Stratagemmi di guerra (recensione)

di Matteo Rampin<br>Aurelia edizioni, 2005<br>pp. 414, &euro; 38

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Sono un pacifista convinto e, ai miei tempi, ho svolto ben 26 mesi di servizio civile come obiettore di coscienza al servizio militare. È quindi per me un'esperienza abbastanza curiosa recensire un libro che tratta di strategie militari. Conoscendo l'autore del libro e apprezzando moltissimo altre sue opere, mi sono messo a leggere il testo cercando di mettere da parte i miei convincimenti morali e, lo riconosco, inevitabilmente un po' utopistici. Pur riecheggiandomi nella mente i versi del mio illustre concittadino Fabrizio De André:

Se verrà la guerra, Marcondiro'ndero se verrà la guerra, Marcondiro'ndà sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera sul mare e sulla terra chi ci salverà? Ci salverà il soldato che non la vorrà ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà

mi sono detto: accettiamo per un momento il presupposto che le guerre siano inevitabili, vediamo cosa suggerisce il libro. Mi sono subito confortato leggendo questa frase nella premessa al libro: «In un'epoca come la nostra, in cui è sempre più unanime la condanna della guerra quale strumento per la risoluzione dei problemi dell'umanità, l'opzione offerta dall'inganno permette di coniugare l'aspirazione alla tutela della vita umana e la legittima difesa dagli attacchi che vi sono mossi. Comprendere a fondo la logica e il funzionamento dell'inganno militare significa, in ultima analisi, aiutare la vita: pianificare un attacco basato sull'astuzia e sulla sorpresa limita al minimo le perdite, e sventare gli attacchi a sorpresa dell'avversario è un preciso dovere di tutte le agenzie di sicurezza». In questa frase è racchiuso tutto lo spirito del libro.

Matteo Rampin, medico psichiatra e psicoterapeuta, ex ufficiale dell'esercito, nonché cultore di illusionismo e di psicologia dell'inganno, ha sicuramente tutte le carte in regola per affrontare un argomento così complesso e delicato e la lettura del libro non delude certo le aspettative. Diviso in due parti, la prima dedicata alla teoria e la seconda alle applicazioni pratiche, il libro guida il lettore in un avvincente viaggio attraverso la meravigliosa arte dell'inganno, in cui riferimenti storici e approfondimenti scientifici si fondono mirabilmente.

La storia militare è piena di esempi in cui l'arte dell'inganno ha avuto la meglio sulla forza bruta: a cominciare dalla celebre beffa del cavallo di Troia con cui i Greci ingannarono gli sprovveduti Troiani, fino ad arrivare alla seconda guerra mondiale in cui le strategie di inganno furono utilizzate su vari fronti. Ad esempio nella costruzione di cinquecento aeroporti fasulli da parte degli inglesi per sviare l'aviazione tedesca o nella realizzazione di mine stradali dalle sembianze di escrementi di mucca da parte dei partigiani francesi.

Nel libro di Rampin affascina il continuo paragone tra inganni militari e trucchi illusionistici finalizzato alla messa in evidenza dei meccanismi psicologici che portano la mente umana a cadere vittima di un tranello. Tra Jasper Maskelyne, illusionista e consulente strategico di Churchill, che, con un singolare allestimento di luci, riuscì a depistare i nemici facendoli bombardare un luogo deserto anziché Alessandria d'Egitto e il classico prestigiatore che vi fa credere di tagliare una corda facendovela poi ricomparire intatta sotto i vostri occhi non vi è in sostanza una grande differenza. Entrambi conoscono e sfruttano a loro vantaggio le debolezze della mente umana.

Non citerò ulteriori esempi per non togliere al lettore il piacere di scoprirli da soli. Sarebbe come raccontare in anticipo cosa farà un illusionista nel suo spettacolo. La sorpresa è una componente essenziale del divertimento. Sì, perché il libro di Rampin, oltre a essere estremamente interessante, è anche terribilmente divertente e la sua lettura coinvolge come fosse un romanzo.

Per concludere, Stratagemmi di guerra è un libro consigliabile a chi si interessa di storia, a chi si interessa di illusionismo e, in generale, a tutti coloro che si preoccupano di conoscere meglio i processi che regolano il funzionamento della nostra mente. Conoscenza attraverso la quale forse si potrà un giorno comprendere quali oscuri meccanismi portano la stessa umanità a realizzare opere mirabili come la nona sinfonia di Beethoven o la teoria della relatività generale di Einstein e al medesimo tempo a concepire e a realizzare orribili strumenti di morte e di sofferenza. Parola di obiettore di coscienza!

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