasformarsi in un altro oggetto. Talvolta i nostri sogni sono emozionanti, voluttuosi, o tranquilli. Spesso sono strani e terrificanti. Ma a che scopo si sogna?

Nessuno lo sa con certezza, neppure certi famosi ricercatori del sonno che svegliano i loro soggetti nel mezzo della fase REM per chiedere loro che cosa sognano. Alcuni studiosi del passato, Freud compreso, hanno affermato con grande autorevolezza che l'immaginario dei sogni rappresenta oggetti, emozioni o eventi. Un grattacielo, ad esempio, simbolizzerebbe il pene. Nel secondo secolo dopo Cristo, Artemidoro usava lo stesso tipo di logica, individuando nel piede il simbolo della schiavitù e nella testa la figura paterna.

Gli antichi egizi più perversi sognavano spesso di accoppiarsi con diversi animali. Sull'interpretazione dei sogni, infatti, ci è pervenuto un papiro in cui si legge: "Se lei si accoppia con un asino, sarà punita per aver compiuto un grave errore. Se lei si accoppia con il maschio di un'oca, morirà presto".

Anche alcuni terapeuti dei nostri tempi applicano i sogni a sfondo sessuale a varie forme di interpretazione. Questi psicologi chiedono ai pazienti di fare caso a qualsiasi tipo di sogno che possa in qualche modo essere ricondotto a un abuso sessuale. Questa tecnica è definita "lavoro sul sonno"; si tratta di un metodo che permette di instillare un falso ricordo in breve tempo. "Oh mio Dio!", esclama la signora in terapia. "È tutto vero. Ieri notte ho sognato che mio papà e mio zio, a turno, mi violentavano. Ed ero solo una bambina!" Sogni simili sono spacciati per ricordi riemersi e vengono presi per dei fatti veramente accaduti, sebbene alcuni di essi non abbiano la minima credibilità. In un caso molto noto nella casistica dei falsi ricordi, una ragazza "ricordò" di essere stata violentata da sua madre per mezzo di un fallo posticcio. Insomma, se questi sogni non sono generati dalla memoria di eventi realmente accaduti, qual è la loro origine? Essi, come pure le immagini guidate con l'ipnosi sono il frutto di una fervida immaginazione. Alcune donne, per recuperare i propri ricordi, si immergono nella lettura di libri che descrivono orrendi abusi, ossessionate dall'idea che il padre possa aver fatto loro qualcosa del genere. Come ha osservato Calvin Hall nel suo libro The Meaning of Dreams: "è ormai comunemente accettato che alcuni aspetti dei sogni sono spesso legati a eventi realizzatisi durante il giorno precedente o nel passato recente". Non c'è da sorprendersi se una persona ossessionata dall'idea dell'incesto farà un sogno sull'incesto. Hall dice che "i sogni non dovrebbero mai essere utilizzati allo scopo di costruire un'immagine della realtà oggettiva", ma tuttavia i terapeuti e i pazienti interessati ai ricordi sommersi ignorano questo consiglio.

Il ruolo dell'aspettativa in tutti gli aspetti del recupero della memoria è fondamentale. Ciò che vogliamo vedere, vediamo, scrisse nel 1935 Joseph Jastrow nel suo ormai classico Wish and Wisdom. Secondo lui "una volta incanalata in una certa direzione, la mente pre-posseduta trova sempre ciò che cerca". Elizabeth Loftus racconta la storia vera di due cacciatori di orsi che al tramonto si incamminarono lungo un sentiero nel bosco. Stanchi e prostrati non vedevano nessun orso. Ma subito dopo una curva avvistarono un grande oggetto, a circa 20 metri da loro, che guaiva e si agitava. Alzarono immediatamente il fucile e spararono. Dovettero però constatare che "l'orso" era in realtà una tenda gialla con dentro un uomo e una donna che facevano l'amore. La donna fu colpita mortalmente. Lo psicologo Irving Kirsch osserva che secondo la teoria dell'aspettativa, quando ci aspettiamo di sentirci ansiosi, rilassati, contenti o depressi, le nostre aspettative tendono a produrre queste sensazioni. Portata all'estremo, questo tipo di autosuggestione può addirittura indurre una persona a lasciarsi morire. È ampiamente documentato che i membri di alcune tribù, i quali ritengano di aver ricevuto una potente maledizione, mettono in atto la propria autodistruzione, isolandosi e lasciandosi morire, a meno che non venga trovato un rimedio che annulli l'effetto della maledizione.

Così, se ci aspettiamo di fare un certo tipo di sogno, con molta probabilità lo faremo. Nel suo libro Persuasion and Healing, Jerome Frank osserva che i pazienti soddisfano regolarmente la richiesta del terapeuta di produrre un certo sogno. "Il sogno che il terapeuta si sente raccontare non è necessariamente quello che il paziente ha sognato", dice Frank, "in quanto intercorre un certo lasso di tempo fra l'atto di sognare e l'atto di raccontare il sogno. Una ricerca ha messo a confronto i racconti di sogni fatti subito dopo il risveglio con le versioni rielaborate durante una seduta psichiatrica successiva. Ciò che non concordava con le loro aspettative non venne raccontato allo psichiatra". Nel suo classico Battle of the Mind (1957), lo psichiatra William Sargant descrive così l'esperienza di un suo conoscente che si sottopose a una terapia, seguendo dapprima il metodo freudiano e successivamente quello junghiano: "dai suoi appunti emerge che i sogni indotti con il metodo freudiano variano molto da quelli indotti con il metodo junghiano; inoltre nega di aver fatto dei sogni prima o dopo la terapia". Sargant conclude: "lo stato di aumentata suggestionabilità del paziente può aiutare il terapeuta non solo a manipolare il giudizio razionale del soggetto, ma addirittura a influenzare i suoi sogni".

La terapeuta Renee Fredrickson ovviamente ha fatto sue queste affermazioni. In Repressed Memories dice: "i sogni si possono anche preparare in anticipo, per così dire. Di sera, prima di andare a letto, immaginate di essere bambini. Poi inducete il bambino che c'è in voi a dirvi in sogno ciò che dovete sapere sull'abuso che avete subito". Secondo le istruzioni della Friedrickson, sognare di avere subito un abuso non è neppure necessario. Come nel caso di Diane: questa ragazza, di cui la Friedrickson racconta la storia, sognò di trovarsi in cucina a lavare il pavimento con le mani e le ginocchia per terra. Nell'aria erano sospese delle luci al neon fatte a forma di U. Suo padre era fermo a guardarla davanti a un grande specchio posto sopra il lavandino.

Diane interpretò il sogno in questo modo: "mio padre mi violentava di sera quando pulivo la cucina. Mi faceva strisciare per terra nuda e mi guardava attraverso lo specchio. Credo che le luci verdi si riferiscano a quella volta che mi infilò un cetriolo".

Paralisi notturna


Esiste un'altra forma interessante di sogno (che generalmente si fa nel dormiveglia), addotta come prova di "ricordi repressi". I termini usati dagli psicologi per definire questo tipo di sogni sono allucinazione "ipnagogica" e "ipnopompica". Esse si manifestano rispettivamente nel periodo immediatamente precedente il sonno e subito prima del risveglio. Il fenomeno è più comunemente noto come "paralisi notturna". Molte persone affermano di aver fatto dei sogni terrificanti durante questo particolare stato di semiveglia.

Robert Baker descrive il fenomeno in questo modo: "innanzitutto le allucinazioni sopravvengono appena prima o subito dopo che l'individuo si è addormentato. In questa fase il soggetto è paralizzato o ha difficoltà a muoversi… L'allucinazione è molto strana e una volta terminata la persona è convinta che l'evento sognato sia veramente accaduto". Il contenuto dell'allucinazione è spesso legato alle preoccupazioni che il sognatore ha in quel determinato momento della sua vita. In uno studio condotto a tal proposito, il 67% di un normale campione di soggetti ha affermato di aver avuto almeno un'esperienza di paralisi notturna accompagnata da allucinazioni. In molte persone, comunque, la paralisi nel sonno si manifesta anche di giorno, durante il riposo pomeridiano. Chi soffre di narcolessia - una malattia abbastanza diffusa, caratterizzata da brevi periodi di sonno involontario durante il giorno, con difficoltà ad addormentarsi di notte - è particolarmente predisposto ad avere allucinazioni spaventose. "Incubo" è un termine che indica l'allucinazione che avviene durante la paralisi notturna. Un tempo si credeva che l'incubo fosse una giumenta, o il demonio, sopraggiunti allo scopo di terrorizzare le persone - soprattutto le donne - sedendosi sopra il petto e impedendo loro di respirare. Spesso l'incubo era visto come una possessione diabolica che costringeva la dormiente terrorizzata a subire un rapporto sessuale. Qui sotto è riportata una descrizione dell'incubo risalente al 1763:

L'incubo generalmente colpisce coloro che dormono di schiena e sovente comincia con sogni spaventosi, accompagnati da un respiro affannoso, da una violenta oppressione al petto e dalla totale perdita del movimento volontario. In questa agonia essi si lamentano, sussultano, emettono suoni indistinti fino a che non escono da questo stato terribile di immobilità. Allorché si sono liberati di quell'immensa oppressione e sono in grado di muoversi, sono affetti da forte palpitazione, ansia, stanchezza e trepidazione.

David Hufford ha dedicato un libro alla paralisi notturna; s'intitola The Terror That Comes in the Night e in esso è contenuta un'intervista che lui stesso fece nel 1973 a una giovane laureata di nome Caroline; il racconto della ragazza è del tutto simile a quelli di molti "sopravvissuti all'incesto" (come si usa nel gergo dei falsi ricordi). Caroline racconta: "una mattina mi svegliai e mi parve che un uomo fosse al mio fianco. Avevo la sensazione che con il suo braccio sotto la mia schiena arrivasse a tenermi per il braccio sinistro. Aveva un odore ben definito, puzzava di sudore e di sporco". Quando Caroline provò a muoversi, l'uomo le bloccò il braccio. "Adesso se mi muovo ancora mi violenta" pensò. Provò ad urlare, ma non riuscì a produrre alcun suono. Dice: "poi venne sopra di me e tentai di guardare in su per vedere chi o che cosa fosse. Sembrava una maschera, un grande maschera bianca. Questo è tutto ciò che fui in grado di vedere". Dopo parecchi minuti di questa orribile esperienza, Caroline si sentì sollevata e si sedette. Infine ebbe la sensazione che nella sua stanza non ci fosse stato nessun uomo. Negli anni novanta del secolo scorso il movimento dei "ricordi repressi" ha ribattezzato queste esperienze flashback o "ricordi del corpo" e incoraggia le donne a immaginare un volto che riempia la maschera vuota di Caroline.

Altre "prove" dei ricordi rimossi sono un'eccessiva sonnolenza o l'insonnia. In The Courage to Heal, Helen Bass e Laura Davis portano la tipica testimonianza di una donna ossessionata da presunti ricordi repressi: "avevo perso completamente il sonno. Non mangiavo più, non riuscivo più a dormire". L'induzione dell'insonnia è una delle tecniche utilizzate nel lavaggio del cervello. Come scrive l'esperta del sonno, Alexander Borbely, l'insonnia cronica confonde il confine fra sonno e veglia progressivamente, finché l'allucinazione che di solito si manifesta nei momenti precedenti l'addormentamento comincia a comparire fuori del sonno (durante questi deliri, ad esempio, il pavimento sembra coperto di ragnatele, i volti compaiono e scompaiono, ecc.). In questo stato confusionale possono anche comparire delle allucinazioni uditive. Inoltre, spiega la Borbely: "se gli esercizi di induzione dell'insonnia durano più di quattro giorni, il delirio onirico sopravviene in maniera automatica. Le vittime alimentano sempre di più il sospetto che qualcuno voglia nascondere loro la verità su qualcosa".

Ricordi del corpo e attacchi di panico


Le persone alla ricerca di "ricordi sommersi" si sentono spesso dire che il corpo ricorda ciò che la mente dimentica, specialmente in caso di abusi subiti dai bambini nel periodo preverbale. I cosiddetti "ricordi del corpo" si manifesterebbero attraverso sofferenze fisiche di svariato genere, dal mal di stomaco, alla rigidità dei legamenti. I disagi di natura psicosomatica hanno sempre avuto una larga diffusione nel mondo occidentale e sono accompagnati regolarmente da malessere generale e da ansietà. A questo va aggiunto "l'effetto aspettativa": non deve sorprendere se durante la abreazione, mentre cioè si rivive un evento, una donna sente un fortissimo dolore alla zona pelvica, o se un uomo avverte una sensazione di bruciore all'ano.

Alcune persone che desiderano far riemergere i presunti ricordi sommersi ricorrono alle tecniche di massaggiatori i quali, attraverso un leggero tocco del corpo oppure massaggiando vigorosamente i muscoli, sbloccano le emozioni dei pazienti. "Una parte del vostro corpo può sentire un forte calore o essere completamente insensibile", assicura Renee Fredrickson in Repressed Memories. Secondo la Fredrickson, l'azione del massaggio può scatenare forti emozioni, facendovi piangere fino a scoppiare in lacrime. È ovvio che si possano sentire emozioni profonde e inspiegabili mentre si viene massaggiati, specialmente se si è tesi e infelici. Quando i pazienti perdono il controllo, si rilassano e permettono a un estraneo di toccarli, non c'è nulla di strano che venga loro da piangere. Se poi il massaggiatore chiede di percepire una sensazione di smarrimento, molti soggetti non hanno difficoltà nel farlo e a interpretare ciò come un segno lasciato sul corpo da un ricordo sommerso. L'autrice di Repressed Memories fa un esempio: "Sara aveva seguito una tecnica passiva di lavoro sul corpo, ad esempio doveva stendere la mano quando sentiva crescere dentro di sé un senso di rabbia verso suo padre che aveva abusato di lei". In seguito, Sara scoprì che l'intensa sensibilità delle dita dei suoi piedi era dovuta al fatto che suo nonno le aveva inserito accidentalmente una piccola scheggia di legno sotto l'unghia del piede.

Altri elementi addotti come ricordi del corpo sono dermatiti o abrasioni, alcune delle quali si adattano particolarmente ad essere interpretate come "ricordi del corpo". La mente può produrre sul corpo degli effetti specifici ed evidenti. È stato dimostrato, ad esempio, che l'ipnosi può guarire le verruche e che alcune persone riescono a controllare il battito cardiaco, la frequenza respiratoria e il flusso sanguigno. In Michelle Remembers, l'omonima protagonista aveva simili poteri: produceva delle chiazze rosse sul collo che il suo psichiatra interpretò come una ferita inferta dalla coda del diavolo.

La maggior parte dei "ricordi del corpo", tuttavia, non sono così evidenti. Fra le storie più comuni c'è quella di A. G. Britton, che lei stessa descrisse nell'articolo "The Terrible Truth". La donna soffriva di una sensazione di soffocamento e interpretò questo sintomo come la prova che suo padre, quand'era bambina, l'aveva costretta a un rapporto orale. In realtà il nodo alla gola è una reazione universale alla paura e all'ansia. È significativo, del resto, che la parola "ansioso" derivi dal latino anxius, cioè "strangolare". La difficoltà a deglutire e la sensazione di strangolamento sono, nella diagnosi medica, dei tipici sintomi del panico. Per centinaia di anni questo sintomo fu definito globus hystericus, in quanto la sensazione avvertita è quella di una palla che sale dall'addome e che si blocca nella gola.

Molti fra coloro che sospettano di avere subito abusi vengono colti da continui e improvvisi attacchi di panico e con l'aiuto del terapeuta li interpretano come ricordi sommersi che riaffiorano dall'inconscio. Eppure questi sintomi, benché poco conosciuti, sono estremamente comuni. In Anxiety and its Disorders, un'opera istruttiva scritta dallo psicologo David Barlow, viene sottolineato: "l'ansia rappresenta il disturbo psichico più diffuso nel nostro paese e rispetto alla depressione affligge molte più persone". Nel mondo occidentale l'ansia colpisce maggiormente le donne, diversamente dai paesi orientali. Recenti indagini mostrano che il 35% degli americani hanno avuto attacchi di panico. Purtroppo capita spesso che gravi problemi di ansia non vengano diagnosticati e che i pazienti debbano rivolgersi in media a 10 medici o psicoterapeuti prima di ricevere delle cure adeguate. Qui sotto sono elencati i sintomi dell'attacco di panico descritti nella terza edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, gli stessi che alcuni psicoterapeuti aderenti al movimento dei "ricordi repressi" interpretano come "ricordi del corpo":

1) turbe respiratore; 2) vertigini, inquietudine, lipotimia; 3) palpitazioni, tachicardia; 4) tremori; 5) sudorazioni 6) sensazione di soffocamento; 7) nausea o dolori addominali; 8) perdita della percezione di sé e della realtà; 9) parestesia (intorpidimento o formicolio); 10) vampate di calore o brividi; 11) dolori al torace; 12) paura di morire; 13) paura di impazzire o di compiere azioni compulsive.

Sorprendentemente, Barlow sostiene: "molte fobie e la maggior parte delle paure non sono provocate da un evento traumatico". Gli attacchi di panico insorgono in seguito a situazioni di forte tensione imposte dall'ambiente e colpiscono soggetti ansiosi - sebbene fattori biologici e traumi infantili possano contribuire a predisporre all'ansia. Gli psicologi Aaron Beck e Gary Emery fanno un esempio di un episodio tipico capitato ad un uomo di 40 anni mentre si trovava a sciare. Iniziò a mancargli il respiro, ad aumentare la sudorazione, e si sentì svenire. Credette di avere un infarto. Nel mezzo di questo tormento ebbe un'immagine vivida di sé disteso su un letto d'ospedale con addosso una maschera di ossigeno. In seguito spiegò che suo fratello era morto da poco di infarto e perciò aveva paura che gli capitasse la stessa cosa.

In maniera analoga, chi pensa di avere dei ricordi sommersi ha paura che questi possano rivelarsi simili a quelli di cui hanno sentito parlare nei libri o alla televisione, probabilmente senza aver mai conosciuto alcuna vittima dell'incesto che manifesti i cosiddetti ricordi del corpo, o flashback. Per queste persone gli attacchi di panico sopravvengono in momenti di stanchezza e stress eccessivi e pensando alle loro paure più forti finiscono per aumentare la loro ansietà. Quando si innesca questo meccanismo, la paura si somma alla paura, come osservano Beck ed Emery, fino a che il paziente non riesce più a controllare queste immagini "autonome", che gli sembrano completamente vere, "come se l'evento traumatico stesse accadendo nel presente".

Al primo attacco di paura immotivata si crea un circolo vizioso per cui il solo pensiero di avere un altro attacco ne scatena uno. Questo è particolarmente vero per le donne ossessionate dal pensiero di avere subito un abuso, costantemente attente a qualsiasi malessere, sia fisico che psichico. David Barlow osserva: "un'eccessiva attenzione verso di sé aumenta la sensibilità agli stimoli corporei. Inoltre questa sensibilità [...] investe altri aspetti dell'io, per esempio il giudizio di sé". Secondo Barlow si tratta di un ciclo di feedback negativo, che porta a una sensazione cronica di impotenza, dipendenza e di coinvolgimento totale. Lo confermano Ann Seagrave e Faison Covington, due donne guarite dagli attacchi di panico. Nel loro libro, intitolato Free of Fears, a proposito delle loro paure, dicono: "eravamo talmente angosciate che ci preoccupavamo al primo acciacco, per qualsiasi dolore, e in questo modo ci spaventavamo senza motivo".

C'è un aspetto negli attacchi di panico che sembra alquanto strano: essi insorgono spesso dopo aver praticato gli esercizi di rilassamento profondo, come quelli impiegati nell'ipnosi o nelle sedute di immaginazione guidata. Una ricerca ha messo in luce che il 67% di un gruppo di pazienti hanno avuto tre o più sintomi del panico mentre ascoltavano un'audiocassetta per il rilassamento. Come osserva Barlow: "il rilassamento è sicuramente il metodo di induzione del panico più strano". Secondo lui questa reazione è dovuta alla paura di perdere il controllo. Qualsiasi sia la spiegazione, questa scoperta ha aiutato a comprendere ciò che avviene nel cosiddetto "luogo sicuro" in cui vengono condotti i pazienti durante gli esercizi di rilassamento profondo; inoltre ha permesso di far luce sul perché possa scatenarsi un attacco di panico durante la trance ipnotica.

Allucinazioni culturali


In conclusione, un circolo vizioso di influenza culturale sommata a una credenza diffusa nella repressione massiccia di ricordi di abusi sessuali ha prodotto un epidemia di "sopravvissuti". Al momento attuale è difficile dire chi soddisfa quali aspettative: una donna entra in terapia nutrendo sin dall'inizio il sospetto che i suoi problemi possano derivare da alcuni ricordi sepolti. Il terapeuta asseconda le sue paure e tutti e due insieme trovano "prove" nei sogni e nei flashback (detti anche ricordi del corpo, come si è visto), trovano disfunzioni ovunque e quando cade in trance, la paziente "rivive" la molestia ripugnante inflittale da bambina.

Nel 1993 una giornalista della CNN nascose una telecamera nello studio di uno psicoterapeuta noto per aver convinto almeno sei donne a essere delle "sopravvissute all'incesto". La giornalista si presentò alla prima seduta, dicendo che da qualche mese si sentiva un po' depressa e che i rapporti intimi con suo marito erano peggiorati. Terminato il colloquio, il terapeuta le disse che probabilmente da piccola era stata violentata. Quando la finta paziente rispose che non serbava alcuna memoria di quell'evento, il terapeuta affermò che molte donne lo dimenticano. "Il fatto è che non ne sono consapevoli. Voglio dire, quello che lei mi ha descritto, Lee Anne, è così tipico che la sua reazione mi lascia di stucco".

Quando un terapeuta etichetta una persona "sopravvissuta all'incesto" qualsiasi cosa il cliente dica viene utilizzato come prova per confermare la sua diagnosi. E il paziente, avendo accettato la possibilità che quell'etichetta aderisca alla realtà, cade rapidamente in trappola cominciando a interpretare i problemi di sempre come sintomi di un'infanzia a lungo violata. Una volta che il sistema di credenze è stato impiantato, ci vuole poco a "ricordare".

Mark Pendergrast
Tratto da Skeptic, Vol. 3, No. 3, 1995
Adattamento dell'autore da Victims of Memory, Upper Access Books, 1995

Traduzione a cura di Romina Bisato