La scienza e il "pensiero magico"

Riflessioni sul ruolo del dubbio e del controllo in occasione dei 40 anni dell'AIRC

C'è una storiella molto istruttiva, che riguarda il pensiero filosofico, ma che si adatta molto bene anche alla scienza: è la storia di due personaggi che vanno in cerca della verità. Il primo va in giro con delle domande, alla ricerca di risposte; il secondo, invece, va in giro con delle risposte, alla ricerca di domande. Sono due atteggiamenti che incontriamo spesso nella vita: da un lato persone aperte al nuovo, curiose, pronte persino a rimettere in questione le proprie idee di fronte a fatti nuovi, controllati e verificati. Dall'altro persone che invece si ritengono portatrici di verità e che cercano solo conferme alle proprie idee, respingendo tutto ciò che le contraddice. Lo scienziato appartiene alla prima categoria: continuamente pone (e si pone) nuove domande, cercando risposte interessanti e che portino nuove conoscenze. A condizione, naturalmente, che dimostrino la loro fondatezza attraverso verifiche e controlli. È il metodo universalmente seguito nel procedere della scienza.

Proprio per questa ragione qualunque ricercatore deve sempre portare le prove di ciò che afferma, e sottopone i suoi risultati alla valutazione di autorevoli esperti. Solo a quel punto i suoi studi possono essere pubblicati su riviste di prestigio, e aggiungere così un nuovo tassello al corpo del sapere.

In un certo senso un ricercatore, mostrando il procedimento da lui seguito per ottenere certi risultati e spiegando come replicare i suoi esperimenti, mette a disposizione dei suoi critici le pallottole per essere eventualmente impallinato. È in questo modo che, grazie a una severa selezione, possono essere eliminate le risposte non attendibili. È il metodo di base della scienza, che purtroppo non viene quasi mai insegnato nelle scuole. Se lo fosse, sarebbe probabilmente più agevole disinnescare, sin dai banchi scolastici, tante illusioni suscitate da quei "portatori di verità" che a volte si affacciano in certi campi della ricerca come per esempio in quello della medicina. Ne abbiamo avuto esempi recenti anche nel nostro Paese, in particolare per quanto riguarda la cura dei tumori.

Già oltre 30 anni fa l'American Cancer Society aveva tratteggiato l'identikit di questi personaggi: essi sono solitamente fuori dalla comunità scientifica, non portano le prove di ciò che affermano, rifiutano i controlli, si dichiarano perseguitati dai "baroni" della medicina "ufficiale", si presentano come nuovi Galilei, spesso ottengono grande spazio sulla stampa e il fervente appoggio di un pubblico sofferente in cerca di terapie prodigiose. Poi tutto si sgonfia. Ma tutto può poi ricominciare, magari con un altro personaggio, e con un'altra terapia miracolosa.

È del resto quello che succede con le cosiddette medicine "alternative", che rientrano proprio in quella stessa definizione.

Per fortuna il mondo della ricerca, attraverso il suo setaccio, riesce a separare la realtà dalle illusioni e procedere gradualmente nella conoscenza. E nella scoperta di nuove terapie. Tutto questo viene in mente in occasione del quarantennale dell'AIRC, l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che ha accompagnato e sostenuto durante tutti questi anni lo sforzo dei ricercatori, raccogliendo fondi importanti e sensibilizzando l'opinione pubblica. Il paziente lavoro che in questi decenni si è svolto nei laboratori, lontano dal clamore e da proposte miracolistiche, ha permesso oggi di aprire nuove strade, sia nella diagnosi precoce che nello sviluppo di nuovi farmaci.

In particolare la genetica e la medicina molecolare stanno aprendo oggi nuove porte per curare i pazienti in modo sempre più personalizzato. È un'occasione anche per riflettere, come ci invita a fare l'AIRC, sullo stato della cultura scientifica nel nostro paese. Un paese pieno di talenti che non riescono a esprimersi, un paese in cui è ancora largamente diffusa una mentalità pre-scientifica, o addirittura anti-scientifica. Dove il "pensiero magico" tende a privilegiare, non solo in medicina ma anche nella società, coloro che cercano il consenso agendo sull'emotività, più che sulla razionalità. È tipico della natura umana lasciarsi attrarre dalle proposte apparentemente più vantaggiose e indolori, dimenticando (o non avendo gli strumenti per) le adeguate verifiche. Ed è invece tipico della scienza predisporre una serie di cancelletti che permettano di far passare solo le "risposte" controllate. È un metodo che ha consentito uno straordinario sviluppo del sapere, grazie a una creatività basata sulla realtà e non sulle illusioni.

Dove le domande sono sempre benvenute. Tutte. Ma dove le risposte debbono sottoporsi a una meticolosa perquisizione.

Piero Angela
Giornalista e scrittore. Il suo ultimo libro si intitola "Ti amerò per sempre. La scienza dell'amore."