L'appello alla paura o argomento "ad metum"

  • In Articoli
  • 26-09-2012
  • di Manuele De Conti
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Avete paura di essere rapiti dagli alieni e sottoposti ai loro più cruenti esperimenti come l’impianto di embrioni alieno-ibridi? Tranquillizzatevi: Ann Druffel vi dirà come evitare che gli extraterrestri vi sottraggano dalle vostre attività notturne o quotidiane[1].

Il qui presente, e artefatto, appello alla paura, o argomento ad metum, è un argomento che consiste nell’evocare un evento terrificante per far accettare all’interlocutore la propria opinione o per influenzare il suo comportamento nella direzione raccomandata. Considerato spesso una variante dell’argomento sulle conseguenze, l’appello alla paura viene solitamente sintetizzato nel seguente schema: «se compi P, allora accadrà Q; l’evento o il fatto Q è davvero terribile; pertanto non compiere P». Un’esemplificazione valida di questo tipo d’argomento si ritrova nella campagna contro l’alcol alla guida: se guidi ubriaco, allora avrai un incidente; gli incidenti sono eventi drammatici in cui spesso si perde la vita; pertanto non guidare ubriaco.

Come abbiamo indicato, l’obiettivo dell’appello alla paura è spaventare con le potenziali conseguenze negative di un particolare comportamento dannoso in modo da dissuadere dalla sua assunzione. Tuttavia non sempre l’evento spaventoso è determinato dal proprio comportamento. Cause naturali o extra-naturali possono infatti essere evocate per incutere terrore. Un ragionamento frequente in ambito pseudoscientifico, che sfrutta il timore di eventi drammatici e che non ha la forma di un argomento sulle conseguenze ma di una disgiunzione esclusiva, è quello che assume il seguente schema: «o P o Q», che esemplificato risulta: o vi ritirate in un bunker sulle montagne Drakensberg nel Sud Africa (magari portando con voi 10.000 euro per viveri e costruzione del bunker), o perirete quando il mondo finirà il 21 dicembre del 2012[2].

Diverse sono le preoccupazioni umane che gli appelli alla paura possono sfruttare. Tra queste troviamo, per citarne solo alcune: la morte o il danno fisico verso sé o i propri cari, come nella storia secondo cui l’immaginario pianeta Nibiru sarebbe precipitato sulla Terra come avveramento della profezia Maya; la perdita di salute, per evitare la quale vengono suggerite le diete più curiose come la No Aging Diet pubblicizzata da Frank Benjamin che si basa principalmente su sardine[3] o vengono proposte le più svariate e inefficaci medicine alternative, sulla scia dello slogan «chimico fa male»; la diminuzione di sicurezza, fomentata ad esempio dalle teorie dell’influenza della luna piena sui comportamenti criminosi o da speculazioni pseudoscientifiche come avviene per il Triangolo delle Bermuda. Tuttavia l’efficacia dell’appello alla paura è tanto maggiore quanto più gli eventi prospettati sono emotivamente significativi per l’interlocutore a cui l’appello è rivolto.

Appellarsi alle emozioni è spesso considerato irragionevole semplicemente perché non trova spazio nell’argomentazione razionale. Ciononostante l’appello alla paura non è intrinsecamente debole o fallace: la sua accettabilità dipende soprattutto dal contesto di riferimento. Debole, infatti, non può essere considerato l’appello di Bertrand Russell alla terribile conseguenza della «morte universale, immediata solo per una fortunata minoranza, mentre la maggioranza subirebbe la lenta tortura della malattia e della disintegrazione», a cui avrebbero potuto condurre le particelle radioattive letali delle bombe idrogeno, nel contesto del possibile conflitto nucleare causato dalla corsa agli armamenti tra America e Russia[4]. Infatti, in questo caso, la relazione tra l’azione paventata, ossia l’impiego di un gran numero di ordigni atomici peraltro non improbabile durante il periodo della guerra fredda, e le conseguenze evocate da tale impiego, ossia la distruzione di massa, è consolidata. Diverso, invece, è un appello alla paura che evoca, ad esempio, il rischio di contrarre il morbo di Morgellons connesso alle scie chimiche al fine di spingere a precise azioni politiche: non solo il morbo di Morgellons non è una malattia “reale”, ma anche lo fosse non avrebbe alcuna relazione con le scie chimiche, le quali a loro volta non sono altro che scie di condensazione, ossia acqua congelata.

Il problema connesso all’impiego di questi argomenti è che scatenare la paura induce il destinatario dell’appello a saltare istintivamente alle conclusioni invece di guardare realisticamente ai fattori coinvolti in una decisione: la paura annebbia compromettendo lucidità mentale e comportamento razionale. È proprio per questo che il suo impiego può implicare oltre a riflessioni logico-argomentative anche riflessioni morali o addirittura legali. Infatti, la sua presenza può concorrere ad aggravare reati come la truffa[5]. Pertanto, poiché sono molte le obiezioni a questi appelli in quanto spostano l’attenzione dagli argomenti, anche quando l’appello alla paura è legittimo risulta ragionevole bilanciarlo con prove o ragioni che mostrino chiaramente quanto asserito.

Ciononostante l’appello alla paura assume il carattere di fallacia solo quando viene adottato per attaccare direttamente una persona o un gruppo suggerendo in vari modi che l’interlocutore non venga ascoltato poiché da considerarsi pericoloso. L’impiego in questione implica lo sfruttamento della paura per ostacolare o sopprimere la discussione critica.

Molteplici sono le domande da porsi per valutare gli appelli alla paura. In primo luogo dobbiamo chiederci se l’evento supposto o la conseguenza paventata siano probabili. Se infatti non lo fossero, non avrebbe senso preoccuparsi. Accertata la probabilità dell’evento o della conseguenza, dobbiamo chiederci se il suo verificarsi sia davvero così terribile come l’appello indica. Rendersi conto che le conseguenze di un evento sono state esagerate condurrà a diminuire l’ansia e a una maggior lucidità mentale. Infine dovremmo chiederci se la raccomandazione indicata sia efficace ad affrontare la minaccia, se essa sia alla nostra portata e se esistano alternative a quella presentata. Rispondere a queste domande informandosi da fonti attendibili potrà permetterci di stimare al meglio il pericolo e, eventualmente, d’assumere il comportamento più adatto.

Spesso però l’appello alla paura viene confuso con l’argomento ad baculum o argomento del bastone, ossia con il ricorso alla forza o a qualche forma di pressione per far accettare un’idea o per far assumere un particolare comportamento. Ma nell’argomento ad baculum a generare paura è la conseguenza dell’azione che può intraprendere chi proferisce la minaccia anziché, come nell’argomento ad metum, le conseguenze del proprio comportamento, di una causa naturale o di una presunta causa paranormale. Inoltre, l’argomento ad baculum, a differenza di quello ad metum, non fa necessariamente appello alla paura: l’atto minacciato, infatti, può avere conseguenze fastidiose ma non necessariamente spaventose. Tuttavia, il malocchio, superstizione legata al ricorso alla forza, e che in alcuni casi ha portato dei ladri a riconsegnare il loro bottino[6], mentre in altri a cadere nella trappola di truffe come quelle ordite da Vanna Marchi[7], riuscirebbe a sortire i propri effetti proprio grazie alla paura che suscita in chi vi crede, piuttosto che per la pretesa capacità di eseguire la minaccia, da parte di chi la minaccia pronuncia, o per la fantasiosa esistenza delle forze evocate.

Note

1) Druffel, A. 1993. “Techniques for Resisting Alien Abduction”. Fate Magazine, (46)11
3) Hines, T. 1988. Pseudoscience and the Paranormal. Prometheus Books
4) L’Espresso. Collana La forza delle parole. 2011.Oppenheimer R.J., Einstein A., Russell B. La scienza e la pace.
5) «La truffa risulterebbe aggravata proprio dalla circostanza di avere ingenerato nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario»: http://www.nuovefrontierediritto.it/cass-pen-sez-iv-sent-n-111052009/