Autopsie aliene: se il medico si muove come un sarto...

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  • 19-06-2014
  • di Giuliana Galati
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Autopsia dell’alieno - ©Movieplayer.it
Nel 1995 fece scalpore un filmato in bianco e nero e senza sonoro nel quale veniva mostrata una autopsia condotta su un essere apparentemente alieno. Il filmato fu trasmesso su RaiDue nel programma di Lorenza Foschini “Misteri, speciale Ufo”.

Ad eseguire l'esame autoptico nel video sono tre uomini vestiti con enormi tute, maschere e copricapo chirurgici. Dietro un pannello trasparente si vede un'altra persona, anch'essa vestita da medico. L'alieno mostrato nel filmato ha un aspetto umanoide, è completamente glabro, ha il ventre rigonfio, gli mancano i capezzoli e l'ombelico, gli occhi sono scuri e grandi, le mani e i piedi mostrano sei dita.

L'autopsia inizia con uno dei tre medici che, dopo aver fatto un’incisione a Y sul torace del corpo alieno, estrae dal suo interno diversi organi, i quali non somigliano a quelli umani. La telecamera si sposta poi sugli occhi, i quali sono ricoperti da una sorta di lenti nere. Queste vengono rimosse rivelando un bulbo oculare interamente bianco. Il cranio viene in seguito aperto con una sega a mano e da esso viene estratta la materia cerebrale. Nel suo complesso, l'autopsia dura un'ora e un quarto, ma il filmato ne mostra solo ventuno minuti.

Le riprese sono di pessima qualità: non è stata utilizzata una cinepresa fissa, bensì una mobile, che rende le riprese molto movimentate e poco chiare.

Tre cineoperatori militari della seconda guerra mondiale, estremamente qualificati, hanno analizzato le modalità tecniche e operative del filmato, ritenendole del tutto inadeguate e prive di professionalità. In nessuna circostanza importante, come senza dubbio è da ritenersi l'autopsia di un alieno, un cineoperatore avrebbe utilizzato una pellicola in bianco e nero piuttosto che a colori, con una sola cinepresa mobile invece che con due cineprese fisse e una concomitante registrazione fotografica. Inoltre la cinepresa utilizzata avrebbe consentito la messa a fuoco e immagini nitide da circa 45 centimetri all'infinito, mentre il filmato risulta spesso sfocato. A ciò si aggiunge che le etichette apposte sulle scatole delle pellicole contengono un sigillo mai visto.

La storia del filmato è piuttosto interessante: il produttore londinese Ray Santilli dichiarò di aver acquistato alcune bobine da Jack Barnett, ex cineoperatore militare di 83 anni, il quale aveva filmato nel 1947 i rottami di un disco volante precipitato nel New Mexico, in cui erano stati ritrovati due alieni. Ne aveva quindi ripreso i relativi interventi autoptici e la ricognizione di uno strano essere all'interno di una tenda da campo (filmato noto come “Filmato della tenda”, ritenuto un palese falso). I filmati originali sono stati visionati solamente da Santilli. Per giustificare l'assenza degli originali Santilli modificò innumerevoli volte la storia relativa alle bobine e alle circostanze in cui le acquistò. Sono in molti a dubitare che tali bobine esistano davvero. Alcuni frammenti di pellicola che vengono portati come prova non possono essere ricondotti con certezza alle bobine originali, in quanto non mostrano alcuna immagine ricollegabile con il video. Santilli ha dichiarato più volte che il filmato era stato autenticato dalla Kodak, ma tale autenticazione non è mai avvenuta, in quanto alla Kodak non sono mai stati consegnati fotogrammi della pellicola originale. Sarebbe altrimenti stato possibile, tramite l'analisi delle spaziature dei fori delle perforazioni, che variano a seconda dell'evoluzione degli equipaggiamenti, stabilire l'anno di produzione della pellicola. Inoltre, effettuando un piccolo foro su un fotogramma (con l'irrisoria perdita di 1/25000 di una sequenza di 18 minuti), sarebbe stato possibile determinare la composizione chimica della pellicola.

Il cineoperatore Jack Barnett, che secondo quanto sostenuto da Santilli aveva girato anche un filmato su Elvis Presley nel 1955, non risulta aver mai fatto parte di un corpo militare americano, mentre risulta essere morto nel 1967. Appare un po' curioso, quindi, che Santilli abbia acquistato da lui il filmato nel 1993! Le richieste di parlare con Jack Barnett non sono mai state accettate da Santilli.

Per quanto riguarda l'autopsia vera e propria, autorevoli esperti anatomopatologi dichiarano che a eseguire l'operazione non sono stati dei professionisti: essa infatti è condotta senza alcun metodo. Il Professor Pierluigi Baima Bollone, ordinario di medicina legale all'Università di Torino, dopo aver visto il filmato dichiarò: «Non ci siamo come tempi, non ci siamo come ferri. Non vengono eseguiti prelievi e mancano i ferri necessari».

Piuttosto bizzarro appare anche l'abbigliamento dei medici. Essi, infatti, indossano delle tute bianche col cappuccio, tute anti-contaminazione che però non servono a proteggersi dalle radiazioni, né dall'odore della decomposizione, né da batteri e virus sconosciuti, in quanto non mostrano apparati per la respirazione. Sembrerebbe quindi che l'unico scopo dell'abbigliamento sia quello di conferire un'aura di professionalità.

Un altro interessante discorso si può fare riguardo l'aspetto del presunto alieno, che secondo gli esperti interpellati è un “nonsenso biologico”. Esso infatti presenta una struttura antropomorfa troppo simile a quella umana per non avere alcune caratteristiche proprie degli umani, come i già citati capezzoli e ombelico che mancano. Una analisi computerizzata condotta dal professor Nello Balossino, ordinario di Informatica presso l'Università di Torino, ha in effetti messo in evidenza che capezzoli e ombelico erano celati, presumibilmente dall'uso di cerone. La sua ipotesi, dunque, è che nella costruzione dell'essere sia stato utilizzato del materiale autoptico, il che giustificherebbe la presenza del cerone. Inoltre, si notano la sporgenza di una clavicola e di particolari muscoli, il che implicherebbe una corrispondente struttura interna umana, che però non si registra nelle cavità corporee del presunto alieno. Infine la postura e il peso non sono coerenti con una posizione supina: un’ipotesi è che si tratti di un pupazzo realizzato in posizione eretta.

Il patologo americano Cyril Wecht, che è stato presidente della National Association of Forensic Pathologists, ritiene che le viscere che si intravedono nel filmato siano scarti di carne del supermercato e spugne. Anche un altro patologo di Houston, Ed Uthman, ha espresso numerosi dubbi sull'autenticità delle viscere e sul fatto che sembrino così diverse da qualunque organo umano, nonostante la struttura esterna dell'organismo sua così simile alla nostra. Appare strano, poi, che nel filmato gli organi estratti non vengano ben inquadrati. Sempre Uthman ha osservato che le forbici sono utilizzate come tipicamente fanno i sarti, diversamente quindi dalla postura particolare adottata da patologi o chirurghi. Infine, Uthman spiega che i tagli iniziali nella pelle sono eseguiti con uno stile un po' troppo “hollywoodiano”.

Anche gli ufologi considerano il filmato un falso. Sul mensile MUFON UFO Journal, organo della più importante organizzazione ufologica internazionale, la Mutual UFO Network americana, è stato pubblicato un lungo e dettagliato articolo del coordinatore dell'International Roswell Initiative Kent Jeffrey, in cui venivano sollevati numerosi dubbi sull'autenticità del filmato dell'autopsia aliena e venivano riportate le incoerenze riscontrate.

Realizzare il filmato di una falsa autopsia di un alieno non è un’impresa particolarmente difficile. Un gruppo di simpatizzanti del CICAP, coordinato da Andrea Zoboli, ha ripetuto l'impresa mostrandone i risultati all'interno del VI Convegno Nazionale del CICAP, tenutosi a Padova nel 1999. L'alieno utilizzato per l'intervento era stato costruito e modellato utilizzando tecniche proprie degli effetti speciali cinematografici.

Si può dunque ritenere - come innumerevoli indizi portano a concludere - che in mancanza di elementi che ne dimostrino l'autenticità, il famoso video dell'autopsia dell'alieno sia da considerarsi un palese falso, ritenuto tale persino dagli ufologi più convinti. Gli unici a sostenerne ancora l'autenticità sono i produttori di programmi televisivi, alla continua ricerca di misteri con cui incrementare l'audience.