Il sensitivo di Novara

Il gruppo novarese del CICAP parte per la sua prima "missione": condurre una verifica preliminare su un veggente

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  • 16-11-2006
  • di Sara Benatti
Un sabato di marzo si è svolta la prima "missione" del gruppo novarese: eravamo in quattro, tra cui io, Claudio e Simone, il nostro esperto ufficiale, allievo del prof. Garlaschelli e contatto con il "sensitivo".

Eh già, perché la missione è stata proprio questa: fare una verifica preliminare delle capacità di un veggente residente qui, in un paesino della provincia di Novara. Non è stato un test ufficiale, eravamo solo noi ragazzi con un protocollo d'esame volutamente "morbido', in modo da venire incontro il più possibile alle esigenze del "sensitivo"; qualora la prova avesse esito positivo, pensavamo, allora si sarebbe trattato di organizzare qualcosa di più impegnativo coinvolgendo, diciamo così, qualche esperto "anziano" del CICAP.

Dunque, zaino da Ghostbusters in spalla (scherzo...), siamo partiti per la nostra missione. Il viaggio in auto è stato abbastanza lunghetto, ma è passato piacevolmente tra discussioni che potete ben immaginare... «Come avete fatto a riprodurre in laboratorio i fuochi fatui?», «Qual è il caso più strano che a Garlaschelli è capitato di esaminare?», «Vi ricordate il "sensitivo" di Voyager che mummificava le uova?», «Ah, sì, ricordo...», «Com'è stato realizzato quel servizio per National Geographic sulle stimmate?...» e scherzi macabri: «Sembriamo i protagonisti di un film dell'orrore, i giovani amici che vanno a cacciarsi ignari nella tana del serial killer psicopatico...».

In realtà, non abbiamo incontrato nessun assassino, ovviamente, solo un gentile signore di una cinquantina d'anni che, secondo quanto lui stesso aveva raccontato a Simone che ha organizzato la prova, fin da bambino ha sperimentato "dissociazioni dal corpo", diciamo così. Un signore convinto di saper individuare le malattie che affliggono una persona, esaminandola direttamente o anche in fotografia. E appunto questa era la prova: sei fotografie di persone tenute sotto controllo medico, ciascuna con una patologia piuttosto grave o comunque rilevante, che lui avrebbe dovuto esaminare. Le "soluzioni", ovvero l'indicazione delle reali malattie di quelle persone, erano chiuse in una busta sigillata. Solo Simone le conosceva, io e gli altri non avevamo mai visto le foto né sapevamo nulla delle patologie in questione.
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E si è andati a cominciare, con io che facevo la "segretaria", ovvero scrivevo tutto quanto il sensitivo diceva. È stato subito abbastanza chiaro, comunque, che il signore corrispondeva in pieno alla tipica casistica del sensitivo: quando veniva lasciato libero di dire tutto ciò che "vedeva", elencava cinque o sei punti del corpo a suo dire malati per ogni foto («disturbi agli occhi... mal di testa... gola... stomaco o pancia... infiammazione alle parti genitali... che si propaga forse anche ai reni...»), insomma, ciascuno di quei poveretti fotografati sembrava veramente malconcio. Difficile non azzeccarci, direte voi, elencando così tanti punti. Aggiungiamo che, se la persona in foto aveva gli occhiali, ovviamente c'erano «disturbi agli occhi», se la persona aveva la pipa, «disturbi alle vie respiratorie, danni da fumo»... Incredibile eh?

Quando poi si è provato a fare alcune domande, come dal sensitivo stesso richiesto (ovvero, segnalare delle parti specifiche del corpo da esaminare), subito ogni parte indicata era ferita o malata. Dopo aver più volte specificato che non venivano fatte domande solo su parti malate, ma anche su parti sane, proprio per vedere se lui riusciva a distinguerle, allora il "sensitivo" ha cominciato a vedere anche (per fortuna dei poveretti in foto) qualche organo sano.

Il risultato? Nonostante tutte le condizioni fossero favorevoli al medium (inizialmente avevamo pensato di fargli segnalare solo la patologia più grave per ciascuna foto, o comunque una o due sole malattie, poi lo abbiamo lasciato parlare come voleva perché, come ha detto, quando è "in trance" le cose gli vengono così «come fucilate» e non può selezionare le sue sensazioni - nota bene, era "in trance" ma ci sentiva tranquillamente se facevamo qualche domanda, ed appariva del tutto cosciente), aperte le buste si è visto che il sensitivo aveva azzeccato solo una patologia su sei - a essere generosi, perché nell'ultima foto aveva segnalato «dolori alla schiena che coinvolgono le ultime due vertebre in fondo e il nervo sciatico», mentre il soggetto aveva sì dolori alla schiena, ma legati ad altre parti della colonna e nessun problema al nervo suddetto). Questo, nonostante appunto fosse stato libero di segnalare cinque o sei "problemi" per soggetto. Per la cronaca, l'uomo con la pipa non aveva alcun problema alle vie respiratorie...

Il "sensitivo" è stato molto sorpreso dei suoi pessimi risultati. Noi abbiamo cercato di spiegargli con molta gentilezza quello che ormai era ovvio, anche dai suoi racconti: quando la gente che richiede i suoi consulti va a visitarlo, inizia dicendo «ho un dolore alla pancia», ed ecco che lui "sente" un problema proprio lì... Insomma, sono i clienti stessi a suggerire involontariamente le soluzioni al "medium" di turno, come dalla più classica delle casistiche. Perché diventasse interessante procedere con altre prove, il "sensitivo" avrebbe dovuto indovinare almeno tre foto su sei... Comunque ho idea che prima o poi lo ritroveremo, perché il signore sa anche prodursi in "scritture spiritiche", ovvero risponde a domande che gli vengono poste, grazie ai suggerimenti di uno spirito guida (ci ha mostrato numerosi fogli con queste scritte).

Insomma, ecco la cronaca di un pomeriggio da "indagatore dell'incubo"... Posso solo aggiungere che questa persona non è il classico "truffatore", era (ed è, direi) evidentemente convinto in buona fede di avere davvero questi poteri, ed è rimasto fortemente deluso dalla brutta figura fatta con noi. Noi abbiamo cercato di non essere troppo duri, ed è stato quasi paradossale essere proprio noi a cercare di "tirarlo su"! Concludo con un ultimo aneddoto: una delle foto ha reso perplesso il "sensitivo", che ha detto, prima di iniziare la "veggenza": «Ah, non riuscivo a capire se era un uomo o una donna... Ma ora ho capito, è un uomo».

Come abbiamo appreso all'apertura delle buste, la persona in foto era la zia di Simone. Insomma, non pretendiamo un'analisi medica particolareggiata al centimetro, ma almeno "vedere" se si tratta di un uomo o di una donna... Dovrebbe essere il minimo per un veggente, no?

Sara Benatti Gruppo CICAP-Piemonte