Guardo ma non vedo; so e non ho visto!

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  • 21-06-2016
  • di Ilaria Taglialatela Scafati e Sergio Della Sala
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©magritte wikiart
Immaginate di essere in un albergo e di avvicinarvi al bancone per chiedere una camera. L'usciere vi accoglie cordialmente nella sua divisa blu, registra i vostri dati e si allontana brevemente per recuperare i moduli da firmare. Firmate, vi dà le chiavi e poi con un accenno di sorriso vi chiede se per caso avete notato qualcosa di strano. Voi siete stupiti dalla domanda, ma restate ancora più stupiti quando dal retro spunta il commesso in divisa blu. Solo allora vi rendete conto che il ragazzo che vi ha dato le chiavi è in divisa verde e non somiglia affatto a quello in divisa blu che vi aveva accolto. Immaginate come vi sentireste nel realizzare che non vi siete accorti di uno scambio così eclatante. Sembrerebbe una cosa assurda, eppure è quello che è successo in un esperimento di Simons e Levin[1], due ricercatori statunitensi, che hanno dimostrato che quasi nessuno di coloro che prendevano parte al loro esperimento si rendeva conto di un cambio di interlocutore.

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Figura 1. Immagine tratta da Simons e Levin, 1998. a) uno sperimentatore, mappa alla mano, chiede indicazioni stradali. b) Un secondo e un terzo sperimentatore si frappongono tra i due trasportando un grosso pannello di legno. Il primo sperimentatore scambia posto con uno dei due che trasporta il pannello. c) Il passante torna a dare indicazioni senza accorgersi che il suo interlocutore è cambiato.
Un altro esempio con cui verificare quanto sia difficile rendersi conto di certi cambiamenti, seppur eclatanti, è il video "Whodunnit" (https://www.youtube.com/watch?v=ubNF9QNEQLA ) proposto per una campagna volta a convincere gli automobilisti a fare attenzione ai ciclisti. Alla fine del video rimarrete sorpresi di non aver notato che, mentre eravate intenti a seguire le domande di un detective su una scena del crimine, sono avvenuti ben 21 cambiamenti sulla scena, tra cui anche la sostituzione del cadavere.

Sembrerebbe che il nostro cervello sia terribilmente limitato. Talvolta, però, succede anche l’opposto: percepiamo cose quasi invisibili senza nemmeno rendercene conto. In un famoso esperimento nel 1966, ad esempio, un ricercatore di nome Eagle[2] mostrò a dei partecipanti il disegno di un tronco d’albero irregolare, nel quale era nascosto il profilo di un’anatra. Nessuno si rese conto che nell’albero fosse nascosta una figura, ma quando poi fu chiesto loro di disegnare una scena naturalistica,questi partecipanti disegnarono anatre e laghi in misura molto maggiore rispetto a chi aveva osservato un tronco normale.

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Figura 2. Immagini usate da Eagle, 1966. A sinistra un normale tronco, a destra il tronco in cui è celato il profilo di un'anatra.
Allo stesso modo, degli psicologi dell’Università di Durham[3] hanno dimostrato che le immagini erotiche possono influenzare l’attenzione anche se presentate in maniera subliminale, almeno nel contesto di laboratorio. Addirittura, il modo in cui l’attenzione era influenzata durante l'esperimento variava in base al sesso e all’orientamento sessuale dei partecipanti: i maschi eterosessuali agganciavano l’attenzione alla posizione in cui era apparsa in maniera subliminale un’immagine di nudo femminile, e la distoglievano dalla posizione in cui appariva un’immagine di nudo maschile; viceversa per le donne eterosessuali. Eppure nessuno dei partecipanti era consapevole della presenza di immagini nascoste.

L'uso subliminale delle immagini erotiche ha suscitato particolare interesse anche al di fuori dei laboratori di psicologia.
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Figura 3. Il logo del Gruppo Telenet
La compagnia di TV satellitare belga TELENET, ad esempio, cercò di farsi pubblicità inserendo all'interno del proprio spot, composto da una serie di amene immagini naturalistiche, per 0.08 millisecondi l’immagine sessista della modella Evi Hanssen nuda. Il fine era dimostrare l'utilità del pulsante per la pausa, come a dire: solo chi ha il nostro digitale terrestre può godersi l'immagine esclusiva, tutti gli altri avranno solo la sensazione che si stanno perdendo qualcosa. Non sappiamo quanto questo abbia avuto effetti sulle vendite, al di là dell'indubbia capacità di amplificare la notorietà dell'azienda che così facendo ha fatto parlare di sé.

Verrebbe da domandarsi: come è possibile che riusciamo ad elaborare stimoli appena percettibili e non ci rendiamo conto che il nostro interlocutore è cambiato? La chiave di questo paradosso sta nel fatto che l’ambiente che ci circonda è estremamente complesso e il nostro cervello è continuamente bombardato da un grande numero di informazioni, ma allo stesso tempo le nostre capacità di elaborazione sono limitate. Dunque le informazioni da elaborare devono essere necessariamente selezionate.

Tornando all'esempio dell'albergo, sembrerebbe molto poco utile soffermarsi ad elaborare la fisionomia dell'usciere o il colore della sua giacca quando si è già impegnati in una serie di operazioni quali il recupero dei documenti, la registrazione, il pagamento e così via.

Questo però non vuol dire che non abbiamo visto: l’esperimento dell’anatra e delle immagini erotiche, così come tanti altri esperimenti sull’elaborazione inconsapevole di informazioni, dimostrano che il nostro cervello elabora più di quanto siamo in grado di affermare, magari anche solo per decidere che quell’informazione non è abbastanza rilevante da affollare la nostra consapevolezza.

Quell’informazione, tuttavia, potrebbe essere recuperata ed essere utile in caso di ambiguità ed incertezza, soprattutto se è stata presentata in una situazione controllata e poco caotica come quella di un laboratorio. Nel caso dell’anatra, ad esempio, quando viene richiesto di disegnare una scena naturale, diventa molto più “economico” utilizzare una rappresentazione già attiva, anche se non ha avuto abbastanza rilevanza da accedere alla consapevolezza, piuttosto che partire da zero.

L’atteggiamento comune nei confronti dell’elaborazione inconsapevole, subliminale, è stato fortemente influenzato dalla divulgazione di false notizie, come quella dell’effetto della pubblicità subliminale della Coca Cola. Nel 1957, infatti, un ricercatore di mercato di nome James Vicary dichiarò di aver innalzato la percentuale di vendita di pop corn e coca cola di circa il 50% facendo apparire in maniera subliminale, ovvero per pochissimi millisecondi, le scritte “bevi coca cola” e “mangia pop corn” durante le proiezioni di un film.

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Figura 4. Ricostruzione di un ipotetico frame con messaggio subliminale utilizzato da Vicary.
Questo suscitò un grande interesse, tant’é vero che l’anno successivo una compagnia televisiva canadese cercó di replicare l’effetto sul proprio pubblico, presentando ripetutamente la scritta “telefona adesso” in maniera subliminale nel corso di un programma televisivo.

Ebbene, il messaggio subliminale non influenzó minimamente il numero di telefonate ricevute, non solo: quando i telespettatori furono poi invitati ad indovinare quale fosse il messaggio nascosto, la maggior parte sostenne di aver sentito un aumento degli stimoli di fame e sete, pensando erroneamente che questo fosse stato il messaggio. In realtà, come poi lo stesso Vicary dovette ammettere, l’esperimento della coca cola e dei pop corn non aveva mai avuto luogo, e la storia era stata montata ad arte per salvare la sua attività in bancarotta[4]. Un’ulteriore prova dell’inefficacia della pubblicità subliminale viene da un test condotto recentemente dalla BBC, in cui il nome della marca di thè “Lipton” appariva ripetutamente e per pochi millisecondi durante la proiezione di un filmato. In questo caso, però, metà dei partecipanti era sottoposto alla condizione di controllo, ovvero vedeva il filmato senza nessun messaggio subliminale. Quando i due gruppi di partecipanti sono stati confrontati sulla base della loro scelta di prendere il thè Lipton o una bottiglia d’acqua alla fine della proiezione, non sono state riscontrate differenze. Dunque il messaggio subliminale non era stato in grado di incidere sulle preferenze individuali.

Nell’immaginario collettivo persiste, comunque, la sensazione che subliminale indichi qualcosa in grado di influenzare i comportamenti superando il controllo volontario. Tant'è che sono nate addirittura associazioni il cui scopo è controllare i messaggi subliminali, e cercando sui motori di ricerca si possono incontrare tantissimi siti dedicati alla denuncia di messaggi subliminali trovati nei media (per esempio: http://persuasionesubliminale.it/ o http://www.ccsg.it/Antonio.html ). Ad essere caduti sotto il mirino di tali "cacciatori del subliminale" sono soprattutto i testi di musica rock. Si è pensato, infatti, che nei testi di band come i Led Zeppelin, i Black Sabbath, i Beatles e tanti altri siano nascosti messaggi perlopiù satanici, identificabili ascoltando con molta attenzione e ancor più fantasia il brano riprodotto al contrario. Addirittura sono state intentate delle cause: nel 1989, ad esempio, la rock band Judas Priest venne portata in tribunale da due famiglie del Nevada, in quanto accusata di aver indotto i loro figli al suicidio tramite messaggi subliminali nascosti in una loro canzone. La band fu prosciolta dalle accuse.

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Figura 5. Articolo del Los Angeles Times del 1990, riguardo l’assoluzione della band Judas Priest. Il titolo evidenzia come alla vittoria giudiziaria si affiancava la preoccupazione per la libertà di espressione degli artisti.
Anche in politica ci sono stati dei contenziosi riguardo il supposto ricorso ai messaggi subliminali: durante la campagna presidenziale del 2000 negli U.S.A., i repubblicani utilizzarono uno spot televisivo in cui venivano mostrate delle parole in dissolvenza come sfondo ad una voce narrante. Tra le parole mostrate c'era anche "bureaucrats" (burocrati), la cui dissolvenza implicava che la sillaba "rats" (ratti) rimanesse sullo schermo per un frame, mentre la voce narrante parlava degli avversari politici, ovvero i democratici capitanati da Al Gore. Questi accusarono i repubblicani di aver strumentalmente usato in maniera subliminale la parola ratti per creare nella mente dei telespettatori una associazione tra i democratici e i malvoluti roditori (New York Times, 12/09/2000). Anche in questo caso l'accusa non trovò riscontro, ma solo una generale ilarità.

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Figura 6. A sinistra, il frame incriminato dello spot dei repubblicani; a destra un'immagine tratta dalla sigla della nota serie "I Simpson" che cita ironicamente l'episodio, evidenziando il nome di Al Gore nella frase "non seminerò messaggi subliminali"
Dall'altro canto, la comunità scientifica ha per molto tempo ritenuto che solo elaborazioni semplici ed automatiche potessero avvenire a livello inconsapevole, come “impressioni” fatue e di breve durata. In pratica, il tempo di presentazione di uno stimolo subliminale non basterebbe a permettere un'elaborazione profonda, ma si attiverebbe comunque una prima analisi delle sue caratteristiche. Se un secondo stimolo presentato in maniera visibile subito dopo quello subliminale condivide le stesse caratteristiche del precedente, la sua analisi risulterebbe facilitata, in quanto può continuare su quella già attiva. Ad esempio, in un compito in cui bisogna giudicare se un numero è più grande o più piccolo di cinque, presentare in maniera subliminale il numero “3” faciliterebbe la corretta valutazione del numero “4”. Viceversa, se lo stimolo subliminale e quello visibile hanno caratteristiche opposte, l'elaborazione del secondo risulterebbe ritardata, in quanto bisogna azzerare l'analisi già avviata. In questo caso il numero "6" presentato subliminalmente renderebbe più lenti nel giudicare che il numero "4" successivamente presentato in maniera esplicita è più piccolo di 5.

In realtà, recenti studi mostrano come l’elaborazione inconsapevole delle informazioni sembri essere più sofisticata di quanto ritenuto, e riguardare anche le funzioni cognitive avanzate e solitamente associate alla sola elaborazione consapevole. Ci sono prove, ad esempio, che si possa leggere e compiere operazioni aritmetiche come addizioni e sottrazioni su stimoli presentati in maniera subliminale[5].

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Figura 7. L'elmetto per la lettura della mente dal film "Ritorno al futuro".
Il dibattito su questi studi è aperto e molto acceso. Infatti, la comunità scientifica si divide tra coloro che vedono nello studio della consapevolezza una nuova frontiera della psicologia e coloro che reputano l'argomento non indagabile secondo il metodo scientifico. La consapevolezza è per definizione un concetto altamente soggettivo e non osservabile, e quindi secondo questi ultimi difficile, se non impossibile, da misurare empiricamente. La principale critica riguarda il fatto che gli studi sull'elaborazione inconsapevole si basano sull'assunzione che gli stimoli presentati in maniera subliminale siano davvero invisibili, assunzione che non è oggettivamente verificabile[6]. Il metodo usato per accertarsi dell'invisibilità degli stimoli consiste nel chiedere ai partecipanti di giudicare la vividezza della loro percezione su una scala da 0 a 4, ed analizzare solo gli stimoli che hanno ricevuto una valutazione di 0. Secondo alcuni ricercatori, però, i partecipanti tendono a sottostimare il grado di percezione che hanno dello stimolo quando viene chiesto loro di valutare cosa hanno visto, e i risultati ottenuti usando questa tecnica sarebbero in realtà dovuti ad una parziale consapevolezza degli stimoli.

Alcune evidenze dalla neuropsicologia però sembrerebbero confermare l'esistenza di elaborazione al di fuori della consapevolezza. Un esempio è fornito da pazienti con una particolare condizione neurologica definita eminegligenza spaziale unilaterale, o “neglect”. Questa insorge generalmente come conseguenza ad un danno cerebrale nell'emisfero destro, in seguito al quale si perde la capacità di esplorare e prestare attenzione alla parte sinistra dello spazio che ci circonda: succede che i pazienti con neglect mangino solo il cibo posto nella metà destra del piatto convinti di averlo finito, che copino solo la parte destra di disegni pensando che siano interi e così via. Sembra, insomma, che perdano totalmente la capacità di elaborare lo spazio al lato opposto alla lesione cerebrale, lo spazio sinistro nel caso di una lesione destra. Se a questi pazienti viene presentato un disegno di due case, di cui una è in fiamme nella parte sinistra, essi sostengono che sono perfettamente identiche. Tuttavia, se viene loro chiesto di scegliere in quale casa preferirebbero vivere, spesso scelgono la casa non in fiamme[7].

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Figura 8.Immagine dall'esperimento di Marshall e Halligan[7]. Le case sono perfettamente uguali nella parte destra, quindi identiche agli occhi dei pazienti con neglect.
Più recentemente uno studio dell’Università di Edimburgo[8] ha dimostrato che la capacità di analisi implicita di questi pazienti è finanche più complessa, arrivando all’elaborazione semantica degli oggetti che non sono consapevoli di vedere. A dei pazienti con neglect veniva presentata un’immagine e fatti ascoltare quattro proverbi, e poi veniva chiesto loro di scegliere quale fosse il proverbio che meglio si adattava all’immagine. I pazienti testati sceglievano il proverbio esatto (se era un proverbio appartenente alla loro cultura) nonostante l’unico indizio rilevante fosse rappresentato nella parte della figura inaccessibile alla loro consapevolezza, e quindi sostenessero di stare semplicemente provando a indovinare. Ancora più sorprendentemente sceglievano il proverbio esatto a dispetto del fatto che tra i quattro proverbi fosse presente un proverbio tranello, contenente lo stesso oggetto chiave rappresentato nell’immagine ma in una diversa accezione.

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Figura 9. Immagine dall’esperimento di Della Sala et al.8. Il proverbio in corsivo è il “tranello” (l’orologio non ticchetta in nessun luogo come fa a casa), quello in grassetto è il proverbio concordante con la figura (non appendere nulla all’orologio a muro). Gli altri due sono distrattori (non saltare dal toro all’asino; salta nell’angolo per qualcun altro).
Elaboriamo molto più di quanto siamo in grado di affermare esplicitamente.

Considerando la premessa che le nostre capacità di elaborazione consapevole sono limitate in un mondo ricco di informazioni complesse, sembra che proprio le funzioni più elevate (quelle che ci consentono di dirigere l’attenzione, di prendere decisioni e di pianificare azioni e strategie) possano fare tesoro di una serie di elaborazioni “sommerse” e attivarsi in maniera “sommersa” esse stesse quando la nostra consapevolezza è occupata altrove.

Però la percezione subliminale di un messaggio e la persuasione sono due processi diversi. La capacità di elaborazione inconsapevole nulla ha a che spartire con la fola che stimoli subliminali in annunci pubblicitari possano spingerci ad acquisti ed azioni che consapevolmente ed esplicitamente rifiuteremmo.

Note


1) Simons, D. J., & Levin, D. T. (1998). Failure to detect changes to people during a real-world interaction. Psychonomic Bulletin & Review, 5(4), 644-649.
2) Eagle, M., Wolitzky, D. L., & Klein, G. S. (1966). Imagery: Effect of a concealed figure in a stimulus. Science, 151(3712), 837-839.
3) Jiang, Y., Costello, P., Fang, F., Huang, M., & He, S. (2006). A gender-and sexual orientation-dependent spatial attentional effect of invisible images. Proceedings of the National Academy of Sciences, 103(45), 17048-17052.
4) Pratkanis, A. R. (1992). The Cargo-Cult Science of Subliminal Persuasion. Skeptical Inquirer, 16(3), 260-272.
5) Soto, D., & Silvanto, J. (2014). Reappraising the relationship between working memory and conscious awareness. Trends in Cognitive Sciences, 18(10), 520–525.
6) Tunney, R. J., & Shanks, D. R. (2003). Subjective measures of awareness and implicit cognition. Memory & Cognition, 31(7), 1060-1071.
7) Marshall, J. C., & Halligan, P. W. (1988). Blindsight and insight in visuo-spatial neglect. Nature, 336, 766-7.
8) Della Sala, S., Meulen, M., Bestelmeyer, P., & Logie, R. H. (2010). Evidence for a workspace model of working memory from semantic implicit processing in neglect. Journal of neuropsychology, 4(2), 147-166.

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