Editoriale

La copertina di questo numero presenta la storia della Principessa Marta Luisa di Norvegia, che ha aperto una scuola nella quale insegna come comunicare con gli angeli per trasformare la propria vita. Non si tratta certo del primo caso in cui un membro di una famiglia reale mostra una fascinazione per il paranormale e le pseudoscienze.

Molti ricorderanno che anche il Principe Carlo d’Inghilterra costituì nel 1993 una Fondazione il cui scopo era quello di promuovere le medicine alternative, la Foundation for Integrated Health, che venne chiusa nel 2010 dopo un’inchiesta per truffa nella quale fu coinvolto anche un responsabile della struttura.

La vicenda della principessa di Norvegia è interessante perché, come spiega Stefano Bigliardi, mostra il rilievo che ha la credenza nel paranormale anche in Paesi che vengono comunemente considerati baluardi della razionalità; un rilievo tanto maggiore quando tale credenza viene legittimata nel discorso pubblico da chi ha un ruolo istituzionale. L’articolo di Bigliardi presenta anche un’intervista con due storici delle religioni norvegesi, di cui uno è anche direttore di Skepis, la rivista dell’organizzazione scettica norvegese, che hanno punti di vista diversi ed egualmente interessanti sul tema.

Una seconda intervista che compare in questo numero è quella che Sergio Della Sala ha realizzato sul tema della dislessia con Julian Elliott, professore di pedagogia a Durham e autore del libro The Dyslexia debate. Elliott contesta l’utilità di utilizzare l’etichetta di dislessia per identificare una classe specifica di disturbi della lettura. In gioco non c’è soltanto una questione terminologica o concettuale, peraltro rilevante considerando l’aumento significativo delle diagnosi di dislessia.

Il punto è che intorno alla dislessia è sorta una vera e propria industria che offre programmi, interventi e trattamenti di tipo non educativo, per esempio basati sull’allenamento motorio o sull’uso di lenti colorate, che non hanno alcuna provata efficacia, ma che finiscono con l’attrarre tante persone alla ricerca di una soluzione per i problemi di lettura delle proprie figlie e dei propri figli.