Fuochi magici

... e alcuni trucchi per salvare lo spumante

Tempo fa mi capitò di assistere a un insolito spettacolo. Il protagonista (che si presentava come una sorta di guru) sosteneva di aver acquisito particolari poteri dopo anni di studi e meditazioni in Tibet. Tra le varie performances che esibiva, una mi ha particolarmente incuriosito. Il tizio prendeva un foglio di carta di giornale, lo appallottolava e lo poneva per terra a circa tre metri di distanza da lui. Poi si concentrava (facendo, mi sembra, molta commedia) e dopo qualche secondo il foglio di giornale si incendiava. Lui attribuiva il fenomeno ai suoi straordinari poteri mentali. Io non credo che avesse davvero poteri straordinari: sono più propenso a credere che usasse un trucco. Ma non sono riuscito a capire come possa aver fatto. Mi potete aiutare?

Luca Ardelli

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Davvero qualcuno può riuscire ad accendere un fuoco usando solo i poteri della sua mente?

Lo scetticismo del lettore è pienamente giustificato. L'esercizio in questione è ben conosciuto dagli illusionisti ed è frutto di trucchi, non di poteri particolari. Vi sono diverse maniere per realizzarlo. Una tecnica piuttosto efficace consiste nell'utilizzare alcune sostanze chimiche che possono incendiarsi spontaneamente all'aria dopo qualche tempo. Ad esempio, si può inserire all'interno del foglio di giornale (mentre lo si accartoccia) una piccolissima quantità di fosforo bianco umido. Tale sostanza, finché è bagnata, non fa nulla. Quando però asciuga (e questo accade dopo qualche secondo, dando il tempo al protagonista di fare la sua commedia) reagisce spontaneamente con l'ossigeno dell'aria incendiandosi e facendo bruciare anche la carta. Tecnicamente le sostanze che presentano questa proprietà si chiamano piroforiche (ma attenzione: il fosforo bianco è una sostanza molto pericolosa e va maneggiata con estrema cautela). In alternativa si possono anche utilizzare altre reazioni chimiche: ad esempio quella tra il permanganato di potassio e la glicerina. Si può nascondere una piccola quantità di polvere di permanganato di potassio in una piega del foglio di carta. Dopodiché si deve avere l'avvertenza di appoggiare la palla di carta in un piatto contenente un po' di glicerina, in modo che il permanganato venga a contatto con il liquido. Dopo un po' di tempo avverrà la reazione incendiaria che accenderà la carta.

Cucchiaino nella bottiglia di champagne


Ho da farvi una domanda su un argomento molto meno importante di tanti altri che sollevate, e me ne scuso, ma riguarda le benedette leggende metropolitane: è vero che mettere un cucchiaino rovesciato in una bottiglia di birra o di spumante evita che si "svampi" come si dice in gergo, e cioè che perda il gas contenuto? Quali argomenti si possono portare per smentire questa diceria o, se fosse vera, quale è la spiegazione scientifica?

Lorenzo Tricoli

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Mettere un cucchiaino nel collo di una bottiglia di spumante blocca la fuoriuscita del gas?

La credenza cui il lettore fa riferimento è piuttosto diffusa e ha diverse varianti. Ad esempio, secondo qualcuno, il metodo funziona solamente se il cucchiaino è d'argento. Il problema viene affrontato in un capitolo del libro di J.F. Bouvet Gli spinaci sono ricchi di ferro. I luoghi comuni della scienza (Raffaello Cortina, Milano 1999). L'autore cita un articolo pubblicato nel 1995 ("Champagne et petite cuiller", dossier "Science et gastronomie", Pour la Science, marzo 1995) in cui un gruppo di fisico-chimici del Centro interprofessionale dei vini di Champagne, a Epernay, realizzò un accurato studio sperimentale per verificare se l'introduzione del cucchiaino in bottiglie di champagne rallentasse davvero la perdita di anidride carbonica. Il risultato evidenziò che tra le bottiglie in cui era stato introdotto il cucchiaino e quelle lasciate aperte senza tappo non vi era alcuna differenza (fig. 1). Come giustamente afferma il lettore, si tratta di una leggenda metropolitana senza alcun fondamento. Ciò nonostante moltissime persone continuano a crederci e a sostenere di aver verificato di persona l'efficacia del fenomeno (ne conosco molte anch'io). Evidentemente nessuna di queste persone ha mai fatto accurate misure di concentrazione di anidride carbonica nello champagne e si è basata semplicemente su una stima qualitativa del tutto soggettiva. Queste stime sono molto rischiose perché fortemente influenzate dalle aspettative: se ci si aspetta di osservare qualcosa si finisce col vederla anche se non c'è.

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