2012. La fine del mondo?

2012. La fine del mondo?<br>Rai-Eri/Mondadori, 2009<br>pp. 195, E 17,00

image
Fino a qualche tempo fa la rivista Le Scienze ospitava una interessante rubrichetta intitolata "Un libro, un film, un CD da buttare" ed è un peccato che non ci sia più. 2012 la fine del mondo?, ultimo prodotto editoriale dell'infaticabile Roberto Giacobbo, avrebbe sicuramente trovato un posto d'onore all'interno di questa rubrica. Si tratta infatti, ahimè, di un pessimo libro, proprio da buttare (a parte la bella rilegatura e le accattivanti illustrazioni a colori).

Personalmente non riesco a provare antipatia o astio nei confronti del noto conduttore di Voyager, nonché già autore di altre trasmissioni televisive quali Misteri, La macchina del tempo e Stargate-Linea di confine. Giacobbo infatti mi è sostanzialmente simpatico e, se presumiamo la sua buona fede (e non ho motivo di dubitarne) e crede davvero alle cose che scrive e che trasmette nei suoi programmi TV, devo dire che mi fa quasi tenerezza. Tuttavia non posso fare a meno di esprimere un giudizio sulle informazioni che diffonde. 2012 la fine del mondo? è un vero e proprio concentrato di solenni fanfalucche, della serie "non ci facciamo mancare niente".

Tema conduttore del libro è la famosa profezia Maya secondo la quale il 21 dicembre 2012 arriverà la fine del Lungo Computo e della Quinta Era: in poche parole la fine del mondo. Ai Maya (storia, cultura, calendario e profezia) è dedicato il primo capitolo del libro che segue un breve Prologo (che inizia con le apodittiche parole "questo libro la mattina del 22 dicembre 2012 non servirà più"). Nel secondo capitolo si passa alla profezia dei 13 teschi di cristallo che, una volta ricongiunti, daranno inizio a un nuovo ciclo per il genere umano. Nel terzo capitolo si esaminano invece altre profezie che, secondo l'autore, corroborerebbero quella dei Maya: si va dall'antico Egitto all'Apocalisse di Giovanni del Nuovo Testamento, dal "Codice Genesi" di Drosnin alla Grande Croce Alchemica di Hendaye, dall'I-Ching all'Età dell'Acquario. Nel quarto capitolo, intitolato seriosamente "Il confronto con la scienza", l'autore prende in considerazione varie teorie catastrofiste, più o meno sensate, di stampo ambientalista quali il presunto rallentamento della rotazione terrestre, l'indebolimento del campo magnetico terrestre, gli effetti delle tempeste solari, il buco dell'ozono, l'effetto serra e i cambiamenti climatici per arrivare a vere e proprie chicche quali la teoria della "cintura fotonica" del geologo russo Alexei Dmitriev e a quella del biofisico russo Simon Shnoll che avrebbe (cito dal libro) "scoperto che la biochimica umana è influenzata dall'orientamento della Terra rispetto alle stelle e dai cicli dell'attività solare che, sempre nel 2012, potrebbero raggiungere il massimo dell'intensità". Per Giacobbo, in sostanza, anche la scienza darebbe ragione ai Maya e il mondo finirebbe proprio nel 2012.

Lasciata la scienza (e che scienza!) Giacobbo dedica un capitoletto alle reazioni degli umani di fronte a tanti indizi apocalittici: dai più rassegnati catastrofisti sostenitori del "moriremo tutti", agli ottimisti che invece vedono nel 2012 un'occasione di rinnovamento e l'inizio di un nuovo corso per il genere umano. Ma Giacobbo, prima di chiudere, non può trattenersi dal tornare alle sue tanto amate profezie. Ed ecco che nel sesto capitolo si parla della profezia di Malachia e nel settimo dell'immancabile e intramontabile Nostradamus. Risparmio al lettore le profonde e sagge considerazioni che Giacobbo sviluppa nel suo Epilogo.

Che dire? Controbattere una per una le farneticazioni peudoscientifiche di Giacobbo sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. I lettori di Scienza & Paranormale non ne hanno neppure bisogno: infatti molti dei temi trattati in 2012 la fine del mondo? sono già stati ampiamente esaminati e adeguatamente smontati sulle pagine di questa rivista (o nei libri di "Prometeo"). Varrebbe forse la pena raccogliere i diversi numeri che trattano questi argomenti e inviarli in omaggio al buon Giacobbo. Tanto più che nel frontespizio del suo libro (sopra la dedica) campeggia una citazione (di Anonimo) che afferma "Non c'è nulla di più sorprendente della verità, basta trovarla". Il problema è proprio questo: Giaccobbo la verità non solo non l'ha trovata, ma non l'ha neppure cercata. Bastava poco infatti per accertare la totale infondatezza delle numerose tesi sostenute nel libro.

Che Giacobbo non l'abbia cercata lo conferma la bibliografia il fondo al suo libro. Compaiono infatti numerosi "campioni della scienza e della razionalità" quali Robert Bauval, Graham Hancock, Renucio Boscolo, Michael Drosnin, Laura Fezia, Paola Giovetti, Peter Kolosimo, Vittorio Messori, Ruphert Sheldrake e non mancano neppure l'alchimista Fulcanelli e Nostradamus. Ma non c'è neppure un cenno sparuto ad autori "scettici": non un James Randi, non un William Stiebing, non un Michael Shermer, non un Carl Sagan o tanti altri che pure dei temi trattati nel libro si sono occupati in modo serio e razionale. E naturalmente non un cenno al CICAP o ad altre associazioni analoghe. Ma si sa, a Giacobbo la vecchia e trita scienza interessa poco e lo dice pure chiaramente. A pag. 43 del libro scrive infatti: «La nostra scienza, nata nel XVII secolo, si fonda sulla materia: vede nella materia la realtà ultima e l'unica conoscibile. La scienza maya si fonda invece sui principi della risonanza, sui cicli e le onde vibratorie che, raggiungendo un certo grado di condensazione, diventerebbero materia. Ma, negli ultimi anni, la scienza contemporanea ha messo in discussione il suo antico caposaldo e si è avvicinata molto proprio alla visione da cui la scienza maya muove».

Caspita! E noi non lo sapevamo. Meno male che ci pensa Giacobbo a informare il mondo. E con che mezzi: televisione pubblica, libri, giornali, siti Intenet e quant'altro. Devo dire che pensando a quanto spazio e a quali mezzi comunicativi vengono concessi a Giacobbo, l'iniziale sentimento di tenerezza nei suoi confronti vacilla un po' e subentra un'inevitabile indignazione. Possibile che si investano tanti soldi (anche pubblici) per disinformare e rimbecillire la gente? Un'ultima considerazione prima di chiudere questa recensione. Secondo una statistica di qualche anno fa, il 71 per cento degli italiani non compra neppure un libro all'anno e il 29 per cento un solo libro. Pensate un po' se avessero la sventura di comprare proprio quello di Giacobbo!