Il rosario misterioso

Un cammino che attraversa luoghi esoterici,un improvviso desiderio di pregare e... un mistero difficile da spiegare

Mi sono deciso a scrivervi dopo oltre un anno di abbonamento alla vostra interessantissima rivista, da me sempre apprezzata come faro di pensiero libero e razionale in un momento in cui si diffondono e moltiplicano dichiarazioni secondo le quali sembra che praticamente tutti, tranne me, voi e pochi altri, possiedano strane facoltà o superpoteri, di cui naturalmente non c'è mai prova diretta e spesso neanche indiretta.

Tra l'altro, una delle cose che trovo più inquietanti è l'assoluta mancanza di approfondimento e di studio che le persone esercitano sui loro supposti superpoteri, accettandoli tranquillamente come se niente fosse e accontentandosi di qualche "spiegazione" alla Martin Mystère (con buona pace dell'ottimo Castelli). Comunque sia, questa introduzione serve a togliermi un certo disagio, visto che vi scrivo non solo per far complimenti o esercitare la mia prosa sarcastica, ma per raccontarvi un piccolo fatto che mi è accaduto, al quale non sono ancora riuscito a dare una spiegazione date le mie scarsissime competenze di chimica e avendo pudore di parlarne troppo nel mio "giro" nel quale ho la fama di assoluto scettico.

Il 1 settembre 2008 ho deciso di recarmi in Spagna per percorrere per la seconda volta il cammino jacobeo, a spingermi non è l'esperienza cristiana e religiosa ma la possibilità di accordare la mia passione per l'escursionismo con quella per la storia e per l'arte.

Ed ecco 20 giorni di fatiche e soddisfazioni. Naturalmente sulla Via non perdo occasione di fermarmi in luoghi pseudo esoterici, e così sulle montagne leonensi mi sono fermato a pernottare a Majarin, supposto conciliabolo di cavalieri templari moderni, che presto si rivelano simpatici e umani ma poco dotati dal punto di vista magico e culturale. Comunque un'ottima giornata, sul finire della quale, preso da stanchezza e immerso in una certa atmosfera mistica, mi sono appartato per rilassarmi e sono stato colpito dalla strana voglia di dire una preghiera (non sono credente ma non disprezzo né ridicolizzo eventuali esperienze spirituali). Così, per la prima volta da quando ero bambino, ho deciso di dire un rosario. La scelta è stata forzata dal fatto che avevo con me un piccolo rosario d'argento comprato in occasione del mio primo viaggio tre anni prima. E siamo al bandolo della matassa...

Il rosario in questione per tre anni è stato deposto in una credenza a vetri sopra un teschio (ora lo so che sembra strano, ma faccio l'attore teatrale e il teschio in questione, donato da una scuola che stava smantellando vecchie aule di scienze, è il ricordo di un Amleto) e si era completamente ossidato, tanto che appariva nero, sia la catena che i grani.

Ebbene, pur non potendo assicurare che al momento dell'inizio della preghiera il rosario fosse ancora nero (non l'ho guardato direttamente) alla fine, circa 20 minuti dopo, era completamente pulito.

Mi sento un po' scemo, ma ne sono rimasto colpito. Il rosario quattro giorni prima era sicuramente nero, ci avevo scherzato su in una tappa precedente, e ha sempre riposato nella borsa che porto attaccata alla cintura, nella quale non c'erano prodotti chimici o simili ma solo banconote e passaporto.

L'unico elemento chimico presente era un po' di tintura di iodio secca, che mi macchiava una parte del polpastrello dell'indice destro. Aspettando una vostra illuminante spiegazione, oppure la conferma dei miei nuovissimi superpoteri, vi saluto e mi scuso per la prolissità che tenta, invano, di nascondere il mio imbarazzo. Filippo

Mi spiace deludere il simpatico lettore, ma credo che per avere conferma dei suoi "nuovissimi superpoteri" debba aspettare ancora. Spero però di consolarlo comunicandogli che non è proprio il caso di sentirsi "un po' scemo".

Innanzitutto una premessa. È sempre difficile fornire la spiegazione di un fenomeno di cui non si è stati testimoni diretti e sul quale non è stato possibile svolgere alcuna indagine. Quelle che seguono vogliono quindi essere solamente semplici ipotesi interpretative. Ricordiamo però la regola fondamentale: prima di poter parlare di interpretazioni paranormali è necessario escludere categoricamente tutte le possibili spiegazioni normali.

Il curioso fenomeno (nonostante la sua stranezza e il contorno in cui si è verificato che lo rende ancora più misterioso) potrebbe sicuramente essere interpretato in termini chimici. Non è la prima volta che una trasformazione chimica suscita stupore e meraviglia (in questa rubrica abbiamo già esaminato diversi "misteri chimici").

La chiave per risolvere l'arcano potrebbe proprio risiedere nella presenza della tintura di iodio di cui parla il lettore. La tintura di iodio, chimicamente, è una soluzione idro-alcolica di iodio elementare e ioduro di potassio. L'annerimento dell'argento è invece dovuto alla formazione di una patina superficiale di solfuro di argento, di colore scuro. Il contatto tra l'argento annerito e la tintura di iodio produce una reazione chimica. Il solfuro di argento reagisce con lo iodio e con lo ioduro di potassio trasformandosi in ioduro d'argento. Quest'ultimo, a differenza del solfuro, ha una colorazione chiara bianco-giallastra. Inoltre aderisce meno del solfuro alla superficie metallica, per cui è sufficiente l'azione meccanica delle dita impegnate a "sgranare il rosario" per pulire l'argento e renderlo alla fine lucente.

Per avere conferma di quanto sopra esposto ho voluto realizzare un semplice esperimento che chiunque può replicare. Mi sono procurato un vecchio piatto d'argento dimenticato in un armadio da tempo e quindi completamente annerito. Ho versato un paio di gocce di tintura di iodio in un punto e ho aspettato qualche minuto. La zona trattata si è ricoperta di una patina chiara. Strofinando lievemente con un tovagliolo di carta la patina è stata asportata e l'argento sottostante è apparso lucente o per lo meno molto più pulito del resto della superficie (eventuali macchie di iodio sulla pelle possono essere facilmente asportate con una soluzione acquosa di tiosolfato sodico).

In alternativa alla precedente ipotesi, potrebbe essercene una seconda, ancora più banale. Se la patina annerita di solfuro di argento non era molto spessa, potrebbe essere stato sufficiente il semplice strofinio dei polpastrelli, magari un po' sudati, per ripulire completamente il rosario.

Silvano Fuso
Chimico-fisico
Segretario CICAP
sezione Liguria
e Coordinatore
Gruppo Scuola CICAP
fuso@cicap.org