Omicidio sotto ipnosi

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  • 23-04-2020
  • di Paola Dassori
Nel luglio 1954 la Corte di Assise di Copenaghen pronunciò una sentenza senza precedenti nella storia giuridica mondiale: Palle Hardrup, colpevole dell’assassinio di due impiegati bancari in un vano tentativo di rapina, fu assolto «per totale irresponsabilità nel momento del fatto», mentre Bjorn Schouw Nielsen, che al momento della sparatoria si trovava a molti chilometri di distanza, fu condannato all’ergastolo «per aver costretto Palle Hardrup, mediante ipnotismo e altri mezzi di pressione morale, a commettere il delitto a proprio vantaggio».

Con questa sentenza la magistratura danese diede per la prima volta una risposta positiva a una questione vecchia di qualche secolo: è possibile commettere delitti in stato di ipnosi?

Il delitto avvenne la mattina del 29 marzo del 1951, quando un giovanotto in tuta da meccanico scese dalla bicicletta davanti a una filiale della Landsmanbank, in una strada centrale di Copenaghen, ed entrò senza esitare nell’istituto bancario: si diresse verso la cassa, estrasse una pistola e sparò un colpo in aria, gettando poi al cassiere Kaj Moeller la borsa che portava con sé gridandogli: «Riempila di denaro, alla svelta!»

Moeller esitò un attimo e il giovanotto gli sparò un colpo fulminandolo; quindi girò lo sguardo attorno, vide un impiegato che a differenza degli altri non si era nascosto sotto una scrivania e gli sparò uccidendolo. In quell’istante le sirene d’allarme della banca cominciarono a ululare: dal momento in cui l’uomo in tuta era entrato nella filiale erano passati soltanto due minuti.

L’assassino rimase immobile qualche secondo, poi si diresse tranquillamente verso l’uscita, inforcò la bicicletta minacciando i passanti con la pistola, e cominciò a pedalare a tutta forza, fermandosi però al numero 38 della Griffeldengade, a poco più di cinquecento metri dalla banca.

Come poteva pensare di far perdere le sue tracce? Infatti, parecchi passanti lo avevano seguito e avevano chiamato la polizia. Quando gli agenti aprirono la porta videro subito il giovanotto, pallido e senza espressione, che si lasciò disarmare e ammanettare senza opporre resistenza, dicendo: «Il mio spirito protettore mi ha abbandonato».

Il giovane si chiamava Palle Hardrup, aveva venticinque anni e, tranne una vecchia condanna, aveva ottimi precedenti. Però, studiando le deposizioni degli impiegati della banca, l’ispettore Madsen della polizia danese si accorse che la tecnica usata quella tragica mattina corrispondeva esattamente a quella utilizzata durante un’altra rapina in banca, avvenuta qualche tempo prima in un altro quartiere di Copenaghen, dove un uomo isolato aveva portato via più di ventimila corone, pari a due milioni di lire (del 1951). Quando l’ispettore, interrogando Hardrup, gli chiese se per caso ne sapesse qualcosa, il giovane rispose tranquillamente: «Sono stato io». E il denaro? chiese l’ispettore, «Tutto versato per la grande causa», fu la risposta.

La faccenda diventava sempre più intricata, quando lo stesso giorno una vecchia conoscenza della polizia si presentò a reclamare la bicicletta di cui Palle si era servito per la rapina. Si trattava di Bjorn Schouw Nielsen, un pregiudicato, già stato in carcere parecchie volte, che disse di aver subito il furto della sua bicicletta qualche giorno prima da parte di Hardrup ma di non averlo denunciato per non mettere nei guai l’amico. La storia filava, ma l’ispettore Madsen volle ugualmente mettere i due a confronto, senza risultato: Palle continuava a ripetere «Bjorn non c’entra nulla».

Madsen notò che Nielsen teneva sempre, in entrambe le mani, il dito medio accavallato all’indice, e che quando appoggiava gli avambracci sul tavolo, durante il confronto, li incrociava in modo da formare una X; la cosa lo colpì senza però riuscire a capirne il perché.

Passarono dei mesi, e alla polizia cominciarono ad arrivare parecchie lettere, provenienti dalle prigioni danesi, tutte scritte da detenuti che avevano conosciuto in carcere sia Hardrup che Nielsen, e che affermavano che Hardrup era un bravo ragazzo che da tempo si trovava sotto l’influenza malefica di Nielsen, che lo dominava completamente.

Una perquisizione in casa di Nielsen fece scoprire un’intera biblioteca di libri sulle scienze ipnotiche, e mostrò che l’uomo, malgrado non lavorasse, disponeva di un’ingente somma di denaro, che gli aveva permesso di rimettere a nuovo il suo appartamento.

Le indagini dell’ispettore Madsen, infine, permisero di ricostruire i fatti. Nielsen aveva conosciuto Hardrup nel 1947 quando entrambi erano rinchiusi nella prigione di Horsen, e in breve tempo era riuscito a soggiogarlo facendogli fare quello che voleva, dal commettere piccole ruberie nelle cucine, al passargli la sua razione di sigarette o quel poco denaro che la sua famiglia gli inviava. «Lei non ci crederà, ispettore», disse un ladro di Copenaghen a Madsen, «ma il sistema di Nielsen era molto semplice: gli disegnava una X sotto il naso e quello cominciava a tremare». Una X?

L’ispettore ripensò allo strano atteggiamento di Nielsen e, andando a visitare l’arrestato in carcere, vide chiaramente scritto sul muro X hil. P X. Hardrup spiegò che la scritta voleva dire: «X saluta (in danese: hilser) Palle». Chi diavolo era questo X? Lo spirito protettore che aveva abbandonato il giovane. Madsen scoprì anche un’altra iscrizione: X Tavshed X (Tavshed significa “taci”).

Intanto il dottor Schmidt, uno psichiatra, si occupava di Hardrup, giungendo alla conclusione che al momento dell’omicidio il giovane fosse completamente irresponsabile.

Finalmente, la notte di Natale del 1951, Palle chiese carta e penna e riempì di caratteri minutissimi un intero quaderno: la storia della sua vita, in cui raccontava come avesse incontrato X nel carcere di Horsen e X gli avesse rivelato di avere una misteriosa missione (che nemmeno lui conosceva), convincendolo a versargli il suo poco denaro, a rapinare la prima banca rimettendogli il bottino, e infine a compiere la sanguinosa rapina che gli era costata l’arresto. X non era nominato, ma quasi in ogni pagina Hardrup aveva scritto: «Bjorn non c’entra nulla». In base a questo memoriale il 7 gennaio successivo il giudice istruttore ordinò l’arresto di Schouw Nielsen.

Cominciò così l’ultima fase dell’istruttoria, che vide come consulente il professor Paul Reiter, uno degli psichiatri più famosi del mondo. In base al rapporto del dottor Schmidt il prof. Reiter intuì che Hardrup si trovava in stato di influenza ipnotica e cominciò il lungo procedimento per ipnotizzarlo a sua volta, scegliendo come simbolo la lettera P.

Finalmente, verso la fine del 1953, alla domanda: «Perché Bjorn non c’entra?», Palle Hardrup rispose: «Perché egli stesso è X e mi ha ordinato di dire così».

Palle Hardrup, quando il presidente gli chiese se avesse qualcosa da dire, rispose soltanto: «La mia missione è fallita».