Materialismo e spiritualismo

  • In Articoli
  • 10-01-2006
  • di Roberto Vacca
image
Roberto Vacca.

Le sole cose che esistono sono oggetti materiali che si vedono, si toccano, hanno peso? Rispondevano di sì certi rozzi materialisti. Avevano torto: non si vedono, né si toccano i campi elettromagnetici, le radiazioni nucleari, la materia oscura - eppure sono reali, si misurano e hanno effetti.

Esistono puri spiriti disgiunti dalla materia, che percepiscono, pensano, ricordano, agiscono? Io (e una moltitudine di scienziati) diciamo di no: gli eventi spirituali si manifestano solo se generati da cervelli umani, presenti o attivi nel passato. Leonardo da Vinci scrisse che i suoni sono vibrazioni dell'aria prodotti da movimenti di oggetti materiali: dunque, gli spiriti (incluse le anime dei morti) se sono immateriali, non producono suoni, né voci. Non possono trasmettere quello che non hanno.

I valori spirituali sono superiori (più elevati o nobili) dei valori materiali? A questa domanda è arduo rispondere senza definire cosa siano questi valori. I pareri sono discordi ed espressi in termini vaghi. Certi buddisti dicono che la coscienza di noi stessi conduce a vedere le cose come sono realmente. Il catechismo di Pio X (1912 - ben più stringato di quello del 1992) dice che Dio (creatore, onnipotente, onnisciente) è purissimo spirito. Secondo Paolo VI i valori spirituali coincidono con la ricerca del vero, del bene, del bello mirata a raggiungere l'assoluto. Certi maestri orientali li identificano con verità, rettitudine, pace, amore e non violenza.. C'è chi dice che ogni spirito (individuale o collettivo) è eterno. Mussolini scrisse che la forza spirituale dei popoli è nella tradizione. Altri identificano i valori spirituali con pace, fraternità, altruismo - ma non ricordano la rivoluzione francese, né il fatto che molti animali sono altruisti (nei formicai, negli sciami, nei branchi, fra i delfini).

Le tradizioni e dottrine religiose si propongono come depositarie di principi spirituali superiori. Curiosamente, però, quasi tutte incorporano prescrizioni, leggi o preferenze per certi comportamenti relativi a oggetti o attività materiali. Fra queste: le diete (digiuni, proibizione di bere alcol o di nutrirsi di certi animali, preparazione rituale dei cibi), le attività sessuali, il tipo di vestiti (che nascondano certe parti del corpo), il modo di disporre di salme umane, la presenza in certi luoghi (frequenza ai templi, pellegrinaggi), la ripetizione di certe parole (preghiere, giaculatorie) e la proibizione di pronunciarne altre. Il loro preteso spiritualismo è, dunque, largamente materialista.

Io propongo un diverso primato dello spirito. Come accennavo sopra, le espressioni spirituali sono: discorsi, idee, concetti, piani, progetti, teorie, previsioni, racconti, leggende, poesie, musiche, immagini dipinte o scolpite - solo da esseri umani. Il biologo Richard Dawkins le chiama "memi". Non li producono gli animali che non hanno una corteccia cerebrale sviluppata come la nostra - anche se sono "placidi e contenuti" come diceva Walt Whitman. Le espressioni spirituali così intese possono essere valutate in base al buon senso educato, alla logica e all'esperienza. Sono più complesse, più armoniose, più utili quelle prodotte da umani che hanno avuto più esperienze e più contatti con altri umani evoluti. Io ritengo che siano più importanti i prodotti spirituali che servono a capire la natura, il mondo, gli altri uomini. È più valida e profonda una comprensione che spieghi i meccanismi, le relazioni da causa a effetto, la genesi e l'evoluzione del mondo e del pensiero, di una descrittiva o improvvisata. Chi conosce il passato e il presente può riuscire a prevedere eventi futuri e a pianificare modifiche del mondo mirate a migliorarlo. Non è facile. Chi fatica ad acquisire queste abilità, fatica tanto che non si sente più inclinato a soddisfazioni materiali, banali e ripetitive, specie se danneggiano gli altri. Si libera dalla paura perché capisce meglio quali siano i rischi veri, come si possano evitare e come si debbano accettare le avversità inevitabili. Sarà più libero e, come diceva Spinoza: "L'uomo libero, che vive secondo il solo dettame della ragione, non è mosso dalla paura della morte, ma tende direttamente al bene e la sua sapienza è meditazione di vita".

Chi condivide questi punti di vista raggiunge anche l'immortalità, nei limiti e nel senso indicato da Orazio che scrisse delle sue poesie: "Ho costruito un monumento più durevole del bronzo". Non dobbiamo identificarci con il nostro corpo, ma con le idee, le parole, le opere che produciamo. Saremo vivi fin quando questi memi navigheranno e saranno ricordati o presi ad esempio da altri umani. È l'oblio che uccide - e copre subito le persone che non pensano.

L'assenza di pensiero ci costringe in ambiti materiali. Rischia di condurre alla malvagità.

Roberto Vacca
Ingegnere, scrittore