In viaggio con le streghe

  • In Articoli
  • 13-01-2025
  • di Sofia Lincos
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Andare per i luoghi della stregoneria
di Marina Montesano
Il Mulino, 2024
pp. 164, euro 14,00


Marina Montesano, docente di Storia medievale all’Università di Messina, non è nuova ai libri sulle streghe. Nel 2023 erano usciti Maleficia. Storie di streghe dall’Antichità al Rinascimento (Carocci) e Donne sacre, scritto insieme a Franco Cardini (Il Mulino). Il suo nuovo libro sceglie di raccontare il tema da un’angolazione particolare: quella dei luoghi italiani che sono stati protagonisti di processi, persecuzioni, ma anche di leggende e di riscoperte moderne del mito.

La studiosa stende così un itinerario in 14 tappe che si snoda per tutta la penisola. Si parte da Roma, con le streghe latine Canidia e Sàgana descritte da Orazio, e che nel 1424 vide il processo contro Finicella, rea confessa di aver ucciso 30 bambini succhiandone il sangue. Si prosegue poi alla volta dei monti Sibillini, tra le Marche e l’Umbria, dove le storie sulle streghe si confondono con le leggende sul lago di Pilato e la grotta della Sibilla. È poi il turno di Milano, che alla fine del Trecento ospitò alcuni fra i primi processi per stregoneria: particolarmente interessante quello del 1385 contro Pierina de Bugatis e Sibillia Zanni, accusate di aver partecipato a un ludus (gioco) e di aver reso omaggio alla Domina ludi, forse da identificarsi come Diana. Il viaggio ritorna poi verso il centro Italia, fra Todi e Perugia, con i numerosi processi aizzati dalla predicazione di san Bernardino da Siena.

Le due tappe successive ci portano invece alla scoperta di due alberi particolari: il noce di Benevento (che compare nella formula, citata anche in alcune confessioni, Unguento, unguento, mandame a la noce de Benivento, supra aqua et supra ad vento), e l’albero della fecondità di Massa Marittima. Quest’ultimo, un affresco che raffigura un albero carico di genitali maschili con alcune donne che se li contendono, diventa l’occasione per raccontare una delle accuse più bizzarre nei confronti delle streghe, ovvero quella di operare prodigi sui “membri virili”, rubarli ai legittimi proprietari e nasconderli in nidi di uccello.

L’itinerario raggiunge quindi il Piemonte, con i processi per stregoneria di Rifreddo e Gambasca, e la zona di Modena, dove incontriamo Gianfrancesco II Pico della Mirandola e il suo trattato Strega, o delle illusioni del demonio. Giunti alla Rocca di Fiano, invece, ecco la triste storia di Bellezza Orsini, imprigionata per la sua attività di guaritrice e divinatrice, e poi costretta a confessare la sua partecipazione ai sabba.

Dopo un’ulteriore tappa nella diocesi di Lucca, dove Montesano racconta i numerosi processi che vi si svolsero (il più noto, anche grazie a un docufilm, è quello che si celebrò a San Miniato contro Gostanza da Libbiano), ci si sposta poi in Liguria, dove Triora, la cosiddetta “Salem d’Italia”, ha saputo giocare sul suo passato per diventare attrazione turistica, e ospita oggi il Museo regionale etnografico e della stregoneria e numerosi eventi legati al tema. Si giunge quindi a Palermo, dove la figura della strega si sovrappone a quella della fata, per poi ripartire alla volta del Friuli, dove i tribunali dell’Inquisizione condussero 85 procedimenti contro i “benandanti” - uomini e donne che si consideravano avversari delle streghe e conducevano “battaglie spirituali” per proteggere i raccolti dai loro incantesimi. L’itinerario si conclude in Sardegna, dove Montesano cerca di dipanare la complessa nomenclatura legata alle streghe e alle loro pratiche.

Un viaggio, dunque, lungo e articolato, in cui la figura della strega può assumere il volto della donna malefica, della succhiatrice di sangue, ma anche quello della Sibilla, della fata o della guaritrice. Ne emerge un ritratto ricco di sfaccettature, dovute alle numerose stratificazioni delle leggende che hanno contribuito a comporre il nostro immaginario sul tema, e che il libro di Montesano, con il suo “viaggio stregonesco” in Italia, ci permette di ricomporre.
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