Scienziati pazzi 1952

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  • 26-09-2012
  • di Paola Dassori
Sarebbe impossibile seguire tutte le idee deliranti che vengono sfornate nel mondo in gran quantità, ciò che invece interessa è vedere come, in casi fortunati, certe dottrine pseudoscientifiche riescano ad acquistare una notorietà e un’autorità assolutamente ingiustificata.

Nel 1952 il grande Martin Gardner, lo scienziato americano recentemente scomparso, pubblicò il suo libro In the name of Science, dove raccolse i più divertenti e clamorosi casi di follie scientifiche. Naturalmente Gardner parlava in particolare degli Stati Uniti d’America, ma bisogna ricordare che anche nel vecchio continente non mancavano, e non mancano, coloro che in nome della scienza lanciano le idee più strane.

Gardner per esempio racconta che molte persone erano assolutamente convinte che la Terra non fosse rotonda. E questo nonostante il fatto che la rotondità del pianeta si possa osservare ogni volta che l’ombra del nostro globo si proietta sul disco lunare durante le eclissi di luna. Esisteva infatti negli Stati Uniti una setta di protestanti con più di 6.000 membri che aveva come precetto fondamentale la credenza che la Terra fosse una focaccia con il polo nord al centro e il polo sud distribuito lungo tutta la circonferenza. Il capo di tale setta, Wilbur Glenn Voliva, offriva ben 5.000 dollari di premio a chi fosse riuscito a produrre degli argomenti sufficienti a convincerlo del fatto che la Terra era davvero rotonda, e pubblicava un periodico di 64 pagine dal titolo Fogli di ricostruzione in cui cercava di dimostrare che i guai degli uomini derivano tutti dal credere che la Terra fosse rotonda.

Ma il vero re di tutti questi riformatori dei più semplici concetti astronomici era il ben noto dottor Immanuel Velikovsky, di cui nel 1951 parlarono tutti i giornali. Nel suo libro Mondi in collisione, egli affermava tranquillamente che alcune migliaia di anni fa, precisamente ai tempi di Mosè, la Terra cessò di ruotare su se stessa, riprendendo poi il suo moto. Pare che il Velikovsky fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, cosa che rendeva ancor più sconcertanti le sue affermazioni. Se la sua idea fosse stata vera, molto probabilmente il nostro pianeta si sarebbe sbriciolato e l’energia cinetica trasformatasi in calore lo avrebbe arso; basterebbe questo per mostrare l’assurdità delle affermazioni del Velikovsky, che infatti era deriso da tutti gli astronomi che si imbattevano nelle sue tesi. Tuttavia, per uno di quei curiosi fenomeni di credulità così frequenti nel nostro mondo moderno che si crede tanto smaliziato, il Velikovsky ebbe la fortuna di trovare un editore che gli pubblicò il testo summenzionato.

Ma lasciamo il campo della cosmologia e passiamo ad Alfred William Lawson, rettore dell’Università di Lawsonomia che si trovava a Des Moines nello Iowa. Lawson, da ragazzo, soffiando, osservò che la polvere depositata su un tavolo non pulito volava via. Viceversa, aspirando, la polvere si dirigeva verso la sua bocca. Da questa osservazione nacque più tardi la lawsonomia. Questa teoria si basava sul principio secondo cui tutto, nel mondo, è un susseguirsi di pressione e di aspirazione. Ogni cellula vivente è una piccola pompa, ora aspirante ora premente, che fa circolare la vita negli organismi. Perfino la mente umana è preda di un simile moto affidato ai “menorgi” e ai “disorgi”.

I menorgi, come dice il nome, sono gli organizzatori mentali e i disorgi i disorganizzatori. Essi sono minuscoli vermi che vivono nel nostro cervello. I primi sono buoni e i secondi cattivi. Il curioso è che l’autore di tali teorie riuscisse a trovare ogni anno quattrocento allievi che frequentavano la sua università pagando fior di tasse.

Un altro caso raccontato da Gardner riguarda un chimico tedesco, direttore di un importante reparto per la fabbricazione dei colori sintetici in una grande industria della Renania. Egli fece sapere, poco prima che scoppiasse l’ultima guerra, di essere in grado di captare per mezzo di un’antenna di germanio le forze vitali dell’Universo. Poteva così riprodurre in un vaso di vetro pieno di soluzione salina, dentro la quale pescavano i capi della sua mirabolante antenna, tutte le forme viventi al di fuori della Terra. E a sostegno delle sue affermazioni mostrava dei curiosi grumi rossastri visibili al microscopio affermando che si trattava di piccoli marziani.

Quando si arrivano a fabbricare i marziani in casa, non è più lecito meravigliarsi di nulla, neppure di certi medici di New York che nel febbraio 1953 curavano il cancro con piegamenti delle ginocchia, oppure altre gravi malattie con la lachryma filiae, cioè lacrime di una ragazza che non avesse conosciuto uomini (bisognava evidentemente crederle sulla parola). Come se non bastasse, questa lachryma filiae veniva somministrata a dosi di un decilionesimo (ossia di un milionesimo di milionesimo di milionesimo e così per dieci volte). Per ottenere una simile diluizione si prendeva una goccia di lacrima e la si mischiava a mille gocce d’acqua. Da ciò che si otteneva si prendeva una goccia sola e la si mischiava con altre mille gocce d’acqua. E così via.

Non vi ricorda qualcosa?