Cose che non vediamo e cose mai viste

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© Alessandro Salvador
Accanto all’attività sugli oroscopi, il Gruppo Scuola ha proposto ai visitatori del CICAP Fest, specialmente ai più giovani, altri due laboratori.

Come si disegna un buco nero?

Prendendo spunto dalla ricerca del professor Marco Bellano, docente di History of Animation presso il dipartimento dei beni culturali dell’Università degli Studi di Padova, sulla rappresentazione di concetti o entità scientifiche “invisibili”, i volontari chiedevano ai bambini di disegnare un T-rex, un atomo oppure un buco nero: tutte cose che nessuno ha mai visto, perché lontane nel tempo o perché semplicemente impossibili da vedere. In seguito, partendo dal disegno e confrontandolo con alcune rappresentazioni già presenti nell’immaginario collettivo, individuavano le motivazioni dietro a determinate scelte iconografiche, spesso non aderenti alla realtà scientifica, ma funzionali a spiegare alcune caratteristiche (come il “vortice” con cui a volte rappresentiamo il buco nero), a rendere familiare un concetto complesso (le “orbite” degli elettroni attorno al nucleo, che ci ricordano il sistema solare), oppure… a raccontare una storia! I denti sporgenti e le squame del T-rex, per quanto probabilmente non accurati secondo i più recenti studi paleontologici, sono decisamente utili a trasmettere l’idea di un predatore feroce e pericoloso!

Il pericolo dei cambiamenti lenti

Quanto siamo ciechi ai cambiamenti lenti?

Per quanto facciamo attenzione, spesso non li vediamo. Il nostro cervello è predisposto infatti per rispondere a eventi improvvisi che possono denotare un pericolo immediato, come rumori forti, rapidi cambiamenti della scena percettiva, movimenti, ma è meno capace di accorgersi ed elaborare i cambiamenti che avvengono invece in modo lento e graduale.

A grandi e bambini che si avvicinavano al gazebo sul Liston, i volontari hanno fatto vedere un video di circa un minuto, nel quale all’apparenza non accade nulla. In realtà, osservando in rapida successione il frame iniziale e quello finale, si può notare una grossa differenza tra i due. La transizione lenta e graduale, però, faceva sì che il nostro cervello non si accorgesse di questo cambiamento. Quale cambiamento? Non ve lo diciamo. Potete mettervi alla prova voi stessi osservando il video a questo indirizzo: https://youtu.be/LzN6ctvGQ2U .

L’attività, rapida e semplice da svolgere, ha avuto un impatto molto positivo: i partecipanti si dimostravano stupiti e incuriositi, ma anche attenti alla spiegazione successiva, che sottolineava l’importanza di raccogliere dati oggettivi per riuscire a misurare correttamente fenomeni come il cambiamento climatico: così lento da non essere percepito, così pericoloso da meritare tutta la nostra attenzione.
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