Magia Falsa e Magia Vera?

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  • 26-07-2005
  • di Roberto Vacca
È triste - all'inizio del XXI secolo - dover scrivere ancora che la magia non esiste - non funziona. Però è un dovere inevitabile perchè ancora tanti ne parlano in modo rispettoso, anche se talora furbesco, oppure misticheggiante e perfino arrogante. La cronaca di Roma del 27 giugno del Messaggero riportava l'invito a partecipare alla rassegna di Arti magiche e Magie dell'Arte, che mira a "sfatare il mito legato alla magia come materia dei creduloni". L'organizzatrice Patrizia Masi spiegava: "La magia è intesa come energia, creazione, immaginazione ed esplosione di luce e di arte, come cultura dell'anima". La serata del 30 giugno, dedicata a esoterismo e sciamanesimo, era centrata sulla Makumba ("non sono da escludere momenti di ipnosi e stati di trans [sic!] per chi prenderà parte").
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Roberto Vacca.
Ogni giorno quotidiani radical chic pubblicano oroscopi e strizzano appena l'occhio. Le parole "mistico" ed "esoterico" vengono ripetute in televisione, nei telefilm. Sarebbe interessante sapere come le interpreta il pubblico. Questi sondaggi, però, non si fanno. Si continua a parlare di concetti sfocati come se non fossero insensati. Si descrivono eventi mai verificati - e personaggi tronfi e vuoti fingono di averli osservati.

A mio figlio Federico, che ha nove anni piacciono i personaggi di cartoni e telefilm dotati di superpoteri. Volano nello spazio, mandano raggi distruttori, vedono attraverso i muri, sentono discorsi pronunciati a chilometri di distanza, si trasformano in animali o in mostri. Qualche volta lo trovo davanti alla TV e Federico mi avvisa: "Non guardare questo programma. Non ti piacerebbe: ci sono magie". Così abbiamo discusso questi nostri gusti difformi.

Lui ha detto: "Mi piacciono le storie con magie, perché ci succedono cose buffe che in realtà non possono succedere. È questo il divertente. Invece le storie che mettono paura non mi piacciono, per esempio quelle con persone schifose che sono rinsecchite o hanno brutte cose in faccia o le facce che non si vedono come i dissennatori nel film Harry Potter e il prigioniero di Azkaban".

Ho risposto: "Le storie con i maghi a me non piacciono, anzitutto perchè i maghi non ci sono. E poi troppo spesso sono fatte male. Non basta introdurre un mago o un mostro perchè siano belle. Mi piacciono certe storie di Re Artù col Mago Merlino e la Fata Morgana. C'è dentro un po' di magia, ma anche tante battaglie. Anche Harry Potter comincia bene, quando la magia non te l'aspetti. Poi annoia se fanno una magia al minuto. È la stesso con le cose immaginate. Sono interessanti i centauri, i satiri, le sirene e tutti gli altri che ha raccolto Borges nel suo libro che abbiamo letto. Pegaso è un bell'animale, invece l'asino che vola è l'animale a cui potrebbe credere uno sciocco".

Federico non si è convinto, ma ha ascoltato. Così per il mio compleanno mi regalò un bel disegno di un Pelegatoliasta. Lo ha spiegato così: "E un animale inventato da me e si chiama cosi perché: "Pe" per la coda di pesce, "le" per le zampe davanti di leone, "ga" perché le zampe posteriori sono di gabbiano, "to" perché ha il corpo di toro, "li" perché ha la testa di lince, "a" perché ha le ali d'aquila, "sta" perché ha le corna da stambecco. Il pelegatoliasta vive sotto una montagna, vicino a un laghetto. Se lo disturbi vola come un'aquila e ti aggredisce. Se non lo disturbi è calmo e fa il bagno nel laghetto".

Allora gli ho detto: "Vedi che certe persone sono proprio maghi. Non fanno incantesimi. Però producono - creano delle cose che prima non esistevano. Anche tu hai fatto una specie di magia quanto hai disegnato il Pelegatoliasta. Anche io faccio una specie di magia ogni volta che scrivo un libro nuovo. Magari non è tutto nuovo quello che ci ho scritto, ma quelle parole e quelle idee le ho messe insieme così per primo. Gli inventori sono una specie di maghi. Creano macchine che prima non c'erano e che sembravano impossibili. Per esempio: le mongolfiere, gli aeroplani, le astronavi, le macchine elettriche, la radio, la televisione, i computer, Internet. Certe invenzioni possono fare più male che bene, come le bombe atomiche. Possiamo dire che le costruiscono certi maghi cattivi".

Possiamo chiederci in generale se sia un bene o se sia inevitabile continuare a inventare cose che prima non c'erano. È una domanda che viene fatta spesso, anche se spesso in modo confuso. Ci sono due risposte ragionevoli. La prima è che da migliaia di anni gli esseri umani pensano, studiano, scoprono, inventano. Pare che sia una loro caratteristica inevitabile. Continueranno. La seconda risposta può servire a spiegare le ragioni della prima: inventare è più divertente che copiare. Le culture nascono e si sviluppano in modi nuovi e, allora, sono interessanti e belle. Poi raggiungono la maturità e infine declinano. A quel punto copiano se stesse, diventano "di maniera", si degradano. Chi inventa vive una sua vita un po' magica. Chi copia vive una vita presa in prestito da altri.
Roberto Vacca Ingegnere e scrittore