Caronia: i misteri di un paese in fiamme

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Il 15 gennaio 2004, a casa del signor Antonio Pezzino, detto Nino, iniziano ad accadere strani episodi: dapprima piccoli guasti, poi impianti elettrici ed elettrodomestici che prendono fuoco in maniera apparentemente spontanea. Nel giro di qualche giorno, anche nelle altre case della frazione Canneto del comune di Caronia, in provincia di Messina, iniziano a svilupparsi fenomeni di autocombustione.

A inizio febbraio, dato che il fenomeno interessa ormai diverse abitazioni, tutte situate in via del Mare a Canneto, gli inspiegabili fuochi riempiono i notiziari e le prime pagine di tutti i giornali.

Nel frattempo, interviene la Protezione Civile e, per salvaguardare l’incolumità degli abitanti, il sindaco Pedro Spinnato dispone l’evacuazione dei 39 abitanti del caseggiato.

Nei dieci anni successivi, Canneto è stata visitata da una moltitudine di esperti, scienziati, militari, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti. Gli strani fenomeni, infatti, continuavano: contatori e oggetti contenenti parti metalliche, ma anche divani o automobili prendevano fuoco all’improvviso, apparentemente senza innesco.

I primi a essere interpellati sono stati i tecnici dell’Enel, della Telecom e i funzionari della rete ferroviaria: tra le ipotesi più accreditate, infatti, c’erano possibili dispersioni elettriche della linea ferroviaria Messina-Palermo che passa proprio a pochi metri dalle case.

Il 10 maggio 2005 viene istituito il Gruppo Interistituzionale per l’Osservazione dei Fenomeni con ordinanza emergenziale della Protezione civile n. 3428, in collaborazione tra Stato Italiano e Regione Siciliana.

I racconti, ben presto, iniziano a includere i fenomeni più disparati. Testimonianze dirette, raccolte, per esempio, dalla Commissione per l’Indagine sui Fenomeni Fortiani della Ecospirituality Foundation[1] nel 2007, parlano di: «smagnetizzazioni di card telefoniche, bussola che scarta il Nord di circa 13 gradi, [...] cellulari che si mettono in carica autonomamente [...], una moria di conigli nella zona colpita dai fenomeni, [...] una strana e gigantesca impronta, di forma rettangolare, lunga 40 metri e larga 15, ritrovata in un campo a pochi chilometri da Caronia. [...] Inoltre sono state viste luci abbaglianti in cielo».

Gli abitanti di via del Mare si riuniscono in un comitato, presieduto da Nino Pezzino. Sono stanchi dei giornalisti, degli incendi e dell’assenza di spiegazioni. Durante un telegiornale di Rai 2[2], Nino Pezzino dichiara che in molti hanno notato che gli incendi si sviluppano quando in cielo volano gli aerei: «mia cognata mi disse che per 5 ore ci sarebbe stata una tregua con i voli degli aerei e noi effettivamente per 5 ore non abbiamo avuto fenomeni». Non c’è però una spiegazione convincente che possa collegare gli aerei ad alta quota con l’autocombustione a terra.

Fin da quando il caso scoppia sui media, nel 2004, vengono avanzate anche le spiegazioni più strampalate e paranormali. Il settimanale Panorama, per esempio, sostiene si tratti di poltergeist, mentre il quotidiano Il Foglio è più propenso a incolpare Satana.

Fra le soluzioni di tono apparentemente più scientifico, riportate da alcuni giornali come soluzione del mistero, va citata quella del primo ricercatore del CNR e docente di fisica terrestre Giovanni Gregori, secondo cui all’origine del fenomeno vi sarebbe stata la presenza di una “formazione appuntita” di magma sotterraneo, carico di elettricità, che avrebbe scatenato, per induzione, delle pericolose correnti negli impianti elettrici della frazione messinese. Peccato che la geologia non abbia alcuna notizia di infiltrazioni di magma carico di elettricità e che, se anche fosse, la fisica non giustifichi come una carica statica sotterranea possa provocare autocombustioni.

Il 26 ottobre 2007 l’Espresso pubblica un articolo in cui vengono descritte le due ipotesi formulate dal Gruppo Interistituzionale di Osservazione dei Fenomeni, riportate nel quarto rapporto riservato redatto da questa commissione: test militari segreti o esperimenti alieni! Come si legge nel dossier, secondo gli esperti del Gruppo, coordinati da Francesco Mantegna Venerando, già coordinatore regionale del comitato della Protezione civile siciliana, appare effettivamente plausibile che la causa di tutto sia una «emissione elettromagnetica di origine artificiale, di tipo impulsivo ed episodico, capace di generare una grande potenza concentrata».

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L’ipotesi del dolo è l’unica che il capitano dei Carabinieri, Emanuele Scarso, si sente di escludere, nonostante i fenomeni fossero stranamente cessati nei giorni in cui la zona era stata evacuata.

Eppure, già dopo le prime segnalazioni del 2004, un esperto della Telecom, Sergio Conte, dopo aver osservato alcuni degli oggetti bruciati, aveva chiesto il parere del CICAP, avendo notato che gli incendi interessavano solo i cavi a vista e non quelli che passano nei condotti posti all’interno dei muri. Inoltre, aveva notato che i segni delle bruciature erano riconducibili a una sorgente di calore esterna, e non a un intenso passaggio di corrente, e Marco Morocutti – che per il CICAP aveva ricevuto e analizzato i reperti – confermava tale lettura. Sia Marco, con la troupe di una TV statunitense, che Massimo Polidoro per Focus[3] vengono invitati a fare un sopralluogo tra le case di via del Mare. Osservando alcuni reperti, come contatori e fili elettrici bruciati, notano subito che le tracce di annerimento e combustione riguardano sempre la sola superficie esterna, e non quella interna, confermando l’ipotesi del tecnico della Telecom che gli oggetti fossero bruciati dal di fuori a causa di una banale fiamma. Constatano, inoltre, che tutti gli oggetti bruciati, nessuno escluso, erano posti ad altezza d’uomo.

Nella puntata della trasmissione Report del 14 marzo 2010, intitolata Investigatori del mistero e curata da Giuliano Marrucci, Marco Morocutti mostra, attraverso un semplice esperimento, la differenza tra un filo elettrico bruciato a causa dell’elevata corrente elettrica e uno bruciato da una fiamma esterna. Nel primo caso la guaina del filo è completamente rovinata e sciolta, mentre nel secondo caso mantiene il colore originale e non appare sciolta. La sua conclusione, dunque, è che a causare le misteriose combustioni di Caronia non siano campi elettromagnetici, correnti elettriche, microonde, strane interferenze con la ferrovia etc., bensì la mano di qualcuno che, per qualche motivo fino a quel momento ignoto, ha dato fuoco agli impianti.

Questa ipotesi suscita reazioni di indignazione sul web: «in pratica, secondo Morocutti, gli abitanti di Caronia sarebbero dei piromani, talmente malati che dal 2004 si dilettano a bruciare e ricostruire le proprie stesse case»[4]! E, infatti, Nino Pezzino, alla domanda di un giornalista, che gli chiedeva se potevano esserci degli interessi da parte di qualcuno ad appiccare gli incendi, aveva ironicamente risposto: «Sì certo, come no. Per mesi siamo stati al buio, il valore commerciale della casa è colato a picco...».

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Nel febbraio 2005 la procura di Mistretta iniziò una nuova inchiesta, che fu poi archiviata a giugno 2008 poiché, secondo i periti nominati dalla Procura, non vi erano dubbi circa la mano umana all'origine degli incendi nelle abitazioni. Il mistero rimaneva però aperto, dato che non vi era né un colpevole né un movente.

Per alcuni anni la vita a Canneto è sembrata essere tornata alla normalità, ma il 14 luglio 2014 le fiamme fanno ripiombare Caronia nell’incubo: tappeti, televisori, frigoriferi, magliette, scarpe, mura di casa... I trenta metri di Via del Mare sono di nuovo invasi da odore di bruciato, coperte nere, mobili rovinati.

Dopo questi nuovi incendi, però, la vicenda subisce una svolta: il venticinquenne Giuseppe Pezzino viene posto agli arresti domiciliari, mentre il padre Nino riceve un avviso di garanzia. I residenti sono stupiti, secondo molti «incolpano Giuseppe per nascondere esperimenti militari»[5].

Secondo gli inquirenti della Procura di Patti, invece, non ci sono dubbi, almeno per quanto riguarda gli incendi più recenti. Telecamere nascoste hanno ripreso il giovane mentre appiccava 40 incendi solo tra il 20 luglio e l’8 ottobre 2014, spesso con la complicità del padre. Addirittura, il ragazzo è stato ripreso mentre dava origine a un incendio nella cantina della propria casa a beneficio di una troupe televisiva che stava intervistando il padre.

Il movente potrebbe essere proprio la richiesta di aiuti economici per i cittadini colpiti dalla calamità, di cui Nino era portavoce. Ma non va neppure sottovalutato il fatto che, quando tutto è iniziato nel 2004, Giuseppe aveva 15 anni, età in cui spesso si manifestano comportamenti adolescenziali che danno origine a episodi di danneggiamento indicati tipicamente come poltergeist e spesso attribuiti a ipotetici “spiriti burloni”. Tutta la vicenda, insomma, potrebbe avere avuto origine in piccoli episodi di vandalismo, sfuggiti poi di mano e divenuti un caso nazionale perché non riconosciuti da nessuno.

Il 5 aprile 2015 la procura di Patti ha concluso ufficialmente le indagini e Giuseppe e Nino Pezzino sono stati rinviati a giudizio con le accuse di tentata truffa e allarme sociale, avendo appiccato i fuochi al fine di accedere ai rimborsi di fondi.

Secondo quanto riportato dal periodico La Protezione Civile Italiana[6], il coordinamento regionale ha svolto dal 2004 in poi almeno undici campagne multidisciplinari di rilevamento sia in mare che sulla terraferma, senza ottenere alcun risultato utile né rendere pubblici gli esiti delle indagini. Nonostante il dispiegamento di forze ed esperti, nessuno aveva pensato prima di installare videocamere nascoste per risolvere il mistero, anche se lo stesso Morocutti aveva in più occasioni evidenziato la necessità di farlo.

Note

2) TG2 del 22 Luglio 2009, edizione delle 13
3) Massimo Polidoro. Alieni a Caronia: indagine sul paese in fiamme: https://bit.ly/2TgSeGw