Intervista a Salvatore Gaglio

I problemi della ricerca in Italia e i "conservatori" della scienza

  • In Articoli
  • 05-01-2001
  • di Emiliano Farinella
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Prof. Salvatore Gaglio
Salvatore Gaglio, laureato nel 1977 in Ingegneria Elettronica presso l'Università di Genova, nel 1978 ha conseguito il diploma di "Master of Science in Electrical Engineering" presso il Georgia Institute of Technology di Atlanta, USA. Dal 1981 al 1987 è stato docente di Intelligenza artificiale presso il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Automatica dell'Università di Genova e attualmente è professore ordinario di Intelligenza artificiale presso il Dipartimento di Informatica e Automatica dell'Università di Palermo. Presso l'Università di Palermo è presidente del consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria Informatica e direttore del Centro Studi sulle Reti di Elaboratori del CNR.




Fare scienza in Italia e in Europa. Che difficoltà si trovano in quei tanti settori in cui non c’ ricerca a livello industriale?

La difficoltà la mancanza di un riscontro locale. Soprattutto nel settore informatico grave, non c’è ricerca industriale e i nostri riferimenti sono all’estero. Significa scarsa sollecitazione nei nostri confronti riguardo alle ricadute. La nostra ricerca e i nostri giovani migliori vanno fuori, con scarso ritorno per la nostra comunità .
Ciò ovviamente non intacca il livello della ricerca perché il ricercatore guidato da idee un po’ pi grandi che superano la località .

L’Italia riserva sempre meno fondi all’attività di ricerca. Quali sono le ragioni, e quali le conseguenze?

L’Italia riserva pochi fondi e male. I fondi per i centri che istituzionalmente sviluppano ricerca e si confrontano a livello internazionale sono pochi. Con la scusa del trasferimento tecnologico, ma con solite logiche clientelari, molti soldi vengono erogati per iniziative discutibili – ad esempio, consorzi costituiti ad hoc - che non portano poi a nessun risultato.
I problemi principali riguardano le strutture. Le carenze di personale, logistiche, e in generale di supporto sono croniche. Purtroppo manca una politica sulla ricerca a lungo termine e basata sulla vera qualità scientifica...

A lungo termine invece di aiutare il resto del mondo ad andare avanti, ci troveremo primi tra i paesi sottosviluppati?

E' possibile. L’attenzione all’innovazione è minima. Un esempio: pochi giorni fa un mio ex-studente, che ha dovuto andare negli Stati Uniti per fare ricerca, mi ha comunicato l’uscita un suo brevetto. In Italia i brevetti sono pochi, sebbene le stesse “teste” fuori ne producano. La nostra politica industriale quella di non innovare ma di comprare brevetti all’estero.
Perché un politico non ha ritorno di immagine investendo in scienza?

Una ragione il differimento nel tempo delle ricadute. Investire in strutture di ricerca industriale dà risultati a lungo termine, anche se in una situazione matura i risultati poi si presenterebbero con continuità .

Qual il valore sociale della cultura scientifica e della razionalità ?

Si collega la cultura scientifica alla razionalità , giustamente. Il superamento dell’ignoranza porta a un comportamento più responsabile dell’umanità . Però io sono anche un po’ scettico... Paesi in cui la cultura scientifica ha forte rilievo mostrano comportamenti irrazionali diffusi, vedi ad esempio gli U.S.A... Il problema che spesso la razionalità solo parziale.

Lo sforzo continuo verso la falsificazione di nuove ipotesi rischia di arroccarci su posizioni conservatrici?

Le posizioni conservatrici ci sono, non lo nego.
Le scuole di pensiero, che rappresentano delle comunità umane, tendono a conservarsi. A questo oggi si aggiunge la pressione del mercato. Si trovano resistenze anche per motivi economici.
La scienza va però vista su una diversa scala temporale, sono processi evolutivi lunghi, solo in quest’ottica si ha un effettivo progredire.

La scienza appare conservatrice solo a livello locale? Il tempo che precede l’affermazione di una teoria innovativa - ricco di critiche e tentativi di falsificazione - serve per dar forza alla teoria?

Esatto, se supera le critiche ne esce una teoria più forte. In quest’ottica la scienza non mai stata conservatrice. Il fatto che una teoria valida venga rifiutata o semplicemente ignorata per lungo tempo fisiologico. Fa parte del processo evolutivo della scienza.


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