Improbabili scorciatoie per diventare migliori

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© Hojodhuskona
Nel film Phenomenon, un tal George Malley, colpito da un fulmine, diventa intelligentissimo (il protagonista è impropriamente interpretato da John Travolta). Charlie Gordon, il personaggio principale del racconto Fiori per Algernon di Daniel Keyes (da cui è stato tratto il film Charlie, premiato con un Oscar), sottopostosi ad un trattamento di chirurgia cerebrale simile a quella che ha trasformato Algernon in un super-topo, si ritrova geniale. Ottime storie per trascorrere una serata.

La realtà è ben diversa dalle storie di intrattenimento. Parecchi studi longitudinali dimostrano che le prestazioni a test d’intelligenza rimangono sostanzialmente costanti, in assenza di malattie specifiche, nel corso della nostra vita. Naturalmente abbondano le proposte di sistemi e programmi che invece promettono di migliorare le nostre competenze cognitive, e di farci accedere a non meglio definite riserve di capacità intellettuali. Questo mito della plasticità cerebrale che può essere sviluppata grazie a semplici regole comportamentali ha prodotto innumerevoli offerte, che vanno dalla proposta di farci imparare lingue straniere mentre dormiamo, a quella di aumentare le nostre capacità mnestiche, fino a quella di migliorare la nostra personalità. È possible che questi programmi contengano qualche consiglio di buon senso, ma l’affermazione che essi possano davvero intervenire sulle nostre capacità cognitive solleva più di un dubbio. Oggigiorno, la chiave magica per raggiungere il tesoro di Aladino sembra essere un ennesimo DVD accompagnato da un manualetto zeppo di spiegazioni semplicistiche. Molte di queste si basano per esempio sulla presunta differenza tra i due emisferi cerebrali, secondo cui saremmo dotati di un emisfero sinistro logico e contabile, e di uno destro artistico e creativo, la cui espressività attende di essere risvegliata grazie a qualche esercizio facile-facile. Ebbene sappiate che questa dicotomia è frutto di un’enorme forzatura di ciò che pensiamo di conoscere sulle differenze emisferiche.

Effetti simil placebo hanno notevole rilievo in questi ambiti. Pensate che persone che avevano pensato di aver ricevuto delle cassette con messaggi subliminali contenenti indicazioni utili a migliorare la memoria, confermarono che effettivamente, seguendo le indicazioni ricevute, la loro memoria era migliorata. Il punto è che a queste cassette era stata sostituita l’etichetta; si trattava infatti di programmi pensati per migliorare l’autostima, non la memoria (da notare che coloro che si erano sottoposti al “trattamento” dichiararono che la loro autostima non era aumentata). In realtà, quando venne esaminata con prove oggettive, la memoria di queste persone non risultò migliore di prima (si veda il documento stilato dall’ ad hoc Working Party Report della British Psychological Society). Come molti altri prodotti di non provata efficacia, la maggior parte di questi programmi mirati a migliorarci non consente di ottenere i risultati promessi. I messaggi subliminali sono inefficaci: uno studio di qualche anno fa dimostrava per esempio che persone che si mettevano a dieta e la rinforzavano ascoltando messaggi subliminali non dimagrivano di più di coloro che si dedicavano alle medesime restrizioni dietetiche senza ricevere alcun rinforzo subliminale.

Introduzione di Sergio Della Sala
Professore di Human Cognitive Neuroscience Università di Edimburgo, Regno Unito