Social media e salute mentale degli adolescenti

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© Xavier Lorenzo/iStock
I social media sono ormai parte integrante delle nostre vite, ma non è raro sentir dire che rappresentano un rischio per la salute mentale dei giovani. Ma è davvero così? Un po’ di chiarezza arriva adesso da una delle “Commissions” di The Lancet[1], i rapporti di sintesi delle evidenze scientifiche su temi rilevanti di salute pubblica che la rivista britannica fa realizzare da esperti. Dedicato all’autolesionismo, il rapporto si è soffermato in particolare sugli adolescenti e sulla coincidenza tra l’aumento dell’uso dei social media - come si legge nell’editoriale che ha accompagnato la pubblicazione del rapporto, il 36% degli adolescenti riferisce di avere contatti online continui - e la crescita dei tassi di malattie mentali e autolesionismo nei giovani tra 10 e i 24 anni.

Il cervello degli adolescenti attraversa molti cambiamenti neurobiologici, il che lo rende particolarmente plastico ma contemporaneamente vulnerabile. Allo stesso tempo, ci si aspetta che i bambini diventino adulti indipendenti in grado di affrontare un nuovo insieme di responsabilità. Non deve quindi sorprendere che le difficoltà psicologiche durante l’adolescenza siano abbastanza comuni. Tuttavia, secondo gli autori della “Lancet Commission on self-harm”, i tentativi di collegare in maniera definitiva l’aumento dei tassi di malattie mentali o di trovare chiari cambiamenti cerebrali con il crescente uso dei social media durante l’adolescenza si sono rivelati molto difficili.

Paul Moran e colleghi riconoscono le argomentazioni proposte da alcuni scienziati, ma concludono che le ricerche sugli effetti dei social media sulla salute mentale dei ragazzi finora hanno prodotto risultati contrastanti. Secondo alcuni studi, anzi, avere frequenti contatti online potrebbe presentare dei vantaggi, facilitando le relazioni umane a chi è, o si sente, isolato, e fornendo reti di supporto. L’effetto dei social media, quindi, non è uniforme; alcune persone possono beneficiare dei rapporti online, mentre altre possono subirne conseguenze dannose. Le ricerche finora si sono concentrate sul tempo trascorso online, ma i social media offrono esperienze specifiche per ciascun fruitore.

Inoltre, sottolinea il rapporto, nel valutare l’aumento delle malattie mentali, ci sono anche altri fattori di cui tenere conto. Oltre alla crescita dei social media, negli ultimi 15 anni sono avvenuti altri cambiamenti che influiscono fortemente sui giovani, come l’ampliamento delle disuguaglianze e l’inasprimento del mercato del lavoro. Ammesso che esista un nesso causale tra social media e malattie mentali, affermano Moran e colleghi, probabilmente è piccolo, anche se forse non trascurabile, e c’è un quadro molto più ampio da considerare. In sintesi, i ricercatori sostengono l’importanza di un approccio equilibrato e informato per affrontare l’interazione tra social media e salute mentale negli adolescenti, e indicano che sono chiaramente necessari ulteriori studi. L’aumento dei disturbi mentali nei giovani è preoccupante ed è certamente importante capire meglio il ruolo dei social media, ma questo non deve far passare in secondo piano l’esigenza di intervenire su cause delle malattie mentali già note e consolidate, come, per esempio, la povertà.

Note

1) Moran, P., et al., 2024 “The Lancet Commission on self-harm”, in The Lancet, vol. 404, n. 10641

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