Darwin e' indispensabile ma gli insegnamenti scientifici arretrano

Roma. Ci eravamo già occupati in precedenza della scomparsa dell'insegnamento del darwinismo dai programmi della scuola primaria e del primo ciclo della secondaria nei nuovi piani di studio previsti dalla riforma Moratti (v. S&P n. 55, Anno XII- maggio/giugno 2004).

In seguito alle profonde reazioni di protesta suscitate, a fine aprile 2004 il Ministro Letizia Moratti aveva istituito una commissione di saggi per esaminare il problema. La commissione era costituita da Carlo Rubbia, Roberto Colombo, Vittorio Sgaramella e Rita Levi Montalcini che la presiedeva. La commissione si è riunita per la prima volta il 16 giugno 2004 ricevendo mandato di "dare indicazioni su come integrare l'aspetto della teoria evoluzionistica nell'ambito dell'insegnamento delle discipline scientifiche da parte delle scuole italiane".

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Charles Darwin.

Dopo ben otto mesi, a fine febbraio 2005, sono stati finalmente resi noti i risultati raggiunti dalla commissione. La posizione dei saggi è stata chiarissima: "Lo studio dell'evoluzione è essenziale per una visione integrale della vita". Per questo motivo la commissione ha espressamente chiesto al Ministero di riconoscere al più presto l'importanza dell'insegnamento di Darwin sia nella scuola primaria, che in entrambi i cicli di quella secondaria. La commissione ha inoltre invocato un'inversione di tendenza, suggerendo per il futuro di "far precedere una pubblica richiesta di commenti all'atto legislativo, anziché gestirne successivamente e faticosamente le contestazioni".

Difendendo la teoria evoluzionistica dagli attacchi di "posizioni integraliste e pseudoreligiose", la commissione ha sottolineato come ogni censura di dati e ipotesi sul fenomeno biologico dell'evoluzione rappresenterebbe un impoverimento dell'opportunità educativa, che l'insegnamento delle scienze offre al docente e "aprirebbe la strada a una loro deformazione ideologica". Trascurare il darwinismo "significherebbe danneggiare gravemente la formazione intellettuale dei giovani, che debbono aprirsi con senso critico all'osservazione della realtà".

Prendendo spunto dal problema Darwin, la commissione si è anche soffermata sull'esame della condizione dell'insegnamento scientifico nelle nostre scuole. Un recente studio PISA-OCSE ha fatto emergere la scarsa preparazione degli studenti italiani in matematica e scienza. La commissione ha sottolineato l'importanza dell'educazione scientifica nella cultura moderna e il suo "ruolo essenziale nei processi produttivi". Da qui la necessità di un "qualificato rinnovamento dei programmi della nostra scuola dell'obbligo". Rinnovamento che dia nuovo ossigeno allo studio delle scienze, "accanto alle altre forme della cultura".

Purtroppo però la recente bozza di decreto legislativo del sistema educativo relativo al secondo ciclo di studi, reso pubblico dal Ministero a metà gennaio, penalizza pesantemente l'insegnamento scientifico. Come ha dichiarato Vittorio Sgaramella, biologo molecolare membro della commissione: "Nell'ultimo anno del liceo scientifico scompare lo studio della geografia, mentre nel quinto anno del classico vengono cancellate anche la biologia, la chimica, le scienze della terra e la fisica. Attendiamo le indicazioni nazionali, ma è probabile che questo schema non favorirà la scelta di facoltà scientifiche da parte dei maturati dei due licei più prestigiosi. Forse non è il miglior potenziamento per la scienza italiana".