Una fattucchiera alla corte d’Olanda

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  • 13-08-2016
  • di Paola Dassori
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Quando, nel 1947, la regina Giuliana dei Paesi Bassi diede alla luce la sua quarta e ultima bambina, Marie-Christine (detta in famiglia Marijke) l’evento sembrò di ottimo auspicio: dopo la seconda guerra mondiale, l’occupazione tedesca, l’esilio in Canada di Giuliana e delle figlie maggiori, la nascita sembrò una promessa per il futuro e una prova dell’accordo che regnava ancora tra gli augusti genitori.

Purtroppo però la gioia si trasformò presto in costernazione quando ci si rese conto che la bambina era quasi cieca: la rosolia contratta dalla madre durante la gravidanza l’aveva fatta nascere con una grave cataratta bilaterale.

Marijke cresceva bene, era sana e robusta, ma la sua vista era estremamente ridotta. I medici avevano potuto intervenire parzialmente sull’occhio destro che aveva acquisito una capacità visiva di 4 decimi, mentre il sinistro non aveva avuto alcun miglioramento.

Fu nel 1948, durante una partita di caccia, che il principe consorte Bernardo di Lippe, padre di Marijke, sentì parlare di Greet Hofmans, una famosa “guaritrice” di Haarlem, e la invitò a corte. La donna, appena fu introdotta nella stanza della bambina, le posò le mani sul capo e cominciò a pregare intensamente, poi annunciò ai reali: “Fra due anni vostra figlia sarà guarita”.

Comprensibilmente felici, i genitori la sistemarono con tutti gli onori nel palazzo di Soestdijk, residenza reale, e la donna cominciò le sue “cure”. In cosa consistevano? Praticamente in niente: la donna pregava, imponeva le mani sulla bambina, e poco altro.

Marijke veniva tenuta sotto una campana di vetro, accudita continuamente, senza che le fosse permesso di vivere una vita normale.

Quando i due anni passarono senza che ci fosse ovviamente alcun miglioramento, la regina Giuliana ne chiese la ragione alla Hofmans e lei con mirabile faccia tosta rispose che la mancata guarigione della bambina dipendeva dalla scarsa confidenza in Dio dei genitori, che dovevano pentirsi e cambiare vita; anzi, la colpa era soprattutto del principe che non credeva alle virtù di Greet, era “frivolo”, e sarebbe stato meglio che Giuliana lo allontanasse da sé. Queste cose, era stato Dio in persona a dirle alla “guaritrice”.

La regina allora impose alla famiglia e alla corte una disciplina monacale in cui il digiuno e le preghiere avevano una grande importanza, e addirittura interruppe i rapporti coniugali.

Inoltre la Hofmans, pian piano, aveva acquisito un grande ascendente su Giuliana anche dal lato politico, cercando di convertirla alle sue idee pacifiste, contrarie in particolare all’adesione dell’Olanda alla NATO.

Di tutto ciò si sapeva poco fuori della corte d’Olanda, finché il giornale tedesco Der Spiegel pubblicò un articolo nel quale la Hofmans veniva paragonata a Rasputin. Si disse che l’articolo fosse stato inviato al giornale proprio dal principe Bernardo; fu nominata una commissione d’inchiesta, e la principessa Beatrice, primogenita ed erede al trono, prese apertamente le parti del padre contro Greet. Si disse anche di una lettera, inviata al principe da alcuni esponenti della resistenza olandese, in cui gli veniva proposta l’eliminazione fisica della Hofmans.

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Il risultato fu che, finalmente, la “guaritrice” fu cacciata da palazzo e la bambina, ormai quasi decenne, fu sottoposta a delle vere cure da un celebre oculista. Si cessò di trattarla da invalida ed anzi fu incoraggiata a cavarsela da sola e ad esercitare l’occhio destro il più possibile: imparò a nuotare e ad andare in bicicletta, con cui andava a scuola senza essere accompagnata.

Marijke, in seguito, visse una vita normalissima: studiò musica, fu insegnante in una scuola negli Stati Uniti, si sposò ed ebbe tre figli.