Il processo delle sonnambule

A Torino nel 1886 due clienti dell'ipnotizzatore Donato lo denunciarono per truffa: la cronaca di un processo che fece scalpore

  • In Articoli
  • 16-11-2006
  • di Giuseppe Ardito e Claudio Pastore
Torino 1886: il meraviglioso va in scena», così scrive Massimo Introvigne nel suo interessante saggio La Sfida Magica.[1] Nell’aprile di quell’anno, infatti, il famoso ipnotizzatore Donato (nome d’arte del belga Alfred d’Hont) si esibiva al Teatro Scribe, “magnetizzando” gli spettatori che si sottoponevano volontariamente alle sue manovre. I suoi esperimenti destarono un incredibile interesse in giornalisti, scienziati e nel pubblico, tanto che fu addirittura coniato il neologismo donatizzare come sinonimo di “ipnotizzare”. Né si può sostenere che tra i suoi ammiratori vi fossero soltanto creduloni incolti: le sue imprese impressionarono anche il direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Torino, il prof. Enrico Morselli. Scenderà in campo anche La Civiltà Cattolica, scagliandosi contro «le diavolerie del XIX secolo», e il Ministero dell’Interno invierà a Torino una commissione di indagine del Consiglio Superiore di Sanità, la quale decreterà che «[...] per la necessaria tutela della libertà individuale, non può permettersi che la coscienza umana venga abolita con pratiche generatrici di fatti psichici morbosi, nelle persone predisposte, così da rendere un uomo mancipio della volontà di un altro, senza che quello abbia coscienza dei danni che può subire o produrre [...]»[2] e vieterà ulteriori esibizioni del Donato.
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Come argutamente fa notare Introvigne, tutto ciò si poté sviluppare proprio a Torino, Città Magica o Città del Diavolo per eccellenza (mito che tra l’altro si è trascinato fino al giorno d’oggi), perché la città è giustamente considerata la capitale del Positivismo, il quale, quasi paradossalmente, subiva una strana fascinazione per l’ignoto, il magnetismo, l’occulto.

Oltre al già citato Morselli, studioso di magnetismo, operava infatti a Torino il famoso Cesare Lombroso, altro curioso indagatore dei fenomeni di ipnotismo, così come gli scienziati Angelo Mosso, Giuseppe Musso, Eugenio Tanzi e altri ancora.

Ma il fenomeno del magnetismo non era circoscritto all’ambito universitario: come per il caso Donato, ben presto i magnetizzatori cominciarono ad esibirsi nei teatri e in consultazioni private in cui era possibile, tramite l’intervento di donne ipnotizzate (le “sonnambule”), avere informazioni sul proprio stato di salute o avere indicazioni sul proprio futuro o ancora sui numeri da giocare al lotto!

Furono proprio questi consulti privati che, nel marzo del 1890, si trovarono nell’occhio del ciclone: due clienti, insoddisfatte sia per le spese sostenute che per gli scarsi risultati raggiunti, denunciarono per truffa i magnetizzatori ai quali si erano rivolte, e la causa finì in tribunale con il famoso «Processo delle sonnambule», ricordato anche nel recente romanzo-saggio di Oddone Camerana Contro la mia volontà.[3]

Qui di seguito vedremo come andarono le cose, attingendo dalla stampa dell’epoca e, più precisamente, dagli articoli pubblicati sulla Gazzetta del Popolo, sulla Gazzetta di Torino e sulla Gazzetta Piemontese (oggi La Stampa), dall’1 al 12 marzo del 1890. Nel suo primo articolo dedicato al caso, il cronista della Gazzetta del Popolo scrive: «Com’era facile prevedere, l’annunzio del processo delle sonnambule ha fatto accorrere al tribunale un pubblico numerosissimo di credenti e non credenti nella chiaroveggenza delle sonnambule e nella loro capacità a conoscere e guarire le malattie. La sala d’udienza è letteralmente stipata assai prima dell’ora fissata per il principio del dibattimento - le undici - e nelle sale adiacenti, nei corridoi, negli ambulatori c’è un’altra folla che aspetta di entrare a misura che si fa del posto.»

Ma veniamo ai particolari del processo:

Presiede l’avv. Fiecchi, a lato i giudici Boveri e Quaranta, Pubblico Ministero avv. Forni.

Difesa avv. Cavaglià, Capello, Asteggiano, Merlani, Cocito, Nasi, Allievo, Costanzo Levi, Ferrero e Valabrega.

Si sono costituite parte civile le signore Rosa Frugoni e Giuseppina Delevis, rappresentate dall’avv. Abramo Levi.

Periti dell’accusa i dottori Lombroso e Marro ed il chimico Tacconis.

Periti per la difesa i dottori Piovano e Borgna ed il farmacista Foglino.

160 testimoni.

Imputati: Giovanni Filippa, Catterina Sacco, Catterina Filippa, Carolina Ricca in Filippa, Cesare Filippa, Maddalena Bongiovanni, Domenica Aimo, Matteo Marietti, Giovanni Rosso, Carlo Valenzano, Anselmo Dellarocca, Vittorio Lolini, Maria Brunello, Fortunato Brizio. 14 in tutto, più due assenti perché malati: Francesco Viale e Giuseppe Accattino.

Il presidente del Tribunale inizia l'interrogatorio degli imputati


Giovanni Filippa, anni 52, “professore di magnetismo” e “cavaliere”, già processato e condannato varie volte per ferimenti, sembra capire poco l’imputazione perché bada essenzialmente a far sapere che ha parecchi diplomi ed attestati nazionali ed esteri.

Il Presidente gli chiede tra l’altro come mai prescrivesse anche 15 o 20 sedute di magnetizzazione, se per scoprire una malattia ne basta una sola. L’imputato replica che in questi casi erano previsti degli abbonamenti, con forti sconti. Alla domanda se l’imputata Catterina Sacco fosse la sua amante nega decisamente, ma il Presidente legge una lettera della Sacco al Filippa che comincia con «Caro Puciu» (espressione dialettale affettuosa) e prosegue con «non vedo l’ora di riabbracciarti ecc. ecc.»

Catterina Sacco, anni 19, detta Lina, già cameriera. Dichiara che quattro anni prima, sentendosi sofferente, andò a consultare Giovanni Filippa ed accondiscese a farsi magnetizzare. Stette poi ai suoi servigi, ricevendo 30 lire al mese e lire 1,25 per ogni consulto. Dichiara di non sapere nulla delle ordinazioni perché non ricorda nulla di quanto avvenuto durante il sonno magnetico. Ammette di essere stata fidanzata del Filippa ma mai sua amante.

I periti del tribunale discutono poi della proprietà della “polvere erina” (che i periti chiamano “polvere per i gonzi”): si tratta in realtà di una polvere sternutatoria. L’imputata, a dimostrazione della sua serietà, dichiara che rifiutava consulti sull’avvenire o sui numeri del lotto.

Catterina Filippa, anni 54, detta Leopolda, sorella di Giovanni e Cesare Filippa, sembra un po’ «deteriorata» (nelle parole del cronista della Gazzetta del Popolo) per l’abuso del magnetismo; sembra «il ritratto del dolore e della miseria» (secondo il cronista della Gazzetta di Torino). Non sa né leggere né scrivere. Dichiara di aver lavorato sempre coscienziosamente.

Durante l’interrogatorio, allarga le braccia, straluna gli occhi e si getta a corpo morto sul banco, pare assalita da un attacco di “sonno magnetico”. Giovanni Filippa le soffia più volte sugli occhi, finché l’imputata ritorna allo stato normale e può proseguire l’interrogatorio.

Carolina Ricca Filippa, anni 42, moglie separata di Cesare Filippa. Durante il sonno magnetico prescrive medicinali, talvolta non esistenti presso i farmacisti, come ad esempio vermi misti a letame per curare i reumatismi alle gambe. Dichiara di aver guarito con questo rimedio i dolori di tale geometra Dellaporta che non poté essere guarito dai medici consultati in precedenza.

Durante il sonno magnetico, oltre alle specialità farmaceutiche, sapeva anche indicare il nome della farmacia presso la quale era possibile ordinarle!

Cesare Filippa, anni 61, incensurato, separato dalla moglie Carolina Ricca e fratello di Giovanni Filippa, ha fatto gli studi fino alla quarta elementare ed esercita il magnetismo dal 1867; alle sonnambule corrispondeva 2 lire al giorno più 2 lire per consulto. Dichiara di impiegare due sonnambule, una per le curiosità e l’altra per le malattie: quella delle malattie difficilmente potrebbe servire per le curiosità. Dichiara che la sonnambula “vede” le malattie ma non può suggerire i rimedi.

Alla domanda del Presidente se fosse vero che maltrattava la moglie (la Ricca) perché non era sufficientemente collaborativa durante le sedute, risponde che si tratta soltanto di maligne invenzioni.

Maddalena Bongiovanni, anni 59, moglie di Giacomo Galletto. Era ai servizi di Cesare Filippa che le pagava 60 lire al mese. Si mette in contrasto col suo datore di lavoro perché contesta che le sonnambule per le malattie non possano servire per le curiosità: secondo lei sono intercambiabili. Venne magnetizzata per la prima volta dal suo padrone di casa e alla domanda del Presidente del Tribunale se il padrone di casa fosse un magnetizzatore di professione risponde «oh no, quello era una persona dabbene» (ilarità del pubblico).

Domenica Aimo, anni 51, anche lei lavorava come sonnambula dal Dellarocca e da Cesare Filippa che le corrispondeva 2 lire a consulto. Lasciò la scuola all’età di 7 anni e sa a malapena scrivere il proprio nome. Si lasciava consultare solo per le malattie ma non prescriveva rimedi perché il Filippa glielo proibiva.

Matteo Marietti, anni 66, era negoziante ma da un anno e mezzo si è dedicato al magnetismo. Ha fatto la quarta elementare. Divenne segretario della Carolina Ricca dalla quale imparò a magnetizzare, percepisce una lira a consulto e 30 lire al mese. Dichiara la propria buona fede: se avesse saputo che sotto c’era l’imbroglio se ne sarebbe andato via subito. Dichiara anche che non ha fiducia nei medici perché nel passato fu curato male e per questo gli si indebolì la vista.

Giovanni Rosso, anni 52, stette due volte con la Ricca: la magnetizzava e poi scriveva le risposte che essa dava ai clienti, unitamente all’informazione che per le specialità medicinali avrebbero dovuto rivolgersi alla farmacia Torta. Attualmente fa il commerciante di panni.

Carlo Valenzano, anni 64, aspetto molto distinto, imparò il magnetismo dal Cesare Filippa nel 1884, quando era al suo servizio come uomo di fatica. Riusciva a “comunicare il fluido magnetico” alla signora Ricca, dopo che questa si era separata dal marito Cesare Filippa, e percepiva da questa 30 lire al mese.

Anselmo Dellarocca, anni 68, fa il magnetizzatore dal 1849, tiene in mano un cilindro che deve aver contenuto chissà quanto fluido, tanto è unto! Da tre anni ha la sonnambula Brunello Maria.

Il Presidente del Tribunale gli contesta di aver fatto pubblicare sulla Gazzetta di Torino l’annuncio «Pronta guarigione della ritenzione d’orina, malattie segrete, inveterate, ernie, ecc. Con l’autorizzazione della Corte d’Appello», mentre in realtà la Corte d’Appello lo aveva semplicemente assolto per mancanza di prove dall’esercizio abusivo della medicina.
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Un'incisione ispirata all'opera La Sonnambula di Vincenzo Bellini.
Si dimostra molto preparato sul magnetismo e sostiene che le sonnambule vedono sì le malattie ma non sono in grado di proporre i rimedi: se la Carolina Ricca lo faceva è perché aveva fatto studi di medicina per proprio conto. Dichiara di aver guarito decine di malattie con la sua acqua magnetizzata e i suoi decotti di vermi, lucertole e ramarri. Ad una domanda del Lombroso, che si mostra piuttosto scettico sul fluido magnetico che uscirebbe dalle dita del magnetizzatore, il Dellarocca si dichiara disposto a magnetizzare il Lombroso medesimo (il pubblico ride).

Si considera il “maestro” di pressoché tutti i magnetizzatori coinvolti in questa brutta storia.

Vittorio Lolini, anni 29, fece il segretario a Giovanni e Cesare Filippa, senza magnetizzare. Dopo la tournée a Torino del celebre Donato imparò a magnetizzare. Poi aprì un gabinetto servendosi della Aimo cui dava 2 lire per consulto. Nel suo studio furono sequestrate 32 carte divinatorie da gioco e un libro intitolato La scienza di leggere l’avvenire.

Maria Brunello, anni 68, «sguardo da cui traspare tutto fuorché la chiaroveggenza», scrive il cronista, fu sonnambula del Dellarocca, dal quale percepiva 3-5 lire a consulto, ma non fu mai sonnambula di professione.

Fortunato Brizio, anni 65, medico. È il medico che firmava le ricette delle sonnambule, ed essendo laureato in medicina (unico tra tutti gli imputati), controllava che le loro prescrizioni non fossero in urto con le regole farmaceutiche. Dichiara di credere alla chiaroveggenza - almeno della Leopolda - e sostiene che le sonnambule siano in grado di “vedere” il viscere ammalato.

È assolutamente convinto dell’efficacia del magnetismo che, a suo parere, avrà un meritato sviluppo futuro.

Quindi è la volta dei testimoni: se da un lato se ne troveranno alcuni (pochi per la verità) convinti, dopo le sedute di magnetismo, della cialtroneria degli imputati, dall’altro se ne conteranno molti di più, convinti dei loro poteri diagnostici e che dichiareranno di essere stati guariti dalle pratiche magnetiche (ovviamente questi testimoni favorevoli erano stati sollecitati dalla difesa).

Viene richiesta dagli avvocati della difesa la possibilità di fare esperimenti di magnetismo direttamente in tribunale o, se questo non fosse possibile, almeno presso lo studio di qualche perito. Il P.M. Forni si oppone in quanto la scienza esclude che si possano proporre rimedi nello stato incosciente di sonno magnetico.

Il Presidente ritiene sconveniente ed immorale sottoporre gli imputati a sonno letargico pertanto nega la possibilità di condurre esperimenti in tal senso.

Segue l’arringa del Lombroso che in pratica sostiene come questi magnetizzatori siano in realtà persone capaci di percepire molto abilmente gli atteggiamenti, i moti inconsci, le aspettative, il colorito dei poveri illusi che ad essi si rivolgono. Sovente, per indovinare, accennano genericamente a malattie di molti visceri, perché tra questi vi sarà sicuramente quello malato (in effetti un dato abbastanza ricorrente nei racconti dei testimoni è proprio il numero di mali elencati, dai «budelli secchi» al «catarro gastrico», dall’«utero marcio» al «fegato macchiato»...). Infine avanzano diagnosi affidandosi alla probabilità.

Breve inciso: attenzione lettore, non stiamo qui parlando della lettura dei tarocchi delle nostre maghe che imperversano oggidì nelle televisioni private e che prevedono il futuro, sia esso per questioni di lavoro, di amore o di salute; qui si parla dei poteri magnetici di persone vissute nell’Ottocento!

Ma ritorniamo al nostro processo. L’avv. Cavaglià (della difesa) contesta le affermazioni del Lombroso, ma questi saprà ribattere punto su punto, dicendo tra l’altro che egli fece studi speciali sull’ipnotismo, operando su più di mille soggetti, tra i quali molte persone affette da isteria e, per dimostrare che le persone isteriche sono in realtà malate immaginarie, espone il fatto che lui stesso adopera nella cura sostanze perfettamente innocue (e non tritoni e lucertole...), anzi ha inventato le cosiddette “pillole di Costantinopoli”, composte da sostanze innocue e di nessun effetto, ma che somministra con apparati che colpiscono l’immaginazione dei pazienti i quali, miracolosamente, il più delle volte guariscono da tutti i malanni.

A questo punto sorge spontaneo un altro inciso: chissà se si può attribuire la paternità dell’“effetto placebo” proprio al Lombroso?

Il processo riprende quindi con il perito della difesa, avv. Borgna: egli stesso vanta una ventennale esperienza di magnetismo e sostiene che le sonnambule possono affinare, col tempo, la capacità di “vedere” gli organi interni; non solo, ma quando sono affette da qualche malanno sono anche in grado, se opportunamente ipnotizzate, di scegliersi inconsciamente le erbe medicamentose appropriate alla loro malattia! Riferisce infine che a Torino si era costituita dal 1857 al 1863 una “Società Magnetica”, composta da persone assolutamente serie e distinte.

Ribatte il perito dell’accusa, dr. Tacconis, dicendo che avendo avuto la possibilità di esaminare le ricette prescritte dalle sonnambule, ha potuto concludere che alcune delle sostanze sono veramente dannose e pericolose, soprattutto se somministrate senza il controllo medico; di molti rimedi “segreti” non si conosce neppure la composizione e l’unica cosa certa è che le medicine prescritte mostrano la specialità di costare molto di più delle medicine comuni di cui spesso sono composte.

Le arringhe dell’accusa e della difesa


L’avv. Abramo Levi, parte civile per le querelanti Frugoni e Delevis, dichiara che tre sono i punti essenziali in questa causa: esiste il potere di cui si vantano le sonnambule? Se esiste, lo possedevano le attuali imputate? Se è, invece, immaginario, lo hanno vantato per trarre in inganno le querelanti?

Dopo un’ampia esposizione di pareri di scienziati sul magnetismo e dopo aver esaminato il materiale e le testimonianze emerse durante il processo, conclude che si tratta di pura truffa e chiede il risarcimento del danno più 500 lire di provvisionale.

Segue l’intervento del P. M. Forni, il quale sostiene che lo scandalo dei gabinetti magnetici è durato sin troppo a lungo; se si sono trovati pochi testimoni contro gli imputati ciò è dovuto al fatto che è difficile trovare chi venga a portare in giudizio la confessione di essere stato gabbato. La parola della scienza è stata netta: la chiaroveggenza delle sonnambule è chimerica, né si potrà dire che la ciarlataneria dell’oggi diventerà la scienza di domani, perché la scienza ne ha distrutta ogni base.

Il P. M non esclude che qualche sonnambula abbia agito in buona fede e che il dr. Brizio sia soltanto un povero allucinato, non responsabile, ma resta fermo nel chiedere le condanne per truffa e/o esercizio abusivo dell’arte medica per otto dei sedici imputati, con pene che vanno da uno a quattro mesi di reclusione e da 160 a 1500 lire di multa.

Seguono le arringhe degli avvocati della difesa, ciascuno perorando la causa del proprio assistito: l’avv. Asteggiano sostiene che il proprio cliente (il Dellarocca) è intimamente convinto dell’efficacia del magnetismo, come dimostrano le sue strampalate pubblicazioni, ed essendo in buona fede manca perciò il dolo, ed è pertanto da assolvere.

L’avv. Capello difende Giovanni Filippa facendo presente che in più di 25 anni di professione il suo assistito ha guarito oltre 7000 persone: come mai si sono trovate solo tre persone che si sono lamentate delle sue cure?

L’avv. Costanzo Levi difende Catterina Filippa (Leopolda) scagliandosi contro le perizie del Lombroso e del Marro: se la scienza non ha ancora constatato la chiaroveggenza, non per questo si può sostenere che non esista.

L’avv. Ferrero tratta in generale la questione scientifica: «non saranno veri i fenomeni pel solo fatto che non si studiano senza le forme scientifiche?». Constata l’incertezza della scienza, ricordando le condanne che le Accademie riservarono nel passato a molti scienziati e conclude con la storica frase a effetto «Il mondo è cieco e tu ben va con lui», strappando un’ovazione del pubblico!

L’avv. Cavaglià a sua volta dichiara che nello studio del fenomeno del magnetismo si entra nella provincia del meraviglioso, della trasposizione dei sensi, per cui sono spesso le mani e i piedi che “vedono” al posto degli occhi! E ancora: perché in Francia, contrariamente al parere dell’Accademia, i Tribunali assolsero i sonnambuli?

L’avv. Cocito fa presente che su questi argomenti gli stessi periti fiscali Marro e Lombroso non sono sempre d’accordo: il primo infatti non esclude che la sonnambula possa percepire con la mano la circolazione del sangue del magnetizzatore e indovinare talvolta la malattia del cliente. L’avvocato fa notare inoltre come gli esperimenti di ipnosi del Lombroso furono condotti prevalentemente su studenti e non su persone educate da anni e anni di pratica come nel caso presente e pertanto i risultati ottenuti dal perito dell’accusa potrebbero anche non essere del tutto attendibili.

L’avv. Nasi trova restrittivo di libertà il concetto che non si possa ricorrere se non alle persone laureate per farsi curare ed in ogni caso fa notare che le ricette erano firmate da un dottore e spedite da farmacisti, pertanto non si poteva parlare di esercizio abusivo della medicina. Non trova infine l’elemento di truffa in quanto i gabinetti erano frequentati spontaneamente dai clienti, come si va a teatro a vedere i prestigiatori: per curiosità o per diletto.

Segue un ulteriore dibattito tra gli avvocati dell’accusa e della difesa, dopodiché il Presidente si ritira per redigere la sentenza.

La sentenza


Nel pomeriggio del 10 marzo, il presidente avv. Fiecchi rientra dopo circa 5 ore in camera di consiglio ed inizia a leggere una lunga ed elaboratissima sentenza («46 pagine!», riportano i giornali dell’epoca... chissà cosa scriverebbero per certe sentenze del giorno d’oggi che 46 pagine le utilizzano solo per i preliminari) che riassume tutte le circostanze processuali e discute tutte le argomentazioni della difesa. «La lettura durò mezz’ora», scrivono i cronisti, e può essere così riassunta: «[...] si rileva che nelle lettere intestate all’imputato Filippa Giovanni, compaiono spesso pompose iscrizioni raffiguranti medaglie e diplomi, col cabalistico occhio nel triangolo, ai lati del quale troneggia a caratteri cubitali l’indicazione Filippa cav. Giovanni, indicazione che compare anche sulle pubbliche vie e nelle pagine dei giornali e sulle pareti del di lui gabinetto, ricoperte da medaglie e diplomi rilasciati da fantomatiche Associazioni scientifiche. Il detto Filippa Giovanni, cercava in qualsiasi modo di passare per un uomo scienziato e colto, sebbene sia lui che la Sacco Catterina non avessero che un’istruzione elementare, con qualche infarinatura di cognizioni anatomiche, apprese per lo più dal Brizio. Il titolo stesso di cavaliere risulta proveniente da un sedicente Areopago di Salvatori di Marsiglia che non ebbe mai legale esistenza e fu per questo disciolto dalle autorità di quella città.

Si è provato che gli imputati Filippa Giovanni e Sacco Catterina solevano prescrivere, ai clienti che avevano una certa agiatezza, non meno di 15 o 20 sedute magnetiche mentre ne prescrivevano ai clienti meno agiati un numero assai inferiore, sempre con l’assicurazione di una sicura guarigione da tutte le malattie.

Si esclude la buona fede degli imputati in quanto sia i magnetizzatori che le loro sonnambule si facevano curare, alla bisogna, da medici veri.

Simili considerazioni si possono fare per il Filippa Cesare, il quale aveva non una ma addirittura due sonnambule al proprio servizio: una per le malattie e l’altra per le curiosità.

Riguardo alla Ricca Carolina, per quanto eserciti ciarlatanescamente la medicina, non può il tribunale pronunciare una condanna di truffa avendo tutti i testi dichiarato di essere soddisfatti delle cure e, mancando la persona danneggiata, non si può procedere con questa accusa.»

Analoghe considerazioni vengono poi fatte per molti altri imputati ed infine viene letta la sentenza che prevede: la condanna di Filippa Giovanni, Sacco Catterina, Filippa Catterina, Accattino Giuseppe, Filippa Cesare e Aimo Domenica per i reati di truffa e esercizio abusivo della medicina, con pene variabili da un minimo di 16 giorni di reclusione e 166 lire di multa (Sacco Catterina) ad un massimo di tre mesi e quindici giorni di reclusione e 533 lire di multa (Filippa Giovanni);

la condanna del Dellarocca per il solo esercizio abusivo della medicina ad una multa di lire 200;

l’assoluzione di Filippa Ricca Carolina, Valenzana Carlo, Rosso Giovanni, Marietti Angelo, Viale Francesco, Lolini Vittorio, Bongiovanni Maddalena, Brunello Maria e Brizio Fortunato dalle imputazioni a loro ascritte;

la condanna di tutti gli imputati, eccetto gli assolti, alle spese del giudizio.

Conclude il cronista «Allorché la Sacco Catterina sentì pronunciare la sua condanna, diede un grido e si riversò svenuta sul suo banco. Gli altri imputati ascoltarono con apparente impassibilità la sentenza che tronca d’un sol colpo la brutta speculazione dei gabinetti magnetici.»

Così termina il processo delle sonnambule.

Da notare che nel processo di appello i giudici si mostreranno più magnanimi: il reato di truffa infatti verrà cancellato dal momento che «[...] non incombe alla Corte risolvere la questione sull’esistenza e sugli effetti del sonnambulismo magnetico [...]» e che «[...] l’apposizione all’esterno delle case di pompose e ciarlatanesche insegne e la decorazione del gabinetto con diplomi e con medaglie d’ignota provenienza non sono tali da costituire i raggiri o artifici fraudolenti dalla legge richiesti per il reato di truffa. Infatti gli avventori si presentavano volontariamente ai gabinetti magnetici, perfettamente consci di quanto vi si praticava e dei prezzi richiesti per ogni consulto e per l’intera cura».

Come dire “Se siete così gonzi da credere a queste cose... peggio per voi”.

La sentenza d’appello, con le pene ridotte, verrà infine confermata alcuni mesi dopo dalla Corte di Cassazione.

A questo punto, a nostro avviso, si possono fare alcune considerazioni.

Dopo aver letto le argomentazioni dell’accusa e quelle della difesa, c’è ancora qualcuno convinto della capacità delle cartomanti nostrane che compaiono tutti i giorni nelle nostre TV private di percepire inflessioni della voce (se il consulto avviene telefonicamente) o espressioni inconsce del viso o posture corporali (se il consulto avviene con il cliente presente) per cercare di “indovinare” il futuro e/o lo stato di salute di chi le consulta? C’è ancora qualcuno che non si è accorto che la cartomante fa generalmente moltissime domande per poi affermare qualcosa di estremamente generico («Vedo un’ombra di una persona che ti era molto cara e che adesso non c’è più... che si vuol mettere in contatto con te...» - e chi non ha perso prima o poi una persona cara?) per poi correggersi via via che chi le consulta fornisce ulteriori particolari?

Soltanto la settimana scorsa, a una ragazza che si definiva “sfortunata” perché non riusciva a trovare un lavoro e chiedeva se lo avrebbe trovato presto, la cartomante, dopo aver “fatto le carte” rispose «Sì, vedo un lavoro nel tuo futuro... ma non immediatamente, dovrai pazientare ancora un po’... nel frattempo cerca di accontentarti di qualche lavoretto saltuario...» Alla faccia della profezia! Vuoi vedere che la cartomante ci azzecca anche questa volta?

Un discorso a parte meritano le considerazioni fatte dagli avvocati della difesa Costanzo e Cavaglià: in fondo anche al giorno d’oggi, dopo che sono trascorsi più di cento anni, molti sostengono la possibilità della chiaroveggenza o del potere dei pranoterapeuti o ancora del potere magico di molti minerali (al di là dell’effetto placebo); ebbene, al contrario di quanto molti pensano, il CICAP non condanna a priori alcuna di queste credenze. Infatti il nome stesso CICAP, da alcuni interpretato erroneamente con «Comitato Italiano Contro le Affermazioni del Paranormale» in realtà significa «Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale», il che è ben diverso!

Il CICAP infatti non esclude a priori che qualcuno sia in grado di leggere nel pensiero di un altro, semplicemente chiede a chi sostiene di essere in grado di farlo, di poterlo dimostrare in condizioni di rigido controllo scientifico, così come non esclude a priori l’esistenza degli alieni tra noi ma chiede a chi è in contatto con loro di non limitarsi a portare una fotografia che ritrae l’alieno mentre beve una coca-cola (magari in un angolino buio della casa...) ma di convincere l’alieno a farsi vedere anche da altri, magari un po’ meno suggestionabili...

E che dire infine della durata del processo? Questo iniziò l’1 marzo 1890. Il 10 marzo era concluso, con tanto di sentenza. Il processo di appello si concluderà il 26 giugno 1890 e la sentenza definitiva della Corte di Cassazione sarà emessa il 14 agosto dello stesso anno: cinque mesi per i tre gradi di giudizio!

Al giorno d’oggi, i tre gradi di giudizio, quando i reati non vengono prescritti per scadenza dei termini, durano due, tre, quattro anni come minimo... un bel progresso, no?

Giuseppe Ardito già professore di Antropologia, Università di Firenze

Claudio Pastore Segretario CICAP Piemonte

Bibliografia


  • Gazzetta del Popolo, 2-11 marzo 1890.

  • Gazzetta di Torino, 1, 2 marzo; 11, 12 marzo 1890.

  • Gazzetta Piemontese, 1-12 marzo 1890.


Note


1) Introvigne M. (1995), La Sfida Magica, Milano: Ed. Ancora.
2) Gallini C. (1983), La sonnambula meravigliosa: Magnetismo e ipnotismo nell’Ottocento italiano, Milano: Feltrinelli.
3) Camerana O. (1995), Contro la mia volontà, Torino: Editrice La Stampa.