La filosofia di Lost

di Simone Regazzoni<br>Ponte alle Grazie, 2009<br>pp. 166, € 12,00

  • In Articoli
  • 14-11-2009
  • di Mariano Tomatis
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È uscito per l'editore Ponte alle grazie il bel libro di Simone Regazzoni La filosofia di Lost. Sorprendente e originale, non nasce per sfruttare l'indotto generato dalla serie, quanto per evidenziare – con grande originalità – numerosi paralleli tra i temi narrativi e le principali opere filosofiche.

Sin dalle prime pagine l'autore dimostra di aver chiaro il rischio di banalizzare l'approccio – come sarebbe stato cercare nel "vero" John Locke i caratteri del personaggio interpretato da Terry O'Quinn. Nulla di tutto questo.

Coraggioso e provocatorio, Simone cita Umberto Eco e lo scandalo che sollevò con i suoi studi semiotici sui personaggi dei fumetti come Superman, Steve Canyon e Charlie Brown: parla di "democratizzazione della filosofia" e di "filosofia spontanea", sostenendo – con Antonio Gramsci – che «occorre distruggere il pregiudizio molto diffuso che la filosofia sia un alcunché di molto difficile per il fatto che essa è l'attività intellettuale propria di una determinata categoria di scienziati specialisti o di filosofi professionali e sistematici. Occorre pertanto dimostrare preliminarmente che tutti gli uomini sono filosofi». Commenta Simone: «Il nome "John Locke" attribuito a un supervisore regionale per una ditta che produce scatole, non indica nient'altro se non il fatto che chiunque può portare il nome di un filosofo. Perché ogni donna e ogni uomo – anche senza appartenere alla categoria dei filosofi di professione – è portatore di una filosofia».

Ma l'autore non scrive per sostenere l'una o l'altra teoria narrativa: dal suo punto di vista, «Lost è una polifonia di visioni del mondo che ruotano attorno all'enigma della verità come enigma dell'Isola». Nelle pagine del libro, dunque, i temi si susseguono e intrecciano alle pagine di Jacques Derrida e Platone – ma anche di Philip Dick e dei fumetti Marvel. L'idea che l'intera vicenda sia un incubo paranoide di Hurley in una clinica psichiatrica evoca l'insopprimibile dubbio scettico del solipsismo; il continuo conflitto sull'isola tra gruppi richiama lo scivoloso e relativo concetto di alterità; l'enorme complessità della trama giustifica l'ipotesi che – come i sistemi matematici analizzati da Godel – «la verità di Lost [sia] tale che non può essere interamente detta» o che «la verità di Lost [sia] tale che se viene detta tutta non viene detta»; alcuni silenzi di Locke sulla costa dell'isola richiamano il "sentimento oceanico" di Sigmund Freud.

Il libro si apre e si chiude con una costante: da leggere, perché – da solo – l'ultimo capitolo vale il prezzo di copertina.

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