Il cerchio di Sabaudia

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  • 02-08-2004
  • di Mirco Corridori

Sabaudia, 4 giugno 2004, un nuovo crop circle è comparso in zona Sant'Andrea, non molto distante dal terreno in cui è stato rinvenuto il primo cerchio lo scorso anno. Paura, eh? Non tanta a dire il vero. Nella bella cittadina di mare sono ormai convinti che a disegnare questi spettacolari pittogrammi siano esseri umani. Nonostante la spiegazione sia semplice e logica, parlando con i curiosi provenienti da ogni parte del Lazio accorsi per vedere l'opera, abbiamo notato un divertito compiacimento nel tentare di scoprire indizi e prove che avrebbero potuto spostare l'ago della bilancia verso lo scetticismo più radicale o verso la posizione ferma e convinta dei "believers", i credenti che ritengono siano opera di sfere di luce, BOL (ball of lights) che più di una volta si dice sarebbero comparse in prossimità di un crop.

A Sabaudia il fenomeno dei cerchi nel grano sta diventando un rituale che la gente del luogo accetta di buon grado, divertita dalle sempre più illogiche speculazioni che alcuni giornali locali e nazionali diffondono per poter riempire le loro pagine di cronaca estiva. In realtà a crederci sono ben pochi, tutti però si riservano il diritto di fantasticare un po'.

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Il pittogramma comparso in un campo nei pressi di Sabaudia.

Nel 2003, il cerchio ritrovato nel terreno di Giovanni Cenci ha attirato l'attenzione dei media di tutta Italia: giornali locali, nazionali e importanti telegiornali, non sempre preparati in materia, hanno dedicato ampi spazi a questo fenomeno, o rituale appunto, che ormai sta diventando famoso quanto l'infiorata di Genzano o la sagra della porchetta di Ariccia. Nel luglio del 2003 a Sabaudia si è svolta la conferenza dal titolo: "Cerchi nel grano: messaggi dal cosmo", pubblicizzata come prima conferenza sull'argomento auspicando evidentemente altri ritrovamenti. Il dibattito tra i credenti si concentra sul rapporto tra il cerchio e i monumenti megalitici poco distanti, prova tangibile, secondo la leggenda, della presenza di giganti presumibilmente di origine extraterrestre che in anni passati avrebbero abitato la zona.

La sofisticata costruzione geometrica del cerchio del 2003 ha dato il via all'affair crop circles, incuriosendo chi era a digiuno di conoscenze sull'argomento e convogliando l'attenzione dei turisti. Il cerchio di quest'anno ha prospettive molto simili: stessi codici, stesse tecniche di realizzazione, stessi messaggi cifrati. Il suo creatore ha ribadito il concetto che non siamo soli, o forse lo siamo purtroppo, ma è comunque divertente pensare che non sia così.

Il pittogramma del 2004 è stato rinvenuto il 4 giugno da Fabio Dapit, il proprietario di una locale scuola di volo ultraleggero. Sorvolando la zona ha notato in un podere non facilmente accessibile, un maestoso disegno lungo all'incirca 100 metri comprendente tre cerchi principali: il cerchio di destra rispetto alla via di accesso ha il diametro di 20 metri, il cerchio centrale 40 metri, e il cerchio di sinistra 30 metri. Nonostante il campo di grano fosse molto ampio, il cerchio non era molto distante dall'unica stradina presente.

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Una delle curve ritrovate nel cerchio esterno. Tutte le curve si rivolgono verso l'interno: è possibile che la corda, utilizzata per la misurazione del raggio, si sia allentata inducendo i ciclemakers a questo tipo di imperfezioni, tutt'altro che rare.
Da una prima analisi delle foto aeree è balzata subito all'occhio la presenza del simbolo "F" nel cerchio di sinistra; il simbolo deriva da un geroglifico "Neteru": "coloro che ci guardano dal cielo". Questo geroglifico è stato associato alla leggenda degli abitanti del decimo pianeta Nibiru, visibile ogni 3600 anni. Nibiru avrebbe dovuto essere avvistato nella primavera del 2004 ma così non è stato a quanto pare. Il cerchio esterno ha uno spessore di due metri, quello interno di 4,80 metri circa. La "F", detta anche chiave da molti, è formata da un segmento di 1,30 metri e un secondo segmento di 2,30 metri di lunghezza. Entrambi sono spessi un metro. Anche l'asta principale della chiave ha lo spessore di un metro. Il cerchio finale, accanto a essa e coincidente con il centro del cerchio di sinistra, ha un diametro di due metri.

Il cerchio di destra ha un diametro di circa 20 metri e presenta al suo interno un cerchio più piccolo, decentrato, che a detta di alcuni studiosi accorsi nei primi giorni di ritrovamento, presentava una treccia di spighe anomala prelevata per una ricerca più approfondita. Purtroppo, Stefano Bedin, il proprietario del terreno, non ha saputo indicare l'organizzazione che ha prelevato la treccia. È interessante specificare che anche lo scorso anno numerose organizzazioni e istituti, compresa l'onnipresente università La Sapienza di Roma, si sono presi la briga di prelevare campioni di grano e terreno senza però divulgare i risultati delle ricerche.

Il cerchio decentrato ha un diametro di due metri. La lunga linea retta che unisce i tre grandi cerchi ha lo spessore di un metro. Avrete senz'altro notato che le misurazioni rivelano una abbondante presenza di linee e raggi larghi un metro. È logico ipotizzare quindi che sia stato utilizzato un rullo metallico o un asta di tale lunghezza per la realizzazione del pittogramma.

Il cerchio centrale è formato da quattro cerchi proporzionati i cui centri appartengono all'arco di circonferenza che taglia la sua area. Questa sembra essere l'unica funzione dell'arco che potrebbe quindi essere stato tracciato soltanto per rilevare i centri e tracciare le circonferenze interne. Il cerchio più piccolo ha il raggio di circa 4 metri, il secondo cerchio è esattamente il doppio del primo. Il terzo è doppio rispetto al secondo, quindi quattro volte il primo, mentre il cerchio esterno è cinque volte quello più piccolo. Prendendo il primo cerchio come unità di misura si ha la sequenza di valori: 1,2,4,5. Un procedimento simile è stato utilizzato per la realizzazione del crop circle del 2003. Anch'esso oltre ai riferimenti a Nibiru, presentava regole geometriche ben precise che in ogni modo non dimostrano assolutamente la sua natura soprannaturale. Più che un messaggio sembra quasi essere una firma.

Stefano Bedin si è dimostrato molto disponibile nel lasciare visitare il cerchio ai curiosi e nel dare informazioni utili agli studiosi. Stefano, che si è dichiarato scettico ma aperto a ogni eventualità, è stato il primo a visitarlo ed esplorarlo. Ha precisato in maniera molto convinta che nessuno prima di lui conosceva la sua esistenza, a parte naturalmente i presunti circlemakers e il pilota dell'aereo ultraleggero che lo ha avvistato dall'alto. Sin dai primi giorni ha notato che le spighe di grano non erano piegate come avrebbero dovuto essere, ma grossolanamente spezzate alla base. Dopo una settimana l'interno dei cerchi si presentava completamente rovinato dal passaggio dei turisti, ma è comunque abbastanza chiaro che una delle peculiarità di base dei pittogrammi fosse venuta meno sin dall'inizio dimostrando la superficialità con cui è stato realizzato.

Una volta entrato all'interno del cerchio mi sono prodigato nella ricerca delle anomalie. Prendendo come esempio uno studio di W.C. Levengood, ho prelevato un campione di 30 spighe in maniera casuale e ho ricercato meticolosamente eventuali insetti morti attaccati per il rostro, nodi esplosi, nodi più grandi del dovuto e bruciature. In nessun campione prelevato sono riuscito a riscontrare anomalie di questo genere. Sono da evidenziare due piccole curiosità: in alcuni casi le spighe del grano erano piegate verso il basso. Ciò può essere causato da due fattori, il primo riguarda gli uccelli che si posano sul grano non ancora maturo viziandone la crescita, infatti i bordi del campo in cui gli uccelli si recano più spesso presentano un elevato numero di spighe piegate verso il basso. Il secondo fattore è dovuto, secondo Stefano Bedin, alla pesantezza della spiga. Ad attirare l'attenzione di tutti i presenti però, è stato il rinvenimento di una spiga bruciata. Apparentemente alcuni chicchi di questa spiga sembravano carbonizzati, ma è stata sufficiente una piccola grattatina per capire che era semplicemente ricoperta di sterco di insetto.

Le due bussole utilizzate per valutare l'orientamento geografico del crop circles non hanno mostrato anomalie del campo magnetico. Riguardo questo argomento Stefano Bedin ha smentito nella maniera più assoluta la notizia che riportava di malori occorsi ad alcuni turisti una volta entrati nel cerchio. Alcune voci infondate avrebbero sostenuto inoltre, che le forze dell'ordine locali avrebbero preso in considerazione la possibilità di porre sotto sequestro il terreno a causa di queste presunte anomalie magnetiche. Anche l'avvistamento di sfere di luce nei dintorni del terreno rientra nella casistica del "sentito dire da qualcuno".

La prova più evidente che il cerchio è di natura umana, è rilevabile analizzando il cerchio centrale. Esso presenta in più punti alcune ingiustificate curvature verso l'interno. È una chiara e lampante prova del fatto che in quei punti la corda o lo spago utilizzato per tracciare la circonferenza partendo dal centro, sia stato allentato tanto quanto basta per commettere il fatale errore.

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F come falso? La famosa "F" o "chiave" che caratterizza entrambi i cerchi comparsi a Sabaudia. È la firma dei serial circlemakers?.
Un buon agricoltore come Stefano Bedin sa riconoscere ogni piccola traccia lasciata sul proprio terreno. La sua natura scettica lo ha indotto a cercare vicino la stradina, all'altezza dei centri dei tre cerchi, tracce del passaggio di persone. In via confidenziale mi ha fatto notare numerose impronte di scarpe lasciate sul terreno presumibilmente da due o tre persone. Grazie al bel tempo e alla composizione del terreno, alcune impronte erano ottimamente visibili anche a distanza di giorni: Stefano Bedin ha gelosamente custodito il segreto, in modo che nessuno potesse inquinare queste preziose prove.

Per realizzare un cerchio sono necessarie almeno due persone, tre persone sono più che sufficienti anche per trasportare eventualmente un rullo metallico largo un metro dal peso di 2030 kg.

Il lavoro è stato svolto presumibilmente tra l'una di notte, ora in cui la zona si svuota di turisti e gli abitanti locali vanno a dormire, e le cinque del mattino; il sole infatti è sorto alle 5,34. Quattro ore sono più che sufficienti per realizzare un pittogramma che in fondo non ha caratteristiche geometriche troppo complicate.

La ricostruzione cronologica del cerchio può essere ipotizzata basandosi sulla sovrapposizione del grano nelle zone di intersezione. Questo lascia pensare che il cerchio di sinistra sia stato il primo a essere realizzato. La luna piena del 3 giugno ha sicuramente aiutato i circlemakers. Gli artisti bucolici hanno realizzato il cerchio esterno, successivamente quello più spesso all'interno del primo, utilizzando verosimilmente una corda o uno spago per tenere bene le distanze. Stefano Bedin è convinto che sia stato usato un rullo di metallo, non troppo pesante e quindi facilmente trasportabile da via Sant'Andrea; un operazione del genere comunque necessita di parecchia pazienza e fatica. Nella zona in cui è stato rinvenuto il cerchio non ci sono abitazioni, quindi non è difficile inoltrarsi nel terreno senza essere visti.

Il secondo cerchio ad essere realizzato è il cerchio di destra. All'altezza del centro di questo cerchio ci sono altre evidenti tracce del passaggio umano: impronte di scarpe e spighe spezzate. Le tramlines in quel punto non sono sufficientemente ampie.

Dopo aver realizzato i due cerchi, i land artist li hanno collegati con un lungo viale. Ritenendo improbabile che i due estremi del viale possano essere stati tracciati seguendo una corda, abbiamo ipotizzato l'uso di una luce laser indicante la direzione da intraprendere. Se questa ipotesi fosse vera avvalorerebbe l'uso di un rullo metallico, il quale una volta direzionato verso la luce può essere portato verso di essa senza troppe difficoltà.

I quattro cerchi centrali sono stati gli ultimi a essere realizzati. Il cerchio esterno è stato naturalmente il primo. L'arco che taglia i cerchi è stato realizzato utilizzando come centro il punto di intersezione tra il cerchio esterno e il viale. A questo punto sono stati realizzati i tre cerchi di 4, 8 e 16 metri di raggio. La "F" è stata realizzata partendo dalle estremità piegando le spighe verso l'interno. Le spighe alle estremità della "F" sono state presumibilmente piegate a mano per far posto a chi avrebbe dovuto successivamente passarci sopra con la tavola o il rullo. Infatti su tutti i "vicoli ciechi" di questo genere, la piegatura del grano avviene sempre verso l'interno. Le spighe sembrano essere state scelte casualmente: ci sono spighe rimaste in piedi davanti a spighe piegate, non esiste una precisa linea di demarcazione.

Le orme rinvenute all'altezza dei due cerchi all'astremità del viale, le spighe spezzate, le imperfezioni riscontrate e l'assenza delle principali anomalie, fanno indubbiamente pensare che il crop circle sia di origine umana.

Alcuni curiosi presenti si sono dichiarati credenti per quanto riguarda la possibile presenza di entità aliene sul nostro pianeta, ma nessuno di essi è convinto che questi agroglifi possano essere messaggi inviatici per comunicare la loro presenza.

In Italia sta nascendo una scuola di circlemakers che deve ancora affinare le proprie tecniche di realizzazione, nonostante abbia dimostrato una buona conoscenza teorica del fenomeno.

Nel momento dei saluti con Stefano Bedin ci siamo dati appuntamento al 2005: siamo entrambi convinti che l'anno venturo ci regalerà un nuovo cerchio nel grano, forse non nella località Sant'Andrea, ma sicuramente non molto lontano. Spero che l'agricoltore che verrà coinvolto nella faccenda non se la prenderà troppo, in fondo i 150 euro che il signor Bedin ha perso per il suo raccolto non sono tanti e valgono un paio di settimane di divertimento. Se gli artisti riusciranno a migliorare la loro tecnica di realizzazione daranno filo da torcere a tutti i ricercatori, scettici e no, almeno a quelli che non danno giudizi condizionati dalle proprie cieche idee, qualunque esse siano. Stefano ha anche ipotizzato dove faranno il cerchio. Mi limito ad appuntarmelo sul diario per adesso. Chi vivrà, vedrà.

Mirco Corridori
Consigliere CICAP del Lazio