Alla ricerca della vita nel cosmo

I fondamenti scientifici e le prospettive dell'astrobiologia

  • In Articoli
  • 26-03-2003
  • di Emiliano Farinella

Giancarlo Genta è professore di Progettazione e Costruzione di Macchine presso il Politecnico di Torino, Direttore del Centro Italiano Studi SETI e membro corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia Internazionale di Astronautica. Autore di oltre 230 lavori scientifici, ha partecipato a vari progetti astronautici, ed è autore de La culla troppo stretta, Paravia 2000, un libro ricco di informazioni sull'astronautica in cui Genta illustra perché ritiene che la Terra sia per l'uomo una "culla troppo stretta" e che il nostro destino sia nella colonizzazione dello spazio. Recentemente ha pubblicato Space, the Final Frontier, Cambridge University Press, 2002, che tratta gli stessi temi in modo più dettagliato. Per saperne di più: www.giancarlogenta.it

La ricerca della vita e dell'intelligenza extraterrestre sono compatibili col metodo scientifico?

Certamente, purché appunto si applichi il metodo scientifico. Gli scienziati che si occupano seriamente di questi problemi sono molti e ormai l'astrobiologia e il SETI (Search for ExtraTerrestrial Intelligence) sono ritenuti campi di indagine degni di tutto rispetto.

Quali sono obiettivi e metodi dell'astrobiologia?

Per prima cosa una precisazione sui termini: la bioastronomia è quella parte dell'astronomia che studia i corpi celesti dal punto di vista dell'evoluzione della vita, mentre l'astrobiologia è quella parte della biologia che si occupa della vita extraterrestre. La prima è quindi una scienza principalmente osservazionale e teorica, mentre la seconda è una scienza principalmente sperimentale che utilizza i ritrovati dell'astronautica (sonde spaziali automatiche oggi, spedizioni con uomini a bordo domani) per condurre studi in loco. Tuttavia si possono fare ricerche astrobiologiche anche sulla Terra, studiando le forme di vita che si sono adattate ad ambienti estremi, per molti versi simili a quelli esistenti su vari corpi celesti. Ma questa distinzione viene spesso ignorata e si tende a confondere i due approcci.

La ricerca della vita e dell'intelligenza extraterrestre ha purtroppo dato luogo a diverse pseudoscienze che si sono affiancate indebitamente all'esobiologia. Questo ha causato diffidenza nel mondo scientifico verso questo campo di ricerche? È ancora difficile parlare di questi temi in ambito scientifico?

Forse era inevitabile, trattandosi di questioni che hanno un forte impatto emotivo e una grande presa sull'opinione pubblica. Certamente i ricercatori seri devono essere molto chiari e non indulgere in fantasticherie, ma quasi tutte le scienze si trovano a confinare con pseudoscienze: la medicina deve convivere con varie "pratiche alternative" che non hanno nulla di scientifico, l'astronomia con l'astrologia, la chimica con l'alchimia.Il problema può essere che talvolta non si prendano in considerazione fenomeni che sarebbe interessante studiare perché sono ormai diventati terreno su cui le pseudoscienze dilagano. Il caso dell'ufologia è tipico: vi sono fenomeni (che non hanno nulla a che vedere con gli extraterrestri) che possono essere alla base di alcuni avvistamenti di UFO e su cui si sa poco (fulmini globulari, ecc.); ma è difficile indagare seriamente su di essi. Comunque per un certo verso l'ufologia e la bioastronomia sono antitetiche: se veramente gli extraterrestri fossero tra noi, non ci sarebbe alcun bisogno di andare a studiare i corpi celesti alla ricerca della vita extraterrestre.

La ricerca della vita extraterrestre è un campo di indagine estremamente vasto. Come si concilia con l'usuale approccio scientifico riduzionista?

Non c'è dubbio che questo è un problema. La ricerca della vita extraterrestre è un campo fortemente interdisciplinare, ma ormai ci si è resi conto che l'interdisciplinarità è un aspetto della scienza e della tecnologia che è sempre più importante. Il riduzionismo ci ha permesso di semplificare i problemi ed è proprio grazie al riduzionismo che la scienza e la tecnologia sono arrivate dove sono arrivate. Ma il riduzionismo non esclude che scienziati di varie discipline lavorino insieme in un campo interdisciplinare e anche che uno studioso possa interessarsi di cose che escono dal suo ristretto campo di specializzazione. L'importante è che la cosa sia fatta con rigore scientifico e che non sia una porta attraverso la quale fare entrare le pseudoscienze e l'irrazionale.

 

Emiliano Farinella

e-mail: farinella@cicap.org