No al creazionismo nelle scuole

Washington. Dopo un processo durato sei settimane, nel dicembre 2005 il giudice distrettuale John E. Jones III ha deciso di vietare l'insegnamento del "disegno intelligente".

Tutto iniziò un anno fa, quando un gruppo di genitori fece ricorso contro il consiglio scolastico che aveva imposto agli insegnanti di spiegare il creazionismo al posto della teoria di Darwin, considerata "carente e incompleta".

Ora il giudice distrettuale John E. Jones III ha messo fine alla vicenda citando il primo emendamento della costituzione statunitense per cui "è vietato impartire insegnamenti motivati in senso religioso o che hanno come effetto quello di diffondere la fede".

E la Chiesa che posizione assume? In questo dibattito, la Chiesa cattolica prende le difese di Charles Darwin. Il cardinale Paul Poupard, presidente del pontificio Consiglio per la Cultura, sottolinea il fatto che "i fondamentalisti vogliono prendere alla lettera le parole della Bibbia", aggiungendo poi che il Vaticano da tempo ha accettato le teorie di Darwin sull'evoluzionismo anche se "è Dio che ha creato l'universo".

Monsignor Gianfranco Basti è ancora più deciso. Il prelato ricorda le parole di Giovanni Paolo II, quando affermò che "il principio dell'evoluzione è più che un'ipotesi", per rilevare che ormai si tratta di una "teoria scientifica abbastanza consolidata". La conclusione è chiara: "Il principio di evoluzione e il principio di creazione possono convivere, essendo su due piani completamente diversi".

Sulla stessa linea anche il biblista Gianfranco Ravasi che afferma: "È ovvio che l'evoluzione esiste, non si possono ignorare i risultati della scienza".

Tutto questo trambusto ci riporta alla situazione della scuola italiana. Due anni fa fu cancellato l'insegnamento della teoria di Darwin dai programmi scolastici. Gli scienziati insorsero e il ministro Letizia Moratti fece istituire una commissione (formata, tra l'altro, da premi Nobel come Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia) per studiare il caso. La commissione consegnò al ministro un rapporto, ma questo scomparve misteriosamente. La rivista MicroMega si occupò del caso e scoprì che il documento era stato trasformato in una seconda versione, in alcune parti anche censurata.

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