Chi ha paura dell'evoluzione?

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  • 25-07-2011
  • di Sofia Lincos
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Michael Behe
L'evoluzionismo deve spesso scontrarsi con l'Intelligent Design, una teoria pseudoscientifica secondo cui l'uomo è stato creato da un "grande orologiaio".

Un recente sondaggio rivela che, negli USA, il 25% degli insegnanti di biologia vi dedica almeno una lezione, considerandola una valida alternativa alle idee di Darwin.

Ma perché una teoria senza prove né supporto scientifico gode di così ampio successo? Se lo sono chiesto Jessica Tracy, Joshua Hart e Jason Martens, tre psicologi che hanno recentemente pubblicato una ricerca proprio su questo argomento1.

In un primo studio i ricercatori si sono chiesti se il supporto all'Intelligent Design sia legato alla paura della morte, usando una tecnica detta “priming”: a un gruppo di studenti veniva chiesto di concentrarsi sull'idea del proprio trapasso, mentre a un campione di controllo non venivano fatte richieste e a un terzo gruppo si chiedeva di pensare a un forte mal di denti (per verificare che l'effetto non fosse legato a più comuni “pensieri negativi”).

Poi i soggetti leggevano due passaggi di Richard Dawkins e Michael Behe, riguardanti la teoria dell'evoluzione e l'Intelligent Design, e veniva loro chiesto di esprimere un parere in merito.

Ebbene, il gruppo che prima si era concentrato sul pensiero della morte era più propenso degli altri a preferire le idee di Behe, rivelando così che il sostegno all'Intelligent Design non è legato a fattori razionali, ma è una strategia di “gestione della paura”: questa teoria infatti colloca l'uomo all'interno di uno schema più ampio, riuscendo a inibire il pensiero della morte e aumentando la propria sicurezza psicologica. Dai due studi successivi, svolti aumentando il campione della ricerca, emerge poi che questo meccanismo è indipendente da religione, età, educazione e status sociale dei soggetti in esame.

Ma gli studi più interessanti sono gli ultimi due, perché forniscono un suggerimento su come contrastare questa deriva verso l'irrazionalità. Nel quarto, infatti, a una parte dei soggetti veniva chiesto di leggere un breve testo di Carl Sagan, prima dei due di Dawkins e Behe. In quel passaggio Sagan sosteneva che, anche se l'uomo è solo materia, questo non gli impedisce di cercare un significato all'esistenza, e che è possibile trovarlo cercando di scoprire un'origine naturale comune a tutti gli esseri viventi. Questo “richiamo al naturalismo” aveva l'effetto di contrastare il pensiero della morte, e i risultati hanno evidenziato che i soggetti coinvolti erano meno propensi a preferire l'Intelligent Design rispetto ai tre studi precedenti.

L'ultimo studio, invece, si concentrava su un gruppo di studenti di scienze naturali: su di loro la procedura di “priming” non aveva effetto, e i soggetti tendevano a preferire l'evoluzionismo nonostante i richiami al pensiero della morte.

Ecco quindi le armi più efficaci per combattere l'Intelligent Design: la filosofia e l'educazione. Con la prima si può spiegare come le scienze naturali possano fornire un'adeguata risposta all'esigenza di trovare un senso alla realtà, e con la seconda si insegna a non accettare teorie prive di evidenze scientifiche, per quanto possano risultare consolanti. Grazie a queste armi risulta possibile contrastare l'irrazionalità. Per un'associazione come il CICAP, che ha sempre puntato su informazione e educazione, si tratta di un’idea confortante.

Note

  • Tracy J. P., Hart J, Martens JP (2011) Death and Science: The Existential Underpinnings of Belief in Intelligent Design and Discomfort with Evolution. Fjournal.pone.0017349 PLoS ONE 6(3) .