Agatha Christie e il pensiero scettico

Suggerire agli adolescenti la lettura dei romanzi di Agatha Christie può contribuire a rafforzare il loro senso critico. In particolare, due suoi gialli sembrano anticipare le finalità del CICAP

Il padre del giallo all'inglese e il creatore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle, si fece una volta gabbare da due ragazzine, che lo convinsero di aver incontrato delle fate e di aver scattato delle foto di questi "incontri ravvicinati del terzo tipo". Fervente seguace dello spiritismo, coinvolse nelle sue sedute anche Harry Houdini, che, però, presto passò dalla parte degli oppositori della ciarlataneria dilagante. Tra gli epigoni di Conan Doyle, ben diversa doveva essere la personalità della "signora del giallo", Agatha Christie Mallowan, come dimostra tutta la sua produzione di detective-stories, nella quale la razionalità ha sempre modo di trionfare sulla superstizione.
Tra le scrittrici più amate di tutti i tempi per le sue trame nelle quali la serena tranquillità della vecchia Inghilterra si tinge dei colori della suspense, senza mai indulgere al dettaglio splatter, Dame Agatha potrebbe anche costituire un buon suggerimento per una piacevole lettura da godersi nei momenti di pausa.
Da insegnante di lettere, mi chiedo spesso quali letture possa consigliare ai miei studenti, per fornir loro buoni esempi di prosa narrativa e, nel contempo, affinare le loro capacità di guardare alla realtà con senso critico.
La Christie soddisfa entrambe le esigenze. La sua prosa non è mai sciatta e ha l'eleganza della semplicità (non così, purtroppo, molte traduzioni); di tanto in tanto, l'autrice si compiace di fare riferimento ai grandi classici della letteratura universale, il che non fa mai male, soprattutto agli adolescenti. Quanto, poi, allo scopo che maggiormente interessa il CICAP, ossia il permettere lo sviluppo del senso critico e di una mente in grado di valutare razionalmente le circostanze della vita quotidiana, particolarmente azzeccato potrebbe essere il suggerimento, ai nostri ragazzi, di due tra i romanzi di Dame Agatha, che presentano il vantaggio di essere piacevoli quanto "intelligenti".
Agatha ha anticipato la mentalità del CICAP, in barba al suo "maestro" Conan Doyle? Dalla lettura di Un messaggio dagli spiriti e Un cavallo per la strega sembrerebbe proprio di sì. Molto interessante è il procedimento adoperato dalla scrittrice per ambedue i romanzi: la storia ha inizio con un'atmosfera paranormale e con il verificarsi di episodi all'apparenza inspiegabili. Il senso di tensione venato di occultismo si trascina sino al finale a sorpresa, nel quale si scopre che non vi è avvenimento, per quanto apparentemente inspiegabile, che non possa essere valutato e compreso da un punto di vista del tutto razionale. La tensione si scioglie, il lettore si sente forse un po' preso in giro, ma accetta ancora una volta di buon grado la vittoria della signora del giallo. E il trionfo della razionalità.
Un messaggio dagli spiriti viene solitamente indicato come il romanzo della Christie più direttamente influenzato dall'opera di Conan Doyle. Come il capolavoro di sir Arthur, Il mastino dei Baskerville, è ambientato nei pressi di Dartmoor, con la sua inquietante brughiera; la Christie prende, inoltre, da Conan Doyle alcuni dei personaggi del romanzo (l'entomologo, il giovane giornalista…). La narrazione ha inizio con una seduta spiritica durante la quale gli "spiriti" fanno sapere ai partecipanti che il capitano Trevelyan è morto, circostanza che si rivela esatta. Al termine del romanzo, il quadro paranormale si ricomporrà, per rientrare totalmente nell'ambito del razionale; anche l'apparentemente inspiegabile trova la sua spiegazione e il lettore ne ricava l'importante messaggio che spesso, sotto il velo del paranormale, si cela un tentativo di frode o, nella migliore delle ipotesi, un'erronea interpretazione dei fatti. È questa la differenza più importante che mi sembra di poter cogliere tra il libro di Agatha Christie e Il mastino dei Baskerville: in quest'ultimo, anche dopo la risoluzione razionale del caso, le nebbie della brughiera e i loro misteri sembrano continuare a essere i protagonisti, come a sottintendere che qualcosa di sovrannaturale e intangibile comunque ci sia.
Tra i romanzi "scettici" (mi si passi il termine) della Christie, un posto di rilievo è occupato da Un cavallo per la strega. Il lettore che vi si accosti si trova travolto da una trama intricata, con numerose concessioni all'orrido e al gotico e personaggi inquietanti, come le tre anziane streghe che praticano riti di magia nera nella locanda "The Pale Horse", nelle quali si potrebbe scorgere un richiamo alle tre "fatali sorelle" del Macbeth. Sembra la trama ideale per una ghost-story, eppure, alla fine, tutto si compone alla luce della ragione: si tratta del più banale dei delitti, che era, evidentemente, necessario mascherare in questo modo. La morale è simile a quella del romanzo precedente, ma vi si aggiunge anche la diffidenza contro la pseudo-scienza e la pseudo-tecnologia. Protagonista del racconto è, infatti, anche un complicato macchinario elettronico dalle misteriose funzioni, dotato di "valvole" che emettono suoni, ronzii, luci. Si tratta di qualcosa di molto simile alle mille apparecchiature pseudo-tecnologiche cui si attribuiscono svariate virtù: eliminare l'umidità dai muri (vedi S&P n. 83 p. 76 ss.), rilevare intolleranze, curare tumori etc. È il fumo negli occhi da destinare a chi pensa che basti l'apparenza tecnologica per garantire l'efficacia. Il lettore di Agatha Christie ha, però, imparato a diffidare anche di questo. E, nel contempo, si è anche divertito, il che non guasta.

Anna Rita Longo ''Docente di materie letterarie nei licei e dottoressa di ricerca in Filologia patristica, medievale e umanistica