I miti dello scetticismo - 2

La seconda parte dell'articolo di Michael D. Sofka: cosa gli scettici pensano di se stessi

  • In Articoli
  • 30-07-2007
  • di Michael D. Sofka
Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell'articolo di Michael D. Sofka. La prima parte è stata pubblicata su S&P n. 71.

Infine, ci sono miti degli scettici sugli scettici riguardo alle cose in cui credono e a ciò che gli scettici fanno o dovrebbero fare.

Mito numero 13: Mostrami i dati e ci crederò.
Qui il problema è che molto spesso agli scettici vengono "mostrati i dati", e molto spesso non ci credono. Piuttosto, "smontano" gli studi e vanno a caccia di errori, procedimento noto come "fare scienza di qualità". Quando un risultato contraddice una teoria riconosciuta o un assunto fondamentale delle scienze naturali, un buon ricercatore e un buono scettico rivolgeranno a esso ben più di un'attenzione superficiale.
Per esempio, i risultati degli esperimenti della PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research), detti altrimenti esperimenti "ganzfeld" ("ganzfeld": campo percettivo costruito sperimentalmente per studiare la psicologia della percezione, si veda S&P n. 13) sono in ogni caso una evidenza straordinaria. Essi sono la "prova" degli effetti paranormali, prova visibile a tutti gli scettici e a chiunque altro. Ho letto quegli studi e sono rimasto perplesso, anche se quello stesso livello di dati mi convincerebbe se fosse riferito a vari altri effetti. In che cosa la PEAR non dimostra ciò che dovrebbe dimostrare?[1]
Rimango poco convinto per quelli che io considero essere i problemi procedurali e statistici dei meta-studi, o della serie di esperimenti che danno luogo ai meta-studi. Inoltre, rimango perplesso perché non riesco a rendermi conto di ciò che mi deriverebbe dal credere nei fenomeni paranormali. In base a quale teoria si dovrebbe credere nei fenomeni paranormali? Perché dovremmo raccogliere altri dati o elaborare nuove idee? Quali fenomeni, oltre a questi meta-studi, verrebbero spiegati dalle ipotesi paranormali e di percezione extra-sensoriale?
Le nostre convinzioni preesistenti condizionano la nostra disponibilità ad accettare i dati, e si potrebbe osservare che scettici come Gardner, Klass e Nickell siano buoni scettici grazie alle loro convinzioni precedenti. Quando svolgono un'indagine, sanno che esiste una spiegazione prosaica, e sono determinati a trovarla. Cosa c'è di sbagliato in questo? C'è che potrebbe portare a conclusioni errate o affrettate, come effettivamente è successo[2]. Inoltre, non giova alla reputazione degli scettici il fatto che un ricercatore, in modo insincero, proclami la propria neutralità. Meglio sarebbe essere onesti e dire: «Non ci credo. È possibile convincermi, ma non credo che accadrà, perché nella mia esperienza non è così che funziona il mondo».

Mito numero 14: Uno scettico dovrebbe essere ateo o almeno agnostico, perché credere in una divinità è incompatibile con una mente autenticamente scettica.
È un'affermazione, questa, che all'ISUNY sentiamo spesso, e non siamo i soli. A essere onesti, molti scettici descrivono se stessi come agnostici[3], ma non tutti i membri dei gruppi scettici locali sono agnostici, neanche la maggioranza, e i gruppi locali, da parte loro, fanno molta attenzione a non escludere o isolare coloro che hanno un credo religioso[4].
Per quanto riguarda l'ipotesi secondo la quale essere atei sarebbe una pre-condizione necessaria per essere scettici autentici, ho già fornito in proposito un contro-esempio (l'ateo scettico che era anche un revisionista dell'Olocausto). E allora, se essere atei non rende buoni scettici, perché essere scettici dovrebbe far diventare atei? Nella comunità degli scettici esiste una gran varietà di atteggiamenti e opinioni che riguardano questioni di fede. In molti casi, inoltre, le persone trovano il modo di conciliare la propria fede con la scienza, la società e la politica. Non dovremmo aspettarci che gli scettici siano atei, più di quanto dovremmo aspettarci che siano repubblicani, fautori dei diritti umani o di qualsiasi inclinazione politica "razionalista" preferiate.
Inoltre, non va sottovalutato il fatto che il teismo può essere una motivazione allo scetticismo. Bainbridge e Stark, per esempio, rilevarono tra i fondamentalisti una forte tendenza a respingere le credenze nell'occulto e nella pseudoscienza[5].
Le affermazioni di Mike Wernke sul fatto che egli avesse aderito a una setta satanica furono "smascherate" da Hertenstein e da Trott nella rivista Cornerstone, una pubblicazione evangelica[6]. Le principali religioni sono naturali alleati degli scettici nel contrastare i tentativi dei creazionisti di insegnare la loro speciale religione nelle scuole e nelle università.
Inoltre, nei gruppi di scettici non ci si occupa di questioni relative alle divinità e ai demoni per ottime ragioni che hanno un risvolto pratico. E non c'è nulla di più frustrante, per coloro che lavorano duramente per dar vita a un gruppo locale di scettici, del vedere che degli atei arrivano e si portano via membri del gruppo, per cercare di convertirli.

Mito numero 15: Essere un buono scettico significa essere uno smascheratore.
Alcuni sono davvero agguerriti nell'opera di smascheramento. Perché? Posso comprendere il desiderio di "proteggere" le persone dai ciarlatani, ma questa caratterizzazione di coloro che credono nel paranormale e di quanti lo promuovono, mi lascia perplesso. È anche una modalità di attivismo molto aggressiva e orientata al conflitto, che mette le persone a disagio (ed è forse una delle ragioni per cui ci sono così poche donne nelle organizzazioni di scettici).
Se ci sono prove di frode, esistono leggi e istituzioni atte a gestire casi del genere. Se non si è soddisfatti di come lavorano queste ultime, si può provare ad agire sul governo con un'attività di lobby oppure con il voto alle elezioni. Le organizzazioni scettiche possono promuovere la scienza e il razionalismo in svariati modi che non implicano azioni forti di smascheramento personale.

Mito numero 16: Gli scettici difendono la scienza e la ragione dall'ondata di irrazionalismo.
Questo è uno dei miei miti preferiti. È presente in quasi tutte le richieste di finanziamento del CSICOP, è ripetuto nello Skeptical Inquirer ed è considerato una specie di questione di fede. E non è altro che questo, perché finora non ho trovato prove di un aumento dell'irrazionalismo o della superstizione. La prossima volta che qualcuno fa riferimento all'ondata di irrazionalismo, chiedetegli (o chiedetele) quale sia stato il momento di minor diffusione dell'irrazionalismo e come fosse la vita in quei giorni felici. Oppure, chiedete in che modo stia misurando l'irrazionalismo e la sua maggiore diffusione. Anche i sondaggi pubblicati dallo Skeptical Inquirer nel corso degli anni registrano il verificarsi di un cambiamento, allorché una credenza ne sostituisce un'altra nell'immaginazione popolare.
Nel complesso sospetto che irrazionalità, credenze e credulità siano più o meno presenti nella stessa misura di sempre, ma che siano distribuite in modo diverso. Inoltre, ho l'impressione che i termini utilizzati per descrivere le credenze degli altri abbiano a che vedere più con il carattere di novità di tali credenze. Quando gli scettici attaccano la new age in quanto new age, provo sempre la sensazione di disagio in merito al fatto che si stiano attaccando specificamente le convinzioni della new age. Qualcuno ha fatto qualche affermazione che andrebbe verificata? Bene, verifichiamola. Qualcun altro crede che ci sia una vita sola? Lasciatelo fare, e trovatevi un altro hobby.

Dove ci troviamo adesso?

Dove siamo adesso? Che cos'è lo scetticismo e che cos'è la scienza? Mi auguro di avervi convinto che non corrispondono alle descrizioni con cui inizia questo articolo. Tuttavia, sarebbe bello avere qualche definizione da inserire al posto giusto. Qualche descrizione da poter fare ai nostri nonni, quando ci chiedono di parlare loro del nostro hobby preferito.
Personalmente, è così che descriverei lo scetticismo: gli scettici cercano di comprendere gli scopi, i metodi, i valori e le affermazioni dei sistemi di credenze. Applicano al paranormale, alle scienze di confine e alle mode della società metodi critici di ragionamento che comprendono quelli scientifici, ma non sono limitati a essi. Inoltre, indagano su quelle affermazioni della scienza riconosciuta, che più delle altre sono condizionate dalle ipotesi e dalle attese del ricercatore o dalle concezioni della società nel suo complesso.
Gli scettici promuovono la comprensione della scienza: sia per quanto riguarda i metodi, sia per quanto riguarda le conclusioni. Cosa ancora più importante, sostengono l'idea che metodi critici formalizzati di ragionamento possano essere utilizzati efficacemente rispetto a un'ampia serie di fenomeni e possano contribuire in modo positivo ad un confronto aperto a tutti. È più importante, dal punto di vista di uno scettico, che un argomento venga discusso nel modo migliore e che le affermazioni siano sottoposte al vaglio critico, rispetto al fatto che le persone arrivino a conclusioni e abbiano convinzioni che siano in accordo con quelle dello scettico, o della scienza, o della società.
Credo che molti lettori dello Skeptical Inquirer, sebbene non la maggioranza, converrebbero su questo punto. È una prospettiva che probabilmente piacerebbe anche a molti scettici non organizzati in gruppi.
La scienza svolge un ruolo centrale in questa descrizione, e ho rivolto le mie critiche per lo più ad una visione semplicistica della scienza e del metodo scientifico. Che cosa può sostituire questa visione? Una definizione coerente con la "scuola pragmatica di filosofia" potrebbe essere la seguente:
La scienza consiste nell'applicare metodi di ragionamento formalizzati e non formalizzati allo scopo di comprendere e prevedere i fenomeni che si verificano nei mondi naturali e artificiali in cui gli esseri umani vivono. Fondamentale, nella scienza, è la convinzione che il mondo naturale abbia un suo ordine; che quest'ordine possa essere compreso e spiegato da processi naturali, senza che sia necessario riferirsi a cause speciali o all'intervento del soprannaturale. Inoltre, la scienza assegna un'importanza primaria a ciò che può essere osservato e misurato. Le teorie della scienza dovrebbero essere efficaci, generali, semplici e, per quanto possibile, controllate in piena autonomia.
Prima di tutto, la scienza è comunque un'attività umana. In quanto tale, i suoi metodi e le sue conclusioni sono influenzate dalle assunzioni psicologiche, sociologiche, storiche, religiose e politiche del singolo scienziato e della comunità scientifica. Ciò non invalida la scienza e le sue conclusioni, ma significa che lo scienziato deve applicare al proprio ragionamento gli stessi metodi formali che usa nei confronti dell'oggetto della propria ricerca. Dal punto di vista etico, è importante che gli scienziati rendano noti i propri pregiudizi e le proprie affiliazioni e collaborazioni quando richiedono fondi a sostegno della loro ricerca e quando ne annunciano le conclusioni.
Ciò è in sintonia con la visione che ho della scienza. È la stessa visione contenuta implicitamente in molti scritti post-kuhniani sulla storia e sulla filosofia della scienza. Non dico che tutti i filosofi e tutti gli storici della scienza concorderebbero. È difficile trovare un gruppo di filosofi che siano d'accordo tra loro su ciò che è la scienza, e lo stesso vale per gli scienziati.
Queste definizioni, tuttavia, sono molto meno certe di quelle alle quali si sostituiscono. In qualche modo, francamente, soddisfano di meno. Mi sembra che gli scettici e gli scienziati, come chiunque, vogliano avere qualche certezza nelle loro prospettive sul mondo. Vorrebbero che fosse loro possibile avere presa su alcune aree nelle quali sentirsi a proprio agio; in qualche modo, ciò che ho fatto è stato proprio abbandonare questo tipo di atteggiamento o almeno mostrare che il quadro non è così chiaro come potreste aver supposto all'inizio.
Ritengo che sul lungo periodo, comunque, queste definizioni miglioreranno. I relativisti pongono buone domande. Non concordo con le loro risposte, ma la scienza e la società non sono così semplici come nella visione espressa dai critici del relativismo. Difficilmente ci sarà un metodo semplice ed efficace per verificare la correttezza di ogni affermazione, ma abbiamo a disposizione una varietà di criteri utilizzabili e una serie di strumenti semplici e complessi che possono aiutarci a valutare le affermazioni. Dovremmo utilizzarli.

Michael D. Sofka
Lavora al Rensswlaer
Polytechnic Institute, Troy NY.
È stato presidente degli Inquiring Skeptics of Upper New York.

1) Radin D.I., Nelson R.D., "Evidence for Consciousness-Related Anomalies in Random Physical Systems", in Foundations of Physics, 1989, 19 (12). Bem D.J., Honorton C., "Does Psi exist? Replicable evidence for an anomalous process of information transfer", in Psychological Bulletin, 1994, 115 (1), pp. 4-18
2) Kammann R., 1982. "The True Disbeliveers: Mars Effect Drives Skeptics to Irrationality" (parte I & II), in Zetetic Scholar, dicembre 1982, n. 10, pp. 50-62. È il resoconto di uno dei primi casi seguiti dallo CSICOP
3) Un sondaggio effettuato dalla rivista Skeptic ha rilevato che il 31 percento dei lettori sarebbero atei convinti, il 18,5 percento atei incerti e il 21,3 percento agnostici. Si tratta, comunque, di un campione fortemente autoselezionato, vale a dire di soggetti che si sono autoidentificati come scettici, e che sono lettori di una rivista razionalista/areligiosa
4) Questo sentimento era quasi unanime durante un incontro dei leader di organizzazioni di scettici tenutosi a Buffalo, sulla Costa Orientale. La tensione emotiva durante i lavori fu grande, specie quando fu sottolineato più volte che gli scettici non prendono posizione in merito a questioni di fede
5) Bainbridge W.S., Stark R., "Superstitions: Old and New", in Frazier K. (1981), Paranormal Borderlands of Science, Buffalo: Prometheus
6) Hertenstein M., Trott J. (1993), Selling Satan: The Tragic History of Mike Wernke, Chicago: Cornerstone Press


Traduzione
di Giuliana Salerno
Revisione di Enrico Scalas