Otelma «brava persona!»

Il supplemento genovese "Il Lavoro" di Repubblica, del 1 ottobre 1997, ha pubblicato un articolo in cui veniva comunicata la seguente notizia: il mago Otelma non è un ciarlatano. Il pretore di Bologna ha, infatti, annullato una precedente ordinanza del 30 gennaio 1996. In essa, il prefetto della stessa città aveva inflitto al mago Otelma (al secolo Marco Belelli) una sanzione di due milioni «per avere esercitato il mestiere di ciarlatano». L' ordinanza era scattata in seguito all'intervento di due poliziotti che, fingendosi clienti, avevano richiesto al sedicente Divino una consulenza magica su problemi sentimentali.

Quel che maggiormente sconcerta del provvedimento del pretore sono le motivazioni da lui addotte per giustificarlo. Secondo il pretore, il mago Otelma non sarebbe accusabile di ciarlataneria semplicemente perché tale attività dovrebbe essere «esercitata sulle pubbliche piazze». Il Belelli, al contrario, svolge la sua professione di mago nei propri studi.

Nel passato, probabilmente, i ciarlatani trovavano nelle pubbliche piazze l'unico strumento per propagandare le proprie attività truffaldine. Oggi evidentemente esistono mezzi di comunicazione ben più potenti. I maghi odierni usano ampiamente e abilmente tali mezzi ma per la legge italiana, evidentemente, l'importante è che non turbino l'ordine pubblico nelle piazze di paese.

Il massimo dello sconcerto si prova, tuttavia, di fronte alle seguenti parole del pretore:

«Non si può dire che Belelli abbia truffato chicchessia, al contrario, se qualcuno fu raggirato, questo è proprio il mago; le incompatibilità sentimentali del cliente che contattò per telefono Belelli erano, infatti, fittizie, trattandosi di un agente provocatore». Secondo questa logica, dunque, anche gli agenti della squadra narcotici, che si fingono clienti per acciuffare gli spacciatori, sarebbero dei "provocatori" che raggirerebbero le oneste attività dei narcotrafficanti.

Ogni ulteriore commento al provvedimento del pretore rischierebbe di apparire superfluo e scontato. E' triste però constatare che la legislazione di un paese che si definisce modemo e sviluppato si presti a simili interpretazioni. Vi è una massima latina che, personalmente, non ho mai condiviso: ubi ius, ubi iniuria (dove c'è legge, c'è inevitabilmente ingiustizia), ma certi fatti possono a volte riabilitare la saggezza degli antichi.