Autopsia di un alieno: "Ecco come l'abbiamo rifatta!"

  • In Articoli
  • 03-11-2000
  • di Andrea Zoboli
In occasione del suo VI Convegno Nazionale – "il Convegno del decennale” (Padova, 29-31 ottobre 1999, v. S&P 28), il CICAP aveva lanciato un concorso per "Falsi paranormali": false fotografie o filmati realizzati dai lettori di S&P per dimostrare come è facile "creare l’impossibile” con un po’ di fantasia e di abilità. In questo articolo, Andrea Zoboli racconta come è riuscito a realizzare una perfetta replica del famoso filmato dell'autopsia di un alieno che, alcuni anni fa, aveva fatto il giro del mondo (per leggere un'analisi critica del filmato originale vedi S&P 8, pp. 6-7; S&P 9, pp. 12-15).

 

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La testa dell'alieno modellata nella creta

Quando ho saputo dei concorso del CICAP, "Fotografa un falso fantasma”, ho pensato: finalmente! Finalmente, c’era la possibilità di ricreare per un pubblico interessato fenomeni spacciati come autentici.
Per motivi di lavoro, il tempo a mia disposizione era limitato a un paio di ore la sera. II budget che mi ero prefissato non era granché, però valeva certamente la pena provare.
Ho scelto di ispirarmi all’autopsia di Roswell di Ray Santilli per due motivi:
1) era una documentazione recente. Vecchie foto anni trenta del paranormale, ad esempio, hanno trucchi così evidenti che non m’interessava riprodurre.
2) ha avuto ampio spazio sui mezzi di comunicazione.
Del video di Santilli mi era piaciuto come avevano realizzato esternamente il pupazzo; non mi era invece piaciuta l’eccessiva rigidità dello stesso (viene sollevata timidamente solo una mano, non viene assolutamente mosso il capo, spostato un arto, ecc.); altre cose che non mi erano piaciute erano il modo di operare degli attori che impersonano i medici (passano da un approssimativo esame generale all’autopsia interna per poi accorgersi della “cataratta” sugli occhi a metà lavoro), la fase della rimozione degli organi interni (sono asportati a caso, ognuno slegato dall’altro), la tecnica di ripresa (troppi movimenti confusi e uno sfocamento quando vengono inquadrati i particolari).
La mia intenzione è stata quella di cercare di migliorare questi aspetti.


La costruzione dell’alieno

Prima di tutto mi sono procurato un filmato medico di una vera autopsia per avere una linea guida a cui attenermi.

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Il set è pronto per le riprese
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Un primo piano dell'alieno prima dell'autopsia


Sono passato quindi alla realizzazione del pupazzo. Per problemi di spazio e per consumare meno creta, non ho fatto un modello completo dei corpo, ma i vari pezzi, volta per volta. In pratica ho modellato un braccio in creta; con della scagliola ho preso il calco in due parti, ottenendo così l’impronta del braccio stesso. Poi, ho riutilizzato la creta, formato l’altro braccio, fatto un altro stampo e così via. In tutto ho impiegato circa venti giorni per i sei pezzi: testa, braccia, busto e gambe.
Dentro i calchi ho versato del lattice, un collante liquido usato dai calzolai che asciugandosi diventa gomma (bisogna fare molta attenzione quando lo si maneggia). Aggiungendo mano a mano vari strati si ottiene io spessore voluto. L’ho estratto infine dagli stampi. Avevo quindi la pelle dell’alieno in gomma.
Come supporto interno avevo pensato al poliuretano elastico, ma non sono riuscito a trovarlo. Ho rimediato con il poliuretano espanso; ho spruzzato la schiuma all’interno delle braccia e delle gambe in lattice. Come sostegno è valido, solo che diventa rigido e non ho così ottenuto la mobilità degli arti che volevo.
Per la cassa toracica, che doveva sorreggere il busto ed essere successivamente visibile, ho usato delle bende gessate su una rete metallica a maglie.
Un po’ di gesso grezzamente modellato sopra e colorato dava l’idea delle costole.
La pancia, che aperta avrebbe contenuto le frattaglie, quando era integra era sostenuta all’interno da una specie di pallone.
La testa invece l’ho fissata con del silicone su un teschio di plastica con mandibola movibile, comprato in un negozio di modellismo e che era servito precedentemente come base per la scultura ; in questo modo la testa in gomma calzava quasi perfettamente con il cranio: si poteva quindi aprire la bocca, alzare le labbra per scoprire i denti, sollevare leggermente le palpebre e girare la testa in tutte le direzioni.
Gli occhi erano portachiavi di quella forma venduti anni fa da una rivista americana del cinema dell’orrore.
La sclera che li ricopriva era gommapiuma molto sottile, sagomata, colorata, leggermente incollata alla pupilla.
Ho unito infine i vari pezzi, anche se in modo non molto preciso, colorandoli con vernici a spruzzo.
La creatura, di circa un metro e sessanta era pronta.

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Le riprese

Le riprese le abbiamo girate nella sala d’aspetto di uno studio dentistico, gentilmente messoci a disposizione da un amico, che ci ha anche prestato camici e altro materiale medico-chirurgico.
La "troupe" era composta da cinque persone: mio nipote, mio cognato e io interpretavamo i medici, mia moglie e sua sorella effettuavano le riprese.
Per la scena del taglio che sanguina abbiamo incollato un piccolo tubo dietro la lama del bisturi, collegato a una pompetta nascosta nel palmo della mano.
Premendola leggermente, il sangue sembrava uscire dall’incisione.

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Il finto torace alieno aperto mostra costole e "frattaglie"


Dentro al corpo, una volta aperto, c’è finito di tutto: dallo Slime alle marmellate, senza dimenticare qualche chilo di frattaglie.
Sempre a disposizione durante l’autopsia uno spray rosso e della colla.
Le riprese sono durate una mezza giornata. Da un totale di quaranta minuti di girato sono state scelte e montate le sequenze per raggiungere i tre minuti di durata richiesti dal regolamento, sono state riversate in bianco e nero ed è stato aggiunto un suono campionato di vecchia cinepresa.
Il video era pronto, dopo circa due mesi non continui di preparazione.
Certo, non era perfetto, ma con una spesa complessiva di 350,000 lire e tenendo conto che non avevo potuto effettuare alcuna prova nella realizzazione dell’alieno, il risultato finale mi è sembrato discreto.
Mi auguro che chi l’abbia visto si sia divertito ma soprattutto abbia riflettuto un attimo sul fatto che per ottenere certi effetti speciali o immagini non c’è bisogno di tanti soldi ma solo di un po' di creatività.
Spero di avere l’occasione per poterlo ulteriormente dimostrare.

Andrea Zoboli
Modena