I miti dello scetticismo - 1

Uno scettico analizza e discute con rigore le convinzioni più diffuse nel suo ambiente. Un sano esercizio di senso (auto) critico: altrimenti,che scettici saremmo?

In questo numero di S&P, presentiamo ai lettori e alle lettrici la prima parte di un articolo di Michael D. Sofka sui miti dello scetticismo. La seconda parte dell'articolo verrà pubblicata nel prossimo numero della rivista. L'articolo è disponibile on line in versione originale (www.rpi.edu/~sofkam/papers/skeptik.html ). Per quanto ci è noto, quest'articolo non è mai comparso in lingua inglese su carta stampata. Invece, è stata pubblicata una sua traduzione in tedesco sullo Skeptiker[1]. L'idea di tradurre l'articolo di Sofka è emersa qualche mese fa durante una riunione del CICAP Piemonte ed è stata avanzata da Stefano Bagnasco e Andrea Ferrero. Con la pubblicazione di quest'articolo speriamo di stimolare ulteriormente la discussione sui metodi di lavoro e sul significato dello scetticismo.
Chi non ha mai lavorato in istituzioni di ricerca o non si è mai occupato di filosofia della scienza può forse trovare utili alcune note esplicative. Tali note possono essere d'aiuto per meglio comprendere alcuni dei contesti a cui fa riferimento Sofka.


Revisione da parte di esperti


In lingua inglese si parla di peer review: revisione da parte dei pari. Quando un lavoro di ricerca, sia esso sperimentale o teorico, è completato, viene spesso redatta una nota o relazione (in italiano si chiama articolo) che in inglese prende il nome di paper. Questa relazione è organizzata in modo standard. Vi è un riassunto iniziale (abstract) poi c'è un'introduzione (introduction) dove il lavoro di ricerca è posto nel proprio contesto. I lavori sperimentali contengono poi una sezione che descrive i materiali e i metodi usati (materials and methods). Si passa poi all'esposizione dei risultati ottenuti (results), illustrata spesso con grafici e tabelle e infine si scrive un paragrafo di conclusioni (conclusions) seguito dagli eventuali ringraziamenti (acknowledgements) e dai riferimenti bibliografici (references). Spesso, in particolare nel campo della chimica e della fisica, anche i lavori sperimentali contengono un paragrafo dedicato a sviluppi teorici quantitativi (theory) che, di solito, segue l'introduzione e precede la sezione dei risultati. Una volta pronto, quest'articolo è inviato a una delle ormai numerose riviste di settore (journals). L'ufficio editoriale della rivista provvede poi a spedirlo per una revisione ad alcune scienziate e scienziati esperti del particolare settore scientifico (referees) i quali, dopo qualche tempo, rendono all'ufficio il loro parere sull'articolo. Sulla base di questo parere, l'ufficio editoriale decide se pubblicare l'articolo, richiedere agli autori modifiche più o meno onerose, o respingerlo. Nel caso l'articolo venga respinto, le autrici e gli autori tenteranno miglior fortuna con un'altra rivista.
Il metodo della peer review sopra delineato ha vari limiti e chiunque abbia lavorato per qualche tempo nell'ambito della ricerca pura e applicata potrebbe raccontare vari aneddoti al proposito. Sofka si limita a prendere in considerazione uno di questi problemi, il confirmatory bias che abbiamo reso con "pregiudizio convalidante".

Scelte razionali e soluzione di problemi

Psicologia, sociologia ed economia sono le discipline nelle quali si è sviluppata la critica alle capacità umane di compiere scelte razionali e di risolvere problemi. Il problema è fortemente sentito in economia dove le teorie classica e neo-classica fanno uso del cosiddetto "agente razionale", un essere in grado di compiere scelte ottimali e di pianificare nel miglior modo possibile il suo futuro comportamento. In realtà, gli studi di psicologia ed economia sperimentale hanno mostrato che gli esseri umani non sono generalmente in grado di risolvere i più semplici problemi di logica proposizionale e di teoria della probabilità.
Nella nota 30, si fa cenno all'errore logico dell'implicazione inversa. Tale errore consiste nell'affermare che se dall'affermazione A segue l'affermazione B, allora B implica A. Questo non è vero in generale, mentre è sempre vero il ragionamento seguente: se A implica B, allora dalla negazione di B segue la negazione di A. Conviene illustrare quest'errore logico con un esempio. Consideriamo l'affermazione "questo cane è un quadrupede"; essa può essere riscritta così: "se questo animale è un cane, allora è un quadrupede". Tuttavia l'implicazione inversa "se questo animale è un quadrupede, allora è un cane" è palesemente falsa, dal momento che il quadrupede in questione potrebbe essere un cavallo, per esempio. Invece, la frase "se questo animale non è un quadrupede, allora non è un cane" è vera e, con un po' di riflessione, ci si convince che equivale a "se un animale è un cane, allora è un quadrupede". L'errore logico dell'implicazione inversa è sempre in agguato e, nella letteratura scientifica, è più comune di quanto si pensi[2].

Relativismo cognitivo ed epistemologia


Le considerazioni sul relativismo cognitivo, per un accidente della storia, risultano essere piuttosto attuali. La filosofia della scienza è però una disciplina poco conosciuta ed è ragionevole attendersi che alcuni dei problemi discussi da Sofka risultino assai poco familiari ai lettori e alle lettrici. Per comodità riassumiamo di seguito i punti principali del saggio.
L'articolo inizia con una critica del "falsificazionismo ingenuo", la posizione secondo la quale una teoria deve essere respinta se si trovano dati, misure e osservazioni che la contraddicono. Dopo aver ricordato che la scienza è un'impresa umana e, per questo, sociale (con la discussione della peer review), Sofka continua riassumendo così la posizione del relativismo cognitivo: «I dati che decideremo di cercare, i metodi di misurazione che utilizzeremo e il modo in cui organizzeremo e presenteremo le informazioni verranno definiti in base alla teoria che vogliamo sostenere». Può essere utile riportare anche le conclusioni cui giunge: «Prima di tutto, la scienza è comunque un'attività umana. In quanto tale, i suoi metodi e le sue conclusioni sono influenzate dalle assunzioni psicologiche, sociologiche, storiche, religiose e politiche del singolo scienziato e della comunità scientifica. Ciò non invalida la scienza e le sue conclusioni, ma significa che lo scienziato deve applicare al proprio ragionamento gli stessi metodi formali che usa nei confronti dell'oggetto della propria ricerca. Dal punto di vista etico, è importante che gli scienziati rendano noti i propri pregiudizi e le proprie affiliazioni e collaborazioni quando richiedono fondi a sostegno della loro ricerca e quando ne annunciano le conclusioni».
Per poter meglio apprezzare quest'articolo, può convenire riferirsi a sintesi di filosofia della scienza disponibili in lingua italiana[3]. Riviste settimanali di carattere generale come Science e Nature, in lingua inglese, discutono spesso temi di politica e sociologia scientifica, incluse le questioni etiche. Echi di questi dibattiti si trovano talvolta nella sezione Scienza e Società del mensile italiano Le Scienze.

I MITI DELLO SCETTICISMO

di Michael D. Sofka

Che cos'è uno scettico? Se lo domandassimo a uno scettico, probabilmente ci darebbe una risposta che conterrebbe riferimenti alla scienza, alla diffusione crescente di idee insensate e allo smascheramento del paranormale. Se lo chiedessimo a un ufologo o a un parapsicologo, sentiremmo parlare probabilmente di persone negative portate a dire sempre di no e di critici chiusi di mente.
In questo articolo mi interessa discutere il modo in cui gli scettici definiscono loro stessi e quanto tali definizioni siano appropriate. Gli scettici formano una subcultura nella società occidentale e, come tutte le culture, hanno un proprio insieme fondamentale di convinzioni e di miti di riferimento. Sono quei miti a suscitare il mio interesse in quanto scettico.
La cultura degli scettici non è sfuggita del tutto all'attenzione degli studiosi accademici. David Hess scrisse Science in the New Age dopo essere rientrato da un lavoro svolto sul campo in Brasile, dove aveva studiato i medium. In Brasile erano i parapsicologi ad essere scettici, in quanto utilizzavano la scienza e l'indagine razionale per studiare il paranormale. Hess fu sorpreso di ritornare negli Stati Uniti e di scoprire come i parapsicologi venissero descritti come creduloni dal Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (CSICOP).[4] Science in the New Age, comunque, fa riferimento soltanto agli scritti pubblicati da scettici organizzati a livello nazionale, in particolare da coloro che afferiscono al CSICOP. Più recentemente, Stephanie Hall ha osservato gli scettici appartenenti a gruppi locali di attivisti. Non sorprende che abbia riscontrato, nei punti di vista e nelle convinzioni di fondo delle persone che aderiscono a tali gruppi, alcune differenze rispetto al modo di lavorare e alle convinzioni di coloro che scrivono per lo Skeptical Inquirer[5].
Due sono gli aspetti distintivi tipici che emergono quando si leggono testi sullo scetticismo scritti da scettici: la difesa del razionalismo e l'applicazione del metodo scientifico. Si scoprirà che gli scettici si descrivono come coloro che difendono la scienza e la ragione contro una marea incalzante di irrazionalità; che difendono da ciarlatani senza scrupoli il pubblico disinformato e depredato della salute e del denaro guadagnato con il duro lavoro; che utilizzano il metodo scientifico per smascherare affermazioni pseudoscientifiche sul paranormale; e che rivolgono lo sguardo freddo della ragione alle superstizioni primitive e alle sciocchezze prive di senso. La scienza è presente in modo preponderante nelle convinzioni fondanti degli scettici, ma quella che si ritrova nella maggior parte dei loro scritti è una definizione di scienza particolarmente orientata allo scetticismo. Per esempio, uno scettico potrebbe definire la scienza come "il metodo migliore per arrivare a una conoscenza oggettiva"; oppure: "un sistema in grado di auto-correggersi che applica metodi logici ed empirici quando sottopone a verifica le teorie sulla natura utilizzando dati osservabili". Uno scettico potrebbe mettere in discussione il metodo scientifico utilizzato e sostenere che, affinché una teoria si possa definire "scientifica", essa dovrebbe poter essere confutata. Le teorie che non è possibile confutare sono dette "non scientifiche" e vengono definite pseudoscienza o ridotte a sistemi di credenze. Queste definizioni contengono una serie di assunzioni e di miti dello scetticismo: miti sull'epistemologia, sulla filosofia della scienza, sulla natura della realtà e sulla sociologia e la psicologia delle persone che credono nel paranormale o in affermazioni di scienze cosiddette "marginali" o pseudoscienze. Un mito è una credenza popolare o una tradizione che si è originata intorno a qualcosa o a qualcuno, incarnando le idee e le istituzioni di una parte della società. I miti possono avere il loro fondamento in principi sani e corretti e contenere un nocciolo di verità, ma oltre a ciò svolgono la funzione di trasmettere una tradizione o una credenza. Quest'articolo ha l'intento di sfatare alcuni di questi miti evidenziando la debolezza delle descrizioni semplificate che essi danno della realtà. L'obiettivo è quello di fornire linee guida che consentano l'elaborazione di versioni più solide e attendibili delle medesime idee e istituzioni incarnate dal mito originale. Un auto-esame è sempre una cosa positiva e qui si tenterà l'analisi di alcuni assunti di base dello scetticismo.

I miti sulla scienza e sul metodo scientifico


La scienza gioca un ruolo fondamentale nelle questioni relative a come sappiamo ciò che sappiamo e non sappiamo. Se, in quanto scettici, invochiamo la scienza per comprendere la natura, è importante comprendere quali siano i punti di forza e di debolezza della scienza[6].

Mito numero 1: Una teoria non può essere dimostrata; può essere solo confutata.

Corollario: se i dati non corrispondono alle previsioni, bisognerebbe accantonare la teoria.

Corollario: in questo modo si arriva alla verità.

È ciò che si dice "falsificazionismo ingenuo". Insieme ai suoi corollari, è un mito diffuso tra gli scettici che sarebbe ora di mettere da parte.
Il falsificazionismo viene attribuito in genere al filosofo Karl Popper[7], il quale lo enfatizzò con forza nella sua disamina della scienza; tuttavia, egli non riteneva che questo fosse il modo in cui lavorano effettivamente gli scienziati. Piuttosto, Popper propose il falsificazionismo come metodo per eliminare gli errori. Alcune teorie non hanno molto da dire e la vulnerabilità è una virtù della scienza. Ma la falsificabilità non è l'ultima parola (né tantomeno la prima) su ciò che fa di una teoria una buona teoria.
La base logica del falsificazionismo sta nel fatto che le teorie hanno conseguenze osservabili: predicono dati. Se la teoria T è corretta e predice D, allora dovremmo aspettarci di osservare i dati D; altrimenti, T è falsa. Si noti che è un errore logico dedurre la teoria T a partire dai dati D, perché diverse teorie possono prevedere gli stessi dati.
Il problema, con questo modello, è che le teorie non vengono mai controllate in un ambiente isolato, ma sempre contestualmente ad altri fattori tra cui: un'ipotesi che riveste particolare interesse, congetture sul modo in cui un'ipotesi rappresenti la realtà e assunzioni ulteriori (altre teorie). Se non si osserva D, un ricercatore ha una giustificazione logica nel continuare a ritenere valida la teoria T, ipotizzando che siano sbagliate o la rappresentazione o le ipotesi accessorie. La storia della scienza è costellata di teorie oggi ritenute valide e che non superarono, o superarono solo in parte, le verifiche iniziali. La fisica newtoniana, per esempio, realizzò una previsione inesatta dell'orbita di Saturno. I sostenitori di Newton, inizialmente, ipotizzarono che le misurazioni fossero inesatte (come, in effetti, erano). Più tardi, quando le tecniche di misurazione orbitale furono migliorate, venne formulata l'ipotesi ulteriore dell'esistenza di un altro pianeta. Questa ipotesi ulteriore, verificata e dimostrata, costituisce una delle più sorprendenti previsioni mai realizzate da una teoria scientifica.
Tuttavia, la fisica newtoniana, agli inizi, sbagliò un'importante previsione: quella dell'orbita di un pianeta. Si sarebbero dovute osservare conseguenze chiare e inequivocabili della teoria, che invece non furono rilevate. Secondo il falsificazionismo ingenuo, la teoria avrebbe dovuto essere accantonata. Ovviamente ciò non è accaduto, ma non perché la teoria abbia superato tutti i test o abbia risolto tutti i problemi più importanti. Come Kuhn e altri studiosi hanno fatto notare, la fisica newtoniana, all'inizio, ha previsto effettivamente molte meno cose di quanto abbiano fatto invece alcune teorie concorrenti[8]. Oltre a respingere teorie che noi riteniamo scientificamente valide, il falsificazionismo ingenuo finisce con il considerare valide teorie che possono essere reputate senza dubbio "scienza scadente". Per esempio, un mistico enuncia la sua teoria: «La tranquillità è interezza al centro dell'immobilità». Questa è la sua teoria fondamentale, è il cuore della sua visione del mondo[9].
«Ma» obiettate voi «questa teoria non ha conseguenze osservabili e quindi non può essere confutata. Non è una teoria scientifica».
«Sciocchezze», ribatte il mistico «la mia teoria è piena di conseguenze osservabili. Per esempio, se la tranquillità è interezza al centro dell'immobilità, allora i fiori sbocciano in primavera, le api fanno la raccolta del polline e gli scettici dalla mentalità ristretta respingono la mia teoria. Come potete vedere, tutte queste osservazioni sono vere, perciò la mia teoria non è confutata».
E allora? Dal momento che di ogni affermazione si può dire che è una "conseguenza osservabile", affinché una teoria sia valida è necessario che abbia qualcosa in più oltre a conseguenze osservabili. Alcuni suggeriscono che una teoria dovrebbe avere forti conseguenze osservabili. Il che significa che non c'è nulla che colleghi direttamente le conseguenze che il mistico ha enumerato alla sua teoria fondamentale. Questa, tuttavia, presuppone che le nostre opinioni sulla causalità, sulle stagioni e sull'evoluzione siano corrette. In poche parole, stiamo applicando le nostre ipotesi ausiliarie alla teoria del mistico. Perché dovremmo avere il diritto di applicare ipotesi ulteriori alle sue teorie, e negare a lui questo diritto? Alla fine, non ci resta che rimanere lì a gesticolare e a protestare: «Ma non è una teoria!» Giusto, non lo è, ma non perché non possa essere falsificata.
Infine, c'è un problema che riguarda il concetto di convergenza verso una teoria corretta attraverso un processo di eliminazione. A sostegno di ogni teoria, abbiamo soltanto un numero finito di dati osservabili. La meccanica newtoniana può avere un numero potenzialmente infinito di conseguenze osservabili, ma in qualsiasi momento ne avremo verificato soltanto un numero finito. Il risultato è che esiste un numero potenzialmente infinito di teorie che possono prevedere lo stesso insieme di dati, e non possiamo eliminarle in un tempo finito[10]. Dal momento che infinito meno un qualsiasi numero naturale è ancora uguale a infinito, non abbiamo una giustificazione logica per affermare che c'è convergenza.
Comunque, bisogna notare che le buone teorie hanno un gran numero di conseguenze osservabili, e le reiterate conferme costruiscono la fiducia nelle teorie, laddove ripetuti esiti negativi la intaccano. Tuttavia gli esperimenti decisivi, nella storia della scienza, sono pochi. Sicuramente le verifiche migliori di una teoria vengono registrate, riportate nei libri di testo e studiate dai futuri operatori del settore. Ma ciò determina un falso senso del progresso che avverrebbe attraverso verifiche decisive e con l'eliminazione delle teorie concorrenti. La realtà è che durante il periodo della scoperta, quando una teoria è nuova, il sostegno è molto meno certo e spesso i risultati appaiono meno convincenti agli occhi dei critici contemporanei.

Mito numero 2: La scienza è un sistema che si auto-corregge.

Corollario: parte integrante di questo sistema in grado di auto-correggersi è il processo di revisione da parte di persone esperte del settore. Sicuramente una verifica critica accurata da parte della comunità scientifica è una componente importante dell'indagine scientifica (forse, la più importante) e la revisione da parte degli studiosi della materia è una parte vitale di questo processo. Pertanto, ciò non è tanto un mito, quanto un monito a non fidarsi ciecamente delle verifiche dei colleghi. Consideriamo l'esperimento che fece Michael Mahoney[11]. Preparò due articoli identici nel metodo sperimentale utilizzato, ma diversi nella teoria sostenuta dai risultati. Inviò questi articoli a esperti che si erano già pronunciati sia a favore della teoria corroborata dai risultati sperimentali, sia di quella confutata dai risultati sperimentali.

Mahoney rilevò due cose: in primo luogo, i revisori erano più propensi a respingere articoli che non sostenevano la teoria che essi stessi favorivano. In secondo luogo, erano mediamente più critici nei confronti della metodologia utilizzata negli articoli che non sostenevano le loro posizioni, nonostante non vi fosse alcuna differenza nelle tecniche sperimentali. Ciò significa che i revisori, nell'esperimento di Mahoney, preferivano mantenersi fedeli a teorie contraddittorie.
Fortunatamente, le pubblicazioni inviate a riviste che usano la revisione della comunità di esperti non sono l'unico possibile sbocco per i risultati scientifici. Quando uno studio viene respinto, in genere, si risponde direttamente alle obiezioni dei revisori conducendo sperimentazioni ulteriori e sottoponendo alla loro attenzione un nuovo articolo. Nel caso in cui questo serva a poco, esistono pubblicazioni meno importanti, congressi ai quali presentare il proprio lavoro, capitoli di libri, seminari, le ... fotocopie e, in misura sempre maggiore, le pagine web. Alcuni degli articoli scientifici più autorevoli hanno dovuto superare vari cicli di bocciature e revisioni, prima di trovare chi fosse disposto a pubblicarli.
Il concetto di revisione da parte di esperti, inoltre, pone il problema seguente: chi sono gli esperti? L'attività di revisione di una rivista di studi ufologici dovrebbe essere competenza di altri ufologi? E quella di una rivista di parapsicologia dovrebbe spettare ai parapsicologi? Si potrebbe osservare, in base agli esiti dell'esperimento di Mahoney, che per ottenere una revisione critica che sia la migliore possibile, i revisori dovrebbero avere una posizione fortemente critica nei confronti della teoria sostenuta dall'articolo. Ciò non sarebbe facilmente praticabile. Equivarrebbe a non pubblicare fino al raggiungimento del consenso: una procedura soffocante come poche. Piuttosto, la revisione degli esperti ha l'obiettivo di fornire almeno un controllo di qualità minimo, di eliminare gli errori e migliorare le argomentazioni. Tale revisione esprime gran parte della sua efficacia prima che un articolo venga sottoposto a una rivista per la pubblicazione. Gli scienziati considerano in anticipo le obiezioni e le argomentazioni che verranno sollevate già mentre mettono a punto gli esperimenti, consapevoli del fatto che il loro lavoro verrà sottoposto ad analisi formale e informale da parte dei colleghi revisori. La revisione degli esperti, comunque, non è un lasciapassare ottenuto il quale una teoria può considerarsi valida. È necessario almeno andare a verificare chi siano stati i revisori del lavoro in questione.

Mito numero 3: I dati parlano da soli.
È la visione della scienza "fatti, prego": la convinzione per cui lo scienziato cerca spassionatamente dati oggettivi, indipendentemente da quello che sarà il risultato. In verità, uno dei rimproveri che più spesso è stato mosso alla scienza da alcuni dei critici più eccentrici è che gli scienziati non sarebbero semplicemente disposti a prendere in considerazione i dati e le evidenze da tali critici portate. Il problema è che i dati non parlano da soli, e il rifiuto di quest'idea è alla base della corrente filosofica nota come "relativismo cognitivo"[12]. I dati che decideremo di cercare, i metodi di misurazione che utilizzeremo e il modo in cui organizzeremo e presenteremo le informazioni verranno definiti in base alla teoria che vogliamo sostenere.
Si dice spesso che vedere è credere; ma anche credere, in una certa misura, è vedere. È molto più facile trovare qualcosa se si sa dove guardare, e le buone teorie aiutano a guardare nel posto giusto[13]. Per esempio, chi avrebbe cercato il quark top, se non ci fosse stata una teoria secondo la quale avrebbe dovuto esser lì? Voglio sottolineare che, nonostante quanto possono affermare alcuni esponenti del relativismo cognitivo, noi abbiamo la possibilità di effettuare sulle teorie controlli attendibili. Alcune osservazioni sono più solide o saldamente basate sui fatti rispetto ad altre. Altre fanno riferimento a teorie consolidate (come quelle dell'ottica). Altre ancora dipendono da teorie più deboli (quali, ad esempio, i criteri di misurazione dell'aggressività). È importante, tuttavia, non gettare il bambino insieme all'acqua sporca. Il relativismo cognitivo andrebbe visto come un avvertimento a fare attenzione alle proprie idee preconcette, a utilizzare i migliori metodi oggettivi a propria disposizione e a essere consapevoli di quando i propri dati potrebbero essere soggetti a interpretazione[14].

Mito numero 4: Ipotesi straordinarie necessitano di prove straordinarie.
Ecco un mito che non è poi così malvagio. A parità di condizioni, un'affermazione straordinaria, che faccia previsioni in contraddizione con le affermazioni delle teorie consolidate, richiede evidenza maggiore. Ma, di solito, non c'è parità di condizioni, e quindi uno scettico farebbe bene a comprendere meglio gli assunti che sottendono a questo enunciato. Theodore Schick ha scritto in proposito un buon articolo su The Skeptic. Toccherò qui di seguito alcuni dei punti salienti da lui esaminati e ne aggiungerò un paio di mio pugno[15]. Il problema principale di questo mito è che incoraggia un atteggiamento conservatore o di mantenimento della teoria consolidata. In ciò vi sono aspetti sia positivi sia negativi. Dovremmo mantenere ciò che funziona, finché non troviamo qualcosa di meglio. Ma per sviluppare nuove teorie, per studiarle e metterle a confronto con quelle vecchie, è necessario tempo. Se gli scienziati non svolgono ricerche sulle nuove teorie e se non vengono messi a disposizione fondi per condurre le sperimentazioni, non si possono raccogliere le evidenze straordinarie delle nuove teorie e il progresso scientifico risulta ostacolato. È evidente che sono necessari alcuni criteri in base ai quali una teoria concorrente possa essere considerata promettente al punto da poterle garantire ricerche ulteriori, prima ancora che siano disponibili evidenze straordinarie della teoria stessa.
Ecco alcuni di questi criteri: l'ambito di applicazione di una teoria, o quanti dati rispetto a un'altra teoria, la nuova teoria riesce a spiegare; la prolificità della nuova teoria, vale a dire la quantità di idee che da essa si sviluppano; il numero di assunzioni alla base della nuova teoria, rispetto a quella vecchia. Esiste una tendenza a favorire le teorie che portano a risultati sorprendenti, e ci sono anche teorie "di moda" che attraggono la ricerca, perché rispetto alle teorie consolidate sono nuove e interessanti.
Alla fine, qual è il prezzo da pagare se ci sbagliamo? Se una teoria ben consolidata viene accettata in base a un'evidenza non straordinaria, quale danno deriverebbe dal fatto di orientare l'impegno della ricerca in un'altra direzione? O quale impatto ne deriverebbe per la società? Se si prevede che il danno sia minimo, probabilmente una nuova teoria concorrente verrà presa in considerazione. Schick ha così sintetizzato le sue posizioni: il mito non fornisce le condizioni sufficienti per un'evidenza sufficiente. In pratica, di solito è preferibile evitare di affermare che «le affermazioni straordinarie necessitano di prove straordinarie» in situazioni specifiche: non è un fatto compiuto. Piuttosto, bisognerebbe chiedere, a chi fa un'affermazione, di dimostrarla, o far notare in cosa sia carente l'evidenza presentata e che cosa costituirebbe prova più convincente. È opportuno dedicare il tempo necessario a spiegare quali teorie consolidate vengono contraddette. Non è sempre d'aiuto, ma in genere non crea danno.

Mito numero 5: Esiste un metodo scientifico universale.
Si fa spesso riferimento al metodo scientifico come se fosse uno strumento di risoluzione dei problemi unico, riconosciuto e universale. La verità è che non disponiamo di una descrizione di ciò che gli scienziati fanno effettivamente, e siamo ben lontani da prescrizioni universali su ciò che dovrebbero fare. Invece di un metodo universale, abbiamo a disposizione insiemi di tecniche, di approssimazioni e di metodologie. In ambiti scientifici diversi, viene posta diversa enfasi sulla teoria rispetto alla prassi, sulle sperimentazioni sottoposte a controllo rispetto alle osservazioni, sulla previsione rispetto alla descrizione e così via. In alcuni campi le teorie sono talmente consolidate, che si giustifica il fatto che un ricercatore getti alle ortiche risultati sperimentali. In altri ci si affida a statistiche e a tendenze generali. Henry Bauer esamina i vari metodi scientifici e la misura in cui le discipline sono diverse tra loro in base alle caratteristiche dei dati, all'area di studio, al livello di maturità e così via. Bauer utilizza un modello di "revisione aperta", di condivisione delle scoperte e di "distillazione" delle teorie allo scopo di estrarre un modello più generale degli aspetti comuni alle diverse discipline scientifiche[16]. Altri studiosi (ad esempio Lauden, 1990; Kitcher, 1982; e Schick, 1995) hanno suggerito l'uso di regole approssimate valide per tutte le teorie, a prescindere dalla loro buona o cattiva qualità. Ma regole approssimate e una revisione aperta non definiscono un algoritmo che dia garanzia di efficacia. Al contrario, sono in parte metodi a cui gli studiosi di discipline diverse ricorrono per valutare le teorie in base ai criteri dei loro specifici campi di studio e le difficoltà della ricerca con cui devono confrontarsi.

Mito numero 6: La scienza è il miglior metodo a nostra disposizione per acquisire conoscenza.
La scienza è il metodo migliore che abbiamo a nostra disposizione per acquisire conoscenza? Dipende dal tipo di conoscenza che stiamo cercando di acquisire. Solitamente, quando gli scettici si richiamano a questo mito, stanno pensando a qualche forma di conoscenza scientifica o similare. Per esempio, si può utilizzare la scienza per sapere se si stiano trasmettendo pensieri attraverso canali paranormali. Utilizzato in questo modo, il mito esprime un concetto corretto, anche se tautologico: nell'area dell'indagine scientifica, i metodi migliori sono quelli scientifici. Ma spesso gli scettici sono inclini a ciò che viene definito scientismo, vale a dire all'elevazione della scienza a sistema di convinzioni attribuendole il primato in tutte le aree della conoscenza, o ammettendo solo la voce scientifica su temi intellettuali (respingendo così le arti, la politica, la cultura, la religione, e così via), o riducendo qualsiasi questione a un problema scientifico[17]. Così facendo, gli scettici respingono le affermazioni basate sull'esperienza personale, su norme precostituite o su un credo religioso. Va tutto bene finché quella da esaminare è un'affermazione scientifica, se si rimane in ambito scientifico o in una sua ragionevole estensione. Ma spesso gli scettici discutono con persone che non accettano la scienza come terreno di incontro, e il risultato sono due interlocutori in contrapposizione tra loro. La mia vicina di casa potrebbe essere convinta di aver visto un fantasma da piccola. Si tratta di un'esperienza molto personale e importante che le ha condizionato la vita. Potrei fare con lei delle ipotesi scientifiche in merito a quanto potrebbe essere effettivamente accaduto; forse potrei spiegare per quale ragione, nonostante la sua testimonianza, io sia ancora scettico riguardo ai fantasmi. Ma, oltre a spiegare i motivi della mia convinzione (o mancanza di convinzione), a cosa servirebbe? L'esperienza personale può essere molto convincente ed essere utilizzata per sostenere le proprie convinzioni, proprio come si fa con l'evidenza empirica.
Inoltre, ci sono numerosi e importanti problemi di ordine pratico che ci condizionano tutti i giorni e ai quali è difficile o impossibile applicare i criteri specifici, rigorosi e impegnativi della scienza. La scienza può aiutare a strutturare i problemi, a fornire risposte sulle conseguenze di una determinata scelta e così via. Ma spesso accade che si debbano assumere decisioni senza avere piena conoscenza di tutti gli elementi della situazione.
Piuttosto che alla scienza, lo scettico intende riferirsi all'indagine razionale o applicare le leggi di causa-effetto, la logica, validi principi di ragionamento, capacità di risoluzione dei problemi e così via. Ma quanto spesso il nostro interlocutore durante una discussione si allontana dai criteri dell'indagine razionale? Possiamo essere in disaccordo con gli assunti e le teorie applicate, sostenendo che non sono razionali, ma di solito essi vengono applicati seguendo le regole riconosciute dell'indagine razionale, che sono molto meno rigorose di quelle della scienza.

Miti sulla soluzione di problemi e sulla assunzione di decisioni


Solitamente gli scettici, più della media delle persone, sono consapevoli dell'esistenza di studi che dimostrano la fallibilità degli esseri umani nei processi di ragionamento, di risoluzione dei problemi e di memorizzazione. Sono, generalmente, meno consapevoli dell'esistenza di studi che dimostrano che tale fallibilità riguarda anche gli scienziati e alcuni scettici agiscono come se fossero in qualche modo immuni a tali limitazioni

Mito numero 7: Gli scienziati hanno un'intelligenza e una capacità di risoluzione dei problemi superiori alla media.

Corollario: Gli studiosi di scienze dure come la fisica sono più in gamba degli studiosi di altre scienze.

Nella realtà le cose stanno diversamente. Gli scienziati sono, prima di tutto, esseri umani; e gli esseri umani, quando vengono affidati loro compiti complessi, non sono molto abili a prendere decisioni, pur essendosi allenati a farlo. In effetti, molti metodi scientifici intendono sottrarre agli esseri umani il potere decisionale, in favore di metodi meccanici oggettivi, sebbene limitati.
Quando i soggetti sui quali vengono effettuati studi sull'intelligenza e sui processi cognitivi sono scienziati, i risultati che si ottengono sono sostanzialmente gli stessi di quelli della media della popolazione. Nell'ambiente scientifico intelligenze brillanti non sono più comuni rispetto ad altri campi[18]. È un dato che non sorprende, dal momento che l'intelligenza è necessaria ai banchieri, ai medici, ai politici, ai macchinisti e così via. Inoltre, la scienza non sempre "paga" adeguatamente e l'accesso all'ambiente scientifico è limitato e selettivo; si potrebbe quindi sostenere che non fare lo scienziato sia la scelta più astuta.
Mahoney e Kimper hanno rilevato che molti scienziati non comprendono i principi logici che sono alla base del metodo scientifico[19]. Mahoney e DeMonbreun hanno osservato che lo scienziato usa prevalentemente strategie convalidanti[20]. In questo studio, i membri del clero avevano utilizzato strategie non convalidanti più spesso degli scienziati, sebbene comunque raramente. Pensateci un attimo. Secondo la concezione popperiana standard, lo scienziato dovrebbe cercare intensamente la falsificazione. Per come intendiamo le regole di ragionamento, la confutazione è una strategia potente per eliminare le ipotesi errate. E come mai, nonostante questo, gli scienziati non la applicano ai problemi logici[21]? Cosa significhi la contrapposizione duro-soffice delle discipline scientifiche, dipende dalla domanda che si sta ponendo. Lehman, Lempert e Nisbett hanno rilevato che gli studenti di psicologia e medicina si sarebbero dimostrati più brillanti nella risoluzione di problemi che verificavano la capacità di ragionare in termini statistici e con metodo[22]. Questo risultato non sorprende. In genere la competenza si esplica in modo limitato; un esperto conosce molte cose di un campo ristretto. Fuori dal proprio ambito di competenza, la prestazione degli esperti torna a livelli "normali". Schemi variabili che utilizzano capacità di ragionamento statistico ricadono nell'ambito di competenza degli psicologi. Tali scoperte spiegano anche perché è molto più improbabile che gli psicologi credano alla possibilità di percezioni extrasensoriali, di quanto lo sia per altri docenti universitari[23].

Mito numero 8: Le persone potrebbero non essere perfette nella loro capacità di ragionamento logico, ma una formazione specifica nell'uso di metodi formali di ragionamento e, in particolare, nel campo della scienza, può migliorare tali capacità.
È stato spesso dimostrato che anche quando l'esperto è in possesso delle conoscenze del settore, non sempre le utilizza nei ragionamenti di tutti i giorni, né in contesti professionali in cui siano applicabili. Per esempio, i medici clinici non prendono in considerazione i tassi di incidenza di riferimento per una patologia quando fanno una diagnosi[24]. Non c'è da stupirsi, allora, che neanche la maggior parte delle persone lo faccia[25].
Bisogna aggiungere che semplici metodi statistici di diagnosi vengono considerati più attendibili delle valutazioni personali nell'ambito delle diagnosi mediche e psichiatriche[26]; gli studiosi di statistica tendono a sopravvalutare la rappresentatività di un risultato riportato su un campione ridotto[27]; inoltre, sopravvalutano quella di altri studi che mostrano correlazioni illusorie dovute ai cosiddetti pregiudizi convalidanti, vale a dire connessioni che si fanno in base a dati che confermano le proprie ipotesi iniziali, e così via[28].
In poche parole, la scienza opera nonostante le persone, non in virtù delle persone. Lavora attraverso il criterio della revisione aperta (per individuare gli errori), con un'enfasi sui semplici metodi formali, non in sostituzione di quelli informali, ma a loro integrazione. La scienza studia problemi complessi, e ci sono limiti cognitivi a ciò che possono fare gli esseri umani (perfino gli scienziati).

Mito numero 9: Lo scetticismo rende meno vulnerabili agli errori di ragionamento o di logica.
Chiunque legga sci.skeptic o altri forum on-line rimarrà deluso. Ci sono molti "temi caldi" quali il surriscaldamento terrestre, la sovrappopolazione, i sistemi economici, la contrapposizione tra ateismo e agnosticismo e così via, che portano a dibattiti apparentemente privi di scopo e ben lontani da dati oggettivi. Ci sono molte questioni complesse e i dati sono soggetti a interpretazione. La mia osservazione "informale" è che gli scettici non sono più razionali della media delle persone. Ma molti scettici, specie quelli on line, sono scienziati che hanno, effettivamente, competenza in determinati campi. Ciò non significa (si ricordi quanto si è detto sopra) che le loro conoscenze siano migliori di quelle di un esperto della specifica materia oggetto di dibattito. Tuttavia, gli scettici possono anche aver sviluppato per diletto competenze relative ad ambiti collaterali, e avere pertanto conoscenze specifiche su quei determinati settori. Vi capiterà di incontrare persone che sostengono di essere più razionali per il puro e semplice fatto di essere "scettiche"; per esempio, una volta, all'ISUNY (The Inquiring Skeptics of Upper New York), abbiamo avuto un associato che era scettico all'ennesima potenza. Era ateo e sosteneva che non si potesse essere veri scettici senza esserlo (si veda anche più avanti). Raccontava di aver sfidato un rabdomante. Seguiva i corsi all'università solo per infastidire i docenti. Al nostro secondo incontro, lui e la moglie si presentarono indossando ciascuno un distintivo con le scritte "scettico numero uno" e "scettico numero due". Sosteneva inoltre che l'Olocausto fosse un mito creato da una cospirazione sionista e perpetuato dallo Stato di Israele allo scopo di estorcere soldi al governo tedesco. Alla fine lasciò l'ISUNY... immagino, perché non eravamo abbastanza scettici per i suoi gusti.

Miti sui sistemi di credenze


Spesso gli scettici esprimono opinioni su coloro che "ci credono". Quanto sono esatte queste opinioni? Hanno un fondamento scientifico?

Mito numero 10: Coloro che credono nel paranormale hanno convinzioni non verificabili empiricamente, stiano essi esprimendo una concezione culturale, personale o spirituale.
Ciò non significa che siano meno intelligenti, più primitivi, infantili o irrazionali. Sono in grado di utilizzare intelligenza e pensiero razionale in una grande quantità di situazioni quotidiane e di farlo quando è importante e senza pensarci due volte. Convinzioni personali pre-scientifiche possono essere più vicine a teorie popolari, nel senso che utilizzano le regole della magia simpatetica, dell'empirismo ingenuo e della psicologia popolare. Tuttavia, questo mito esprime un atteggiamento semplicistico, antagonistico e condiscendente. Nel migliore dei casi si tratta di scienza "scadente", nel peggiore si auto-annulla rispetto a uno degli obiettivi degli scettici: istruire e informare il pubblico. Infine, è possibile studiare empiricamente (come si è fatto) i sistemi di credenze, chi creda cosa, e come le credenze siano connesse all'intelligenza o al livello d'istruzione. I risultati non sono affatto netti: esistono persone che "ci credono" intelligenti e istruite, così come ci sono atei che lo sono meno. Negli Stati Uniti, per esempio, il rapido sviluppo delle medicine alternative è un fenomeno che riguarda in gran parte una classe media ben istruita[29].
Mito numero 11: Coloro che credono nel paranormale non vogliono abbandonare il loro confortevole sistema di credenze. Hanno paura di pensare in modo indipendente, e sentono la necessità del rifugio sicuro offerto da simili sistemi di credenze.

Corollario: I sostenitori del paranormale sono ciarlatani privi di etica e dediti alla manipolazione. Sono imbonitori che approfittano del "bisogno di crederci" delle persone per sottrarre denaro e salute con l'inganno.

Questi miti suscitano perplessità. Cosa ci sarebbe di così confortante nel credere che un comportamento immorale sarà punito con la dannazione eterna? E cosa, in una religione che incoraggia il sacrificio di sé a beneficio degli altri? In che modo le convinzioni New Age sull'ambiente possono costituire un rifugio sicuro? Al contrario, una fede cieca nelle possibilità che la scienza e la tecnologia hanno di risolvere tutti i problemi può rappresentare un comodo rifugio sicuro. Inoltre, mentre è probabilmente vero che alcuni sostenitori del paranormale agiscono esclusivamente per fini di lucro, non è detto che sia così per chiropratici e naturopati.
Molti di coloro che applicano e sostengono la medicina alternativa o le convinzioni spirituali, agiscono perché si sentono coinvolti e partecipi.

Mito numero 12: Il rifiuto della scienza o, in generale, la tendenza a credere nel paranormale o in affermazioni provenienti da pseudoscienze, sono segnali di debolezza intellettuale, insanità mentale o fiacchezza di pensiero.
Se vogliamo che le persone accettino il metodo scientifico nella valutazione delle affermazioni, dobbiamo capire per quale motivo mettano al primo posto le loro credenze. Ad esempio, Taylor, Eve e Harrold hanno individuato due diverse ragioni alla base delle convinzioni dei creazionisti e dei sostenitori della New Age. Quest'ultima è associata al rifiuto della religione e della scienza tradizionale, il che significa rifiuto dell'autorità. Possiamo fermarci un attimo e domandarci quando il rifiuto dell'autorità diventa patologia[30]? Per quanto riguarda la salute mentale di coloro che "ci credono", ultimamente si sono spiegati spesso i rapimenti da parte degli alieni con la presenza, nei soggetti "rapiti", di una personalità incline alla fantasia [Fantasy Prone Personality (FPP)][31]. Il problema è che i dati sono deboli e le interpretazioni lasciano perplessi. Spanos e collaboratori, per esempio, hanno riscontrato che tra coloro che affermavano di essere stati prelevati dagli UFO, i soggetti con caratteristiche corrispondenti a quelle della FPP hanno raccontato storie dai contorni più nitidi. La percentuale di FPP tra i rapiti, tuttavia, non era superiore a quella della popolazione complessiva[32]. Ciò non ha impedito ad alcuni di proporre la presenza di FPP quale spiegazione omnicomprensiva di questi complessi fenomeni sociali e psicologici[33].

Michael D. Sofka
Lavora al Rensswlaer Polytechnic Institute, Troy NY.
È stato presidente degli Inquiring Skeptics of Upper New York


Traduzione di Giuliana Salerno

Revisione a cura di Enrico Scalas

1) Sofka M.D., "Mythen des Skeptizismus", Skeptiker, n. 13, pp. 18-28, 2000
2) Di recente mi sono imbattuto in un esempio un po' più sottile nella letteratura fisica. Un autore, dalla verità della negazione di A e dalla verità di "A implica B", inferisce la verità della negazione di B. Ma il fatto che non A sia vero e che A implichi B non permette di concludere nulla circa B. Usando il nostro esempio, la negazione di A diventa "questo animale non è un cane" e ciò, unito a "se questo animale è un cane, è un quadrupede", non permette di concludere che "questo animale non è un quadrupede" (la negazione di B).
L'articolo incriminato è Ford J., "Equipartition of energy for nonlinear systems", Journal of Mathematical Physics, n. 2, pp. 387-393, 1961, e l'errore viene discusso da Weissert T.P. (1997), The Genesis of Simulation in Dynamics, New York: Springer.
3) Per principianti assoluti c'è l'ottimo volume di S. Fuso, Scienza e filosofia. Le implicazioni filosofiche delle scoperte scientifiche (www.xoomer.virgilio.it/silvanofuso/scienzafil.htm ). Chi ha già un'infarinatura di filosofia, troverà utile il volume di G. Boniolo e P. Vidali (1999), Filosofia della Scienza, Milano: Bruno Mondadori.
4) Hess D. (1993), Science in the New Age: The Paranormal, Its Defenders and Debunkers, and American Culture, University of Wisconsin Press.
5) Hall S., "Folklore and the Rise of Moderation Among Organized Skeptics", New Directions in Folklore, (4), gennaio 2000.
6) In seguito alla mia presentazione, la rivista Skeptic (5, 2, pp. 888-895) ha pubblicato nel 1997 un ottimo articolo di William McComas dal titolo "Myths of Science". McComas approfondisce gli effetti fuorvianti delle semplificazioni della scienza usate nell'istruzione, mentre io tratto più della struttura filosofica che sostiene la scienza.
7) Per esempio, Popper K. (1959), The logic of scientific discovery, Londra: Hutchinson; edizione italiana (1995), La logica della scoperta scientifica, Milano: Einaudi.
8) Kuhn T. (1976), The Structure of Scientific Revolutions, Chicago: University of Chicago Press; edizione italiana (1968), La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Torino: Einaudi. Lauden L. (1990), Science and Relativism: Some Key Controversies in the Philosophy of Science, Chicago: University of Chicago Press. Kitcher P. (1986), Abusing Science: The Case Against Creationism, Massachussets: The MIT Press, pp. 42-50.
9) L'esempio è tratto da Kitcher, 1986.
10) Lo lascio come esercizio per il lettore.
11) Mahoney M.J. (1977), "Publication Prejudices: An experimental study of confirmatory bias in the peer review system", Cognitive Therapy and Research, 1, pp. 161-175.
12) Il termine "postmodernismo" viene utilizzato spesso in luogo di "relativismo cognitivo". Il postmodernismo può attingere dalle teorie del relativismo cognitivo, ma si tratta di due concetti diversi. Nello specifico, il postmodernismo deriva la sua visione prevalentemente dai movimenti artistici e letterari, mentre i relativisti cognitivi sono filosofi della scienza e, come noi, più inclini a un atteggiamento di perplessità nei confronti del postmodernismo.
13) Viene in mente l'ubriaco che, avendo smarrito le chiavi nella tromba delle scale, le cerca in strada sotto un lampione, perché "qui c'è più luce".
14) Si vedano ad esempio Faust D. (1984), The Limits of Scientific Reasoning, Minneapolis: University of Minnesota Press, per un esempio di come la conoscenza dei limiti cognitivi possa portare a una scienza più oggettiva, e Kitcher P. (1993), The Advancement of Science: Science Without Legend, Objectivity Without Illusions, Oxford: Oxford University Press, per un'interpretazione realistica della scienza che comprenda le più forti argomentazioni del relativismo cognitivo.
15) Schick T. (1995), "Do Extraordinary Claims Require Extraordinary Evidence? A reappraisal of a Classic Skeptic Axiom", Skeptic, 3 (2), pp. 30-33.
16) Bauer H. (1994), Scientific Literacy and the Myth of the Scientific Method, Chicago: University of Illinois Press.
17) Si veda la voce Scientism in Honderich T. (1995), The Oxford Companion to Philosophy, Oxford: Oxford University Press.
18) Roe A. (1953), The making of a scientist, New York: Dodd, Mead.
19) Mahoney M.J. e Kimper T.P. (1976), "From ethics to logic: A survey of scientists", in Mahoney M.J., Scientist as Subject, Cambridge, MA: Ballinger.
20) Mahoney M.J. e DeMonbreun B.G. (1977), "Psychology of the scientist: An analysis of problem-solving bias", Cognitive Therapy and Research, 1, pp. 229-238.
21) Esiste, in effetti, un'abbondante letteratura sugli studi relativi all'incapacità delle persone di risolvere problemi logici che implichino la confutazione. Una rassegna di buona parte di questi studi è in Johnson-Laird P.N. e Wason P.C. (a cura di) (1983), Thinking: Readings in Cognitive Science, Cambridge: Cambridge University Press.
22) Lehman D.R., Lempert R.O. e Nisbett R.E. (1988), "The effects of graduate training on reasoning: Formal discipline and thinking about everyday-life events", American Psychologist, 43, pp. 431-442.
23) Wagner M.W. e Monnet M. (1979), "Attitude of College Professors Towards Extra-Sensory Perception", Zetetic Scholar, 5, pp. 7-16.
Padgett V.R., Benassi V.A. e Singer B. (1981), "Belief in ESP Among Psychologist", in Frazier K. (a cura di), Paranormal Borderlands of Science, Buffalo: Prometheus, pp. 66-67.
24) Meehl P E. e Rosen A. (1955), "Antecedent probability and the efficiency of psychometric signs, patterns, or cutting scores", Psychological Bulletin, 52, pp. 194-216.
25) Gilovich T. (1991), How we know what isn't so: The fallibility of human reasoning in everyday life, New York: Macmillan Press, pp. 106-111. Paulos J.A. (1996), "Health Statistics May be Bad for Our Mental Health", Skeptical Inquirer, 20 (1), pp. 41-44.
26) Meehl P.E. (1954), Clinical versus statistical prediction: A theoretical analysis and review of the evidence, Minneapolis: University of Minnesota Press.
27) Tversky A. e Kahneman D. (1971), "Belief in the law of small numbers", Psychological Bulletin, 76, pp. 105-110.
28) Ad esempio, Chapman, L. J. e Chapman J.P. (1967), "Genesis of popular but erroneous psychodiagnostic observations", Journal of Abnormal Psychology, 72, pp. 193-204. Chapman J.P. (1969), "Illusory correlation as an obstacle to the use of valid psychodiagnostic signs", Journal of Abnormal Psychology, 74, pp. 271-280. Mitroff I. (1974), The subjective side of science, Amsterdam: Elsevier Scientific Publishing.
29) Si veda Hess D. (1999), Evaluating Alternative Cancer Therapies: A Guide to the Science and Politics of an Emerging Medical Field, Piscataway (NJ): Rutgers University Press.
30) Taylor J.H., Eve R.A. e Harrold F.B. (1995), "Why Creationist Don't go to Psychic Fairs: Differential Sources of Pseudoscientific Beliefs", Skeptical Inquirer, 19 (6).
31) Baker R.A. (1987-1988), "The aliens among us: Hypnotic regression revisited", Skeptical Inquirer, 12 (2) (Inverno), pp. 147-162.
Wilson S.C. e Barber T.X. (1983), "The fantasy-prone personality: Implications for understanding imagery, hypnosis, and parapsychological phenomena", in Sheikh A.A. (a cura di), Imagery, Current Theory, Research and Application, New York: Wiley, pp. 340-390.
32) Spanos N.P., Cross P.A., Dickson, Kirby e DuBreuil S.C. (1993), "Close encounters: An examination of UFO experiences", Journal of Abnormal Psychology, 102 (4), pp. 624-632.
33) Nickell J. (1986), "A Study of Fantasy Proneness in the Thirteen Cases of Alleged Encounters in John Mack's Abduction", Skeptical Inquirer, 20 (3). Questo lavoro è fortemente condizionato sia dai criteri di selezione della popolazione oggetto dello studio, sia da quelli in base ai quali è stato applicato il criterio di FPP. Inoltre, l'autore commette l'errore logico dell'implicazione inversa. Nel migliore dei casi, il lavoro è un'osservazione suggestiva, ma è talmente in conflitto con studi sottoposti a controlli più rigorosi, che difficilmente supererebbe la revisione degli esperti.