Attenti agli impostori di alto livello

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  • 29-07-2004
  • di Roberto Vacca
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Soltanto gli ingenui cronici dicono ancora: "Certo che è vero! L'ho letto sul giornale e l'ho anche sentito in televisione".

Invece sappiamo bene che persone di tutti i livelli propalano notizie false, scrivono cose assurde, sostengono teorie pazzoidi. Alcuni magari in buona fede, ma del tutto scervellati. Altri commettono errori (come talora accade a tutti noi) e disseminano i loro pensieri e risultati senza averli controllati. Altri, infine, sono imbroglioni come i maghi, gli astrologi e i guru che succhiano soldi agli sprovveduti.

Il CICAP svolge un'azione meritoria: smaschera imbroglioni e dimostra gli errori degli scervellati. Massimo Polidoro, uomo chiave del CICAP, è anche esperto di magie: dunque ben addestrato a individuare trucchi e giochi di mano. Apprezzo e appoggio il CICAP, ma dovreste attaccare anche altri avversari. Astrologi, telepati e maghi sono certamente dannosi (specie per gli sprovveduti) - ma c'è di peggio.

Non sono tanto pericolosi gli sperimentalisti falsi. Ad esempio il Prof. R. Blondlot scrisse nel 1904 un libretto su certi inesistenti raggi N e riuscì a farlo pubblicare dal prestigioso editore Gauthier-Villars. I raggi N erano definiti come raggi della vita. L'ultima pagina del libro conteneva alcune macchie di fosforo: dopo averle illuminate con luce forte, splendevano al buio. Blondlot sosteneva che stringendo il pugno vicino ad esse, splendevano di più. Non era vero e fu presto smascherato.

Sono peggiori gli scienziati fuorvianti che aggiungono appendici matematiche irrilevanti a loro testi qualitativi, come fece W. Ross Ashby in appendice al suo Design for a Brain nel 1952. Fuorvianti e pretenziosi sono anche gli autori che chiamano matrici le loro tabelle e modelli concettuali i loro diagrammi a blocchi. Con questi diagrammi riassumono descrizioni qualitative e intuitive dello svolgersi di processi complicati. Però non spiegano i meccanismi relativi per mezzo di algoritmi. Certo non è facile farlo: non possiamo pretendere che ci riesca chiunque ci provi - ma, allora, non sta bene sostenere di aver costruito un modello. Bisognerebbe parlare, tutto al più, di schemi qualitativi.

I modelli matematici veri e propri sono quelli prodotti dai fisici. Servono a prevedere i risultati di esperimenti, prima che questi vengano eseguiti. Impiegano algoritmi. Le variabili usate nelle formule usate sono misurabili e viene esposta una struttura razionale dei meccanismi di causa-effetto. La precisione raggiunta è tale che i valori previsti si discostano da quelli sperimentali di una parte su un miliardo. In elettrodinamica quantistica le dipendenze fra eventi appaiono talora incomprensibili - e le previsioni sono esatte a meno di una parte su 100 miliardi. Eppure riconosciamo che modelli e leggi fisiche sono solo rozze approssimazioni della realtà valide in certi intervalli di valore delle variabili. La precisione con milioni di cifre esatte esiste solo in matematica.

Quando ci si occupa di fenomeni complessi dipendenti da moltissime variabili, difficili da individuare e misurare singolarmente, si riscontrano pure certe regolarità. Allora non siamo in grado di formulare una teoria sensata. Però possiamo delineare un modello empirico e scrivere formule che descrivono quello che è successo in passato e possiamo anche ventilare l'ipotesi ragionevole che forse in avvenire le cose andranno in modo simile.

Quindi i modelli matematici empirici non sono pericolosi, se considerati con prudenza adeguata. Io li uso per prevedere lo sviluppo di popolazioni biologiche, epidemie, popolazione di artefatti umani, mediante equazioni di Volterra (logistiche). Esempio: in base ai numeri di malati di AIDS ancora in vita dal 1982 al 2002 ho dedotto l'equazione N = 20356/(1+EXP(28.74 t +56.16) rappresentata dalla curva in diagramma. L'errore standard fra punti empirici e calcolati con l'equazione è 0.0186 (cioè basso). Però non c'è garanzia che la curva non cambi prossimamente: pure è plausibile che entro dieci anni il numero di malati di AIDS si stabilizzi in Italia a 20.000. Il numero di nuovi casi sarebbe uguale a quello dei decessi - almeno fin quando non si trovi una cura efficace.

Andrebbero evitati gli annunci troppo precoci di successi straordinari di ricerche scientifiche o invenzioni. Purtroppo non li evitò Norbert Wiener, che riesumò nel 1948 la parola cibernetica (definita nel 1838 da Ampère come branca della politica). Oltre a essere un matematico insigne, Wiener scriveva bene e aveva fantasia. Diede per imminenti: macchine che imparano, si riproducono, traducono lingue umane. Considerò come dimostrata l'identità fra i meccanismi del cervello e quelli dei computer. Si basava spesso su analogie rozze e mancò un punto essenziale: la chiave per realizzare macchine intelligenti non è la logica di cui sono dotate, ma la realizzazione di meccanismi per riconoscere configurazioni e per imitare abilità umane. I computer sono molto più affidabili e veloci degli uomini nel risolvere problemi logici e nell'eseguire calcoli matematici. Gli esseri umani sono molto più bravi e veloci dei computer nel riconoscere un volto o nel guidare un'auto su strada. Non apprezzarono questo punto altri meno insigni cultori della intelligenza artificiale (che pure ha dato risultati solidi: scanner, riconoscimento del linguaggio parlato, gioco degli scacchi, supporto a decisioni, etc.).

Oggi, come ho già scritto su queste pagine, taluno propone disinvoltamente: ambiente intelligente, agent computing, griglia semantica. Su queste imprese dobbiamo nutrire seri dubbi. C'è bisogno, in questi casi e in altri, di revisori competenti e imparziali che sappiano bene la matematica. Infatti sono perversi certi usi della matematica a scopi criminali. Si tratta di calcoli addomesticati per vendere prodotti, servizi o studi difettosi (chi li fa non sa farli meglio oppure gli costano meno di quelli buoni). Nella stessa categoria falsi in bilancio e trucchi contabili. Poi certi strumenti matematici (andiamo sul tecnico: sistemi di equazioni lineari algebriche mal condizionati, formule che contengono esponenziali, etc.) si possono usare per dimostrare (falsamente) tutto e il suo contrario.

Molti membri del pubblico non esperto (che non credono alla magia, né all'astrologia) sono pronti a credere ciecamente ai printout di un computer specie se usato in una università. Invece i computer sono macchine adattissime a produrre risultati apparentemente plausibili e tutti errati - per mala sorte (faciloneria, incompetenza, dati di partenza inaffidabili o affetti da forte rumore) o per mala fede.

Mi pare sia venuto il momento di fondare il CICFAUST: Centro per Indagini e Controlli di Formule Analitiche Usate in Studi e Teorie.



Per gentile concessione dell'autore